Un semplice invito a Daniele Capezzone:vai via dal centro-sinistra,imbocca la via per Arcore e non romperci più il ca**o!!!!


Un semplice invito a Daniele Capezzone:vai via dal centro-sinistra,imbocca la via per Arcore e non romperci più il ca**o!!!!


sottoscrivo


Sono d'accordo con VLAD![]()
![]()


firmo


oggi pannella gliene ha dette di tutti i colori..
vuole farsi espellere per poi far la vittima.
curioso il fatto che i media fanno passare lui come radicale e non dedichino manco un secondo alla lotta radicale sulla pena di morta della quale capezzone se ne frega..


Altro che network, ora Capezzone ha pronto il suo movimento
Il lavorio del deputato della Rosa nel pugno. Si parte con un giornale on line, una rete, molti viaggi e un nome per la Cosa lib
• da Il Foglio del 9 giugno 2007, pag. 3
Roma. Ci siamo. Dopo un anno di presidenza della Commissione Attività produttive della Camera, dopo cinque mesi di Volenterosi e sette mesi di battibecchi con Marco Pannella e, soprattutto, nove giorni dopo il duro scambio di lettere con il leader radicale, Daniele Capezzone è pronto a lanciare quello che gli invidiosi chiamano partito, quello che lui chiama network, quello che i suoi compagni chiamano movimento e quello che i suoi ex simpatizzanti chiamano, ghignando, un "Italian enterprise institute". Capezzone è pronto a dare continuità al suo lungo lavorio, grazie al quale l'ex segretario radicale ha provato (in parte riuscendoci) a creare (sono sue parole) un network "liberale, liberista, libertario e radicale" che parte dalla rete, nel senso di Internet, arriva ai think tank, nel senso del Bruno Leoni, e tocca un po' Confartigianato, Confcommercio e Confindustria, soprattutto nel mondo delle piccole e medie imprese. Capezzone sa che, per fare il salto di qualità, aspettare ancora potrebbe essere un po' pericoloso. Perché non c'è dubbio che si è mosso in tempo per cercare di dipingersi nel ruolo di avanguardia liberale del governo — all'ultima fiducia si è astenuto — e non c'è dubbio che da tempo dà segnali di "rupture", significativo un suo intervento alla Camera quando, pochi mesi fa, presentò il proprio manifesto politico: "Servirebbe una rottura nella politica italiana, a sinistra come a destra. E da radicale lavorerò perché ovunque possibile germogli la pianta delicata dell'alternativa liberale".
Tutto questo è vero, ma è altrettanto vero che nel dare l'idea di prepararsi per un dopo Prodi, Capezzone, senza un suo movimento, potrebbe essere meno efficace. Dove andrebbe a finire? Resisterebbe a sinistra? Per un altro verso, però, Capezzone sa che, ora, la sua popolarità non può non essere sfruttata. Esempio. In un sondaggio Swg pubblicato ieri dal Mondo, tra i possibili leader a capo degli schieramenti futuri, Capezzone è secondo, prima del pur giovanissimo Veltroni, e dietro a Enrico Letta. Con la differenza che Capezzone era l'unico scelto sia per uno schieramento di destra sia di sinistra. Il deputato della Rosa nel pugno sa che deve stare attento a non farsi trovare senza strumenti d'azione dal precipitare della crisi del governo Prodi e sa che nel sottosuolo della politica, oltre a lui, lavora anche Savino Pezzotta, lavora la rete veltroniana di Bettini e i Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla.
Il movimento che Capezzone ha in mente è una forza non sgradita agli imprenditori, e dunque al loro presidente Montezemolo, ai lavoratori autonomi e a coloro che pensano che l'Italia abbia soprattutto bisogno di riforme economiche. Si presenterà con un Dpef ombra, alternativo a quello del governo e frutto del lavoro dei Volenterosi e dei riformatori presenti in Parlamento e sulle prime pagine della stampa borghese. Nello spirito e nell'organizzazione, anche se su un altro fronte, potrebbe essere simile a quella rete che sta costruendo MVB. Perché Capezzone non è stato presidente dei giovani di Confcommercio, non ha una tv, non ha circoli, non è roscio, non ha ancora imparato a togliere dalla circolazione quelle foto in cui è sempre serio serio con la camicia enorme e la cravatta troppo stretta, ma ora dirige un giornale on line (LibMagazine), gira l'Italia da mesi, pensa a un viaggio tra i giovani italiani a Londra (in autunno) e presto presenterà un sito (danielecapezzone.it è già registrato). oltre al network, Capezzone — chi lo dice lo conosce bene — avrebbe finalmente scelto un nome per la sua Cosa. Un nome già conosciuto, già apprezzato e già affermato. Lavori in corso attorno ai "Volenterosi".
vuole il potere...


E anche Capezzone contribuira' a infoltire la galassia di gruppuscoli che caraterizza la politica italiana...la novita' e' che non si tratta dell'ennesimo partitello democristiano...di un'evidente novita'...un soggetto neutro dai due poli (ma presto sedotto dalla CDL), centrista libertario laico e convintamente liberista...insomma una ventata di novita' rispetto ad una destra populista ed ultreclericale


capezzone ha rotto. vada in forza italia




beh la sua analisi non mi pare tanto malvagia...come i comunisti esprimono e difendono le loro idee mi pare che anche Capezzone abbia il diritto di farlo, se vuole, nel centrosinistra...
ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE
di Daniele Capezzone
Sono davvero felice di entrare nella squadra di LibMagazine, e spero -a partire da questo numero- di essere anch’io in grado di fornire un piccolo contributo di riflessione, in un momento delicatissimo per il paese, e nel quale -quindi- è a maggior ragione necessario far precedere l’azione da una attenta interpretazione delle cose. Il centrodestra appare oggi molto vitale, ed è stato appena confortato da un notevolissimo risultato elettorale. Ma tutti, inclusi i leader della Cdl, sanno che lo stato di grazia c’è per un verso a causa del coma profondo della maggioranza, e per altro verso della condizione -diciamo pure- più comoda di chi ha scelto, dall’opposizione, di non sforzarsi di costruire un coerente profilo liberale, ma -in ultima analisi- di limitarsi a far da megafono al motivato, motivatissimo dissenso di ampi pezzi di opinione pubblica. Ma i guai, anche per il centrodestra, verrebbero nel momento in cui si riaprisse la stagione del Governo: per quale ragione, rebus sic stantibus, dovrebbe essere possibile fare domani, con la stessa coalizione e gli stessi uomini, quelle riforme liberali che non si seppero fare con 100 deputati e 50 senatori di maggioranza nel 2001?
Ma, non vi è alcun dubbio, la situazione più critica, e forse non più correggibile, è quella della maggioranza. Ricapitoliamo. Un paio di settimane fa, il Presidente di Confindustria Montezemolo ha stilato un’agenda politica (di segno largamente riformatore) indirizzata al Governo: e il Governo, presente con una dozzina di Ministri, ha subìto il colpo, ha acutamente sofferto, e lo ha pure detto. Alcuni giorni dopo, un’agenda politica (convergente e anch’essa largamente riformatrice), è stata stesa dal Governatore di Bankitalia Draghi: e il Governo, quasi completamente assente, ha ancora una volta subìto e sofferto, anche se stavolta non lo ha detto. Fuor di scherzo, sofferenze o no, e silenzi o no, resta la sostanza. Ovunque nel paese cresce la consapevolezza di riforme tanto più necessarie quanto più rinchiuse dall’Esecutivo nell’ultimo dei cassetti (penso ai quattro punti del Dpef dell’anno scorso: pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale): e, di ora in ora, il Governo appare sempre più paralizzato, al punto da vivere passivamente e starei per dire “inevitabilmente” la disfatta elettorale amministrativa del 27 maggio scorso. E c’è di più. Poiché il morto afferra il vivo e lo trascina dalla sua parte, è sempre più forte il rischio che le sabbie mobili della crisi politica inghiottiscano anche il progetto del Partito Democratico, che sembra già discretamente incartato nel “sudoku” del rapporto tra Presidente e Segretario, in una disputa tutta politicista che non tarderà ad apparire respingente agli occhi dell’opinione pubblica. Anche i bambini sapevano che il centrosinistra aveva tre problemi, sopra ogni altro. Le tasse: e invece hanno continuato a tassare, tassare, tassare. La litigiosità: e invece continuano a proporre lo spettacolo della rissa tra partiti e partitini. Il Nord: e invece, nel comitatone del PD, gli unici nati sopra il Po risultano essere, insieme a Fassino, Angelo Rovati e Carlin Petrini di Slow Food. Rubando a Totò una celebre battuta, si potrebbe concludere: e abbiamo detto tutto. Ma invece non è tutto.
Parte ora un fuoco di fila di eventi e di scadenze da brivido. Il 6, mercoledì, va in qualche modo a “compimento”, al Senato, l’”affaire Visco”, e, per come è stata gestita la vicenda finora, comunque vada, sarà un insuccesso e una figuraccia per il Governo. Il 9 arriva Bush a Roma, e una mezza dozzina tra ministri e sottosegretari promettono di essere in piazza a gridare contro gli Stati Uniti: e non è difficile immaginare l’ulteriore discredito internazionale che ne conseguirà. L’11 riprende la telenovela del Partito Democratico, con un’ennesima riunione del Comitatone. Entro fine mese bisogna preparare il Dpef, mentre resta aperta la vicenda Alitalia, ogni giorno più imbarazzante per chiunque abbia occhi per vedere. Poi non manca chi si benda e si benderà, per non guardare: ma non ci si potrà impedire di dire che quella che si sta profilando (dopo il ritiro, o l’espulsione, degli americani) è un’operazione negativa per il mercato, per i viaggiatori (sempre più simili a dei sequestrati), e per chiunque non voglia che un altro monopolio (quello della rotta Roma-Milano) si consolidi nel paese. Infine, invito tutti a non trascurare due scadenze che mi paiono di estrema rilevanza. Il 14, a Roma, si terrà l’Assemblea annuale di Confartigianato, e il 21 quella di Confcommercio. Due realtà tra le più colpite da una politica fiscale dissennata, in giornate decisive, faranno sentire la propria voce. E, per il Governo, sarà una “verifica” ancora più importante di quella che avverrà nei corridoi del palazzo. Anche perché, alle piccole e piccolissime imprese non si potrà rispondere con le chiacchiere, o inventandosi altri fantomatici “12 punti”, o con qualche astrusa querelle tra “Presidenti” e “Segretari”. Occorreranno risposte concrete: e non mi pare proprio che, ora come ora, il Governo sia in grado di fornirle. La mia impressione, insomma, è che più di qualcuno, ai vertici della maggioranza, non si renda più conto di cosa accade nel paese. Si è perso il contatto con la realtà, e dubito che si sia in grado di recuperarlo, mentre ci si attorciglia in una gestione autolesionistica, senza prospettive. A maggior ragione, è sempre più necessario immaginare un “fatto politico” nuovo, che ridia speranza e concrete ragioni di impegno a quanti rischiano di vedere attorno a sé solo macerie, e dentro di sé un forte disprezzo per quel che la “politica” mostra e propone ogni giorno.
http://www.libmagazine.eu