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  1. #1
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito Persepolis: l'epica dell'antifondamentalismo a fumetti.

    Da Liberazione

    Persepolis: l'epica dell'antifondamentalismo a fumetti
    Applausi commossi per il capolavoro di Marjane Satrapi, la disegnatrice iraniana, esiliata prima in Austria e poi a Parigi
    Il cartone animato sulla sua infazia a Teheran durante l'era Khomeini è diventato un caso letterario. Dalla carta allo schermo l'impatto non cambia
    Boris Sollazzo
    Cannes nostro servizio
    Se vi è piaciuto 300 , smettete di leggere. Se non siete tra i testosteronici ammiratori del blockbuster fasciospartano antiarabo, invece, continuate. Perché a Cannes è arrivata, attesissima e coccolata, Marjane Satrapi. Il suo Persepolis , epopea autobiografica a fumetti, è diventato un film, grazie all'aiuto dell'amico, anzi "fratello gemello", Vincent Paronnaud, e dell'animazione (fedele all'originale) in bianco e nero e a 2D, anacronisticamente raffinata e dolcissima, frutto del lavoro di Pascal Chevé e Marc Jousset. Il risultato: applausi commossi e convinti. Meritatissimi: il piccolo capolavoro delle bande dessinée ha retto benissimo l'approccio al cinema. Per due terzi la fedeltà al lavoro su carta è assoluta, poi l'esigenza di chiudere, forse proprio un intero capitolo della propria vita, porta ad una fine più forzata e meno potente ma comunque efficace.
    «E' stata un'occasione, per me, di intraprendere qualcosa che non avevo mai fatto, proprio in un momento molto importante di transizione». Mondiale ma anche personale. E' giovane e bella, sorridente e allo stesso tempo segnata da una vita difficile. Vita che noi abbiamo potuto ripercorrere nelle pagine di Persepolis (e nei 90 minuti circa del film). Un'(autobio)graphic novel che ha suscitato un successo planetario, pari solo ad un altro capolavoro del genere, Maus di Art Spiegelman. Se in quest'ultimo era l'Olocausto ad essere trattato attraverso il prisma della normalità e della quotidianità della vita, qui è l'Iran degli ultimi trent'anni ad essere raccontato. Classe '69, la sua adolescenza è coincisa con la cacciata dello Scià Reza Pahlevi e l'arrivo della Repubblica islamica di Khomeini, dittatura teocratica. Nel 1983 i suoi genitori la mandarono in Austria, terrorizzati dal soffocante controllo dei Guardiani della Religione islamici e dalla guerra con l'Iraq, il massacro sovvenzionato (armando equamente le due parti) dagli Stati Uniti ed alimentato da due follie imperialiste e panarabe.
    L'intuizione geniale di Marjane è prendere se stessa bambina e farci crescere con lei. Mostrarci l'Iran filo-occidentale (lei, non a caso, ha fatto il liceo francese), poi quello islamizzato sotto la lente del suo quotidiano, infine l'Occidente ignorante e perciò razzista. Sdrammatizza - e per questo ci cattura e ci emoziona ancora di più -, non ha paura di autopsicanalizzarsi, anche lei come Spiegelman usando come specchio e confronto i genitori. Nel caso di Maus era un padre deportato e traumatizzato, nel caso della piccola Marj (Chiara Mastroianni) una madre femminista e un padre progressista. E qui, forse, sta la grandezza di quest'autrice che ama definirsi «una bisessuale della cultura. Come tutti i fumettisti non mi so decidere tra il disegnare e lo scrivere». Con tratti semplici e ficcanti quanto le sue parole non cerca appigli né scuse e soprattutto non ha paura di mettersi a nudo. Scopriamo una donna complessa, come dice nelle sue opere «straniera in Francia e sola in Iran», fiera sostenitrice dei diritti civili ma allo stesso tempo disperatamente legata alle sue radici. «Ho molta nostalgia, inutile negarlo, ma mi sento una vera democratica, credo nella liberta di parola e di espressione. Il mio non è un paese di diritto, non posso tornare, troppi rischi. Mi sento molto legata alla mia terra, ma voglio preservare la mia libertà». Di donna, in particolare, senza estremismi politicamente corretti né creatività "militante", mostra l'umiliazione che la religione compie sul corpo e l'anima femminile. Stupendo, in questo senso, lo speculare episodio che la vede vittima di religiose islamiche a Teheran e di suore cristiane a Vienna. Rigetta ogni etichetta, come il suo lavoro, ma soprattutto è assolutamente indipendente. Ha rifiutato proposte allettanti e preso decisioni difficili solo per tutelare se stessa ed essere, come ha promesso a sua nonna (la cui voce è di Catherine Deneuve) «orgogliosa di cio che è e fedele a se stessa".
    «Mi proposero anni fa di fare una serie sul modello di Beverly Hills , con Jennifer Lopez e Brad Pitt, o qualcosa del genere, nella parte dei miei genitori! Ovviamente ho rifiutato subito, per lo stesso motivo per cui ho scritto, sia per il fumetto che per il cinema, in francese. Per l'integrità che mi hanno insegnato i miei non ho voluto dare nessuna concessione a Hollywood». Ed è l'America che si è inginocchiata, ammirata, di fronte a questa donna: Persepolis è libro di testo obbligatorio in 250 università americane. Hanno ragione: l'Iran, la cultura persiana non è il laido lassismo che vediamo in 300 né la mitizzazione dei folli religiosi così ben derisi da Satrapi, è un mondo pieno di ricchezze culturali e forza propulsiva, una risorsa per il mondo intero ma anche per questo un pericolo pauroso. Marjane mostra una storia universale (potrebbe essere ambientata, per esempio, in Israele) il senso di estraneità che molti "mezzosangue" provano, più sensibili e insofferenti al provincialismo di un mondo che globalizza l'economia e non i diritti. Marjane è una grande artista. Senza se e senza ma. Dal 1994 è in Francia, indesiderata in patria, e sta riscrivendo la storia. Su quotidiani, riviste, libri di tutto il mondo. E ora su pellicola.


  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Da Liberazione

    Nel 1983 i suoi genitori la mandarono in Austria, terrorizzati dal soffocante controllo dei Guardiani della Religione islamici e dalla guerra con l'Iraq, il massacro sovvenzionato (armando equamente le due parti) dagli Stati Uniti ed alimentato da due follie imperialiste e panarabe.
    [/LEFT]
    L'Iran sarebbe un paese imperialista e panarabo? Complimenti per la preparazione dell'articolista.
    Giampaolo Cufino

  3. #3
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    Tra l'altro, costoro non hanno ancora capito che il Rock-'n-roll, la Moda, la Coca Cola, ecc.
    sono da sempre il miglior milite di Washington.
    E' con questo milite che l'America sottomette veramente i popoli, non con i marines; perché i marines possono essere cacciati a calci in culo, oppure - se riescono a conquistare - gli si può far fare quattro salti in padella. Rock-'n-roll, Moda, e Coca Cola, invece, ti occupano di dentro, e ognuno diventa invaso da Washington.

  4. #4
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    Ormai è assodato che la campagna mediatica contro la Repubblica Islamica dell'Iran è assolutamente bipartisan.
    Giampaolo Cufino

  5. #5
    ennerre
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    «Ho molta nostalgia, inutile negarlo, ma mi sento una vera democratica, credo nella liberta di parola e di espressione. Il mio non è un paese di diritto, non posso tornare, troppi rischi. Mi sento molto legata alla mia terra, ma voglio preservare la mia libertà
    Ma scusatemi.. non vi ricorda tanto chi negli anni passati accoglieva i dissidenti sovietici?

    Antifondamentalismo religioso e Fondamentalismo dei Diritti umani, ma non è imperialismo?

  6. #6
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    ma perchè sto coglione (ennerre/akarat) è autorizzato a sporcare qui dentro?? Tra l'altro non lo avevano bannato, lui e i suoi squallidi cloni con cui minacciava gli utenti?? Nel dubbio parte la segnalazione all'amministrazione.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da cornelio Visualizza Messaggio
    L'Iran sarebbe un paese imperialista e panarabo? Complimenti per la preparazione dell'articolista.

    Parlare di panarabismo per l'Iran che tra le altre cose non è nemmeno un paese a maggioranza araba è sicuramente ridicolo, sarei un pò più cauto sul considerare l'Iran scevro da qualsiasi tentazione imperialista o meglio subimperialista o imperialista regionale. Basta vedere cosa sta succedendo in questi giorni sulla questione dei negoziati riguardo l'Iraq tra Stati Uniti ed Iran. Che quest'ultimo abbia mire di controllo sulla maggioranza sciita in Iraq ora che l'Iraq stesso è sostanzialmente terra di conquista e che ha perduto il suo ruolo gi potenza egemone nel Medio Oriente credo sia indiscutibile. E credo sia come semprenecessario stare a sentire quello che dicono i diretti interessati. Larga parte della Resistenza Irachena sta denuciando da tempo questa situazione. Non scordiamoci che la prima nazione a riconoscere il governo fantoccio iracheno all'indomani della caduta di Saddam Hussein fu proprio l'Iran.
    Chiaramente ho il forte sospetto che per l'articolista di Liberazione questi aspetti siano solamente strumentali ma questo non cambia la sostanza.

    A luta continua

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    Tra l'altro, costoro non hanno ancora capito che il Rock-'n-roll, la Moda, la Coca Cola, ecc.
    sono da sempre il miglior milite di Washington.
    E' con questo milite che l'America sottomette veramente i popoli, non con i marines; perché i marines possono essere cacciati a calci in culo, oppure - se riescono a conquistare - gli si può far fare quattro salti in padella. Rock-'n-roll, Moda, e Coca Cola, invece, ti occupano di dentro, e ognuno diventa invaso da Washington.
    Sì va bene ma anche questi discorsi sul presunto ascetismo spartano che dovrebbero avere gli altri mi sembra alla lunga piuttosto scontato e sterile. Vorresti farmi credere che tu vivi su di una colonna nel deserto del Sinai come San Simeone o l'abba Pastor e non ti capita mai di sentire il rock o di comperarti un paio di jeans o di mangiarti una pasta con un sugo pronto o di berti una Fanta?
    Ma perchè ci si deve sempre stare a prendere per il culo?
    Queste visioni di ascetismo spirituale vanno bene se sei un lama tibetano ma non possono sempre essere l'unica risposta al capitalismo. E' roba morta e putrida che non serve a un cazzo se non a farsi belli allo specchio la sera prima di andare a dormire. Non sono queste visioni di contrapposizione metafisica al capitale totale che possono ottenere qualche cosa. Qui il discorso è lo stesso che si può fare per la Cina o per l'India. Vai tu da un cinese o da un indiano oggi a dirgli che non debbono stare a rincorrere un modello sviluppista e turbocapitalista. Vaglielo a dire con la tua automobile ed il tuo paio di jeans e vedrai il vaffanculo che ti prendi.
    Queste visioni da avanguardia spirituale o materialista che siano non servono ad un cazzo se non a autoprendersi per il sedere. Tu pensi di non vivere costantemente immerso nella logica capitalista? Pensa bene a dove vai a far la spesa, se nel frigo non hai una bottiglia di birra di una grande marca, se quando esci nella sostanza non ti muovi comunque all'interno della stessa logica capitalista di tutti gli altri. Non è da questo punto di partenza che si può sperare di ottenere qualche cosa.
    Coca-Cola e Rock non sono certo i cavalli di troia prioritari per la trasformazione antropologica e sociologica del dominio politico-clturale degli Stati Uniti.
    Queste sono solamente facili e banali semplificazioni che rendono l'antimperialismo statunitense una macchietta ed una caricatura.

    A luta continua

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Sì va bene ma anche questi discorsi sul presunto ascetismo spartano che dovrebbero avere gli altri mi sembra alla lunga piuttosto scontato e sterile. Vorresti farmi credere che tu vivi su di una colonna nel deserto del Sinai come San Simeone o l'abba Pastor e non ti capita mai di sentire il rock o di comperarti un paio di jeans o di mangiarti una pasta con un sugo pronto o di berti una Fanta?
    Ma perchè ci si deve sempre stare a prendere per il culo?
    Queste visioni di ascetismo spirituale vanno bene se sei un lama tibetano ma non possono sempre essere l'unica risposta al capitalismo. E' roba morta e putrida che non serve a un cazzo se non a farsi belli allo specchio la sera prima di andare a dormire. Non sono queste visioni di contrapposizione metafisica al capitale totale che possono ottenere qualche cosa. Qui il discorso è lo stesso che si può fare per la Cina o per l'India. Vai tu da un cinese o da un indiano oggi a dirgli che non debbono stare a rincorrere un modello sviluppista e turbocapitalista. Vaglielo a dire con la tua automobile ed il tuo paio di jeans e vedrai il vaffanculo che ti prendi.
    Queste visioni da avanguardia spirituale o materialista che siano non servono ad un cazzo se non a autoprendersi per il sedere. Tu pensi di non vivere costantemente immerso nella logica capitalista? Pensa bene a dove vai a far la spesa, se nel frigo non hai una bottiglia di birra di una grande marca, se quando esci nella sostanza non ti muovi comunque all'interno della stessa logica capitalista di tutti gli altri. Non è da questo punto di partenza che si può sperare di ottenere qualche cosa.
    Coca-Cola e Rock non sono certo i cavalli di troia prioritari per la trasformazione antropologica e sociologica del dominio politico-clturale degli Stati Uniti.
    Queste sono solamente facili e banali semplificazioni che rendono l'antimperialismo statunitense una macchietta ed una caricatura.
    A luta continua
    Eccezionale, questo me lo imparo a memoria.

  10. #10
    Hanno assassinato Calipari
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    L'industria coca cola fa schifo per quello che fa, la Coca Cola come bibita no.

 

 
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