I rapporti germano-egiziani si basano in ultima istanza su un avvenimento storico, lo stesso che motivò l’azione progettata dai giovani ufficiali rivoluzionari attorno a Nasser, i quali vollero dare un altro destino all’Egitto e a tutto il mondo arabo. Dieci anni prima di questa rivoluzione, mentre l’armata germano-italiana di Rommel penetra in Egitto nel 1942, Churchill, consapevole del pericolo e delle simpatie pro-tedesche delle masse egiziane, lancia un ultimatum: se l’Egitto non si schiererà immediatamente a fianco di Londra e non metterà fine ai movimenti filo-tedeschi, l’Inghilterra prenderà tutte le misure militari per “disciplinare” il paese. L'esercito egiziano, male equipaggiato, non può assolutamente tenere testa ai Britannici. Esso deve chinare il capo. Per dare dimostrazione della loro potenza militare, gli Inglesi fanno accerchiare dai blindati il palazzo di Re Farouk.
Il Capo dello Stato Maggiore egiziano, Aziz Ali al-Misri, che è germanofilo, il Primo Ministro Ali Maher (che riprenderà brevemente il suo posto dopo la rivoluzione del 1952), e un buon numero di loro amici, vengono immediatamente internati dai Britannici. Un gruppo di giovani soldati, tra cui Nasser tenta, senza successo, di liberare Maher con un colpo di forza. Sadat, che a quel tempo fa da collegamento tra il movimento arabo di liberazione e l'Afrika Korps di Rommel, parteciperà anch’egli alla rivoluzione nasseriana del 1952. Nel 1970, sarà il suo successore alla testa dello Stato egiziano. Gli Inglesi internano anche lui nel 1942. Nello stesso modo, un anno prima, Churchill ha fatto decapitare un altro Stato arabo, con misure ancora più brutali: l'Irak pro-tedesco di Rachid Ali el-Gailani. Nelle sue memorie, Sadat fustigherà il brutale comportamento degli Inglesi in Egitto ed in Irak durante la seconda guerra mondiale: egli lo descrive come un oltraggio palese, scandaloso e inaccettabile al diritto di autodeterminazione.
L'Egitto rivoluzionario ha sempre dimostrato un profondo rispetto e un’ammirazione per i soldati della Wehrmacht; ad esempio, il primo Presidente del governo rivoluzionario, Naguib, redige nell’aprile 1954 un messaggio di saluto in tedesco rivolto ad un’organizzazione di veterani paracadutisti tedeschi, completo della sua foto e della sua firma personale. All’epoca i veterani pubblicano questo documento. Eccone il testo: "Quando saluto i miei paracadutisti egiziani, nello stesso tempo io saluto il vostro comandante in capo, il Colonnello Generale Student, come tutti voi, che avete combattuto per la vostra patria in seno alle formazioni paracadutiste tedesche, nella speranza che le tradizioni di quest’arma rimangano valide per tutti i tempi". Il Generale Kurt Student, qui rievocato, è colui che ha conquistato Creta nel 1941 lanciandosi dal cielo; che nel 1944, diviene il Comandante in capo della I armata paracadutisti della Wehrmacht; e alla fine di aprile 1945, diviene Comandante in capo del Gruppo di Armate "Vistola".
In Egitto, sono numerosi i mausolei ed i monumenti per i soldati tedeschi del deserto; i dirigenti del paese, soprattutto Sadat, hanno sempre manifestato chiaramente la loro ammirazione per i guerrieri venuti dalla Germania. Il monumento in onore dei soldati, morti servendo nell’Afrika Korps a El Alamein, come il monumento in onore di Rommel a Tel el Eissa, ne sono una testimonianza. Nel 1989, è stato restaurato, non lontano da El Alamein, un monumento a forma di piramide a gloria del pilota e asso tedesco che veniva chiamato la « Stella dell’Africa »; vi si legge in tedesco, arabo e italiano: "Qui morì, invitto, il Capitano H. J. Marseille, il 30 settembre 1942".
I successi interni del nasserismo, l’opposizione straniera
Dopo che Gamal Abd el Nasser sostituisce il Generale Naguib alla testa del governo rivoluzionario, il popolo lo elegge Presidente dello Stato nel 1956. Il suo governo è autoritario; egli soffoca le mene dell’opposizione sostenendo che essa è « diretta dall’estero », il che, in molti casi, è la verità. Nasser procede a numerose importanti riforme in politica interna, soprattutto per quanto riguarda l’istruzione, la formazione universitaria ed il sistema sanitario; egli procede anche ad una riforma agraria a vantaggio degli agricoltori poveri; amplia la superficie abitabile del paese con misure d’irrigazione a vasto raggio. Queste riforme fanno di lui l’idolo delle masse. Sul piano estero, Nasser si sforza di perfezionare l’unità degli Arabi, in particolare forgiando l’Unione con la Siria e con lo Yemen, considerata come la prima tappa della riunione di tutti gli Arabi in un medesimo Stato. Il progetto conosce certamente il fallimento, ma suscita grandi speranze. Nasser abbatte anche le strutture di dominio straniere presenti, in modo palese od occulto, nella vita politica ed economica egiziana. Va qui citata la nazionalizzazione del Canale di Suez. Tutte queste misure fanno di lui un eroe popolare in tutti i paesi arabi.
Ma assai rapidamente dopo la rivoluzione del 1952, forze straniere si coalizzano contro il nuovo Egitto. Durante l’estate del 1954, agenti dei servizi segreti israeliani organizzano una serie di attentati esplosivi a Il Cairo; nel febbraio 1955, un commando israeliano attacca Gaza. Nel 1956, le forze congiunte di Israele, Gran Bretagna e Francia attaccano l’Egitto nella zona del Canale di Suez. Facendo appello all’ONU, Nasser obbliga gli aggressori a ritirarsi. Nel 1967, scoppia la Guerra dei Sei Giorni. Il mondo occidentale ha sempre tentato di accreditare l’idea che Israele in questo modo lanciò una guerra preventiva per annullare l’effetto-sorpresa di un piano egiziano e siriano mirante a distruggere lo Stato ebraico. Eppure, nel 1997, il quotidiano israeliano Yediot Ahronot pubblica la confessione di Moshé Dayan, all’epoca Ministro israeliano della difesa: l’80% delle azioni militari siriane sono state provocate da Israele.
Di fronte all’atteggiamento pro-israeliano militante degli Stati Uniti, Nasser non ha altra soluzione che avvicinarsi all’Unione Sovietica. Nello stesso periodo, egli si sforza sulla scena internazionale, in quanto capo carismatico dei « non allineati », di trovare un’alternativa praticabile al sistema bipolare, conseguenza della seconda guerra mondiale, in cui solo Mosca o Washington conducono il gioco.
Un "Raîs" leggendario
Dopo la pesante sconfitta subita dall’Egitto nel 1967 Nasser decide di ritirarsi dal potere, ma un’ondata senza precedenti di entusiasmo popolare, che vede in lui "il solo e vero capo del paese", lo convince a restare in carica. Cosa che farà fino alla sua morte, avvenuta nel 1970. Arnold Hottinger, giornalista del quotidiano elvetico Neue Zürcher Zeitung, scrive: "Nonostante tutto, Nasser è rimasto l’uomo verso quale i popoli arabi ed l’egiziano hanno mantenuto la loro fiducia". Questo corrispondente a Il Cairo del giornale svizzero rievoca più in profondità la personalità di Nasser, nel suo articolo che celebra il 50° anniversario della rivoluzione egiziana: "Nasser resta sempre, agli occhi della grande maggioranza degli Egiziani, ed anche della maggior parte degli altri Arabi, il più grande uomo di Stato che il mondo arabo ha prodotto dalla fine dell’epoca coloniale". I giovani egiziani parlano ancora e sempre del "Raîs", del "Capo". E quando si dice loro: "Come, tu sei così giovane, tu non hai vissuto alla sua epoca!". Rispondono: "E’ alla sua epoca che avrei voluto vivere".
Versione francese tratta da www.voxnr.com
Traduzione italiana su www.asslimes.com
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