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  1. #1
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    Predefinito I lager del "Che" per i dissidenti e omosessuali

    Nessuna gloria per il Comandante Guevara

    Organizzò il primo campo di concentramento per gay

    Il medico argentino che condusse la rivoluzione cubana organizzò i lager per i dissidenti e gli omosessuali. Questi ultimi furono da lui perseguitati in quanto tali. Ecco un ritratto che Massimo Caprara, ex segretario di Palmiro Togliatti, ha descritto del rivoluzionario

    Con la fuga del dittatore Fulgencio Batista e la vittoria di Fidel Castro, nel 1959, il Comandante militare della rivoluzione, Ernesto "Che" Guevara, ricevette l'incarico provvisorio di Procuratore militare.
    Suo compito è far fuori le resistenze alla rivoluzione. Lasciamo subito la parola a Massimo Caprara (*), ex segretario particolare di Palmiro Togliatti: "Le accuse nei Tribunali sommari rivolte ai controrivoluzionari vengono accuratamente selezionate e applicate con severità: ai religiosi, fra i quali l'Arcivescovo dell'Avana, agli omosessuali, perfino ad adolescenti e bambini".
    Nel 1960 il procuratore militare Guevara illustra a Fidel e applica un "Piano generale del carcere", definendone anche la specializzazione. Tra questi, ci sono quelli dedicati agli omosessuali in quanto tali, soprattutto attori, ballerini, artisti, anche se hanno partecipato alla rivoluzione. Pochi mesi dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo "Campo di lavoro correzionale", ossia di lavoro forzato. È il Che che lo dispone preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Poi, sempre quand'era ministro di Castro, approntò e riempì fino all'orlo quattro lager: oltre a Guanaha, dove trovarono la morte
    migliaia di avversari, quello di Arco Iris, di Nueva Vida (che spiritoso, il "Che") e di Capitolo, nella zona di Palos, destinato ai bambini sotto ai dieci anni, figli degli oppositori a loro volta incarcerati e uccisi, per essere "rieducati" ai principi del comunismo.
    È sempre Guevara a decidere della vita e della morte; può graziare e condannare senza processo. "Un dettagliato regolamento elaborato puntigliosamente dal medico argentino - prosegue Caprara, sottolinenado che Guevara sarebbe legato al giuramento d'Ippocrate - fissa le punizioni corporali per i dissidenti recidivi e "pericolosi" incarcerati: salire le scale delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l'erba con i denti; essere impiegati nudi nelle "quadrillas" di lavori agricoli; venire immersi nei pozzi neri". Sono solo alcune delle sevizie da lui progettate, scrupolosamente applicate ai
    dissidenti e agli omosessuali.
    Il "Che" guiderà la stagione dei "terrorismo rosso" fino al 1962, quando l'incarico sarà assunto da altri, tra cui il fratello di Fidel, Raoul Castro. Sulla base del piano del carcere guevarista e delle sue indicazioni riguardo l'atroce trattamento, nacquero le Umap, Unità Militari per l'Aiuto alla Produzione (vedi il dossier di Massimo Consoli in queste pagine), destinati in particolare agli omosessuali.
    Degli anni successivi, Caprara scrive: "Sono così organizzate le case di detenzione "Kilo 5,5" a Pinar del Rio. Esse contengono celle disciplinari definite "tostadoras", ossia tostapane, per il calore che emanano. La prigione "Kilo 7" è frettolosamente fatta sorgere a Camaguey: una rissa nata dalla condizioni atroci procurerà la morte di 40 prigionieri. La prigione Boniato comprende celle con le grate chiamate "tapiades", nelle quali il poeta Jorge Valls trascorrerà migliaia di giorni di prigione. Il carcere "Tres Racios de Oriente" include celle soffocanti larghe
    appena un metro, alte 1.8 e lunghe 10 metri, chiamate "gavetas".
    La prigione di Santiago "Nueva Vida" ospita 500 adolescenti da rieducare. Quella "Palos", bambini di dieci anni; quella "Nueva Carceral de la Habana del Est" ospita omosessuali dichiarati o sospettati (in base a semplici delazioni, ndr). Ne parla il film su Reinaldo Arenas "Prima che sia notte", di Julian Schnabel uscito nel 2000". Anni dopo alcuni dissidenti scappati negli Usa descriveranno le condizioni allucinanti riservate ai "corrigendi", costretti a vivere in celle di 6 metri per 5 con 22 brandine sovrapposte, in tutto 42 persone in una cella. Il "Che" lavora con strategia rivolta al futuro Stato dittatoriale. Nel
    corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, della Sicurezza dello Stato, parecchie migliaia di persone hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell'isola. Il "Che", soprannominato "il macellaio del carcere-mattatoio di La Cabana", si opporrà sempre con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei "criminali di guerra" (in realtà semplici oppositori politici) che pure veniva richiesta da diversi comunisti cubani. Fidel lo ringrazia pubblicamente con calore per la sua opera repressiva, generalizzando ancor più i metodi per cui ai propri nuovi collaboratori.
    Secondo Amnesty International, più di 100.000 cubani sono stati nei campi di lavoro; sono state assassinate da parte del regime circa 17.000 mila persone (accertate), più dei desaparecidos del regime cileno di Pinochet, più o meno equivalente a quelli dei militari argentini. La figura del "Che" ricorda da vicino quella del dottor Mengele, il medico nazista che seviziava i prigionieri col pretesto degli esperimenti scientifici.


    Non si difende Cuba il giorno del Gay Pride

    Comunicato Arcigay del 21 giu 03

    Il 28 giugno 1969, a New York, la comunità gay, lesbica e trans della città si ribellò alle violenze della polizia locale che aveva aggredito per l’ennesima volta gli avventori del bar Stonewall, dando vita alla prima manifestazione omosessuale contro l’intolleranza e la discriminazione sociale. Da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo si celebra il Gay Pride, la giornata dell’orgoglio gay, lesbico e transgender, la fine dell’invisibilità e l’affermazione della loro identità in modo aperto.
    Il prossimo 28 giugno a Roma avrà luogo un evento di segno molto diverso. Il comitato “Difendiamo Cuba” ha lanciato una manifestazione di solidarietà al regime di Fidel Castro a cui hanno aderito importanti forze della sinistra italiana, dal PdCI a Rifondazione, da “Socialismo 2000” ad alcuni parlamentari Verdi. In questi stessi giorni, Amnesty International continua a denunciare inascoltata sia la crescente violazione dei diritti umani a Cuba, sia le responsabilità dell’embargo commerciale che, strangolando l’economia cubana, viene utilizzato come giustificazione per la repressione dei diritti ed i cui effetti negativi sulla nutrizione, la salute, l'educazione non agevolano un percorso di democratizzazione di Cuba.
    Fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle persone omosessuali e transessuali, ancora privi della possibilità di camminare a testa alta in un ambiente sicuro, impediti nei loro diritti fondamentali e sottoposti al ricatto della legge. E’ per questo che non ci ha fatto per niente piacere sapere che gran parte della sinistra italiana si ritroverà proprio in quella data a noi così cara a difendere le politiche di un regime che impedisce a gay, lesbiche e trans di essere se stessi alla luce del sole.
    A Cuba la combinazione fra il tradizionale machismo culturale delle aree latine e la subordinazione ideologica dei diritti individuali a quelli sociali tipica dei paesi del socialismo reale hanno creato una combinazione particolarmente esplosiva per i gay.
    Negli anni sessanta gli omosessuali venivano spediti ai lavori forzati. Nel 1971 il primo Congresso sull'educazione e la cultura sancì che "le manifestazioni di omosessualità non possono essere tollerate", con la conseguenza dell'espulsione da scuole e università di studenti e docenti gay. Nel 1978 ai medici omosessuali venne impedito l'esercizio della professione e lo Statuto dei lavoratori stabilì il licenziamento dei lavoratori gay.
    Nel 1980 il regime decise di allentare un po’ la pressione offrendo alle persone omosessuali, come ad altri soggetti considerati antisociali, la possibilità di lasciare Cuba. L’atteggiamento del governo cubano oscillò per alcuni anni fra repressione normativa e una certa tolleranza effettiva.
    Il codice penale del 30 aprile 1988 confermò che rendere pubblica la propria omosessualità, così come fare "avances amorose omosessuali", fosse punito da tre mesi ad un anno. Sfidando l’arresto, il 28 luglio del 1994 un gruppo di gay e lesbiche, riuniti al Parco Almendares all’Avana, diede vita alla prima Associazione Cubana Gay e Lesbica. Nel settembre 1995, alla IV Conferenza delle Donne di Pechino, Cuba aderì alla proposta di inserire un riferimento all’orientamento sessuale nel documento programmatico, lasciando intravedere la possibilità di una nuova fase. Ma non durò a lungo.
    Nel 1997 il governo mise in atto un giro di vite. L’Associazione formata nel 1994 fu sciolta e i suoi membri messi agli arresti domiciliari per qualche tempo. Da allora non è più stato possibile realizzare l’obiettivo della costruzione di una socialità gay alla luce del sole. La repressione della polizia verso i luoghi d’incontro gay, informalmente sorti all’Avana, non si è allentata. L’accesso delle coppie dello stesso sesso ai locali pubblici è stato limitato dalla polizia. Le retate nei locali si sono intensificate: ne hanno fatte le spese anche il regista Pedro Almodovar e lo stilista francese Jean Paul Gaultier, arrestati nel settembre 1997 insieme a centinaia di altri clienti della più popolare discoteca frequentata da gay dell’Avana, El Periquiton, e rilasciati il giorno dopo dietro il pagamento di una multa.
    Qualche settimana fa, un importante esponente dell’ambasciata cubana in Italia ha confermato pubblicamente, rivendicandone la giustezza, la norma per cui gli insegnanti gay sono espulsi dalle scuole cubane: un gay in cattedra determinerebbe l’orientamento sessuale dei bambini. Meglio il licenziamento, e per giusta causa.
    L’idea che per difendere le conquiste sociali o l’indipendenza di Cuba si debbano negare diritti civili fondamentali non ci convince né ci piace. La libertà non è un mezzo, e la sua violazione non può essere giustificata chiamando in causa principi sovraordinati a cui sacrificare l’esistenza concreta di donne e uomini. Né ci sembra accettabile l’idea che negare diritti a gay, lesbiche e trans sia necessario per tutelare valori più alti. Combattiamo tenacemente questa impostazione, si tratti dell’Iran di Khatami, dell’Italia di Woityla o della Cuba di Castro.
    Per questo chiediamo agli organizzatori della manifestazione in difesa di Cuba di accogliere questa nostra richiesta: spostate la data della manifestazione. Liberate il 28 giugno da una sovrapposizione lacerante. Date al governo di Castro un segnale chiaro, che segni la distanza dell’opinione pubblica italiana, anche di quella più vicina a Cuba, da un’inutile e dolorosa repressione dell’identità di migliaia di donne e uomini che reclamano solo di essere liberamente se stessi.

    Sergio Lo Giudice; Franco Grillini; Aurelio Mancuso; Alberto Baliello; Michele Bellomo; Andrea Benedino; Giovanni Dall'Orto; Alessio De Giorgi; Edoardo Del Vecchio;Marcella Di Folco; Paolo Ferigo; Riccardo Gottardi; Cristina Gramolino; Mirella Izzo; Massimo Mazzotta; Fabio Omero; Vanni Piccolo; Luca Ruiu; Renato Sabbadini; Gianpaolo Silvestri; Delia Vaccarello; Luigi Valeri; Gianni Vattimo; Alessandro Zan
    ;


    (Da un' e-mail di Giuseppe Lo Presti pubblicata su Queer-it, 16 ott 2001) - A Cuba vige ancora la seguente legislazione: art.303 a C.P. 30/4/1988 punisce l'omosessualità "pubblicamente manifestata" con la prigione da 3 mesi ad 1 anno, o con una multa da 100 a 300 cuotas (Le cuotas sono unità di una multa, che hanno valore variabile. Così, una persona può essere soggetta ad una multa di 100 cuotas con un valore di un peso ciascuno mentre un'altra può soggetta alla stessa multa ma con un tasso
    di due pesos ciascuna.); la pena è comminata anche a chi "infastidisce persistentemente altri con avances amorose omosessuali". Gli atti di prepotenza della polizia sono frequenti.

    Il Manifesto, 7 maggio 1987
    Vivere pericolosamente: una ricerca sulla condizione degli omosessuali a Cuba.
    Nel 1965 vengono creati i famigerati "campi unitari militari per l'aumento della produzione" campi di lavoro per chi si trova fuori dalla nuova morale socialista, prostitute e omosessuali soprattutto. A Cuba e all'estero si levano voci contro questa politica. Anche l'Unione cubana degli scrittori e degli artisti si dichiara contro questa politica e i campi vengono chiusi.
    Ma la lotta contro l'omosessualità non è finita. Nel '71 il documento finale del primo congresso sull'educazione e la cultura scrive: "É nostro principio che le manifestazioni di omosessualità non possono essere tollerate". Il governo agisce in base alle conclusioni del congresso, e professori e studenti in sospetto di omosessualità vengono estromessi dalle scuole superiori e dalle Università. Vengono istituiti corsi per insegnre ai docenti a selezionare gli studenti in base alle loro "tendenze omosessuali".
    Anche se dal '59 la società è orientata verso l'uguaglianza tra i due sessi, la norma eterosessuale non viene messa in discussione e il matrimonio e la famiglia sono considerate la base della società. Nel 1978 il consiglio dei ministri ha impedito ai medici omosessuali di esercitare la professione, mentre lo statuto dei lavoratori sancisce l'immediato licenziamento per coloro che manifestano atteggiamenti omosessuali.
    (Da un' e-mail di Alessio De Giorgi pubblicata su Queer-it, 16 ott 2001) - 1)ncor oggi l'art. 303 del codice pienale punisce la manifestazione pubblica dell'omosessualità. 2) l'associazione lesbica e gay cubana è stata sciolta dal governo nel 1997 e non è mai stato ridato l'ok alla sua ricostituzione. 3) Il 23 agosto 1997 ci fu un famoso raid in una
    discoteca di Avana che era diventata luogo di ritrovo per molti gay. Salì alle crona che mondiali semplicemente erchè vi furono arrestati, con diverse centinaia di persone, Pedro Aldomovar e Jean Paul Gualtier.

  2. #2
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    cameratisssssimo!

  3. #3
    Klearchos
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    Che Guevara E' Un Grande!

  4. #4
    ienchi
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    hasta la victoria siempre comandante chesso guevara

  5. #5
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    Faceva bene, pure io se fossi stato fautore di un regime avrei fatto campi di detenzione per detenuti politici et simila, non vedo cosa ci sia di male, o siete tutti democratici?

  6. #6
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    Non mi sarebbe certo piaciuto vedere Mishima in un campo di rieducazione cubano...
    Però, sarebbe stato straordinario vederci dentro Niky Vendola e Luxuria: chissà se la finivano anche loro, come già Caprara, di fare i comunisti (per di più col mito del Che).

    Ma... sarà tutto vera questa storia del Che "cattivo"?

  7. #7
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    Ed ecco il ritratto "dottormengeliano" di un'altra icona sudamericana della nostra sinistra:



    Allende? Tentato dall'eugenetica

    Lo studioso Victor Farias, che già aveva inchiodato Heidegger alle sue responsabilità verso il nazismo,mette sotto tiro il leader cileno: «Era antisemita e varò programmi di sterilizzazione contro i malati di mente»

    di Andrea Galli

    Tratto da Avvenire del 1 marzo 2007

    «Mia moglie pensava di aver sposato un filosofo e si è ritrovata un detective». Scherza Victor Farias, 67 anni, da poco tornato in patria, all'Università Andres Bello di Santiago, dopo trent'anni di docenza alla Freie Universität di Berlino. Farias ha pubblicato all'inizio del 2006 un libro choc, Salvador Allende, antisemitismo ed eutanasia, e un seguito, Salvador Allende, la fine di un mito, dato alle stampe lo scorso ottobre e arrivato in poco più di due mesi alla seconda edizione.

    Professore, perché un nuovo libro su Allende dopo nemmeno un anno?
    «La pubblicazione di Salvador Allende, antisemitismo ed eutanasia ha aperto una polemica internazionale. Sono state sollevate una serie di questioni importanti che esigevano risposte dettagliate, in particolare per quanto riguarda l'antisemitismo e l'eugenismo razzista del giovane Allende, impossibile da smentire. Nella discussione, i miei critici hanno usato citazioni tagliate di due italiani famosi: Cesare Lombroso e Nicola Pende. Una collega italiana che insegna storia della medicina a Greifswald, in Austria, Mariacarla Bondio, una grande esperta della materia, mi ha aiutato a precisare le cose e, come possono verificare i lettori, a scoprire non solo i tentativi dei critici di far passare Lombroso come un antisemita, senza avvertire che le affermazioni di Allende erano in buona parte plagi di Lombroso stesso. Ma anche a scoprire che in realtà l'influenza maggiore su Allende, nella sua tesi di laurea in medicina del 1933, proveniva da Nicola Pende, che ebbe un ruolo fondamentale nell'elaborazione delle leggi razziali di Mussolini e dello Stato fascista. Il chiaro spirito antisemita di quelle leggi fu sposato in pieno da Allende, che arrivò perfino a copiare testi dell'antisemita uruguaiano José Maria Estape».

    Quali sono le altre novità?
    «Era anche necessario far conoscere tutta la documentazione sopra Allende e la Unidad Popular che ho scoperto negli archivi della Stasi e nel Bundesarchiv tedesco, in particolare al Büro Honecker. Qui stanno le maggiori novità, perché i documenti rivelano che Allende, il Partito Comunista e il Partito Socialista ritenevano necessario lo scontro armato per portare avanti nel 1973 il processo rivoluzionario. I documenti provano che il Pc cileno era militarizzato nel 50% dei suoi membri, e che la fornitura di armi da parte della Germania comunista era già iniziata, anche senza la piena conoscenza di Allende e del Ps. In Cile ha suscitato scalpore la scoperta che il generale Carlos Prats, il comandante in capo dell'esercito, che tutti ritenevano un "costituzionalista democratico", era in realtà organico al Partito Comunista, tanto che nella corrispondenza ufficiale con la dirigenza comunista tedesca è sempre chiamato "compagno generale Prats". Si era impegnato a consegnare "armi del deposito dell'esercito" agli operai delle zone industriali al fine di imporre ai cileni un "un governo di lavoratori e ufficiali progressisti". Questo vuol dire che Allende e Prats pensavano a una conquista armata del potere. Prats affermava di voler far sfilare per le strade di Santiago decine di migliaia di operai "con fasce rosse al braccio, per ora senza armi, per intimorire i fautori di una possibile reazione"».

    E sul versante dei rapporti con il nazismo?
    «Sono stati una sorpresa i documenti che rivelano come il Ministero degli Esteri di Hitler ricevette nel 1939 (tra gli altri da Marmaduke Grove e Allende, allora ministro della Sanità) l'offerta di alcune isole nel sud del Cile, messe a disposizione dei sottomarini nazisti. La prova di tangenti in denaro versate ad Allende e Grove sono nell'archivio politico del Ministero degli Affari Esteri tedesco. Il governo di Allende si è poi mostrato molto deferente anche nei confronti della "Colonia Dignidad", una enclave neonazista tedesca, sui cui immensi possedimenti nel sud del Cile fino ad oggi nessuno è intervenuto. È indubbio che Allende avesse molti tratti di quello che una volta si chiamava "socialfascismo", basti dare un'occhiata ai discorsi aggressivamente razzisti sugli indigeni cileni che ho pubblicato nel libro».

    Perchè Allende si oppose all'estradizione di Walter Rauff, il collaboratore di Eichmann reclamato anche da Simon Wiesenthal?
    «In realtà Allende non rifiutò l'estradizione di Rauff, dal momento che non gli era possibile farlo. Era una questione di competenza della Corte Suprema, in quanto "passata in giudicato" nel 1962. Quello che Simon Wiesenthal chiedeva ad Allende era l'espulsione di Rauff dal Cile, cosa che Allende poteva fare senza nessuna difficoltà, perché l'espulsione di uno straniero indesiderabile è una prerogativa del presidente della Repubblica. Ma rifiutò di usare i propri poteri, e così facendo protesse dalla giustizia un criminale di guerra, responsabile diretto dell'assassinio di 70mila ebrei. Il secondo motivo che Allende può aver avuto per proteggere Rauff è che costui contribuì a finanziare la sua campagna per diventare senatore, come mi hanno confermato fonti cileno-tedesche del sud del Paese. I rapporti amichevoli tra la "Colonia Dignidad" e la sinistra cilena devono aver fatto il resto».

    Da dove derivava, in specifico, l'eugenismo di Allende?
    «La tendenza pro-eugenetica dei socialisti, anche in Cile, è di lunga data. Già prima che Hitler prendesse il potere, nel 1933, il Partito socialdemocratico aveva incorporato nella sua agenda programmatica il concetto di "vita senza valore", che i nazisti avrebbero usato più tardi. Tra l'altro, ho potuto dimostrare il filo rosso che unisce i programmi eugenetici proposti da Allende nel 1939, che prevedevano la sterilizzazione coatta dei malati di mente e degli alcolizzati cileni (programma copiato da quello eugenetico nazista) con le misure che oggi sta imponendo la presidente socialista Michelle Bachelet, la quale nel 2002, da ministro della Salute, con un semplice decreto ha reso possibile la sterilizzazione forzata di bambini "ritardati". La Chiesa cattolica ha denunciato le politiche abortive socialiste, però questa misura di sterilizzazione è passata inosservata».

    Che ruolo ha oggi la figura di Allende nella coscienza nazionale del suo Paese?
    «Probabilmente il Cile è il Paese meno allendista del mondo. Più del 60% della popolazione e moltissimi rappresentanti della sinistra sanno che Allende non aveva alcun merito come leader politico e morale. Era assolutamente inefficiente come governante. La politica attuata da lui e dai suoi collaboratori fu un fallimento assoluto e di un'improvvisazione irresponsabile. Espose milioni di persone, i lavoratori, i poveri del Cile, a uno scontro inutile, che avrebbe potuto condurre a una catastrofe ancora peggiore di quella che avvenne nel 1973. La sinistra cilena è stata abile nell'auto-trasformarsi in vittima, ma la verità è che quando arrivò l'ora X, i leader si rifugiarono nelle ambasciate amiche e abbandonarono la base per vivere in un esilio dorato. Si trasformarono in una sorta di arma polemica per la sinistra europea, che la usò contro quello che chiama "antimperialismo", ma che è semplicemente antiamericanismo. Allende appartiene alla coscienza nazionale cilena come esempio paradigmatico di irresponsabilità, leggerezza morale e inefficienza. Anche solo per costruirgli un monumento (di pessimo gusto) a Santiago i socialisti non sono riusciti a raccogliere i fondi necessari. La statua ha dovuto essere finanziata dai socialisti spagnoli».

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Sanmyra Visualizza Messaggio
    Ed ecco il ritratto "dottormengeliano" di un'altra icona sudamericana della nostra sinistra:



    Allende? Tentato dall'eugenetica

    Lo studioso Victor Farias, che già aveva inchiodato Heidegger alle sue responsabilità verso il nazismo,mette sotto tiro il leader cileno: «Era antisemita e varò programmi di sterilizzazione contro i malati di mente»

    di Andrea Galli

    Tratto da Avvenire del 1 marzo 2007

    «Mia moglie pensava di aver sposato un filosofo e si è ritrovata un detective». Scherza Victor Farias, 67 anni, da poco tornato in patria, all'Università Andres Bello di Santiago, dopo trent'anni di docenza alla Freie Universität di Berlino. Farias ha pubblicato all'inizio del 2006 un libro choc, Salvador Allende, antisemitismo ed eutanasia, e un seguito, Salvador Allende, la fine di un mito, dato alle stampe lo scorso ottobre e arrivato in poco più di due mesi alla seconda edizione.

    Professore, perché un nuovo libro su Allende dopo nemmeno un anno?
    «La pubblicazione di Salvador Allende, antisemitismo ed eutanasia ha aperto una polemica internazionale. Sono state sollevate una serie di questioni importanti che esigevano risposte dettagliate, in particolare per quanto riguarda l'antisemitismo e l'eugenismo razzista del giovane Allende, impossibile da smentire. Nella discussione, i miei critici hanno usato citazioni tagliate di due italiani famosi: Cesare Lombroso e Nicola Pende. Una collega italiana che insegna storia della medicina a Greifswald, in Austria, Mariacarla Bondio, una grande esperta della materia, mi ha aiutato a precisare le cose e, come possono verificare i lettori, a scoprire non solo i tentativi dei critici di far passare Lombroso come un antisemita, senza avvertire che le affermazioni di Allende erano in buona parte plagi di Lombroso stesso. Ma anche a scoprire che in realtà l'influenza maggiore su Allende, nella sua tesi di laurea in medicina del 1933, proveniva da Nicola Pende, che ebbe un ruolo fondamentale nell'elaborazione delle leggi razziali di Mussolini e dello Stato fascista. Il chiaro spirito antisemita di quelle leggi fu sposato in pieno da Allende, che arrivò perfino a copiare testi dell'antisemita uruguaiano José Maria Estape».

    Quali sono le altre novità?
    «Era anche necessario far conoscere tutta la documentazione sopra Allende e la Unidad Popular che ho scoperto negli archivi della Stasi e nel Bundesarchiv tedesco, in particolare al Büro Honecker. Qui stanno le maggiori novità, perché i documenti rivelano che Allende, il Partito Comunista e il Partito Socialista ritenevano necessario lo scontro armato per portare avanti nel 1973 il processo rivoluzionario. I documenti provano che il Pc cileno era militarizzato nel 50% dei suoi membri, e che la fornitura di armi da parte della Germania comunista era già iniziata, anche senza la piena conoscenza di Allende e del Ps. In Cile ha suscitato scalpore la scoperta che il generale Carlos Prats, il comandante in capo dell'esercito, che tutti ritenevano un "costituzionalista democratico", era in realtà organico al Partito Comunista, tanto che nella corrispondenza ufficiale con la dirigenza comunista tedesca è sempre chiamato "compagno generale Prats". Si era impegnato a consegnare "armi del deposito dell'esercito" agli operai delle zone industriali al fine di imporre ai cileni un "un governo di lavoratori e ufficiali progressisti". Questo vuol dire che Allende e Prats pensavano a una conquista armata del potere. Prats affermava di voler far sfilare per le strade di Santiago decine di migliaia di operai "con fasce rosse al braccio, per ora senza armi, per intimorire i fautori di una possibile reazione"».

    E sul versante dei rapporti con il nazismo?
    «Sono stati una sorpresa i documenti che rivelano come il Ministero degli Esteri di Hitler ricevette nel 1939 (tra gli altri da Marmaduke Grove e Allende, allora ministro della Sanità) l'offerta di alcune isole nel sud del Cile, messe a disposizione dei sottomarini nazisti. La prova di tangenti in denaro versate ad Allende e Grove sono nell'archivio politico del Ministero degli Affari Esteri tedesco. Il governo di Allende si è poi mostrato molto deferente anche nei confronti della "Colonia Dignidad", una enclave neonazista tedesca, sui cui immensi possedimenti nel sud del Cile fino ad oggi nessuno è intervenuto. È indubbio che Allende avesse molti tratti di quello che una volta si chiamava "socialfascismo", basti dare un'occhiata ai discorsi aggressivamente razzisti sugli indigeni cileni che ho pubblicato nel libro».

    Perchè Allende si oppose all'estradizione di Walter Rauff, il collaboratore di Eichmann reclamato anche da Simon Wiesenthal?
    «In realtà Allende non rifiutò l'estradizione di Rauff, dal momento che non gli era possibile farlo. Era una questione di competenza della Corte Suprema, in quanto "passata in giudicato" nel 1962. Quello che Simon Wiesenthal chiedeva ad Allende era l'espulsione di Rauff dal Cile, cosa che Allende poteva fare senza nessuna difficoltà, perché l'espulsione di uno straniero indesiderabile è una prerogativa del presidente della Repubblica. Ma rifiutò di usare i propri poteri, e così facendo protesse dalla giustizia un criminale di guerra, responsabile diretto dell'assassinio di 70mila ebrei. Il secondo motivo che Allende può aver avuto per proteggere Rauff è che costui contribuì a finanziare la sua campagna per diventare senatore, come mi hanno confermato fonti cileno-tedesche del sud del Paese. I rapporti amichevoli tra la "Colonia Dignidad" e la sinistra cilena devono aver fatto il resto».

    Da dove derivava, in specifico, l'eugenismo di Allende?
    «La tendenza pro-eugenetica dei socialisti, anche in Cile, è di lunga data. Già prima che Hitler prendesse il potere, nel 1933, il Partito socialdemocratico aveva incorporato nella sua agenda programmatica il concetto di "vita senza valore", che i nazisti avrebbero usato più tardi. Tra l'altro, ho potuto dimostrare il filo rosso che unisce i programmi eugenetici proposti da Allende nel 1939, che prevedevano la sterilizzazione coatta dei malati di mente e degli alcolizzati cileni (programma copiato da quello eugenetico nazista) con le misure che oggi sta imponendo la presidente socialista Michelle Bachelet, la quale nel 2002, da ministro della Salute, con un semplice decreto ha reso possibile la sterilizzazione forzata di bambini "ritardati". La Chiesa cattolica ha denunciato le politiche abortive socialiste, però questa misura di sterilizzazione è passata inosservata».

    Che ruolo ha oggi la figura di Allende nella coscienza nazionale del suo Paese?
    «Probabilmente il Cile è il Paese meno allendista del mondo. Più del 60% della popolazione e moltissimi rappresentanti della sinistra sanno che Allende non aveva alcun merito come leader politico e morale. Era assolutamente inefficiente come governante. La politica attuata da lui e dai suoi collaboratori fu un fallimento assoluto e di un'improvvisazione irresponsabile. Espose milioni di persone, i lavoratori, i poveri del Cile, a uno scontro inutile, che avrebbe potuto condurre a una catastrofe ancora peggiore di quella che avvenne nel 1973. La sinistra cilena è stata abile nell'auto-trasformarsi in vittima, ma la verità è che quando arrivò l'ora X, i leader si rifugiarono nelle ambasciate amiche e abbandonarono la base per vivere in un esilio dorato. Si trasformarono in una sorta di arma polemica per la sinistra europea, che la usò contro quello che chiama "antimperialismo", ma che è semplicemente antiamericanismo. Allende appartiene alla coscienza nazionale cilena come esempio paradigmatico di irresponsabilità, leggerezza morale e inefficienza. Anche solo per costruirgli un monumento (di pessimo gusto) a Santiago i socialisti non sono riusciti a raccogliere i fondi necessari. La statua ha dovuto essere finanziata dai socialisti spagnoli».
    Un altro motivo per odiare Pinochet.
    Adoro l'eugenetica.

  9. #9
    legio_taurinensis
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    Chi se lo incula Allende.

  10. #10
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    Triplo ziggail con doppio carpiato all'indietro per i cameragni Allende e Guevara!

    hhhooop!

    l'ho sempre detto che il dott.Ernesto era un camerata inconsapevole...

 

 
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