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    Question Sicurezza e Ordine Pubblico


    [mid]http://www.casentinomusica.net/Spartiti/Midi/Z/Zucchero%20Rispetto.mid[/mid]

    Ricordando il G8 di Genova

    Questa maggioranza dovrà garantire la sicurezza dei cittadini

    Nella passata legislatura, stando al vademecum programmatico dell'Unione, il governo avrebbe dovuto istituire una commissione di inchiesta parlamentare per accertare le violenze commesse dalle forze dell'ordine durante il G8 di Genova.
    Fortunatamente la breve durata di quella maggioranza ha impedito che il parlamento della Repubblica si riducesse ad un tale affronto nei confronti della polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri. Ci ricordiamo perfettamente cosa accadde a Genova nel luglio del 2001, con la pubblica dichiarazione di guerra alla Stato democratico fatta dal signor Casarini, accompagnato da due figuri incappucciati davanti alle televisioni. Così come abbiamo visto tute bianche e black bloc, nel momento della manifestazione, impegnate in un'azione di turbativa dell'ordine pubblico senza precedenti negli ultimi vent'anni della vita repubblicana: bancomat assaltati, macchine bruciate, pavimentazioni divelte, una intera città sotto assedio. Poi l'aggressione alla forze dell'ordine.

    Si è fatto un eroe di un ragazzo che, mascherato, assaliva con altri suoi compagni una camionetta dei carabinieri isolata, e che, minacciando un agente con un estintore, è stato colpito da un proiettile alla testa. Carlo Giuliani non era una vittima innocente della "polizia fascista". Era un facinoroso che assaliva, con armi contundenti, degli agenti imbottigliati in fondo ad una strada. Nessuno può pensare che le forze dell'ordine siano carne da cannone, disposte a farsi colpire senza reagire dal primo ragazzetto a cui prudono le mani. Conosciamo la storia della violenza di piazza dalla fine degli anni ‘60 del secolo scorso e non prendiamo lezioni in proposito. Una manifestazione democratica, una di quelle che il vecchio Pci sapeva allestire, era dotata di un servizio d'ordine in grado di isolare o immobilizzare i violenti al suo interno, in maniera che non ci fosse contatto con le forze di pubblica sicurezza. A Genova il cosiddetto servizio d'ordine armava di mazze e bastoni i partecipanti per fomentare gli scontri. In condizioni tali, singoli poliziotti, anche agenti di esperienza e responsabilità, possono avere trasceso il loro mandato. Ma, da quello che capiamo dalla sentenza che concerne la caserma di Bolzaneto, si tratta di casi isolati. E siamo convinti che, nonostante le roboanti accuse dei pm, lo stesso emergerà dalla sentenza sui fatti accaduti alla Diaz. Così come si capisce che il tentativo si gettare discredito sulle forze dell'ordine con un'inchiesta parlamentare quale quella che voleva imbastire l'Unione, sarebbe stato un colpo durissimo allo Stato e ai corpi che hanno il compito di difenderlo, spesso in condizioni proibitive, come appunto avvenne a Genova.

    Per questo vorremmo dire all'onorevole Veltroni, ma anche all'onorevole Casini, di non preoccuparsi più di tanto per i presunti tagli alle forze dell'ordine che conterrebbe la finanziaria. Il piano del governo prevede di ricompensarli debitamente con vendite del patrimonio immobiliare e con i beni sequestrati ai mafiosi, cifre che nel peggiore dei casi superano abbondantemente i tagli. Da parte nostra restiamo convinti che questa maggioranza farà tutto il suo dovere per la sicurezza e la serenità dei cittadini, innanzitutto evitando iniziative provocatorie e dissennate come quella che leggemmo ai tempi del programma dell'Unione.

    Roma, 18 luglio 2008

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=5141

  2. #2
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    Predefinito

    Emergenza sicurezza
    Serve maggiore senso di responsabilità da parte di tutti

    I due casi di violenza che si sono succeduti nello spazio di pochi giorni fra Roma e Napoli contro turisti stranieri lasciano inevitabilmente alcuni dubbi sull'efficacia della politica di sicurezza messa in atto dal governo. Perché è vero che si tratta di cittadini stranieri probabilmente poco cauti nei loro spostamenti sul nostro territorio; ma uno Stato degno di questo nome è in grado di tutelare i suoi cittadini come i suoi ospiti all'interno dei suoi confini, soprattutto nei momenti in cui sono in difficoltà. E quando questo non avviene si evidenzia una preoccupante condizione di fragilità.

    Non ci strappiamo le vesti per questo, in quanto la sicurezza dello Stato e dei suoi abitanti è una questione complessa e delicata che bisogna affrontare con molta pazienza e tenacia. Non abbiamo mai pensato, ad esempio, che impiegando i militari si risolvessero i problemi di colpo. Possiamo solo compiacerci per la prontezza con cui le forze dell'ordine hanno poi fermato i colpevoli dei reati di questi giorni: quando non si può prevenire bisogna poi almeno sapere reprimere. E in proposito abbiamo qualche dubbio sul giusto desiderio del ministro Maroni di sbarazzarsi degli arrestati espellendoli immediatamente dall'Italia. Forse prima dovrebbero essere incarcerati e condannati; e, una volta scontata la pena, espulsi. D'altra parte è anche vero, Maroni lo ricorda bene, che alcuni rom colti sulla scena del crimine e arrestati, sono stati poi rimessi in libertà da un solerte giudice. E quindi l'espulsione può compensare certe mollezze della giustizia, ma nessuno può escludere che il clandestino espulso rientri una seconda volta - sempre clandestinamente - come spesso è successo.

    E' positivo che il governo abbia posto la sicurezza come tema prioritario, ma ci si accorge che le misure atte a questo scopo, quali che esse siano, possono rivelarsi comunque insufficienti o semplicemente mostrare delle falle. E bisognerà anche stare molto attenti a restringere le libertà in nome di una sicurezza maggiore: altrimenti le polemiche estive sui rischi che correrebbe il nostro paese, avanzate da alcuni settori della stampa cattolica, finirebbero per avere una certa presa. Anche perché ci sorprende e dispiace che il ministro della Difesa del governo italiano affermi che sarebbe uno sforzo gravoso per l'Italia inviare i nostri soldati nel Caucaso se l'Unione europea ce lo chiedesse; mentre poi sono impiegati nelle nostre città senza un esito certo.

    Uno Stato democratico ha ben chiaro che i militari non sono poliziotti e devono invece far fronte ad esigenze internazionali diverse e impegnative. Quando invece si riducono a fare i poliziotti, c'è sempre da temere la battaglia di Algeri e la crisi della Repubblica.

    Quest'ultima, cioè la crisi - lo diciamo a chi di cose repubblicane non si intende - è sempre un'ipotesi plausibile. Tanto più se un amministratore delle nostre città ritiene che vi siano parti del territorio dello Stato fuori controllo: ci sono i militari, ci sono le forze dell'ordine e, ciononostante, esistono aree ancora fuori controllo? E perché questo amministratore non ha denunciato tempestivamente questo stato di fatto e non è intervenuto, con tutti i mezzi di cui dispone? Vediamo dunque tutti di affrontare questi problemi con maggiore senso di responsabilità e di impegno.

    Roma, 26 agosto 2008

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/16803

 

 

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