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  1. #1
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    Predefinito [Antonio Gramsci] Scritti

    leggiamo e apprendiamo:
    ognuno a suo modo, ognuno per la sua azione, la sua riflessione, il suo sforzo di capire e intendere i fenomeni...




    Storia e indifferenza delle masse:
    È invero la molla più forte della storia. Ma a rovescio. Ciò che succede, il male che si abbatte su di tutti, il possibile bene che un atto di valore generale può generare, non è tutto dovuto all'iniziativa dei pochi che fanno, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa dei cittadini abdica alla sua volontà, e lascia fare, e lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada può tagliare, e lascia salire al potere degli uomini che poi solo un ammutinamento può rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia è appunto l'apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.
    Dei fatti maturano nell'ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest' ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
    Ma nessuno, o pochi, si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro appoggio morale e materiale a quei gruppi politici ed economici che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. Costoro invece preferiscono parlare di fallimenti di idee, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze.
    Continuano nella loro indifferenza, nel loro scetticismo. Domani ricominceranno nella loro vita di assenteismo da ogni responsabilità diretta o indiretta. E non è a dire che non vedano chiaro nelle cose, che non siano capaci di prospettarci delle bellissime soluzioni dei problemi più attualmente urgenti, o di quelli che vogliono più ampia preparazione, e più tempo, ma che sono altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è conseguenza di una curiosità intellettuale, non di pungente senso di responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, nell'azione, che non ammette agnosticismi ed indifferenze di nessun genere. E bisogna perciò educare questa sensibilità nuova, bisogna farla finita con i piagnistei inconcludenti degli eterni innocenti. Bisogna domandar conto a ognuno del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.
    Bisogna che la catena sociale non pesi solo su pochi, ma che ogni cosa che succede non sembri dovuta al caso, alla fatalità, ma sia intelligente opera degli uomini. E perciò è necessario che spariscano gli indifferenti, gli scettici, quelli che usufruiscono del poco bene che l'attività di pochi procura, e non vogliono prendersi la responsabilità del molto male che la loro assenza dalla lotta lascia preparare e succedere.

    26 agosto 1916

    •   Alt 

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  2. #2
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    E' uno scritto di sempiterno valore che mi ha fatto riflettere sull'enorme e complicatissimo tema della partecipazione del popolo e delle masse alla politica e al destino universale e particolare dell'umanità.
    la storia, segue un flusso che apparentemente ti viaggia sopra la testa, sopra la tua vita quotidiana, sembra che tu e la storia siate personaggi distinti, ma poi ad un tratto ti accorgi che eravate lo stesso, perchè tu eri implicato fino al collo. Molti se ne accorgono quando è troppo tardi e quando la tragedia è entrata in casa, o la guerra ha giàbussato alla porta.
    Non a caso lo scritto di Gramsci è del 1916 e probabilmente fa già rierimento alla tragedia immane della prima guerra mondiale.

    Citando anche la buon'anima di De Andrè.
    Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.




  3. #3
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    Questo passaggio di Gramsci mi ha fatto venire in mente uno studio antropologico che metteva in risalto come a livello antropologico appunto il singolo nella massa tenda ad auto-annullarsi per diventare quest'ultima un unica soggettività anonima, ma la cosa più interessante è come dallo studio si concludesse che tendenzialmente la massa come soggetto omogeneo spontaneo tenda sempre ad essere intrinsecamente reazionaria. Peccato non riesca a ritrovare in mezzo al caos che regna nelle pile di libri questo passaggio.

    A luta continua

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Questo passaggio di Gramsci mi ha fatto venire in mente uno studio antropologico che metteva in risalto come a livello antropologico appunto il singolo nella massa tenda ad auto-annullarsi per diventare quest'ultima un unica soggettività anonima, ma la cosa più interessante è come dallo studio si concludesse che tendenzialmente la massa come soggetto omogeneo spontaneo tenda sempre ad essere intrinsecamente reazionaria. Peccato non riesca a ritrovare in mezzo al caos che regna nelle pile di libri questo passaggio.

    A luta continua
    E ciò che dici, riguardo al singolo che si smaterializza nella massa, perdendo la sua stessa consistenza storica, smettendo di essere parte del presente, e riducendosi a passività nel flusso delle cose, diviene quasi un paradigma nell'attuale società capitalistica concorrenziale, dove ad ognuno, secondo i migliori precetti delle scuole economiche e politiche liberali, si insegna che la sua azione sociale e il suo essere sociale si estrinseca attraverso l'economia e attaverso la passività, attraverso cioè la rincorsa del flusso sistemico.
    E la politica giorno dopo giorno muore dolcemente....
    meno male che qualcuno resiste ed ha ancora la percezione del reale.


  5. #5
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    Prego i moderatori, quando avranno tempo, di riunire questa discussione che ho aperto con un unico titolo: scritti di Antonio Gramsci.
    Vista la portata storica e veritativa di quest'autore, cui inizio ad avvicinarmi nella sua complessità, mi piacerebbe inviare di volta in volta suoi articoli, passi o spunti.

    Ora invio un passo tratto da La città futura, un giornale che venne stampato come organo di educazione poltica dei giovani socialisti negli anni tra il primo conflitto mondiale e il dopoguerra.
    Questo passo è del febbraio 1917 e riguarda il rapporto tra disciplina e libertà, che trovo molto stimolante e rispondente al mio pensiero, nonchè alle mie critiche a uncerto spontaneismo e all'anarchismo.

    Il succo è: la disciplina, ben intesa, è libertà.
    a voi la breve lettura:



    Associarsi a un movimento vuol dire assumersi una parte della responsabilità degli avvenimenti che si preparano, diventare di questi avvenimenti stessi gli artefici diretti. Un giovane che si iscrive al movimento giovanile socialista compie un atto di indipendenza e di liberazione. Disciplinarsi è rendersi indipendenti e liberi. L'acqua è acqua pura e libera quando scorre fra le due rive di un ruscello o di un fiume, non quando è sparsa caoticamente sul suolo, o rarefatta si libra nell'atmosfera. Chi non segue una disciplina politica è appunto materia allo stato gasoso, o materia bruttata da elementi estranei: pertanto inutile e dannosa. La disciplina politica fa precipitare queste lordure, e dà allo spirito il suo metallo migliore, alla vita uno scopo, senza del quale la vita non varrebbe la pena di essere vissuta. Ogni giovane proletario che sente quanto sia pesante il fardello della sua schiavitù di classe, deve compiere l'atto iniziale della sua liberazione, iscrivendosi al Fascio giovanile socialista più vicino a casa sua.

 

 

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