Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 24
  1. #1
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    15 Jan 2007
    Localitŕ
    O Hitler a Mosca, o Stalin a Lisbona! Fuori gli yankee!!
    Messaggi
    8,542
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Storia di un fascismo di sinistra

    Storia di un fascismo di sinistra

    Claudio Mutti



    Ferenc Szálasi nacque il 6 gennaio 1897 a Kassa (oggi Kosice, in Slovacchia) da una famiglia in cui si intrecciavano radici ungheresi, slovacche, rutene, armene e tedesche. Dal padre, ufficiale dell'imperial-regio esercito, gli derivň la vocazione militare; dalla madre, cattolica di rito bizantino, ereditň il fervore religioso. Durante la Grande Guerra aveva combattuto tre anni al fronte come ufficiale e dopo la fine del conflitto era rimasto in servizio, perché intendeva intraprendere la carriera militare come suo padre e i suoi fratelli. Entrato all'accademia, aveva compiuto una serie di ricerche attinenti ai rapporti del mondo del lavoro con la difesa militare. Chiamato nel '25 a prestare servizio presso lo Stato Maggiore dell'esercito, cinque anni piů tardi aveva effettuato un viaggio di studio in Francia. Nel '33 aveva pubblicato il suo primo libro, "A magyar állam felépítésének terve" (Il piano di edificazione dello Stato ungherese), dal quale emerge una decisa rottura con le posizioni conservatrici presenti nei movimenti fascisti e nazionalsocialisti. Erano quindi seguite altre pubblicazioni, una delle quali, "Le basi principali del disarmo", era stata tradotta in Germania da una casa editrice specializzata in questioni militari.
    Vi sono alcuni episodi che possono servire a dare un'idea della mentalitŕ e del carattere del giovane ufficiale. In occasione di un disordine scoppiato a Budapest a causa della miseria in cui versava la popolazione, Ferenc Szálasi, che era preposto al servizio di vigilanza, ricevette dal ministro degli Interni l'ordine di sparare sulla folla dei manifestanti. Egli perň rifiutň di obbedire, dichiarando che quegli operai erano suoi fratelli.
    Nel corso di un viaggio attraverso l'Ungheria, che aveva intrapreso in qualitŕ di membro dello Stato Maggiore, Szálasi visitň un villaggio minerario. Siccome i minatori gli spiegarono che il loro salario oscillava tra i 90 e i 120 pengo mensili, Szálasi chiese conferma di ciň all'ingegnere della miniera; quest'ultimo disse che era vero, aggiungendo che lui stesso non guadagnava piů di 5.000 pengo al mese. Allora Szálasi gli domandň se non temeva che i minatori, un giorno o l'altro, anziché spaccare il carbone gli spaccassero la testa.
    Il primo ministro Gyula Gömbös, che «non apprezzava troppo i suoi colleghi militari che si abbandonavano a speculazioni intellettuali e progettavano grandi cambiamenti sociali e costituzionali» (1), relegň Szálasi in una guarnigione di periferia. Ma siccome tale provvedimento ottenne solo lo scopo di agevolare le riflessioni di Szálasi e la sua attivitŕ pubblicistica, Gömbös fece un nuovo tentativo: convocato il giovane ufficiale nel proprio gabinetto, gli disse che per l'Ungheria, uscita a pezzi dalla guerra, l'unica politica possibile consisteva nella tutela degli interessi dei magnati e della finanza e gli offrě, per le elezioni del '35, un seggio di deputato alla Camera. Szálasi non solo rifiutň sdegnato l'offerta, ma formulň il proposito di lottare fino alla distruzione del regime oligarchico.
    Congedatosi dall'esercito, nel marzo del '35 Szálasi fonda il Partito della Volontŕ Nazionale (Nemzet Akaratának Pártja), il cui programma nazionale e socialista si trova esposto nel libro "Cél és követelések" (Meta e rivendicazioni). Mentre i movimenti nazionalsocialisti, fascisti e nazionalisti trovano seguito soprattutto nel ceto contadino, Szálasi rivolge un'attenzione particolare alla classe operaia, tanto che riuscirŕ ad espugnare le tradizionali roccheforti del Partito Socialdemocratico. (2) «Prendeva forma cosě un 'fascismo di sinistra' potente e originale (avente numerosi punti in comune con la Guardia di Ferro); 'fascismo di sinistra' la cui sola esistenza contraddice in maniera decisiva la maggior parte delle definizioni classiche (specialmente marxiste) del fenomeno fascista». (3) In effetti, di fronte al fenomeno del «fascismo ungherese» la storiografia postbellica (4) ha manifestato un significativo senso di disorientamento, tant'č vero che anche autori marxisti hanno dovuto riconoscere che «in Ungheria (...) il carattere e l'egemonia della reazione tradizionale hanno sempre dominato in tutta la struttura politica, escluso il periodo di Szálasi». (5)
    Il partito fondato da Szálasi diventa dunque la principale forza politica d'opposizione: sono le Camicie Verdi a portare il popolo nelle piazze, a controllare i sindacati operai e ad organizzare gli scioperi. La sinistra perde ogni credibilitŕ politica ed č praticamente abbandonata dalle masse operaie e contadine, che passano con le Camicie Verdi: se alle elezioni parziali del 1936 il Partito della Volontŕ Nazionale ottiene un migliaio di voti su 12.000, nel '37 i militanti del nuovo movimento arrivano a ventimila.
    Impressionato dal dinamismo di questa formazione politica, nell'aprile '37 il governo Darányi decreta lo scioglimento del Partito della Volontŕ Nazionale, mentre Szálasi viene condannato a tre mesi di reclusione per avere svolto propaganda antisemita. Qualche mese dopo, perň, le Camicie Verdi danno vita al Partito Nazionale Socialista (Nemzeti Szocialista Párt), che in breve tempo giunge a contare centomila iscritti. Alla fine dell'anno, il nuovo partito lancia la campagna "Szálasi '38": che il '38 debba vedere il capo nazionalsocialista al governo, appare abbastanza probabile, e non solo perché il suo piů stretto collaboratore, Kálmán Hubay, ha battuto il candidato governativo in una elezione parziale, ma soprattutto per il vastissimo consenso di cui godono le Camicie Verdi in tutto il paese e presso tutte le categorie sociali.
    Il Reggente Horthy, allarmato sia dal successo nazionalsocialista sia dagli sviluppi della politica europea (in seguito all'Anschluss, l'Ungheria ha il Terzo Reich sul confine occidentale), ritiene che sia il momento di reagire. Licenzia Darányi e affida a Béla Imrédy (allora in fama di anglofilia) l'incarico di formare un governo, che abbia come compito prioritario la repressione del movimento nazionalsocialista. II nuovo primo ministro emette immediatamente un decreto, il n° 3.400, che vieta ai dipendenti statali l'iscrizione ai partiti politici; la norma intende colpire il Partito Nazionale Socialista, che ha moltissimi militanti nell'amministrazione pubblica e nell'esercito. Poco dopo, la polizia segreta diffonde dei volantini che inneggiano a Szálasi e insultano Horthy ("Rebecca, fuori dal Castello!"); il capo nazionalsocialista č arrestato, processato e condannato a tre anni di carcere per aver diffuso «letteratura sovversiva». Seguono alcune dimostrazioni di protesta, alle quali il governo risponde mettendo al bando il Partito Nazionale Socialista. Kálmán Hubay lo ricostituisce sotto il nome di Partito Ungarista (Hungarista Párt); il nuovo primo ministro, il conte Teleki, scioglie anche questo, ma Hubay fa nascere il Partito della Croce Frecciata (Nyilas Keresztes Párt). Tra provvedimenti repressivi di vario genere (censure, sequestri, confische, perquisizioni, arresti) si arriva al maggio 1939. Alle elezioni per il rinnovo del Parlamento, il partito croce-frecciato sfonda a destra e a sinistra (6), diventando il secondo partito del paese: su due milioni di voti ne ottiene 750.000, anche se dei 259 seggi gliene vengono attribuiti solo 31. Il numero degli iscritti al partito raddoppia e tocca le duecentomila unitŕ, nonostante le intimidazioni governative e i massicci arresti di militanti.
    «Il gruppo dei deputati crocefrecciati -scrive Mariano Ambri- rappresentň la prima vera opposizione nell'Ungheria di Horthy; una opposizione molto agguerrita che non perdeva alcuna occasione di criticare non solo le singole misure del governo, ma lo stesso regime 'conservatore ed antipopolare' in nome di ciň che era stato battezzato 'ungaro-socialismo'». (7) In realtŕ, il termine esatto č «ungarismo» ed č stato coniato da Ottokár Prohászka, il battagliero «vescovo dei poveri» che Szálasi ha sempre considerato come un suo precursore. Contro le posizioni materialiste ispirate alla difesa di interessi di classe, l'ungarismo propugna un socialismo di tipo comunitario nutrito di valori spirituali. Lo Stato ungarista preconizzato da Szálasi dovrŕ poggiare su tre pilastri: il contadinato, il ceto operaio, l'intellettualitŕ (8); l'esercito avrŕ il compito di edificare la Grande Patria e difenderla contro i pericoli esterni ed interni. L'economia verrŕ programmata dal Consiglio Generale delle Corporazioni, la produzione agricola verrŕ affidata a contadini riuniti in cooperative, la banca sarŕ nazionalizzata. Alle concezioni scioviniste del nazionalismo ungherese «classico», l'ungarismo contrappone un «co-nazionalismo» di tipo imperiale, cioč l'idea sovranazionale di una Grande Patria in cui possano convivere tutte le «stirpi sorelle» dell'area danubiano-carpatica. Nel '40, dopo che un arbitrato italo-tedesco avrŕ tolto alla Romania metŕ della Transilvania per assegnarla all'Ungheria, Szálasi si recherŕ tra i suoi sostenitori a Cluj (Kolozsvár), ma ne fermerŕ gli applausi chiedendo un minuto di raccoglimento in memoria di Corneliu Codreanu, «con il quale, se fosse stato ancora in vita, avrebbe trovato forse altre basi per risolvere il problema». (9)
    Tuttavia, durante il periodo della carcerazione di Szálasi, nel partito crocefrecciato si verificano contrasti tra la «destra» e la «sinistra». Tra le manifestazioni che hanno luogo in favore della sua scarcerazione, riveste un particolare interesse politico quella dell'agosto del '39, che reclama l'abrogazione della legge (10) applicata contro Szálasi e altri oppositori, nazionalsocialisti e comunisti; nel corso di tale manifestazione, accanto ai ritratti di Szálasi compaiono quelli di Hitler e di Stalin, perché con la firma del Patto di non aggressione russo-tedesco si profila un «fronte comune di Stati proletari contro le plutocrazie». (11)
    «Al fine di controbilanciare l'influenza dei sinistri» (12), Hubay manovra per fondere il Partito della Croce Frecciata con altri partiti dell'estrema destra. Nell'operazione s'inserisce l'ex-primo ministro Imrédy, il quale, venutosi a trovare isolato nel partito governativo in seguito al rafforzamento di Teleki, ha fondato con altri ventisei deputati il Partito del Rinnovamento Ungherese (Magyar Megújulás Pártja), che si dichiara fascista e filo-tedesco. Hubay e Imrédy intendono dunque dar vita a una vasta coalizione governativa attestata su posizioni di estrema destra. Intanto gli elementi piů radicali progettano un'azione rivoluzionaria. Scrive il Reggente nelle sue "Memorie" che i loro obiettivi erano di «liberare con la forza il Capo del partito, Ferenc Szálasi, il quale era, in quel tempo, ancora in carcere, assassinare il Ministro dell'Interno Keresztes-Fischer e costringere me ad affidare a Szálasi il potere dello Stato». (13) Il piano perň viene scoperto e sedici dei ventitre imputati sono condannati, per alto tradimento, all'ergastolo e a pene detentive.
    Nel settembre del 1940, quando viene scarcerato, Szálasi si oppone decisamente al disegno di Hubay di realizzare ulteriori aggregazioni a destra (14) e ribadisce l'orientamento nazionale e socialista dell'ungarismo indicendo, per il mese successivo, uno sciopero di quarantamila minatori: «la piů potente azione proletaria ungherese, dalle origini della classe operaia in quel paese». (15) Il Reggente propone a Teleki di scatenare una repressione su vasta scala contro le Croci Frecciate e di rimettere in carcere Szálasi; ma il primo ministro preferisce ricorrere a una soluzione giuridica ed elabora un progetto di riforma dello Stato che, «per mezzo di complicate astuzie, elimina i liberali, i socialdemocratici e le Croci Frecciate». (16) Piů che non dai disegni di Teleki, il declino delle fortune crocefrecciate č determinato dalle misure anti-ebraiche del governo e dall'adesione della Ungheria al Patto Tripartito: «molti appartenenti alle classi medie avevano giŕ abbandonato il partito ritenendo che esso si fosse spinto troppo oltre nelle sue rivendicazioni sociali e che la politica estera ed antisemita del governo fosse abbastanza soddisfacente». (17) Quanto al Reich, esso č preoccupato soprattutto della stabilitŕ politica nel Südostraum, sicché riduce sensibilmente il suo appoggio all'opposizione nazionalsocialista ungherese e rafforza in tal modo il regime hortysta.
    Il Reggente ed il suo entourage perň, manovrano fin dall'inizio per preparare il tradimento. Giŕ alla fine del '40 essi pensano di mandare in Occidente un loro uomo, che fondi un Comitato Ungherese all'estero e predisponga il terreno per il trasferimento di Horthy a Londra e la formazione di un governo in esilio, Per quanto riguarda le attivitŕ belliche, l'Ungheria intensifica il proprio disimpegno, «ritirando le sue truppe dal fronte russo, non abbattendo gli aerei nemici che sorvolavano il suo territorio, dando addirittura asilo a prigionieri inglesi ed americani fuggiti dai campi di concentramento tedeschi». (18) Alla metŕ del marzo '44 le truppe tedesche assumono il controllo del paese danubiano e Horthy deve nominare primo ministro l'ambasciatore ungherese a Berlino, Döme Sztójay, il quale riprende la partecipazione alle operazioni militari. Il 24 agosto, approfittando della capitolazione romena e contando sulla passivitŕ tedesca, il Reggente destituisce Sztójay e lo rimpiazza con un militare di sua fiducia; poi, il 15 ottobre, legge il suo proclama di resa. Stavolta perň i tedeschi reagiscono, entrando nel Castello di Buda e deportando il Reggente in Germania.
    Č l'ora delle Croci Frecciate. Le Camicie Verdi insorgono, occupano i centri nevralgici del paese e in un proclama radiofonico dichiarano che «l'Ungheria continua la lotta al fianco dei fratelli d'arme tedeschi». Il capo crocefecciato forma un governo di coalizione che comprende civili e militari, nazional- socialisti, fascisti e anche un comunista di tendenze nazional-bolsceviche, Ferenc Kassai-Schallmayer.
    Il movimento crocefrecciato «si gonfiň di un'ultima grande ondata di popolaritŕ, questa volta quasi esclusivamente tra le classi popolari, e tra gli operai di Budapest in particolare» (19); era diffusa la convinzione che «finalmente la rivoluzione sociale che, per venticinque anni, era stata bloccata dalle forze conservatrici fosse ormai a portata di mano». (20) Č in questa ondata di entusiasmo che s'inquadra l'irruzione popolare nel quartiere ebraico e il tentativo di espellerne definitivamente gli abitanti, tentativo che incontra l'opposizione della Guida della Nazione. «Un aspetto tragicomico della faccenda -scrive lo storico ebreo Nagy-Talavera- fu che gli ebrei, allorché appresero che per ordine di Szálasi essi potevano tornare alle loro case, applaudirono gridando 'viva Szálasi!'». (21) Come lo stesso Nagy-Talavera č costretto ad ammettere, Szálasi «non intendeva sterminio» (22) quando parlava di soluzione del problema ebraico. «Nel piano d'azione da lui elaborato nel settembre '44, -scrive uno storico inglese- egli stabilě che gli ebrei dovevano essere impiegati nei lavori pubblici all'interno della Ungheria fino al termine della guerra, e che poi sarebbero dovuti emigrare dal paese». (23) Ma neanche i Tedeschi dovevano nutrire una seria intenzione di sterminare gli ebrei d'Ungheria, se č vero, come riconosce ancora Nagy-Talavera, che essi avviavano verso le fabbriche «solo gli ebrei in grado di lavorare, e non i vecchi, i malati e i bambini». (24)
    Il 3 novembre, mentre il nuovo governo riceve la fiducia del Parlamento e Ferenc Szálasi, divenuto Guida della Nazione (Nemzetvezetö), presta giuramento davanti alla Corona di Santo Stefano, le truppe sovietico-romene arrivano alla periferia di Budapest. Ungheresi e Tedeschi cominciano una resistenza accanita, veramente eroica, che durerŕ piů di tre mesi. «Per le forze dell'Asse, -č stato detto giustamente- la difesa ad oltranza di Budapest rappresentň quel che l'insurrezione di Varsavia era stata per la Resistenza antifascista: il momento piů magico e piů alto della volontŕ di lotta e dello spirito di sacrificio di una Nazione in armi, un'epopea di lotta popolare animata da un coraggio fanatico e disperato». (25) Kitartás! (Perseveranza!) non fu per le Croci Frecciate una parola d'ordine puramente formale.
    Il 4 dicembre ha luogo un colloquio tra Szálasi e Hitler nel corso del quale il Führer assicura che i profughi ungheresi troveranno asilo nel territorio del Reich. In ogni caso, l'incontro dimostra ancora una volta che «Szálasi non fu in alcun modo un fantoccio dei tedeschi». (26) Sei giorni dopo, i ministri del governo magiaro lasciano Budapest e si trasferiscono a Szonbathely e a Sopron, vicino alla frontiera del Reich. A Sopron si tengono anche le sedute del Parlamento, che nei primi giorni di dicembre discute il Piano di Ricostruzione Nazionale: l'Ungheria sarebbe diventata, a partire dal 1 marzo 1945, uno Stato Ungarista Corporativo.
    Intanto gli eventi continuano a precipitare. Il 18 gennaio, le truppe russe e romene entrano a Pest, mentre i difensori della capitale fanno saltare i ponti sul Danubio e si ritirano a Buda. Il 13 febbraio '45 le truppe sovietiche hanno il controllo di Budapest; ma anche dopo la caduta della capitale, anche dopo la totale occupazione del paese, gli Ungheresi continuano a combattere. Il governo ungherese si stabilisce a Vienna, mentre gli ultimi reparti aerei, i resti della Honvéd, delle divisioni ungariste e Waffen SS proseguono le operazioni militari e le milizie crocefrecciate compiono atti di guerriglia sul territorio occupato. Il 4 aprile, comunque, l'Ungheria č totalmente occupata.
    Alla fine dell'aprile '45, una settimana prima di cadere in mano agli Occidentali, il Nemzetvezetö celebra le proprie nozze con Gizella Lutz (27) nella cittadina austriaca di Mattsee. Si erano fidanzati nel '27, ma non si erano mai sposati: «I miei figli -diceva Szálasi- sarebbero i figli o di un eroe o di un condannato a morte».
    Il 5 maggio Szálasi č arrestato dagli americani, che lo portano ad Augsburg. Di lě, il 18 settembre viene trasferito in un campo di concentramento a sud di Salisburgo, il Marcus Camp. Il 3 ottobre viene imbarcato su un Douglas dell'esercito Statunitense insieme con una decina di uomini politici ungheresi: Béla Imrédy, László Bárdossy, Lajos Reményi-Schneller, Vilmos Hellenbronth, Erno Gömbös, Andor Jaross, Jenö Szöllösi, László Endre, Antal Kunder, Ferenc Kassai-Schallmayer.
    Il generale William S. Key, membro statunitense della Commissione Alleata di Controllo, rilasciň la seguente dichiarazione: «Oggi abbiamo consegnato l'ex-presidente del consiglio ungherese Ferenc Szálasi e dieci suoi camerati al governo ungherese, affinché vengano sottoposti a processo come criminali di guerra. Altri 456 criminali di guerra ungheresi, la cui estradizione č stata richiesta dal governo ungherese, saranno consegnati quando le possibilitŕ di trasportarli lo consentiranno». Il «governo ungherese» era quello provvisorio presieduto dal generale fellone Béla Miklós; nel mese successivo, il 15 novembre '45, si formerŕ il primo governo di coalizione dei partiti democratici, presieduto dal pastore riformato Zoltán Tildy (Partito dei Piccoli Proprietari).
    Quei primi undici «criminali di guerra» furono portati al n. 60 della via Andrássy, nello stesso edificio che precedentemente era stato la Casa della Fedeltŕ, sede centrale del Partito Crocefrecciato. Nel sotterraneo vennero ricavate delle celle, dove i prigionieri furono rinchiusi sotto stretta vigilanza.
    La farsa processuale contro Ferenc Szálasi e un primo gruppo di imputati (Gábor Vajna, Jeno Szöllösi, Sándor Csia, Jozsef Gera, Gábor Kemény, Karoly Beregfy) cominciň il 5 febbraio '46. La «corte», presieduta dal dr. Peter Jankó (ebreo), era composta dai rappresentanti dei partiti collaborazionisti. (28) La funzione di «pubblico ministero» era svolta dal dr. László Frank (ebreo). Szálasi sarŕ impiccato il 12 marzo nel cortile del carcere di via Markó. Lo precederanno sul patibolo, quello stesso giorno, Gera, Beregfy e Vajna. Il 19 marzo toccherŕ a Kemeny, Csia e Szöllösi.
    Cosě un giornalista ebreo, inviato speciale di un giornale francese, descrisse la morte del Nemzetvezetö: «Ecco Ferenc Szálasi, il Capo delle Croci Frecciate. Mentre io tremo in tutto il corpo, Szálasi non dŕ un segno di paura né di nervosismo. Ci separano circa un paio di metri, sicché posso osservare la sua fisionomia. Nessun tremito, nessuna contrazione. Vorrei conoscere i pensieri di quest'uomo a pochi secondi dall'esecuzione. Ho incrociato il suo sguardo per un breve istante, il suo ultimo sguardo. Penso e sento che non pensa niente e non sente niente. Č di granito! Uomo diventato granito. E resta di granito mentre passa davanti ai cadaveri dei suoi ministri. Avanza con passo sicuro e regolare verso la morte. Ha un unico gesto: si protende verso la croce che un giovane prete gli pone. Muore senza che un solo muscolo trasalga, senza che nei suoi occhi si veda la paura, senza che lo sguardo gli tremi. La camicia verde, simbolo del Movimento Ungarista, gli viene lacerata dal boia sul petto, dove una medaglia si muoveva ancora pochi istanti prima. Sono le 15, 30 ...». (29)

    Claudio Mutti



    Note:

    1) M. Ambri, "I falsi fascismi. Ungheria, Jugoslavia, Romania 1919-1945", Roma '80, p. 93
    2) Sarebbe sufficiente questo dato di fatto per mostrare quanto sia risibile l'analisi di J. Erös (Ungheria, in "Il fascismo in Europa"; a cura di S. J. Woolf, Bari '68, p. 159), secondo cui «in numero assai grande erano pure gli operai, ma č facile pensare che si trattasse soprattutto di operai non qualificati, disoccupati o non organizzati».
    3) R. Cazenave, "Naissance et développement", "La Revue d'Histoire du Nationalisme Revolutionnaire", n° 1, été 1989 (pagine non numerate).
    4) Per una rassegna critica essenziale degli studi sul fascismo ungherese apparsi nel primo trentennio postbellico, si veda B. Vago, "Fascism in Eastern Europe", in: AA. VV., "Fascism. A reader's guide", Berkeley & Los Angeles '76.
    5) A. Kis, "Il fascismo ungherese", "Ungheria d'oggi", a. XI, n° 4-5, luglio-ottobre '71, p. 61 (corsivo nostro).
    6) «Nel '39 migliaia di simpatizzanti comunisti devono aver dato il proprio voto alle Croci frecciate» (J. Erös, op. cit., p. 159).
    7) M. Ambri, op. cit., p. 110.
    8) Si vedano i discorsi programmatici tenuti da Szálasi al Gran Consiglio operaio, al Gran Consiglio contadino e al Gran Consiglio degli intellettuali, in "Kitartás. Ferenc Szálasi, le Croci Frecciate e il nazionalsocialismo ungherese", a cura di C. Mutti, Padova '74 e in F. Szálasi, "Discorso agli intellettuali", Padova '77.
    9) M. Sturdza, "La fine dell'Europa", Napoli '70, p. 38.
    10) La legge in base alla quale fu condannato Szálasi (e che fu applicata anche contro altre personalitŕ del suo movimento) fu emanata nel '21 per colpire i comunisti. Utilizzata successivamente dal regine di Rákosi per procedere a deportazioni in massa, rimase in vigore fino al '61. Cfr Ö. Málnási, "A magyar nemzet igaz története" (La vera storia della nazione ungherese), Monaco '59, p. 242; G. Bárány, "The Dragon's Teeth: the Root of Hungarian Fascism in the Successor State", Santa Barbara, California, '71, p. 76.
    11) "Magyarság", 30 agosto '39. Cit. in N. M. Nagy-Talavera, "The Green Shirts and the other Stanford", California, '70, p. 156.
    12) F. Duprat, "Le Croci Frecciate in Ungheria", AA. VV. "I Fascismi sconosciuti", Milano '69, p. 64.
    13) M. Horthy, "Memorie", Roma '56, p. 219.
    14) Hubay avrebbe voluto unire il Movimento Crocefrecciato con il Partito del Rinnovamento Ungherese (Magyar Megújulás Pártja), costituito dall'ex-Primo ministro Imrédy con ventisei deputati transfughi del partito governativo. «Sembra che tale progetto, sostenuto apertamente dai tedeschi, avrebbe dovuto essere il primo passo verso la totale aggregazione dell'estrema Destra e la successiva opera di proselitismo nell'ala destra del partito governativo, al fine di mettere in minoranza Teleki e costituire una maggioranza parlamentare nazionalista» (M. Rallo, "L'epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa (1919-1945)", vol. I, Roma '87, p. 148).
    15) F. Duprat, op. cit., p. 64.
    16) N. M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 167.
    17) M. Ambri, op.cit., p. 115.
    18) M. Ambri, op.cit., pp. 115-116.
    19) M. Ambri, op. cit., p. 121.
    20) M. Ambri, op. cit., p. 121.
    21) N. M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 231.
    21) N. M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 233.
    23) F. L. Carsten, "La genesi del fascismo", Milano '79, p. 299.
    24) N. M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 233.
    25) M. Gozzoli, "Popoli al bivio. Movimenti fascisti e resistenza nella seconda guerra mondiale", Milano '89, p. 154.
    26) F. L. Cawten, op. cit., p. 259.
    27) Gizella Lutz č morta nel '94: la stampa ungherese ne ha dato la notizia rendendo omaggio alla sua «fedeltŕ oltre la tomba». Incarcerata nel '46, nel '54 venne processata e condannata a dodici anni perché ritenuta colpevole ...di aver esercitato un'influenza negativa sul marito. Uscita di prigione nel '56, scelse di rimanere in Ungheria; non volle risposarsi e si guadagnň da vivere facendo le pulizie nei negozi.
    28) Due «giudici» per ciascuna delle formazioni seguenti: Partito Indipendente dei Piccoli Proprietari (vincitore delle elezioni generali del 4 novembre '45 col 57,5% dei voti), Partito Nazionale Contadino, Partito Borghese Democratico, Partito Socialdemocratico, Consiglio Sindacale Nazionale, Partito Comunista Ungherese.
    29) Ferenc Szálasi fu impiccato alle 15,24. Il decesso fu accertato dai medici dieci o quindici minuti piů tardi.

  2. #2
    Klearchos
    Ospite

    Predefinito

    La veritŕ
    Organo Ufficiale della Confederazione Unica del Lavoro, della Tecnica e delle Arti – C.U.L.T.A. (www.confederazioneculta.org). Giŕ Rivista di Nicola Bombacci.
    Numero speciale maggio 2007– Direttore politico e responsabile ANGELO FACCIA – C.p.37–Succ. 6 06127 Perugia – Mail: segreteria_nazionaleculta@yahoo.it– Tel.349/5978759





    Da Bir el Gobi a Gargnano

    Itinerario di un giovane degli anni ‘20



    E’ Gianni Maggio da Spoleto, classe 1925.

    Un simbolo per la Regione Umbria.

    Il mio incontro con Gianni avvenne in occasione della costituzione della C.U.L.T.A. .Non esitň un istante nel chiedere di farne parte raccontandomi, con l’occasione, il suo personale rapporto con Nicola Bombacci fatto di “chiacchierate” alla buona e di cene, altrettanto alla buona, in quel di Gargnano in attesa che Nicolino fosse ricevuto dal Duce, di cui Gianni era componente della sua guardia.

    E’ accaduto che in questi ultimi tempi, ricorrendo l’anniversario della morte di Antonio Gramsci, tutta la “nomenklatura” dell’ex PCI, Napoletano in testa, celebrasse solennemente l’avvenimento salutando in Gramsci il fondatore del P.C.I….!! Abituati a falsificare tutto, i novelli comunisti-capitalisti non hanno il minimo scrupolo a falsificare anche un dato storico di dominio pubblico in tutto il mondo : l’attivitŕ politica di Nicola Bombacci, vero fondatore del Partito Comunista d’Italia e non Gramsci.

    Si comprende il perché di questi falsi grossolani che solo i loro adepti possono digerire in quanto politicamente vivono e prosperano su di essi, sui falsi, finche dura…Ma il popolo della c.d. sinistra fino a quando č disposto a farsi turlopinare da siffatti volgari falsari ? Il mio amico Santino Carletti invita gli stessi alla sveglia! Sarŕ possibile?

    Tornando a Gianni, ho chiesto allo stesso che mettesse a disposizione dei seguaci della CULTA i suoi personali ricordi di quegli incontri con Nicolino Bombacci…Qui di seguito č quel che ricorda., grazie Gianni.

    Angelo Faccia




    Stralci dalle mie memorie riguardo il mio incontro e la frequentazione con Nicola Bombacci .
    Gargniano Lago di Garda 1944 -1945

    Sono un Legionario della Guardia del Duce e spesso trovandomi di servizio a Villa delle Orsoline in Gargnano Sede del Comando Generale del Duce della Repubblica Sociale Italiana,ebbi l’occasione di conoscere e frequentare il Signor Nicola Bombacci ,mi fu presentato dal mio Comandante , Ardito Fiumano , discepolo e compagno di lotta di Gabriele Dannunzio il Maggiore degli Arditi Fulvio Balisti Comandante del 1° Battaglione Volontari Giovani Fascisti combattenti di Bir el Gobi 1941 Libia Africa Settentrionale , Nei primi giorni dell’agosto 1944 giunsero a Gargnano per recarsi a rapporto dal Duce il Maggiore Balisti e una persona che mi fu presentata come Nicola Bombacci , il Maggiore Balisti rivolendosi al Signor Bombacci gli spiegň che io ero stato un suo Giovane Volontario Fascista combattente a Bir el Gobi: ( Io avevo 19 anni ero cresciuto a pane e lavoro , Libro e Moschetto e in veritŕ poco libro e molto moschetto ma di storia di lotte operaie e di partiti politici ben poco ne sapevo ) Nel mentre mi presentava. il Signor Bombacci nel volto del mio Comandante notai un sorriso rassicurante notando la mia perplessitŕ per l’illustre sconosciuto e quando ritornarono dal colloquio con il Duce si trattennero in mia compagnia tutto il pomeriggio e cosě appresi il passato e il presente del Papa Rosso , del l’amico e confidente di Lenin e del nemico amico di lotte sociali con Benito Mussolini e poi fraterno amico e sostenitore indiscusso del Duce per l’attuazione della Repubblica Sociale Italiana che in veritŕ la sigla doveva essere Repubblica Socialista Italiana , ma questa č una storia da me scritta a parte .
    Nicola non era un opportunista , non valutň il pro ne il contro delle poi sue conseguenze , me ne convinsi profondamente frequentandolo , e come me era un puro idealista e per questa ragione cominciai subito a stimarlo , amarlo , ammirarlo , mi fu maestro di Etica e di fede incrollabile nel portare avanti l’emancipazione e i diritti della classe operaia attraverso la lotta sociale , spesso veniva a rapporto dal Duce in compagnia di altri collaboratori per la realizzazione dello stato Sociale , i fautori dell’ala estrema Socialista che il Duce aveva voluto accanto a se per promuoverla
    Spinelli e Manunta e cosě la mia emancipazione nei diritti delle classi sociali si allargava .Nicola mi ragguagliava del suo soggiorno in Russia , gli feci presente che io ero nato nell’Era Fascista <<e come asserisco ancora oggi >> la mia Patria era ed č l’Italia Fascista , assentiva benevolmente al mio Idealismo , e ai suoi racconti di vita vissuti in Russia io apprendevo le nefandezze del bolscevismo, cosě venni a sapere che nell’Eden Russia bolscevica il proletariato era inesistente che espressioni di pensiero e libertŕ venivano soffocati con milioni di deportati in Siberia. ed ebbe inappellabile convinzione che quella dottrina non era il suo proletariato socialistico Venivano a rapporto dal Duce almeno tre volte al mese e specialmente Nicola mi fu Sommo Maestro di cultura e storia associativa . La lena organizzativa di Manunta e Spinelli nel portare avanti l’attuazione della socializzazione procedevano senza soste e prossima al traguardo stabilito , e Nicola andando nelle fabbriche a parlare agli operai riscuoteva consensi ,abbracci ,applausi dalle maestranze e ai comizi nelle piazze di molte cittŕ ad ascoltarlo e applaudirlo non erano mai meno di venti-trentamila persone : sicuro perchč a Brescia fui presente anche io a un suo comizio:.Si pensava all’oggi con convinzione e non al destino che ci avrebbe riservato il domani perchč si agiva nella certezza di una giusta causa . E i nostri incontri , loro i maestri io l’imberbe discepolo , ci affratellarono , e nel mio nitido ricordo riemerge quella sera che felici dell’operato andammo a cena in una locanda di Gargniano a festeggiare con un uovo a testa cotto in acqua e con verdura cotta scondita . Ma gli eventi lugubri incalzavano,rividi il mio caro Maestro Nicola ai primi giorni dell’aprile del 1945 era sereno , mi disse che avrebbe seguito il Duce ovunque nel suo destino , lo rassicurai che io sarei stato a loro fianco , ma il destino volle diversamente.
    Ancora oggi la sua figura č scolpita indelebile nel mio cuore e nella mia mente ,per la sua fede nel Socialismo che portava avanti con il Duce , pagň con la vita . Gli Opportunisti , i sommi capi del c.n.l.a.i al soldo della russia bolscevica avevano decretato il suo assassinio , avevano fallito nell’assassinio del Duce , perchč il carnefice il cosě detto capitano valerio quando arrivň sul posto nel pomeriggio del 28 aprile 1945 trovň due cadaveri perchč all’alba di quel giorno il Duce era stato assassinato da due partigiani per difendere dallo stupro la Signora Petacci e al carnefice valerio non restň altro che infierire tra gli altri anche su Nicola Bombacci indomito Alfiere delle classi lavoratrici .
    Da questa mia memoria che scrissi nel 1946 quando ero detenuto nel carcere di Spoleto non voglio che siano fatte correzioni di ortografia o di altro .nella testata ho aggiunto le mie tessere.
    Gianni Maggio
    Nicola Bombacci durante il suo esilio in Russia





    Nicola Bombacci parla ai lavoratori
    Il tempo che passa non sempre allontana la veritŕ, a volte č necessario un transitorio per far diradare i fumi dell’illusione, dopo di questo viene il tempo delle domande e della maičutica.
    Tutti quelli che ebbero il coraggio di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, alla fine di tutto furono chiamati rispondere a caro prezzo della loro scelta. Ma di questi, per quelli che colsero le ragioni intime di quei “seicento giorni”, il calice amaro non coincise soltanto con la sconfitta, o con lo scempio di piazzale Loreto, ma con l’estinzione completa delle “Leggi sulla Socializzazione”. La cosa peggiore e tragica malgrado tutto non fu la fine di Salň, ma la fine di quella che Enrico Landolfi aveva chiamato “la Rossa Salň”.
    Da qui parte la restaurazione capitalistica, che come storicamente avviene ha sempre le sue guardie bianche. Subito lievita una grave prima anomalia che caratterizzerŕ tutta la vita politica a venire dal dopo guerra in poi: le guardie bianche vestivano una casacca rossa.
    Certo č che il partito comunista non poteva salvare il fascismo dopo tutto quello che c’era stato, ma il fascismo nella sua totalitŕ di regime non coincise con la socializzazione, salvare la socializzazione non avrebbe coinciso con il salvare il fascismo. Ma allora perché i “cugini hegeliani”, ovvero i comunisti, chiamati da Giovanni Gentile anche “corporativisti impazienti”, non risparmiarono niente della socializzazione?
    Si potrebbe pensare, ma troppo semplice sarebbe, che nell’euforia antifascista ci fosse la necessitŕ d’azzerare tutto quello che sapeva di fascismo, come richiedeva certa furia partigiana. Ma allora perché Palmiro Togliatti cercň l’Amnistia per i fascisti?
    I comunisti da sempre, almeno quelli di un tempo, ora non se ne vedono, erano studiosi e osservatori attenti, sapevano credere e soffrire, ma erano anche zelantemente obbedienti nei confronti di chi riteneva di possedere il dogma dottrinale. Perché affossare i principi che avrebbero portato gli operai ad essere padroni delle proprie fabbriche? La Socializzazione potrebbe aver spaventato i sacerdoti del socialismo scientifico, facendo inorridire scribi e farisei quasi fosse l’effetto del cristianesimo nei confronti dell’ebraismo? Oppure la Socializzazione, se mantenuta pur depurata da ogni ricordo mussoliniano, avrebbe potuto trasformare l’Italia in un paese Socialista? Questo non sarebbe mai stato tollerato, quest’ultima ipotesi avrebbe fatto saltare gli equilibri internazionali imposti dalla spartizione di Yalta, sottraendo l’Italia dal controllo americano. Conseguenza: la Socializzazione andava rimossa, in ogni senso, pratico e di pensiero, e in questo, ecco la seconda anomalia, contribuirono i movimenti che furono definiti neofascismi, quelli che si richiamavano ad una continuitŕ ideale. Tutti sappiamo, perché siamo grandi abbastanza, e smaliziati al punto giusto, che nel sistema denominato “continuitŕ ideale” troviamo di tutto , dal Concordato, alle battaglie contro il divorzio, alla reazione, al nostalgismo fine a se stesso, alla Nato, alla lotta ai rossi, tutto fuorché quello che meritava di esserci. Ma allora l’archetipo di fascismo costruito dal neofascismo non fině per identificarsi nello stereotipo voluto dall’antifascismo? Tutto allontanava dalla possibile, praticabile, via chiamata socializzazione.
    Per definizione al termine anomalia corrisponde un’irregolaritŕ, un allontanamento da un percorso tipico, ma delle due anomalie nominate, quella delle guardie rosse che si fanno per l’occasione bianche, e degli artificieri delle <<mine sociali>> per capirci, č mai possibile che siano spiegabili come una bizzarria di eventi improbabili che guarda caso, visto poi i risultati, sono pure coincidenti? Non sarebbe opportuno pensare a qualche fattore esterno che ha catalizzato gli eventi nel verso a lui piů gradito?
    Se abbiamo voglia di farci delle domande, sia chiaro questo come principio fondamentale, non č certo perché si voglia disseppellire il fascismo. Il fascismo fu un fenomeno unico e irripetibile e quindi impensabile una sua riproduzione, cosě come un abbraccio integrale. Farlo sarebbe anacronistico, lasciamo a chi visse quei giorni la possibilitŕ di raccontarci e tramandarci le emozioni e le intensitŕ delle loro ragioni, ci parlino di El Alamein, della “battaglia di Anzio” e del guerriero colto di Firenze che mai s’arrese. Ma non offendiamoli, non cadiamo nella farsa, e non inganniamo noi stessi nel voler cercare un mago che mai verrŕ capace di riportare indietro le lancette del tempo. Nostro compito č capire la sostanza, l’anima, ovvero l’idea, e questa č innanzi a noi non dietro. Quest’idea si chiama Socialismo e Patria.

    Ottobre 1944, teatro di Brescia, Nicolino Bombacci, giŕ fondatore del partito comunista italiano e amico di Lenin, parla ai lavoratori riuniti senza distinzione e anche senza tessera, si discute delle “Leggi sulla Socializzazione”, ovvero <<tutto il potere a tutto il lavoro>>, che significa il potere a chi lavoro e non allo Stato padrone o al padrone capitalista, la traccia della conferenza, cosě come quella delle successive sarŕ: <<Il capitale al servizio del lavoro e non il lavoro al servizio del capitale,… l’utile al servizio dell’uomo e non l’uomo a servizio dell’utile>>.
    Immaginiamo ora una platea composta di ragazzi precari di un call -center, d’operai di “tute arancione”, di quelli che vivono isolati in container lontano dalle famiglie per mesi, di lavoratori riconvertiti tre o quattro volte che non sanno neanche piů che lavoro fanno, le parole di Bombacci avrebbero ancora un senso?
    Sono passati piů di sessanta anni, ma la restaurazione capitalistica ha reso, nonostante il tempo, il tema ancora piů pertinente ed attuale.

    Un’attivitŕ che contraddistingue l’uomo da ogni altro essere vivente č il lavoro, quando questo č svolto consapevolmente per perseguire un fine condiviso. Altrimenti ci sono animali che lavorano, cosě come uomini che lavorano per altri uomini, senza alcuna partecipazione emotiva, ma questi sono spesso schiavi o utensili viventi. In questo caso il lavoro cessa di essere una peculiaritŕ umana, difatti sfugge ad ogni coinvolgimento delle sue qualitŕ, come se all’uomo non fosse richiesto che l’indispensabile per essere sfruttato, rinunci pure alla sua anima razionale, e si nutri essenzialmente della sua anima irascibile e concupiscibile, a queste due porzioni di uomo basta la nutrizione del consumismo, non sono richieste virtů, solo specifiche, piccole, conoscenze, un salario, quando c’č, puň essere piů che sufficiente come ricompensa. Altro che “Consigli di Gestione” e ripartizione degli utili, non č richiesto neanche di pensare, al massimo si deve imparare ad aspettare con pazienza in una rimessa attrezzi chiamata lista d’attesa, e lě maturare il proprio senso di inadeguatezza di fronte alla grande macchina chiamata necessitŕ di mercato, rafforzando la nostra alienazione nell’ultimo centro commerciale, guardando attraverso un vetro, le nuovissime, strabilianti invenzioni tecnologiche.
    L’attuale societŕ a conduzione esclusivamente capitalistica ha divaricato la distanza esistente tra lavoro e capitale. Tenendo presente l’evoluzione del capitale cosě come del padrone, che sfuggono oramai ad una connotazione tradizionale essendosi mascherate, sublimate, nella direzione finanziaria, s’afferma che anche il lavoro č cambiato e che non č piů quello dei tempi della rivoluzione industriale, questo č vero ma č allo stesso tempo vero che il lavoro č stato spinto all’estremo opposto del suo senso nobile ed etico, estremo che seguita a coincidere al lavoro-merce. Da tale prospettiva, morale e umanistica, la condizione del lavoro non č cambiata rispetto al salariato dell’ottocento o dello schiavo.
    L’uomo lavoratore seguita a non avere una sua adeguata collocazione, anzi spesso non ha neanche un lavoro ed č costretto a mendicarlo, su questo si fonda il nuovo sfruttamento e l’impossibilitŕ partecipativa del lavoratore nel posto di lavoro.
    Ma la restaurazione capitalistica, che ha pretese globali, ha un valore veramente irreversibile come si vuole far credere? Il lavoro ha per questa societŕ un valore? Il suo valore č rapportato alla sola capacitŕ di sfruttamento e parcellizzazione dell’uomo o esiste un progetto serio che va verso la sua elevazione armonica e sociale? C’č qualcuno, di quelli che contano qualcosa, che voglia promuovere la “Democrazia del Lavoro”?
    Se con coscienza vogliamo rispondere a queste domande, credo sia necessario pretendere un capovolgimento dei valori cosě come questa societŕ c’č l’ha posti. Ha indubbiamente ragione Hugo Chŕvez nell’affermare che abbiamo bisogno di un grande atto sovversivo, ovvero una capacitŕ di ribaltamento completa, in grado di riportare il Lavoro al centro dell’attivitŕ umana nel senso a riappropriarsi dei loro destini e delle proprie ricchezze. Ancora per dirla nella lingua del presidente venezuelano: << Un mundo mejor es posible, si es socialista>>, e a questo a scanso di equivoci, aggiungiamo soltanto che la via praticabile del socialismo č la Socializzazione.
    Nicola Bombacci dovrebbe tornare tra gli operai anche da noi quando avrŕ finito in america latina. Nel frattempo seguitiamo a farci domande, alla fine ci troveremo pronti e piů sovversivi di quello che pensavamo.

    Lorenzo Chialastri
    operaio della Telecom iscritto alla CULTA
    Intervista impossibile a
    Nicola Bombacci
    Apostolo della Socializzazione


    -Onorevole Bombacci...
    -Mi chiami Nicola. O Nicolino, se preferisce... Lasci stare l’onorevole: io sono figlio del popolo... E il popolo, me compreso, non contempla altro onore che quello conquistato sui campi di battaglia, nelle trincee o nelle
    piazze... E chi se lo conquista lě, come spero di aver fatto io nelle piazze, non gode ad essere chiamato “onorevole”, secondo accezione corrente... Non ho un bel ricordo del mio periodo parlamentare... Per cui la
    prego - eviti...
    -Comunque voglia essere chiamato, lei resta “l’Apostolo della Socializzazione”; le viene perfino attribuita la stesura del testo di legge che istituě la socializzazione nella vicenda della Rsi...
    -Non ho scritto io quel testo; certo, ho approvato e abbracciato totalmente disegno e realizzazione, fino a meritarmi quell’appellativo che lei ha ricordato... Quel progetto era quanto perseguivo da quando, agli inizi del ‘900, iniziai, da socialista, a fare politica... E da socialista - come sa - ho inteso finire di piantar grane a questo mondo... -Proprio il fatto che lei sposň, da socialista, di piů: da fondatore del Partito comunista ’Italia,la causa del fascismo repubblicano, a guerra ormai compromessa, la fa ritenere persona controversa ed incoerente...

    -Beh, se č per questo, anche Togliatti sposň il programma originario del fascismo enunciato a San Sepolcro: ricorda, no? “Il Migliore”, nel 1936, rivolse l’invito “ai fratelli in camicia nera” di rifarsi a quell’atto fondativo e di considerare il comunismo potenziale realizzatore di quel programma...
    -Sě, ma Togliatti si č ravveduto, mi sembra...
    -Mica tanto: secondo lei, perché dopo la fine della guerra concesse l’amnistia a migliaia di fascisti incarcerati?
    -Perché?
    -Perché pensava di riconquistare alla causa comunista tutti quei fascisti irriducibili a fare, da destra, quanto pretendevano i neo-acquisiti alla logica liberal-liberista che si andava apparecchiando in Italia… E, comunque, se lui, Togliatti, si č ravveduto dal fascismo io mi sono ravveduto dal comunismo... A conti fatti, visto che di comunismo reale si parla ormai solo sulle pagine di storia e neanche tanto positivamente, non so chi dei due si sia ravveduto meglio...
    -Se č per questo, del fascismo, sulle pagine di storia, si parla anche peggio...
    -Sě, ma con una, anzi: due differenze...
    -E cioč?
    -La prima: il fascismo ha perso una guerra mondiale e, quindi, era abbastanza scontato che pagasse dazio per quella sconfitta... Il comunismo, che pure vinse la stessa guerra che il fascismo ha perso, si č sconfitto da solo per implosione... La seconda...
    -La seconda?
    -Il fascismo non ha tradito la sua rivoluzione, il comunismo, invece, sě...
    -Quindi - mi sembra di capire - lei non si considera né controverso né incoerente...
    - Accetto senz’altro di essere considerato “controverso”. Del resto, chi non č contro-verso rischia di diventare perverso e, se lei permette, nessuno puň dubitare della mia onestŕ morale... Sull’incoerenza politica il discorso si complica ma ritengo di potermi spiegare...
    - La prego...
    - Ho inseguito per tutta la vita la realizzazione di un progetto di evoluzione del lavoratore da asservito al giogo del capitale, a padrone del proprio destino... Quando vidi scivolare questa originaria e antica aspirazione dell’uomo in un riformismo che avrebbe finito per accettare, di perpetuare i canoni del liberismo economico, abbracciai la rivoluzione comunista e fondai la sezione d’Italia del partito... Quando, ancora, vidi come Stalin tradiva la rivoluzione dei Soviet, dei “consigli degli operai” per intenderci, per dare ad una casta di amministratori e di burocrati, a un Soviet talmente Supremo da essere inaccessibile ai lavoratori, tutto il potere che la rivoluzione, invece, prometteva all’operaio, mi disillusi e guardai oltre...
    - Al fascismo, com’č noto...
    - Al fascismo... Perché, no?
    - Beh, la storia pensa...
    - La storia non pensa: gli storici pensano...
    - D’accordo: gli storici pensano che il fascismo non favorě affatto gli interessi dei
    lavoratori...
    - A me risulta altrimenti, anche se non sono uno storico... Gli storici scrivono, di solito, quello che il potere al potere vuole che scrivano... Nelle eccezioni (rare...), per quanto obiettivi possano essere, sono anche loro, gli storici, dentro la storia: mica la contemplano da Sirio. Vuole che ricordi e le elenchi tutte le leggi che il fascismo promulgň al fine, realizzato, di costruire lo stato sociale, ancora
    prima di arrivare alla sua fase repubblicana?
    - Le conosco, grazie... Ma c’č chi pensa che, quelli, fossero atti dovuti in ogni caso e da qualsiasi - come lo chiama lei - “potere al potere”... I tempi erano maturi perché si realizzasse lo stato sociale... Il fascismo fece
    quanto era improrogabile fare...
    - ..Talmente improrogabile che, oggi, non fanno altro che smantellare improrogabilmente lo stato sociale...
    No, lei sbaglia: nessuna contingenza avrebbe costretto il fascismo a realizzare il suo programma rivoluzionario se, questo, non fosse stato iscritto nel suo Dna...
    - Torniamo, per un attimo, alla difficile assimilazione che lei intese intravedere fra fascismo e comunismo...
    - Le dirň di piů: fino ad un certo momento del percorso della rivoluzione comunista, ho persino sognato - come ricorderŕ - che le due rivoluzioni, quella fascista e quella comunista, appunto, potessero unirsi...
    Ancora nel 1940, sentivo di poter affermare: .....eppure giorno verrŕ, in cui il soviet, permeandosi di spirito gerarchico, e la corporazione, di risoluta anima rivoluzionaria, s..incontreranno sopra un terreno di redenzione sociale...
    - Che cosa intendeva dire?
    - Fascismo e comunismo hanno la stessa matrice ideologica: il socialismo, appunto... Perché crede che sul punto di essere fucilato gridai ..Viva il socialismo..?
    - Non lo so: me lo dica lei...
    - Il fascismo, all’inizio del suo percorso, divaricň la forbice dalla matrice originaria per poi gradualmente, riavvicinare le punte del compasso. Fino a farle coincidere in una formula, in qualche modo “socialista”, forse
    inedita nella storia, sě, ma fedele all’originaria aspirazione e, ai miei occhi, a tutt’oggi, insuperata. Il comunismo, invece, uscě sě dallo stesso punto originario, ma poi realizzň la completa ottusitŕ dell’angolo...

    Fino ad abortire in una sorta di capitalismo di stato... Cosa, quest’ultima, assai diversa da qualsiasi concezione di socialismo si voglia intendere...
    - A seguirla sembra quasi che sia stato il fascismo a realizzare le istanze marxiste...
    - No, il sistema di socializzazione del fascismo prevedeva la sussistenza della proprietŕ privata. Il che lo rende irriducibile alle istanze marxiste, almeno a quelle di vulgata...
    - Infatti, il fascismo non predicň mai l’abolizione della proprietŕ privata, come prevedeva invece il socialismo...
    - Anche qui - mi perdoni - si sbaglia: del socialismo esistono diverse concezioni e non tutte prescrivono l’abolizione della proprietŕ privata. Si rilegga Filippo Corridoni, per esempio... Quest’abolizione la prevedeva, compiutamente, la versione di-vulgata di Marx che, invece - nonostante la vulgata - considerava la fase finale del percorso rivoluzionario del proletariato comunista nella:....Autonomia dei produttori... In pratica, Marx auspicava il pieno possesso, ovvero: la piena proprietŕ dell’impresa economica industriale, agricola, commerciale da parte dei lavoratori che la gestiscono. Cioč, ancora, nella piena autogestione delle imprese produttive... Nella socializzazione compiuta, per l’appunto... Guardi, ancora per esempio, il socialismo realizzato nell’ex Jugoslavia titina: lě, mica era una prescrizione tassativa abolire totalmente la proprietŕ privata... Come invece fu, e con quali esiti! nell’Unione Sovietica...
    - Ma la proprietŕ privata non č parte consustanziale del liberismo economico?
    - Questo lo credono menti depositate nell’archivio a caselle concettuali con tenuta assolutamente stagna e stonfa... La proprietŕ dell’impresa da parte del lavoratore, nei limiti stabiliti dalla socializzazione, la proprietŕ
    della sua casa - ancora e sempre per esempio - sono fondamentali che non smentiscono una versione possibile - sottolineo: possibile - del socialismo... Anzi - a parere mio - la esaltano al di lŕ degli espropri statali comunisti e dei monopoli privati del capitalismo... La proprietŕ č un istinto naturale dell’uomo... Perché abolirla? O perché concentrarla in poche, avide mani? Nel Manifesto di Verona si stabilisce il diritto “alla” proprietŕ”, in contro distinzione dal diritto “di” proprietŕ... Si stabilisce, cioč, un principio di diritto etico del proletario: quello di evolversi in proprietario... Il diritto “di” proprietŕ, cioč, viene ricondotto nell’ambito dei superiori interessi della comunitŕ, del popolo, della nazione e non a quelli del capitalismo di pochi individui GIŔ proprietari...
    - Non mi dirŕ che il fascismo sostenne anche la lotta di classe...
    - La lotta di classe č un espediente, non un dogma... Un espediente che ha trovato nella rivoluzione industriale la sua legittimazione... Intere comunitŕ contadine furono costrette ad inurbarsi in tuguri... E a lavorare in condizioni che a dire schiave č cosa perlomeno appropriata... Quale altro espediente, a parte la lotta di classe, avrebbero potuto adottare, quelle masse, per elevarsi da una condizione di animalitŕ, in cui erano costrette dal neonato capitalismo industriale, a un minimo di condizione umana? Un rivoluzionario operaista a tutto tondo come Mazzini, non abbastanza celebrato per i motivi che le sto per esporre, poté concepire, invece, un sistema in cui tutti, un giorno, sarebbero stati padroni della propria impresa lavorativa e sociale... Invocando (il Mazzini...) che tutti avevano il diritto ad essere responsabili di questa impresa, senza distinzione fra fornitori di capitale e fornitori di forza-lavoro, auspicava, insomma, un sistema in cui le forze produttive si armonizzano in una responsabile condivisione sociale. In questa realizzazione, lo scontro di classe sarebbe diventato un non senso logico... Cosa che perfino Marx prevedeva come sbocco naturale del comunismo... E la storia ha smentito Marx, mica Mazzini che giŕ, nell’800, intravedeva nel socialismo marxista realizzato ..una vita da castori.. e non da uomini... Quello che appunto fu…
    - Non le č mai venuto in mente che la socializzazione fosse un espediente per riconquistare alla causa dell’ultimo fascismo, quello repubblicano, la massa dei lavoratori? Masse che, disilluse dal regime ventennale, si erano, nel frattempo, rivolte altrove per cercare la propria giustizia?
    - Le posso dire che a Genova, poche settimane prima del fatidico 25 aprile 1945, c’erano almeno trentamila persone in piazza ad ascoltare un mio comizio di propaganda per la socializzazione... E nessuno storico si č
    mai azzardato a considerare quella folla costretta a venirmi a sentire... E lě - credo - di essermi spiegato...
    Cosě, come nessuno storico ha mai sottolineato abbastanza che il primo atto legislativo del neo governo di liberazione, proprio nella mattina del 25 aprile ’45, abolě il decreto che istituiva la socializzazione delle
    imprese nella,ormai ex, Rsi... Sarŕ un caso?
    - Credo di no, ne convengo... Ma cosa disse, esattamente, in quel comizio del 12 marzo del ‘45?
    - Glielo riassumerň, citandomi. Dissi:“Fratelli di fede e di lotta, guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, comunista, amico di Lenin, di vent’anni fa. Sissignori, sono sempre lo stesso, perché io non ho rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi concederŕ di vivere ancora, lotterň sempre. Ma se mi trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica sociale italiana č perché ho veduto che questa volta si fa sul serio e che si č veramente decisi a rivendicare i diritti degli operai”.
    - Non le si puň negare una fede cieca...
    - Non mi neghi la fede... La cecitŕ - la prego - me la risparmi: non ho mai visto tanto bene come in quei giorni di martirio...
    - Va bene, andiamo oltre...
    - Non ho fatto altro per tutta la vita che andare oltre: continuiamo pure...
    - Secondo lei, che lo frequentň assiduamente, nei seicento giorni di Salň...
    - ..Della Repubblica sociale, vorrŕ dire... Scusi: chiami le cose con il loro nome esatto...
    - ...Nei seicento giorni della Repubblica sociale, allora, come vuole... Quale fu - dicevo - secondo lei, la molla decisiva che indusse Mussolini a concepire e realizzare il progetto di socializzazione, proprio nel momento in cui le speranze, non dico di una vittoria fascista, ma almeno di una sua possibile sopravvivenza, erano praticamente nulle?
    - Qualcuno (non ricordo chi...), prima di una battaglia che si preannunciava disgraziata, a chi gli faceva notare che non c’era nessuna speranza di vittoria, rispose: ..Sperare non č necessario per intraprendere...
    ...Ecco - se lei mi permette - fu proprio questo - io credo - lo spirito che portň Mussolini a varare, finalmente la legislazione socializzatrice... A portare a termine, cioč, in maniera coerente (un termine che - mi sembra - le sta particolarmente a cuore; perň, attento: soltanto gli imbecilli non si smentiscono mai...); a portare a termine - dicevo - gli sviluppi logici della rivoluzione fascista... Comunque, c’era, anche, un messaggio, un testamento - se vuole - da lasciare... Una via percorribile da indicare a chi sarebbe venuto dopo e avrebbe ripreso, in qualche modo, il cammino della rivoluzione che gli esiti della guerra stavano stroncando... Queste, e non altre, furono le molle che spinsero Mussolini a ..intraprendere..... Quando tutto, evidentemente, era ormai perduto... Fuorché l’onore... E si figuri che persino io, personalmente, m’illusi, per un momento, che
    realizzando la socializzazione le stesse sorti della guerra avrebbero potuto essere diverse... Ma Mussolini era l’unico che aveva, ancora, nonostante tutto, il senso esatto del corso che avrebbero preso la storia...
    Non fu certamente per caso che Lenin mi confidň che Mussolini era l’unico uomo italiano che avrebbe potuto realizzare, in Italia, la rivoluzione socialista... E i fatti non hanno smentito Lenin... Tanto meno, Mussolini...
    - Come saprŕ, in chi si autoproclamň “erede del fascismo”, la via indicata da Mussolini nel suo testamento politico č rimasta, praticamente, lettera morta... Nel dopoguerra, fino ad oggi, furono altre le istanze che, dal
    fascismo, i neofascisti assunsero nella pratica della loro azione politica...
    - Quello che dice č parzialmente vero... La socializzazione non č stata, per molti anni, sventolata come bandiera di discrimine fra chi avrebbe dovuto intendersi, ed essere inteso, interprete della “Terza Via” fra due concetti e due idee, comunismo e capitalismo, che sembrano irriducibili ma che, nella sostanza, non lo sono: da una parte, infatti, troviamo ancora i sostenitori del libero mercato che tutto legittima in nome del laissez faire e, dall’altra, lo stato che tutto pretende: entrambi espropriatori del destino dell’uomo...
    - Quindi?
    - Quindi, il fascismo, l’ultimo fascismo soprattutto, ha saputo riportare il discorso ai giusti termini: restituire alle mani del popolo la responsabilitŕ diretta della sua impresa, in ogni campo sociale si fosse trovata a manifestarsi... I fascisti del dopoguerra hanno, in non so quanto buona ma sicuramente in larga parte, disatteso la missione che gli fu assegnata. Senza, tuttavia, dimenticarla del tutto... Vedo, ai giorni che sono i suoi e, ahimč, non piů i miei, dei sussulti che vanno nella direzione giusta... Vedo dei soprassalti di coscienza e di memoria... Le idee che valgono non muoiono... Respirano piano, ma respirano... Covano, semmai, sotto la cenere... Basterŕ una ventata piů forte e il fuoco riprenderŕ ad ardere... O prima o poi, il capitalismo imploderŕ, per legge - oso dire - naturale... Cosě come, per deficienza interna, č crollato il comunismo... E l’uomo cercherŕ in altri sistemi di vita comunitaria la soddisfazione del proprio innato senso di giustizia sociale...
    -Nella socializzazione...
    -Nella socializzazione...
    Di Miro Renzaglia
    http://www.mirorenzaglia.com


    Da sinistra a destra:
    Gianni Maggio, Santino Carletti e Angelo Faccia

    Impaginazione: www.grdesign.eu

  3. #3
    ienchi
    Ospite

    Predefinito sionismo mussoliniano militante!

    Mutti islamista sei il primo della lista!

    contro i camerati convertiti all'islam la gioventů si scaglia,

    boja chi molla č il nostro grido di battaglia!

  4. #4
    ulfenor
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ienchi Visualizza Messaggio
    Mutti islamista sei il primo della lista!

    contro i camerati convertiti all'islam la gioventů si scaglia,

    boja chi molla č il nostro grido di battaglia!
    Perche non la fai finita eh? pagliaccio filo sionista

  5. #5
    patria e socialismo
    Data Registrazione
    20 May 2006
    Localitŕ
    Imperia
    Messaggi
    1,328
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ienchi Visualizza Messaggio
    Mutti islamista sei il primo della lista!

    contro i camerati convertiti all'islam la gioventů si scaglia,

    boja chi molla č il nostro grido di battaglia!
    vergogna

  6. #6
    SubZero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ienchi Visualizza Messaggio
    Mutti islamista sei il primo della lista!

    contro i camerati convertiti all'islam la gioventů si scaglia,

    boja chi molla č il nostro grido di battaglia!
    la merda che hai nel cervello ti sta uscendo dalle orecchie...

  7. #7
    il patto del tortino
    Data Registrazione
    28 Sep 2009
    Messaggi
    1,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ma dove volete annŕ!?!?

  8. #8
    Wir bleiben Braun!
    Data Registrazione
    02 Dec 2006
    Localitŕ
    Pistolero, bounty killer...un brutto cliente-vi farete le donne che sono state mie vi prenderete anche tutte le mie malattie-MICHAEL REGENER LIBERO!-
    Messaggi
    3,425
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ienchi Visualizza Messaggio
    Mutti islamista sei il primo della lista!

    contro i camerati convertiti all'islam la gioventů si scaglia,

    boja chi molla č il nostro grido di battaglia!
    Li vuoi tutti nel tuo harem quei begli araboni, eh?!
    Marpione, te vestito da sceicco e i negroni che ti sventolano le palme.(E poi te lo stampano nel baugigi).

  9. #9
    Wir bleiben Braun!
    Data Registrazione
    02 Dec 2006
    Localitŕ
    Pistolero, bounty killer...un brutto cliente-vi farete le donne che sono state mie vi prenderete anche tutte le mie malattie-MICHAEL REGENER LIBERO!-
    Messaggi
    3,425
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da nibbler Visualizza Messaggio
    ma dove volete annŕ!?!?
    Loro non so, ma a te ti ci posso mannŕ se vuoi

  10. #10
    SubZero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da nibbler Visualizza Messaggio
    ma dove volete annŕ!?!?
    a casa tua a ingroppare tua moglie.

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Un pň di storia: il fascismo
    Di donerdarko nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 27-07-08, 19:35
  2. La storia Borbonica ed il fascismo
    Di Antonio Luongo nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 26-06-08, 10:08
  3. Storia di un fascismo di sinistra
    Di cornelio nel forum Storia
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 04-06-07, 12:21
  4. Storia del fascismo in dvd
    Di Il Pretoriano nel forum Destra Radicale
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 22-09-06, 10:55
  5. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 16-09-03, 11:01

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito