La Destra in cammino / 1
Quale ordine dal caos
di Domenico Fisichella
Il Tempo, 19 settembre 1992
Se dal caos è in grado di emergere un ordine, possiamo ancora sperare. Ma come assecondare la transizione dalla condizione caotica alla condizione ordinata? Anche quando non sono corrotti, i partiti della prima repubblica sono comunque tutti sclerotizzati, delegittimati, chiusi nei loro interessi particolaristici e nel loro spirito di fazione, affidati a professionisti della politica troppo spesso reclutati secondo criteri selettivi perversi. Ciò vale da sinistra a destra, per la maggioranza e per le opposizioni.
Presupposto per il risanamento, dunque, è lo smantellamento dell'assetto partitocratico, che riguarda e include, certo in misura più o meno intensa, tutte le forze politiche dello schieramento tradizionale. La realizzazione di tale compito di "superamento" del vecchio contesto comporta passaggi che possono esigere anche scelte di spregiudicatezza tattica notevole, in sede parlamentare e con riflessi persino in sede governativa. Non bisogna farsene impaurire, se può essere raggiunto lo scopo di introdurre nuove formule istituzionali ed elettorali (a cominciare dal collegio uninominale e, per il voto amministrativo, dalla doppia scheda), in grado di assecondare la trasformazione del quadro partitico. Tali battaglie vanno combattute con chi ci sta, scavalcando le barriere degli schieramenti passati e dei presumibili posizionamenti futuri.
Diverso è il discorso se si esce dal metodo istituzionale per entrare nel merito delle aggregazioni politiche che si vengono ipotizzando e per le quali, pur tra immense difficoltà, emergono aspettative e linee di impegno operativo. Qui l'elemento che si comincia a tratteggiare, sia pure ancora embrionalmente sotto il duplice profilo programmatico e strutturale, viene da qualche tempo riassunto nell'etichetta di una Alleanza Democratica che avrebbe l'ufficio di mettere insieme le cosiddette "forze di progresso", per renderle capaci di diventare un autonomo soggetto di governo.
Poiché tale progetto è fondato sull'inclusione prioritaria e maggioritaria delle formazioni (partiti, gruppi, associazioni) che si collocano nella sinistra dello scenario pubblico italiano, bisogna subito ricordare che larghissima parte del degrado dell'autorità e del collasso amministrativo, economico, finanziario, sociale, previdenziale, sanitario, culturale del nostro Paese rinvia direttamente alla responsabilità delle "riforme" volute dalla sinistra di governo e alle pressioni della sinistra di opposizione, alle quali con eccessiva frequenza gli altri partiti, Democrazia cristiana in testa, hanno saputo opporre ben scarsa resistenza, in ragione delle esigenze coalizionali e consociative cui la democrazia proporzionalista era condannata.
Se la fine del proporzionalismo avrebbe, tra l'altro, il merito di scongiurare consociazioni e coalizioni tra partiti troppo eterogenei (con tutti i deteriori, conseguenti compromessi), e se l'introduzione di un nuovo sistema elettorale agevolerebbe il processo di aggregazione a sinistra, è evidente che dovrebbe contemporaneamente avviarsi un processo uguale e contrario sulla sponda opposta. In primo luogo perché una Alleanza Democratica segnata dalla presenza di una sinistra che tanti danni ha prodotto alla nazione esige un immediato, robusto contrappeso, ad evitare la ripetizione dei guai del passato. In secondo luogo perché una democrazia non può fare a meno di alternativa.
Perciò, se i "progressisti" lavorano per una Alleanza Democratica, sul versante opposto tutti quelli che ne hanno abbastanza delle gioie del "progressismo" debbono cominciare a lavorare per una Alleanza Nazionale (o come si voglia chiamarla: a me piace così), capace di contrastare con prospettive di successo consensuale e con programmi affidabili l'aggregazione che si colloca a sinistra. Tutto ciò naturalmente comporterà momenti diversi di impegno politico, nei partiti e tra i partiti: mutamenti di leadership, fusioni, disarticolazioni, revisioni culturali. Ci potranno essere liberali, repubblicani, cattolici che andranno nell'Alleanza Democratica e altri che opteranno per l'Alleanza Nazionale. Entreranno in politica, recuperando una passione ora avvilita e mortificata, tanti soggetti individuali e collettivi che oggi ne stanno fuori. E così via.
Un fatto comunque è certo. Non si può lasciare senza una risposta politica l'iniziativa che anima la sinistra. Non ci dispiace affatto che la sinistra si unisca o si coordini, se ci riesce. Gioca le sue carte, e può dare un contributo di chiarezza. D'altro canto rimanendo così come siamo, la partita è chiusa per tutti. Ma chi di sinistra non è deve fare altrettanto. Collegarsi per vincere.
(Il Tempo - Sabato 19 settembre 1992)




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