EMERGENZA rifiuti in Campania: ora è nella bufera la società per lo smaltimento.E l’Unione europea mette sotto accusa l’Italia. Interdizione nei confronti della Impregilo, e di cinque società del gruppo, dal contrattare per un anno con la pubblica amministrazione, nonchè il sequestro di 750 milioni di euro: questo il bilancio dell’inchiesta della Procura di Napoli sulle irregolarità nella gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania. L’ordinanza è stata emessa dal gip Rosanna Saraceno su richiesta dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore aggiunto Camillo Trapuzzano. Immediate le ripercussioni in Borsa con le azioni ordinarie, risparmio Impregilo e tutti gli strumenti finanziari collegati, sospesi intorno alle 11,15 di ieri. Alle società sono contestati illeciti amministrativi derivanti da una ipotesi di truffa. Il gip ha applicato la misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione - relativamente alle sole attività connesse allo smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti - per un periodo di un anno nei confronti di Impregilo spa, Fibe spa, Fibe Campania spa, e Fisia Italimpianti spa. Il giudice ha inoltre disposto il sequestro preventivo di ingenti somme: 53 milioni di euro per le spese anticipate dal commissariato di governo per la costruzione degli impianti delle province campane diverse da Napoli, circa 302 milioni quale tariffa di smaltimento regolarmente incassata; documenti rappresentativi dei crediti certi, liquidi ed esigibili inerenti alle tariffe non ancora incassate pari a circa 142 milioni; circa 100 milioni per le altre spese sostenute dal commissariato di governo che per contratto erano a carico delle affidatarie; 52 milioni circa corrispondenti al mancato deposito cauzionale previsto dal contratto d'appalto; circa 104 milioni pari al valore del termovalorizzatore di Acerra per quanto riguarda i lavori eseguiti fino al dicembre 2005. Gli elementi raccolti dall'inchiesta cominciata nel 2003 dalla procura di Napoli indicano che «il sistema di smaltimento congegnato e progettato fin dall'inizio non portava da nessuna parte, non poteva funzionare». Lo sottolinea il procuratore capo partenopeo Giovandomenico Lepore. L'indagine non è che uno dei filoni di inchiesta in mano a un pool di magistrati inquirenti che, aggiunge Lepore, ha già prodotto 200 faldoni indagando a 360 gradi nel settore. «Il nostro intervento non toglie l'immondizia dalle strade - spiega - ma noi stiamo facendo la nostra parte. Il gip non ha sequestrato gli impianti e il costruendo termovalorizzatore e quindi l'attività lavorativa continua. Siamo però alla frutta, se non si provvede tutti concordemente. Il provvedimento di oggi darà una boccata d'ossigeno anche al Commissariato. Occorre mettere mano alle opere, siamo in emergenza e sino ad ora non ho sentito nulla su un piano di recupero della situazione». I pm stigmatizzano che una società importante nel panorama imprenditoriale possa aver chiuso un contratto in Campania sapendo di non potere ottemperarvi, «pur sapendo che si sarebbe messa in pericolo la salute dei cittadini», dice Noviello; nonchè il fatto che chi doveva controllare «di tutto si è occupato, ma non della tutela del territorio e dell'ambiente». E ora il gip napoletano Rosanna Saraceno a breve dovrebbe esprimersi sulle posizione dei 28 indagati in questo filone di inchiesta. Lo sottolinea il procuratore Lepore: «Ci sono tempi tecnici - dice - ma credo il gip si esprimerà presto». Tra le persone coinvolte, il presidente della Giunta regionale campana Antonio Bassolino, nella sua qualità, fino al 2004, di commissario di governo per l’emergenza rifiuti, i fratelli Piergiorgio e Paolo Romiti, proprietari di Impregilo, e gli allora amministratori delegati di Fibe e Fisia Armando Cattaneo e Roberto Ferraris. La Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia per la «cronica crisi» dei rifiuti che colpisce Napoli e il resto della regione Campania. Lo ha reso noto ieri l’esecutivo europeo sottolineando che «il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l'ambiente».
Tratto da "Il Tempo".
Questa è la Campania della Repubblica... secondo me ha i tratti di un baronato vecchio stile se consideriamo che Bassolino sta nel "giro" da quindici anni.




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