E' molto tempo che non intervengo in questo forum degli amici cattolici-romani ma l'avvicinarsi del giorno in cui la Chiesa locale a cui presiedo pronuncerà la glorificazione di uno degli ultimi papi romani ortodossi, sicuramente l'ultimo martire e di grande levatura spirituale, Giovanni VIII, mi piaceva fare a voi alcune precisazioni e - di conseguenza - invitare tutti ad esserci vicini con lo spirito e, per chi può, ad essere presenti all'evento.
Ecco le mie precisazioni.
1 - La mia giurisdizione, spesso denigrata e chiamata "non canonica" dalle cosiddette "Chiese Ufficiali" non intende con questa glorificazione del papa Giovanni VIII "fare un dispetto ai cattolici". Tutti sanno le discussioni storiche che vi sono state a proposito di questo pontefice, ma oggi gli storici della Chiesa cattolicoromani più autorevoli (penso anzitutto alla grande Storia della Chiese di Fliche-Martin, ma anche a Jedin e altri) concordano con la giustizia resa alla sua figura da Dvornik (Lo Scisma Foziano) e sono daccordo che papa Giovanni non si rimangiò la condanna del Filioque fatta dai suoi legati al Concilio di Costantinopoli del 879 con una nuova scomunica contro san Fozio, ma rimase fedele alle sue posizioni totalmente ortodosse fino alla fine da martire della sua vita. Piuttosto questo nostro gesto sottolinea che tipo di papa romana l'ortodossia può accettare. Se Nicola I - la cui opera Giovanni fece di fatto cadere, anche se per poco - è l'esempio ed il modello del papa che gli ortodossi non possono nè vogliono accettare perchè totalmente contrario alla loro visione ecclesiologica, Giovanni è la figura di papa romano che essi possono e vogliono accettare e che accettano fino ad elevarlo alla gloria dei Santi. Fare questo è atto di onestà e di chiarezza.
2 - Infatti ci teniamo a ribadire che non siamo affatto fanatici, a meno che non si scambi il fanatismo con la chiarezza e l'onestà. Molto meno lo sono invece le cosiddette giurisdizioni ecumenistiche a partire dal Patriarca di Costantinopoli. Ed a questo proposito vorrei fare una riflessione che non va contro la storia secolare e sofferta di questo venerabile Patriarcato ortodosso, ma sulla posizione che esso ha assunto dall'inizi del 900, pilotata in grande misura da circoli massonici ai quali appartenevano con documentabile sicurezza sia Melezio Metaxakis, sia Atenagoras I . Questa posizione non è di apertura al dialogo, al quale noi stessi ci sentiamo apertissimi, ma è gonfiata da quel "lievito dei farisei" dal quale il Signore Gesù Cristo ci metteva in guardia.
E voglio parlare della questione della validità dei sacramenti e del problema dell'amministrazione del Santo Battesimo ai convertiti.
La nostra posiziane è chiara: l'unico Battesimo è quello che si amministra nell'unica Chiesa. Pertanto ogni battesimo amministrato fuori dalla Chiesa Ortodossa, una santa cattolica ed apostolica semplicemente non esiste.
Pertanto un cattolico che ritorna all'ortodossia deve essere battezzato, salvo il ricorso, in circostanze particolari e necessitanti, all'uso della "oikonomia ecclesiastica" (un istituto canonico ortodosso che riesce di difficile comprensione a chi ortodosso non è) che consente di trasformare con effetto ex nunc e non ex tunc il gesto battesimele compiuto fuori della Chiesa in un vero battesimo attraverso l'unzione cresimale col Sacro Myro. Questa posizione può apparire intransigente ma è quella tradizionale dell'Ortodossia.
Cosa fa il Patriarcato di Costantinopoli?: da un lato usa la polica diplomatica dell'ecumenismo, per cui il Patriarca Bartolomeo concelebra (contro tutti i canoni della Chiesa Ortodossa) la liturgia dela Parola col papa a Roma e lo accoglie festante al Fanar. Ma a fianco di questo, cosa fa di fatto quel Patriarcato? Prendete l'esempio Italiano: dei chierici ortodossi pervenuti all'ortodossia due soli (a quel che mi risulta) non sono stati battezzati e ciò perchè ricevuti come sacerdoti dal Patrarcato di Mosca che è l'unico ad aver accettato la ecclesiologia agostiniana sulla "validità dei sacramenti", gli altri sono stati spediti sul Monte Atos o in Grecia (sì, anche in Grecia, non solo dai "fanatici" mmonaci della santa montagna) dove sono stati puntualmente battezzati prima dell'ordinazione. Credo che la nostra posizione sia, quantomeno, più onesta, anzi "molto" più onesta. Ma forse la chiarezza fa paura, ma la Verità trionferà a costo di far gridare le pietre.
3 - La mia giurisdizione non è affatto contraria a dialoghi tra teologi cattolici romani e nostri, a condizione che il "lievito dei farisei" sia tenuto lontano da questi dialoghi, così come sia tenuta lontano la "mentalità di questo mondo" la quale non si addice alla Chiesa. Direte: saranno poco fruttuosi. No, a meno che per "frutti" non si intenda il controllo che la chiesa romanocattolica può esercitare su quella ortodossa in diaspora dandogli in uso le chiese svuotate dalla diminuzione della pratica religiosa e csì controllando che non facciano proselitismo, pena il togliergliele (poveri romeni!).
Ma da questo dialogo con noi emergerebbero almeno con chiarezza le rispettive posizioni come esse sono nella tradizione dei secoli e non come essi si possono "accomodare" con l'uso del citato lievito e della citata mentalità.
Questo non porterebbe certo a manifestazioni eclatanti, visto che non non faremmo nè concelebrazioni nè manifestazioni, ma sarebbero un confronto sereno e fruttuoso, se il frutto è una , non inquinata, reciproca vera conoscenza.
a - come diceva l'enciclica dei patriarchi a Leone XIII
""""""""V. Ma comunque ciò sia, per la realizzazione pratica del pio desiderio per l’unione delle Chiese, deve essere prima di tutto posto un principio comune ed una base e non vi può essere nessun tale sicuro principio comune e base altro che l’insegnamento del vangelo e dei sette santi Concili Ecumenici. Ritornando, allora, all’insegnamento che era comune alle Chiese nell’Oriente e nell’Occidente sino alla separazione, noi dobbiamo, con sincero desiderio di conoscere la verità, ricercare cosa la una, santa, cattolica ed ortodossa, apostolica Chiesa di Cristo, essendo allora del medesimo corpo in tutto l’Oriente e l’Occidente, credeva, e mantenere questo intero e non alterato. Ma qualunque cosa sia stata, in tempi più tardi, aggiunta o portata via, ognuno ha un sacro ed indispensabile dovere, se egli sinceramente cerca la gloria di Dio più della sua propria, di correggerlo in uno spirito di pietà, considerando che per mezzo del continuare arrogantemente la perversione della verità sarà soggetto ad un pesante rendiconto di fronte all’imparziale giudizio di Cristo. Nel dire questo non ci riferiamo assolutamente alle differenze riguardo il rituale dei servizi sacri e gli inni o i sacri paramenti ed alle cose simili, le quali materie, anche se esse ancora variano, come facevano nei tempi andati, non colpiscono in alcun modo la sostanza e l’unità della fede; ma ci riferiamo a quelle essenziali differenze che hanno riferimento alle dottrine della fede divinamente trasmessa, ed alla divinamente istituita costituzione canonica dell’amministrazione delle Chiese. “In casi dove la cosa trascurata non è la fede (dice anche il santo Fozio), e non sta allontanandosi da qualsiasi decreto generale e cattolico, essendo riti e costumi differenti osservati tra popoli differenti, un uomo che sa come giudicare giustamente deciderebbe che né coloro che le osservano agiscono male, né coloro che non le hanno ricevute violano la legge.”
VI. E veramente per il santo scopo dell’unione, la Chiesa Orientale di Cristo, ortodossa e cattolica, è pronta ad accettare volentieri tutto ciò che sia le Chiese Orientali che le Occidentali hanno unanimemente professato prima del nono secolo, se essa lo avesse casualmente pervertito e non lo mantenesse. E se gli Occidentali dovessero provare dall’insegnamento dei santi Padri e dei divinamente riuniti Concili Ecumenici che la allora ortodossa Chiesa Romana, che era in tutto l’Occidente, anche prima del nono secolo, leggeva il Credo con l’aggiunta o usava pane ridotto in foglie o .... ben volentieri noi saremmo pronti a mutarli. """""""""""""""""""""""""""""""""
Questo è il vero dialogo, confrontare in comune ciò che noi crediamo pronti a cambiare ciò che fosse stato mutato dall'inalterabile patrimonio della Chiesa indivisa.
Questo potrà portare anche a dolori interventi chirurgici, ma non è certo possibile che si possa pensare di guarire una situazione malata da oltre un millennio senza alcun dolore...!
E queto non si fa nè con la diplomazia, nè col difendere posizioni di potere, si fa innanzi a Dio, in timore e tremore, che non contraddice l'amore fraterno, che porta a dire al malato - chiunque esso sia - "asporta il tumore che ti affligge" e non "lascia stare tanto non è nulla", tumore o non tunore è tutto uguale! E' la salvezza che è in gioco, e la retta adorazione di Dio.
Io, innanzi a Dio, al Dio di Gesù Cristo, al Dio che ci salva nella Chiesa, non temo di dire che questo sarebbe il vero dialogo, e se tra chi mi legge c'è chi può avvicinare Vescovi o responsabili cattolici, amerei che questo mio intervento gli fosse fatto conoscere, perchè noi non siamo "i nemici", "i cattivi e fanatici intolleranti", siamo solo cristiani che cerchiamo in Verità la salvezza, ed abbiamo l'ardire di essere in tutto chiari.
Buona festa dell'Ascensione del Signore!!!
+ Silvano di Luni




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