Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Se il sistema di Pollari è criminale, perchè Prodi lo difende più di Berlusconi?

    Da Repubblica di oggi.

    ai dossier al segreto di Stato, tutti i punti da chiarire

    Quella oscura ragnatela
    che il governo non vuole vedere


    di GIUSEPPE D'AVANZO



    ROMA - In Occidente, solitamente, è la stampa a chiedere conto alla politica delle ragioni delle sue scelte; a pretendere luce là dove c'è ombra; a reclamare una coerenza nei comportamenti là dove avvista compromessi di basso profilo fra interessi opposti a danni del bene collettivo e dell'integrità delle istituzioni. Nel nostro bizzarro Paese avviene il contrario. E' il governo a chiedere conto alla stampa delle sue cronache pur ammettendo che contengono "elementi di verità". Già quei frammenti di realtà imporrebbero al governo attenzione - se non proprio un chiarimento.

    Se si volesse esagerare in retorica, si potrebbe anche sostenere che, per un esecutivo, dovrebbe essere un dovere istituzionale e morale dar conto in pubblico delle proprie decisioni che, a occhio nudo, appaiono contraddittorie o irragionevoli.

    La bizzarria nazionale capovolge la scena. Fa sentire al ministro della Difesa, Arturo Parisi, il "dovere istituzionale e morale" di chiedere conto a questo giornale delle affermazioni contenute in una cronaca in cui si raccontava la "pervasività di un potere di pressione, condizionamento e ricatto" di una consorteria che definivamo una pidue per semplificazione evocativa: un "agglomerato oscuro" (la definizione è di un membro del governo in carica) che, avvantaggiato da un sistema politico frammentato, diviso e in debito di credibilità per i vizi, le anomalie e gli sprechi che si concede, è in movimento al "mercato della politica" per offrire i suoi servigi opachi.


    Anche se stravagante, la richiesta di Arturo Parisi offre tuttavia l'opportunità di ritornare sulla questione con qualche dettaglio in più, utile al lettore.
    Il ministro della Difesa chiede di "dar conto" di tre questioni: (1) di documentare come si possa affermare "l'intenzione del governo in carica di tutelare, anche nella nuova stagione politica, il passato i traffici e la fortuna dei protagonisti del network" che a noi sembra governato dall'ex-direttore del Sismi, Nicolò Pollari; (2) di sapere come si può "sostenere che l'ammiraglio Bruno Branciforte (il nuovo direttore del Sismi) "viene consegnato a un imbarazzato stato di impotenza"; (3) di dar conto dei "margini di manovra dei "vecchi" che troverebbe prova nel fatto che un fidatissimo braccio destro del generale Pollari è al Personale della Difesa mentre, alle dipendenze del Direttore Generale, si interessa del reclutamento dei volontari a ferma breve delle Forze Armate".

    Che, più del governo di centro-destra, il governo di centro-sinistra tuteli (1) "il passato, i traffici e la fortuna" di quel network, che ha in Nicolò Pollari il suo leader, non è solo documentato, è certo come il lunedì segue la domenica. Nicolò Pollari è imputato di aver accompagnato l'azione della Cia nel sequestro illegale di un cittadino egiziano. E' un delitto eversivo dell'ordine costituzionale che viola la sovranità del nostro Stato e i diritti fondamentali della persona. Non proprio una marachella. A domanda della procura di Milano, nel novembre del 2005, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi esclude che ci sia il segreto di Stato sulla vicenda. Lo stesso fa Nicolò Pollari. Il 26 luglio del 2006, il presidente del Consiglio Romano Prodi, con un sorprendente ribaltamento e senza indicare alcuna ragione, oppone il segreto di Stato che dovrebbe seppellire per sempre l'affare. Di più, ricorre alla Corte Costituzionale; solleva un conflitto di competenza; denuncia "i comportamenti criminosi" dei magistrati di Milano. I fatti, ridotti all'osso, giustificano in abbondanza l'affermazione che, nel cambio di stagione politica, le responsabilità di Pollari abbiano ricevuto dal governo Prodi una tutela che Berlusconi non gli ha mai offerto. Della legittimità dell'iniziativa del governo deciderà ora la Corte Costituzionale. Il fascicolo alla Consulta ha come "relatore" Giovanni Maria Flick, che, in passato, è stato avvocato personale e ministro di Romano Prodi. Opportunità vorrebbe che il "relatore" designato si astenesse.

    Si può sostenere che il nuovo direttore del Sismi, l'ammiraglio Bruno Branciforte, sia paralizzato nel suo comando (2)? Un esempio concreto. In un'intelligence, il settore Analisi, è un ganglio vitale. Quella Direzione ancora oggi, nel Sismi, non ha un responsabile. Se si escludono quattro nomine a "caporeparto", non si è mossa una foglia in quella "ditta", che pure qualche pasticcio ha combinato (Pollari organizza in via Nazionale un ufficio di dossieraggio e disinformazione) e dunque ha bisogno di una terapia urgente. Branciforte è ritenuto dal governo il miglior uomo in campo. Sapiente, esperto, deciso (il giudizio è largamente condiviso nelle Forze Armate). Perché un militare di cui tutti apprezzano l'energia appare agitarsi come una statua del Gianicolo? Tra gli addetti ai lavori si raccoglie una sola spiegazione. Non è oggi nelle condizioni per farlo.

    Un intrigante braccio destro di Pollari, sostiene Parisi, è stato reclutato alla Difesa - è vero - ma è addirittura "alle dipendenze del Direttore Generale" (3) e si occupa di minuzie. E' una replica? Si fa fatica a capirlo. Breve riepilogo. Quest'uomo, che Pollari definisce "il mio orecchio", dirige un "centro occulto" in via Nazionale. Affastella dossier contro "i nemici" di Silvio Berlusconi. Scheda rappresentanti del popolo, liberamente eletti (per dire, Cesare Salvi, Luciano Violante, Massimo Brutti, Sergio Cofferati); magistrati (Juan Ignatio Patrone); giornalisti (Serventi Longhi, Furio Colombo). Quel che è peggio - e dovrebbe forse inquietare il ministro - organizza alla vigilia delle elezioni un'operazione di discredito di Romano Prodi, candidato dall'opposizione a governare il Paese. C'è manovra più minacciosa per la democrazia? A questo pericolo si può opporre una soluzione burocratica ("è alle dipendenze del Direttore Generale")? Nemmeno un'opportunità istituzionale, ma soltanto quella che gli antropologi chiamano shame culture, la cultura della vergogna, avrebbe dovuto imporre al ministro l'esclusione del funzionario infedele dall'ambiente professionale e sociale di appartenenza. Non è avvenuto. E dunque è davvero "velenoso" parlare di un'irragionevole tutela?

    Lo ripetiamo, è incomprensibile che a episodi così gravi e non contestati che deformano il confronto democratico, la libertà degli individui, i diritti costituzionali, si oppongano decisioni così storte e argomenti così minimalisti. Perché? Perché Luciano Violante, all'ipotesi di un "agglomerato oscuro" che si è messo al lavoro, replica: "Sono abituato a giudicare le cose che vedo e se si parla di poteri oscuri quelli non si vedono". L'ufficio di dossieraggio di via Nazionale lo scheda come un "nemico" di Silvio Berlusconi e, contro i "nemici" di Berlusconi, pianifica un operazione "anche cruenta". Non è oscura l'iniziativa di quel potere né il potere. Ogni cosa è concreta, documentata, illuminata e visibilissima. Come si può non vederla o girarsi da un'altra parte, con un accenno di superbia?

    Quel che si fa fatica a capire, a dir la verità, è "la natura della corrente in cui siamo immersi". Anche se, a ben pensarci, il contrasto tra i propositi dichiarati e i comportamenti effettivi evoca un'immutabilità del sistema politico italiano "dove uomini e partiti non hanno idee, o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccoli interessi, barbagli di piccoli vantaggi: dove si baratta per genio l'abilità, e per abilità qualcosa di peggio" (Giosuè Carducci a proposito del quinto ministero Depretis, 19 maggio 1883).

    (5 giugno 2007)

  2. #2
    i' marchese del grullo
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    piu' di Berlusconi non credo pero' la domanda sul perche' si sia adottata questa "politica" e' giusta.
    i' d'avanzo però lo dice che i' nanetto un c'aveva messo i' segreto di stato su la faccenda de i' pompa e de l'abùomar.....i' mortadella l'ha fatto pure ri'orso....
    e so' proprio codeste le faccende su le quali li dovrebbe fa' chiarezza ......e no le bischerate de i giornalacci de i' nanetto .....

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    Per nascondere le porcherie. Negli altri paesi non è il governo che copre ma le agenzie delegate, il governo indaga se tutto è ok.

  4. #4
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    E siamo punto e a capo. Pollari andava rimosso, probabilmente insieme a meta' servizi. CORAGGIO ci vuole nelle azioni.

    Cristiano

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    È quello che ho detto io dall'inizio, questo governo deve prima rimuovere le mele marce e poi può fare la sua politica.

  6. #6
    i' marchese del grullo
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    È quello che ho detto io dall'inizio, questo governo deve prima rimuovere le mele marce e poi può fare la sua politica.
    mi sa che pe' ccome c'ha sistemato i' nanetto .....un si tratta di mele .....costì bisogna bruciaà direttamente i' frutteto .....

  7. #7
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    guarda che a matrix han detto l'opposto che berlusca non aveva messo segreto..e l'ha messo prodi

    e cmq non capisco la polemica..i servizi hanno agito in regime di servilismo su pressioni usa.. xke' dargli responsabilita'... si sa' perfettamente che non si ci puo' opporre

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    Per nascondere le porcherie. Negli altri paesi non è il governo che copre ma le agenzie delegate, il governo indaga se tutto è ok.
    Signoir Yurj, continua a propagandare il fatto che Calipari sia stato deliberatamente assassinato, si copre Pollari ma deve tener conto che di mezzo c'è anche la singolare gestione dei sequestri in Iraq da parte dei nostri servizi e che molti preferiscono rimanga nel riserbo salvo poi chiedere giustizia agli americani, è difficile la questione, questi la sanno lunga

  9. #9
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    Riporto, senza commenti e senza "farla mia", l'interpretazione di La Stampa.
    http://www.lastampa.it/redazione/cms...2401girata.asp
    D’Alema, i veleni delle spie Telecom
    e i conti segreti in Sud America


    Spunta un dossier per incastrare il ministro: «Fondi movimentati al capo della Farnesina»
    PAOLO COLONNELLO
    Sono due righe scritte in inglese all’interno di un voluminoso rapporto «privilegiato e strettamente confidenziale» intitolato «Project Tokyo» e redatto dagli uomini della Kroll, l’agenzia di investigazioni private americana più importante del mondo. Due righe che si ritrovano anche in alcune e-mail intercettate dagli uomini della Security Telecom di Giuliano Tavaroli sul computer di un agente della Kroll, tale Erginsoy, e che finiscono in un gigantesco file che racconta la guerra tra Marco Tronchetti Provera e Daniel Dantas (titolare del fondo brasiliano CvC-Opportunity) per il controllo di Brasil Telecom: il rapporto «K».

    Una storia di anni fa ma resa attuale dal caso Visco-Speciale
    Due righe che però riguardano anche la politica italiana e ne sono forse il cuore avvelenato delle polemiche di questi giorni che, dietro il caso Visco-Speciale, il caso Antonveneta-Unipol, e il caso Telecom, puntano in un’unica direzione, rivelare ciò che nei chiacchiericci romani si mormora da tempo e che lega in fondo, e vedremo il perché, tutte queste storie: l’esistenza di conti segreti di alcuni esponenti della maggioranza, in particolare del ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Esistono questi conti? Negli atti in mano alla Procura milanese delle varie inchieste condotte negli ultimi due anni, c’è un solo riferimento a questa circostanza ed è contenuto in quel file dell’indagine Telecom. Due righe, non di più, di cui La Stampa è in grado di rivelare il contenuto. Eccole: «Source intelligence in Italy indicates that Inepar (un fondo brasiliano, ndr) was the company that moved funds for the then Prime Minister D’Alema, which involved Tl activities». Tradotto in italiano significa che «fonti d’intelligence in Italia indicano che Inepar era la società che ha movimentato i fondi per l’allora primo ministro D’Alema, che ha coinvolto le attività di Telecom».

    L’origine: è il rapporto della Kroll stilato ai tempi dello scontro su Brasil Telecom
    In una e-mail datata 29 marzo 2004, tale Charles della Kroll scrive anche: «Mi piace questo angolo di Inepar... Ho saputo qui in Italia che Inepar era la società che ha movimentato i soldi per D’Alema, coinvolto nelle attività di Telecom...». Nello stesso rapporto si ricostruiscono anche le varie scalate Telecom, attribuendo quella «dell’era Colaninno», ma è cosa nota, sempre alla benevolenza di D’Alema. Sono accuse gravi che però si fermano qui, non trovano cioè altri riscontri, pezze d’appoggio, documenti per dimostrare un’affermazione tanto pesante quanto palesemente, almeno in quei rapporti «confidenziali», non dimostrata. Eppure questa storia di un presunto conto in Brasile dell’attuale ministro degli Esteri viene scritta nero su bianco e viene da una parte consegnata dalla Kroll ai suoi committenti brasiliani, dall’altra intercettata dagli uomini del «Tiger Team» di Fabio Ghioni che la ritrasmette a Tavaroli insieme al dossier completo delle attività Kroll in Brasile, spionaggio su Tronchetti e famigliari compreso. Diventa cioè uno dei tasselli del gigantesco puzzle di misteri e dossier che da mesi sta avvelenando la vita politica italiana.

    Telecom e Unipol
    Per capire infatti il duro scontro in atto in questi giorni tra maggioranza e opposizione sul caso Visco-Speciale, bisogna allargare il campo anche alla vicenda Telecom e al giro di spioni pubblici e privati che la animano, nonché interpretare correttamente i risvolti della vicenda Unipol, contestualizzando il tutto in uno scenario più generale. Non si tratta necessariamente di descrivere un gigantesco complotto, ma di seguire le tracce di una serie di avvenimenti che si concatenano tra loro e che offrono, a chi le sa sfruttare, opportunità di ricatto o di scambi silenziosi. Ma non limpidi. Dunque: il «Progetto Tokyo» e i suoi inquietanti contenuti (dentro e in alcuni allegati si trovano anche riferimenti a Berlusconi e al suo ruolo nella partita Telecom) vengono intercettati nel 2004.

    Gli spioni
    La prima domanda è: chi sarà mai la fonte «d’intelligence» in Italia che fa sapere agli uomini della Kroll dell’esistenza di soldi di Massimo D’Alema movimentati in un fondo brasiliano? Mistero. Impossibile non notare però un verbale del 14 dicembre scorso davanti al gip Gennari e ai pm dell’inchiesta Telecom reso dal dirigente del Sismi Marco Mancini, accusato di aver passato informazioni riservate del servizio alla premiata ditta Tavaroli & Co. Ebbene, Mancini racconta di aver ricevuto «dopo il 2003» dei dossier sui conti esteri di alcuni politici della Quercia e dell’Udc che gli sono stati consegnati da Emanuele Cipriani, investigatore fiorentino legato ad ambienti massonici (è buon amico della famiglia Gelli), nonché principale fornitore dei dossier ordinati da Telecom e animatore di un network di investigatori e uomini delle Forze dell’Ordine che arrotondano i loro stipendi trafugando informazioni dalle banche dati riservate dello Stato.

    Laziogate
    Cipriani è anche legato ad ambienti della destra, visto che si arriva a lui indagando sull’oscura vicenda del Laziogate, dove, secondo le accuse, l’ex presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, si avvale di alcuni uomini del network di Cipriani per far spiare e fabbricare falsi dossier su Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo, entrambi suoi concorrenti alla poltrona della presidenza della Regione Lazio. Non si capisce a che titolo e con quali mezzi Cipriani abbia indagato su presunti conti esteri della Quercia («dossier Oak») e del segretario Udc Lorenzo Cesa. Fatto sta che un bel giorno Cipriani consegna queste carte a Mancini. Il quale le porta all’allora capo del Sismi Nicolò Pollari. E qui iniziano i problemi. Mancini spiega infatti ai magistrati che Pollari gli consigliò di contattare i diretti interessati per sottoporre loro quel materiale. Procedura davvero singolare: un alto dirigente delle istituzioni viene a conoscenza di fondi segreti di esponenti di spicco della politica italiana e invece di rivolgersi alla magistratura o di ordinare indagini più approfondite, ritiene di doverli sottoporre, o almeno così sostiene un suo subordinato, ai diretti interessati. I quali, afferma Mancini, definirono quelle carte delle «fesserie». I diretti interessati, ovvero il senatore diessino e braccio destro di D’Alema, Nicola La Torre, e il segretario Udc, Lorenzo Cesa, smentiscono però questa versione dicendo di non avere mai saputo niente di dossier sui conti esteri fatti vedere da Mancini. La cosa sembra finire lì.

    Unipol e Abu Omar
    Nel frattempo, tra il 2003 e il 2005, succedono cose straordinarie. La magistratura milanese apre un’inchiesta sulla scalata Antonveneta scoprendo anche risvolti sulla scalata Unipol Bnl, con intercettazioni che vengono definite «politicamente imbarazzanti» per alti esponenti diessini. Quasi contemporaneamente si scopre anche che un cittadino egiziano sospettato di terrorismo, Abu Omar, è stato rapito nel marzo del 2003 in una strada di Milano da un commando di agenti della Cia con la complicità di agenti italiani (e forse di uomini che hanno operato con la Security Telecom) e che del sequestro era informato l’ex capo del Sismi Pollari, nonché lo stesso Marco Mancini - che pure per questa vicenda verrà arrestato - ed esponenti del governo Berlusconi. Dunque, ci sono a questo punto due storie che si muovono parallelamente e che tra la primavera e l’estate scorsa sembrano raggiungere lo zenith: l’inchiesta Antonveneta-Unipol-Bnl, che porta a scoprire il pagamento da parte di Emilio Gnutti di una consulenza di 50 miliardi di lire a Giovanni Consorte (presidente Unipol) e Ivano Sacchetti (il vice) per la rinegoziazione della vendita Telecom a Tronchetti Provera; dall’altra l’inchiesta sul sequestro Abu Omar che fa finire sotto accusa lo stesso Pollari per il quale la procura chiede il rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in sequestro di persona. Sullo sfondo intanto inizia a muoversi l’indagine sui dossier Telecom.

    Il caso Visco
    È in questo momento caldissimo, luglio 2006, che s’inserisce la decisione del vice ministro Visco di rimuovere da Milano la catena di comando della Gdf. Una decisione che subito, nonostante le decise smentite del viceministro, qualcuno accredita come determinata dall’indagine condotta dalla Gdf sulla scalata Unipol-Bnl. Perché? Perché da quell’indagine sono scaturite alcune intercettazioni su vari uomini politici che solo in questi giorni un perito incaricato dal gip Clementina Forleo sta trascrivendo in vista di un’udienza peritale prevista per lunedì prossimo. Eppure una di queste intercettazioni, nemmeno trascritta ma conservata in un file a disposizione di almeno una decina di computer di inquirenti e investigatori, finisce sulle pagine de «Il Giornale». È la famosa conversazione tra il segretario dei Ds Piero Fassino e l’allora presidente di Unipol Giovanni Consorte («Allora abbiamo una banca?»). Nulla di penalmente rilevante eppure, squadernata verso il finire della campagna elettorale (era aprile) deflagra come una bomba e ingenera nuovi sospetti sulla possibilità che esistano ben altre conversazioni e maggiori compromissioni. Il fatto poi che Gnutti abbia pagato una cifra esorbitante, 50 miliardi, allo stesso Consorte per una consulenza sulla vendita Telecom tuttora all’attenzione della Procura milanese e che questi soldi, prima di rientrare in Italia per essere sequestrati, abbiano preso aria su dei conti esteri, ingigantisce ipotesi e presunti misteri. Chi ha passato quella intercettazione al Giornale? Fonti autorevoli sostengono che quell’intercettazione sia giunta da ambienti romani e non da via Fabio Filzi, sede della Gdf milanese. Eppure fare credere il contrario conviene a chi vuole accreditare l’idea di una vendetta politica del viceministro nei confronti dei quattro ufficiali milanesi da trasferire. Nel frattempo si consuma, lontano dai riflettori, lo scontro tra Visco e Speciale. Gli ufficiali alla fine non verranno rimossi e anche questa storia cade nell’oblio. In realtà diventerà il detonatore di una bomba ad orologeria che un anno più tardi, cioè ai giorni nostri, verrà fatta esplodere rianimando gli spettri dei conti esteri della Quercia. Per giunta proprio a ridosso dell’udienza davanti al gip che dovrà finalmente rendere conto delle intercettazioni Unipol-Bnl, un centinaio, non di più.

    E il Sismi tace
    Sono davvero così esplosive queste intercettazioni? Chi le ha potute ascoltare, sostiene che non vi sia nulla di più di qualche affermazione che potrebbe provocare degli imbarazzi politici. E allora? Perché tutta questa inquietudine? Perché in realtà qualcosa che porta a dei conti esteri della Quercia esiste, si trova invece agli atti dell’inchiesta Telecom ed è, al momento, la frase che abbiamo pubblicato. Lo intuiscono perfettamente anche alla segreteria dei Ds che, non a caso, due settimane fa si presentano in Procura con il tesoriere Sposetti costituendosi parte offesa e facendo riferimento proprio ai dossier di cui ha parlato l’ex capo del controspionaggio Marco Mancini. Manca infine ancora una versione, quella dell’ex capo del Sismi Niccolò Pollari, per il quale il governo Prodi, a differenza di Berlusconi, si spende fino ad entrare in conflitto aperto con la Procura di Milano opponendo sul caso Abu Omar il segreto di Stato e rivolgendosi alla Consulta per scaricare sui pm milanesi accuse da galera. E’ Pollari, stando a Marco Mancini, che ha potuto vedere bene questi dossier sui conti della Quercia e di Massimo D’Alema. E che forse potrebbe avere un’idea a quale fonte d’intelligence italiana si siano abbeverati gli spioni privati della Kroll per scrivere il loro rapporto «Tokyo».

  10. #10
    L'Italia nn esiste
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    se certi imbecilli non fossero andati a farsi sequestarre deliberatamente, il sig calipari (poliziotto e quindi nemico dei comunisti) non sarebbe morto ed il governo berlusconi non avrebbe dovuto pagare il riscatto di soldi pubblici, per liberare una comunista smidollata, che forse andava liberata da Strada e compagni

 

 

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