
Originariamente Scritto da
Sanmyra
Ed ecco il ritratto "dottormengeliano" di un'altra icona sudamericana della nostra sinistra:
Allende? Tentato dall'eugenetica
Lo studioso Victor Farias, che già aveva inchiodato Heidegger alle sue responsabilità verso il nazismo,mette sotto tiro il leader cileno: «Era antisemita e varò programmi di sterilizzazione contro i malati di mente»
di Andrea Galli
Tratto da Avvenire del 1 marzo 2007
«Mia moglie pensava di aver sposato un filosofo e si è ritrovata un detective». Scherza Victor Farias, 67 anni, da poco tornato in patria, all'Università Andres Bello di Santiago, dopo trent'anni di docenza alla Freie Universität di Berlino. Farias ha pubblicato all'inizio del 2006 un libro choc, Salvador Allende, antisemitismo ed eutanasia, e un seguito, Salvador Allende, la fine di un mito, dato alle stampe lo scorso ottobre e arrivato in poco più di due mesi alla seconda edizione.
Professore, perché un nuovo libro su Allende dopo nemmeno un anno?
«La pubblicazione di Salvador Allende, antisemitismo ed eutanasia ha aperto una polemica internazionale. Sono state sollevate una serie di questioni importanti che esigevano risposte dettagliate, in particolare per quanto riguarda l'antisemitismo e l'eugenismo razzista del giovane Allende, impossibile da smentire. Nella discussione, i miei critici hanno usato citazioni tagliate di due italiani famosi: Cesare Lombroso e Nicola Pende. Una collega italiana che insegna storia della medicina a Greifswald, in Austria, Mariacarla Bondio, una grande esperta della materia, mi ha aiutato a precisare le cose e, come possono verificare i lettori, a scoprire non solo i tentativi dei critici di far passare Lombroso come un antisemita, senza avvertire che le affermazioni di Allende erano in buona parte plagi di Lombroso stesso. Ma anche a scoprire che in realtà l'influenza maggiore su Allende, nella sua tesi di laurea in medicina del 1933, proveniva da Nicola Pende, che ebbe un ruolo fondamentale nell'elaborazione delle leggi razziali di Mussolini e dello Stato fascista. Il chiaro spirito antisemita di quelle leggi fu sposato in pieno da Allende, che arrivò perfino a copiare testi dell'antisemita uruguaiano José Maria Estape».
Quali sono le altre novità?
«Era anche necessario far conoscere tutta la documentazione sopra Allende e la Unidad Popular che ho scoperto negli archivi della Stasi e nel Bundesarchiv tedesco, in particolare al Büro Honecker. Qui stanno le maggiori novità, perché i documenti rivelano che Allende, il Partito Comunista e il Partito Socialista ritenevano necessario lo scontro armato per portare avanti nel 1973 il processo rivoluzionario. I documenti provano che il Pc cileno era militarizzato nel 50% dei suoi membri, e che la fornitura di armi da parte della Germania comunista era già iniziata, anche senza la piena conoscenza di Allende e del Ps. In Cile ha suscitato scalpore la scoperta che il generale Carlos Prats, il comandante in capo dell'esercito, che tutti ritenevano un "costituzionalista democratico", era in realtà organico al Partito Comunista, tanto che nella corrispondenza ufficiale con la dirigenza comunista tedesca è sempre chiamato "compagno generale Prats". Si era impegnato a consegnare "armi del deposito dell'esercito" agli operai delle zone industriali al fine di imporre ai cileni un "un governo di lavoratori e ufficiali progressisti". Questo vuol dire che Allende e Prats pensavano a una conquista armata del potere. Prats affermava di voler far sfilare per le strade di Santiago decine di migliaia di operai "con fasce rosse al braccio, per ora senza armi, per intimorire i fautori di una possibile reazione"».
E sul versante dei rapporti con il nazismo?
«Sono stati una sorpresa i documenti che rivelano come il Ministero degli Esteri di Hitler ricevette nel 1939 (tra gli altri da Marmaduke Grove e Allende, allora ministro della Sanità) l'offerta di alcune isole nel sud del Cile, messe a disposizione dei sottomarini nazisti. La prova di tangenti in denaro versate ad Allende e Grove sono nell'archivio politico del Ministero degli Affari Esteri tedesco. Il governo di Allende si è poi mostrato molto deferente anche nei confronti della "Colonia Dignidad", una enclave neonazista tedesca, sui cui immensi possedimenti nel sud del Cile fino ad oggi nessuno è intervenuto. È indubbio che Allende avesse molti tratti di quello che una volta si chiamava "socialfascismo", basti dare un'occhiata ai discorsi aggressivamente razzisti sugli indigeni cileni che ho pubblicato nel libro».
Perchè Allende si oppose all'estradizione di Walter Rauff, il collaboratore di Eichmann reclamato anche da Simon Wiesenthal?
«In realtà Allende non rifiutò l'estradizione di Rauff, dal momento che non gli era possibile farlo. Era una questione di competenza della Corte Suprema, in quanto "passata in giudicato" nel 1962. Quello che Simon Wiesenthal chiedeva ad Allende era l'espulsione di Rauff dal Cile, cosa che Allende poteva fare senza nessuna difficoltà, perché l'espulsione di uno straniero indesiderabile è una prerogativa del presidente della Repubblica. Ma rifiutò di usare i propri poteri, e così facendo protesse dalla giustizia un criminale di guerra, responsabile diretto dell'assassinio di 70mila ebrei. Il secondo motivo che Allende può aver avuto per proteggere Rauff è che costui contribuì a finanziare la sua campagna per diventare senatore, come mi hanno confermato fonti cileno-tedesche del sud del Paese. I rapporti amichevoli tra la "Colonia Dignidad" e la sinistra cilena devono aver fatto il resto».
Da dove derivava, in specifico, l'eugenismo di Allende?
«La tendenza pro-eugenetica dei socialisti, anche in Cile, è di lunga data. Già prima che Hitler prendesse il potere, nel 1933, il Partito socialdemocratico aveva incorporato nella sua agenda programmatica il concetto di "vita senza valore", che i nazisti avrebbero usato più tardi. Tra l'altro, ho potuto dimostrare il filo rosso che unisce i programmi eugenetici proposti da Allende nel 1939, che prevedevano la sterilizzazione coatta dei malati di mente e degli alcolizzati cileni (programma copiato da quello eugenetico nazista) con le misure che oggi sta imponendo la presidente socialista Michelle Bachelet, la quale nel 2002, da ministro della Salute, con un semplice decreto ha reso possibile la sterilizzazione forzata di bambini "ritardati". La Chiesa cattolica ha denunciato le politiche abortive socialiste, però questa misura di sterilizzazione è passata inosservata».
Che ruolo ha oggi la figura di Allende nella coscienza nazionale del suo Paese?
«Probabilmente il Cile è il Paese meno allendista del mondo. Più del 60% della popolazione e moltissimi rappresentanti della sinistra sanno che Allende non aveva alcun merito come leader politico e morale. Era assolutamente inefficiente come governante. La politica attuata da lui e dai suoi collaboratori fu un fallimento assoluto e di un'improvvisazione irresponsabile. Espose milioni di persone, i lavoratori, i poveri del Cile, a uno scontro inutile, che avrebbe potuto condurre a una catastrofe ancora peggiore di quella che avvenne nel 1973. La sinistra cilena è stata abile nell'auto-trasformarsi in vittima, ma la verità è che quando arrivò l'ora X, i leader si rifugiarono nelle ambasciate amiche e abbandonarono la base per vivere in un esilio dorato. Si trasformarono in una sorta di arma polemica per la sinistra europea, che la usò contro quello che chiama "antimperialismo", ma che è semplicemente antiamericanismo. Allende appartiene alla coscienza nazionale cilena come esempio paradigmatico di irresponsabilità, leggerezza morale e inefficienza. Anche solo per costruirgli un monumento (di pessimo gusto) a Santiago i socialisti non sono riusciti a raccogliere i fondi necessari. La statua ha dovuto essere finanziata dai socialisti spagnoli».