Le mani sulla città
lettera aperta sui massimi poteri a Foggia

Una lobby infiltra ed occupa oggi il potere in questa nostra città.
Una lobby che ha riunito nell'attuale amministrazione comunale, gli imprenditori che
dominano, indirizzano e controllano (sia direttamente che attraverso terzi) la quasi totalità
delle televisioni e la gran parte della carta stampata, la locale squadra di calcio, la società
esattoriale che incassa i tributi locali, compresi quelli comunali.
Guida la giunta, il magistrato Ciliberti, già funzionario di prefettura.
Ecco un ricco esempio di squilibrio dei poteri e del conflitto di interessi.

Questa amministrazione comunale andava commissariata già da tempo, vista
l'incapacità delle varie giunte Ciliberti sin qui susseguitesi: incredibilmente sprecone
nell'amministrare il danaro pubblico, troppo accondiscendenti nell'assegnare consulenze
milionarie agli amici, molto generose nel moltiplicare consigli di amministrazione che
accontentino con una comoda poltrona, gli amici portatori di consenso. Con i nostri danari.

Ma chi avrebbe dovuto vigilare, controllare e commissariare questa giunta, appartiene
alla medesima corporazione prefettizia nella quale è nato e cresciuto Orazio Ciliberti.
Anche l'opposizione politica (e il difensore civico, che fa?), che avrebbe dovuto vigilare e
controllare il governo della città, quasi incredibilmente, non riesce a dare la spallata decisiva a
questa giunta, che si dimostra un fallimento sin dai suoi primi atti amministrativi.

Addirittura un leader dell'opposizione scende in campo a difendere il sindaco Ciliberti,
dimostrando con ciò (come se ve ne fosse il bisogno), come certa partitocrazia, difenda se
stessa contro il buon governo della città e contro gli interessi dei cittadini foggiani, malgrado il
forte indebitamento ed il deficit raggiunto dalla giunta Ciliberti.

Un (mal)governo cominciato con una barbara occupazione del potere, esordita con la
frettolosa “cacciata” del legittimo consiglio di amministrazione dell'AMGAS SpA per far posto al
Tavasci, già esattore locale ed attualmente “imprenditore disoccupato”, esponente di spicco di
una imprenditoria da prima repubblica oramai fallita, di quella imprenditoria mal cresciuta
all'ombra dei facili guadagni erariali, di quella abituata a coprire il proprio rischio d'impresa con
gli appalti pubblici, le concessioni pubbliche e gli incarichi pubblici, di quella che (soprav)vive di
politica e non di merito, di capacità, o di bravura. E tutto questo, sempre con i nostri denari.

Questa è l'offerta qualitativa che offre la giunta Ciliberti: tanti medici della sanità
pubblica (entrati in politica in massa compreso l'ex presidente dell'ordine Carmine Stallone
all'arrivo della concorrenza universitaria), imprenditori della sanità privata sempre di quella
pagata con il danaro pubblico (anch'essi transfughi in politica dopo l'arrivo della sanità
universitaria), editori locali (le cui testate televisive sono risultate tutte ultime nella classifica
regionale pugliese), e vincitori di concorso pubblico dall'aspetto presentabile come Ciliberti.

Da questo fronte di potere, era lecito aspettarsi di più, molto di più, di quello cui ci
hanno abituato ad assistere, piuttosto che l'arbitraria arroganza dimostrata sinora.
Intanto i cittadini foggiani, quelli che vedono emigrare i propri figli a causa di questa lobby del nulla
che (s)governa Foggia, di quelli che hanno una sola casa e la utilizzano per abitarci, si sono visti aumentare le tasse al contrario di chi, di case ne ha tante (anche troppe, veramente troppe) e le utilizza per speculare, senza aumenti dell'ICI o della TARSU.


Mentre i foggiani che non hanno un lavoro e che lo cercano inutilmente, ignorano come
la lobby politico-imprenditoriale che condiziona le scelte del comune di Foggia, non abbia alcun
interesse ad incrementare l'occupazione (e poi chi li vota?), e gestisce il problema-casa come
fosse un problema di “alimentazione edilizia” del sistema dei costruttori, il quale risulta essere,
e da sempre, il più grande condizionatore delle nostre campagne elettorali.

Purtroppo, le nostre lobbies politico-affaristiche risultano arretrate culturalmente ed
ottuse mentalmente, distruggendo così il futuro di questa città, devastando così, il nostro
futuro ed il futuro dei nostri figli, al solo fine di perpetuare il loro arricchimento personale.

Esse impediscono ai giovani di crescere ed arricchirsi, nella ottusa quanto squallida
volontà di arricchire solo se stessi e sopravvivere a tutto e a tutti, a qualunque costo, anche al
costo di mandare tutto e tutti in malora, così come avviene.

Cosa ne sarebbe di queste lobbies, senza il continuo ricatto occupazionale cui sono
sottoposti da sempre i giovani foggiani? E cosa sarebbe di questi gruppi di potere, senza il
ricatto della casa, malfatta, umile e pagata veramente troppo cara?

La risposta è amara quanto autentica: la città ed i suoi abitanti non hanno bisogno di
questi gruppi di (pre)potere, mentre sono questi signori, ad avere bisogno di noi, della nostra
ricchezza, della nostra capacità produttiva, delle nostre risorse, delle nostra buona volontà e
lealtà, della nostra, onestà e correttezza e soprattutto, della nostra tradizionale tolleranza ed
accoglienza umana e cristiana. E loro ne approfittano: spietatamente.

A Foggia si costruiscono case su una previsione di oltre 200.000 residenti, quando noi
non siamo così tanti, vista la costante emorragia di giovani in cerca di un futuro migliore che
dissangua la nostra società civile. E allora mi domando perché le case costino così tanto, e
perché il valore dichiarato di acquisto delle case non risponda al valore effettivo e di mercato.

Evidentemente i gruppi di potere non trovano conveniente raccogliere il consenso in una
società sana e ricca, laddove i cittadini trovano con facilità un lavoro ed acquistano una buona
casa ad un prezzo equo, rendendosi liberi di scegliere chi votare, senza subire alcun ricatto.

Ai gruppi di potere non piace che i cittadini siano liberi e ricchi.

Sulla questione dell'edilizia poi, come su quella del facile arricchimento derivante da
compra-vendite di terreni e case, avrebbero molto da dire due nostri concittadini:

Francesco Marcone e Leonardo Biagini.

Peccato però, che essi non possano più parlare.
Qualcuno ha pensato bene di tacitare le loro bocche, e per sempre.

Sapete, a Foggia è proibito “ficcare il naso” nell'edilizia (specie quella pagata con danari
pubblici - arieccoci -), come è proibito essere uomini e donne liberi.

Niente servizi sociali e comunali efficienti, sicurezza per i cittadini, case popolari per chi
ne ha bisogno, niente lavoro e futuro per i giovani che covano rabbia e frustrazione.
L'alternativa è l'industria della droga. Da vendere o da assumere. O ambedue.

Vogliono mettere le mani sulla città, tentano di condizionare i massimi poteri locali,
tacitano l'informazione e controllano il sistema-Foggia, ma non offrono in cambio l'opportunità
di vivere liberi e sicuri, non vogliono un benessere più diffuso per tutti.

Questo sistema non funziona più, mentre i partiti, così come sono (mal)ridotti, non
rispondono più alle esigenze dei cittadini, ne' li difendono dagli abusi degli altri (pre)poteri
(a)sociali: gruppi di potere e di pressione, malavita organizzata, delinquenza comune.

I partiti sono divenuti auto-referenziali e perciò sordi e ciechi rispetto alla esigenze della
società civile, ormai inviperita ed oltremodo arrabbiata da questo umiliante stato delle cose.
Nasce l'esigenza per la società civile foggiana di difendersi da questa politica impazzita,
senza morale, senza contenuti ne' valori, che non la difende e non la tutela.

I cittadini hanno il sacrosanto diritto di difendersi da questa palude incivile.
Un giovane che ha la sfortuna di nascere qui, non può costruirsi un futuro sulle parole
fritte e sulle promesse del politicante di turno, nella insicurezza del precariato a vita, garantita
da un'imprenditoria fallimentare e collusa con la mala-politica.

Sulla base di questa drammatica situazione, nasce una nuova generazione di cittadini,
quelli di serie B, quelli che non hanno gli stessi diritti degli “amici degli amici”, quelli che non si
assoggettano ai gruppi del (pre)potere, quei cittadini che invece credono in un sistema dove il
merito sia ripagato, dove la lealtà e la correttezza siano valori insostituibili, e dove, chi lavora e
chi rispetta la legge, non debba essere penalizzato ma premiato.

Non si può continuare ad assistere inermi alla valorizzazione di gente che non lavora e
che non ha voglia di lavorare in questa città, mentre chi merita viene umiliato e mobbizzato.

L'era dei fessi è terminata, e l'era dei sudditi è morta.

Questa, è l'era dei cittadini che difendono i propri diritti ed obbligano gli altri a
rispettarli e a temerli, questa è l'era dei cittadini “ X “, i cittadini qualunque.

Costruiamola insieme.
Il cittadino “ X “ (Gustavo Gesualdo)