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Discussione: I nuovi piduisti

  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito I nuovi piduisti

    di Antonio Massari


    Nel ritorno della P2 il linguaggio è quello dei «pizzi», degli «intrallazzi» e delle «questioncelle». Un «comitato d'affari» dedito a succhiare soldi e influenzare la pubblica amministrazione, elargendo tangenti, investendo nei porti delle più grandi città di mare, nell'acqua, nel gas, puntando a piazzare impianti nell'industria energetica. Ma per le «questioncelle» servono entrature. E soprattutto «fratelli massoni», magari «all'orecchio», se possibile nei partiti e negli alti gradi dell'Arma.

    E' questo lo scenario delineato dall'ultima inchiesta del pm anglo-napoletano Henry John Woodcock, che ieri ha disposto ben 28 perquisizioni in tutta Italia, iscrivendo 24 persone nel registro degli indagati. L'accusa: associazione per delinquere e appartenenza a logge massoniche coperte. Non mancano vecchi piduisti, come il 72enne Emo Danesi, ex parlamentare Dc. Oppure Mauro Lazzeri, ex P2 e dirigente dell'Udc di Livorno. E ancora: Giampiero Del Gamba, vecchia tessera «L-863». Tra gli indagati spiccano personaggi importanti della politica odierna, come Paolo Togni, ex capo di gabinetto del ministero dell'Ambiente, con l'ex ministro Altero Matteoli. E uomini influenti come Valerio Bitetto, ex amministratore Enel, ora amministratore della Tecnoplan, azienda che s'occupa d'ingegneria energetica. Oltre due logge massoniche, quella di Scalea (Calabria) e la «Giuseppe Colorano 19» di Potenza, è stata perquisita anche la sede Udc di Livorno.

    L'accusa parla di una «inquietante commistione tra massoneria, affari, politica e apparati pubblici di ogni specie». Un'associazione guidata da sei promotori, «una struttura», anzi, «più strutture», che operavano su tutto il territorio nazionale e anche all'estero, dedita in particolare agli affari della «pubblica amministrazione, turbandone l'imparzialità e il buon andamento». Nell'inchiesta spunta anche l'Opus Dei, interessata, a quanto pare, all'affare della costruzione del porto di Genova.

    Tra gli elementi di spicco dell'organizzazione c'è proprio Lazzeri, ritenuto maestro di una loggia che aveva sede nella sezione Udc di Livorno, che con Gionata Bertuccelli, ad esempio, parla di «Pizzo» e di «ritorno al partito», lasciando intendere un probabile finanziamento occulto. Ma si tentano affari ovunque. Nel settore dell'energia, per esempio, provando a piazzare un impianto energetico. Un affare nel quale è coinvolto Bitetto, che ritiene necessario l'intervento di Togni, uomo del ministero. E Togni a quanto pare è disponibile a dare una mano. Si tratterebbe solo di contattarlo e stabilire modi e tempi. Si tenta di sfruttare nuove sorgenti di acqua minerale, come nel caso di Mariano Gangemi e Gionata Beruccelli, che avrebbe individuato una fonte, e per l'occasione sembrano pronti a pagare tangenti alla politica.

    E ancora: si tentano infiltrazioni nell'Arma dei carabinieri. E sembra esserci un generale ben disposto a partecipare: si tratta di Carlo Mori, che nel frattempo, punta a grossi incarichi al ministero dell'Interno. E per finire, la presunta associazione massonica, tenta di infiltrarsi all'interno dei partiti. Alcuni millantano rapporti con il presidente dell'Udc Pierferdinando Casini, altri tentano di infiltrarsi in Forza Italia, per la precisione sfruttando i «circoli della libertà» e un collegamento con l'avvocato Carlo Taormina (che non risulta indagato). Sono queste le prime «questionecelle», i «pizzi» e gli «intrallazzi», della nuova P2 scoperta dalla procura di Potenza. Ma a quanto pare siamo solo agli inizi, sono solo i primi scenari, e gli sviluppi dell'inchiesta potrebbero essere ben più ampi e devastanti.

    www.lastampa.it

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  2. #2
    rural resistance
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    questo è un pozzo senza fondo, piu' si scende e piu' diventa torbida l'acqua.
    purtroppo il signor anglo-napulitano è il solito fuoco di paglia... che scopre le carte piccole per tenere nascosti i jolly ed i ''re''; meglio non fare sapere in giro che l'idalia è una nazione inesistente.

  3. #3
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    Berghèm 6 micidiale!

  4. #4
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    Mi sembrano affari da cospiratori provincialotti, intrallazzatori di orticelli sotto casa. In linea con il profilo internazionale dell'italia. Con questo non significa che non siano pericolosi, ma se si occupano di un porto senza futuro come quello di Genova che altro dire? Raschino pure il barile.

  5. #5
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    Non ho basi per giudicare la nuova inchesta del magistrato di Potenza, certo e' che lunedi' in apertura su Repubblica veniva presentata una situazione ben piu' allarmante: vertici delle Forze dello Stato, Security Telecom, poteri forti economici alleati nello spiare e quindi ricattare la politica. Veniva adombrato perfino il sospetto (anzi la certezza) che il governo Prodi avesse concluso una specie di armistizio con questa gente. E, detto per inciso, non mi sembrava molto una difesa a tutto spiano di Visco, ma un'analisi ben precisa.

  6. #6
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    Beh, questo triangolo P2 - Udc - Opus Dei è molto significativo

  7. #7
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Citazione Originariamente Scritto da Lancelot Visualizza Messaggio
    Non ho basi per giudicare la nuova inchesta del magistrato di Potenza, certo e' che lunedi' in apertura su Repubblica veniva presentata una situazione ben piu' allarmante: vertici delle Forze dello Stato, Security Telecom, poteri forti economici alleati nello spiare e quindi ricattare la politica. Veniva adombrato perfino il sospetto (anzi la certezza) che il governo Prodi avesse concluso una specie di armistizio con questa gente. E, detto per inciso, non mi sembrava molto una difesa a tutto spiano di Visco, ma un'analisi ben precisa.
    Una nuova P2 ricatta la politica debole

    di Giuseppe D'Avanzo


    Non è una buona cosa maneggiare l'affare Visco/Speciale come una baruffa tra due caratteri autoritari e spicciativi, e non come un conflitto tra istituzioni che annuncia un ben altro sismo, più violento e dagli esiti imprevedibili. Un'analisi senza profondità, tempo e memoria di questo "pasticciaccio" impedisce di scorgere l'autentico focus della crisi che sta incubando: il ritorno sul "mercato della politica" degli interessi di quell'"agglomerato oscuro" che si è andato costituendo all'ombra del governo Berlusconi e nella spensierata indifferenza o sottovalutazione dei leader del centro-sinistra, Prodi, D'Alema, Rutelli in testa.

    Si può dire che quel che fa capolino con l'offensiva del generale è una varietà modernizzata della loggia P2. La si può definire così, una P2, soltanto per semplificazione evocativa anche se il segno caratteristico di questa consorteria non è l'affiliazione alla massoneria (anche se massoni vi abitano), ma la pervasività - sotterranea, irresponsabile, incontrollata, trasversale - del suo potere di pressione, di condizionamento, di ricatto.

    E' necessario cominciare da Visco. I passi stortissimi del comandante generale della Guardia di Finanza non possono lasciare in ombra gli errori del viceministro, che sono gravi. Non è in discussione la limpidezza morale di Vincenzo Visco, ma l'efficacia delle sue mosse e soprattutto la coerenza delle sue iniziative con la strategia del governo di cui è parte. Il primo errore del viceministro è di non rendere trasparenti le ragioni dell'urgenza di cambiare aria nelle stanze del comando della Guardia di Finanza in Lombardia, di non farne una questione pubblica.

    Visco cede alla tentazione di avviare, come si legge in una lucida analisi del Sole-24 Ore, "un rozzo spoils system nei confronti di personale militare ritenuto troppo vicino alla gestione politica precedente". Che in Lombardia, la Guardia di Finanza sia stata molto prossima e a volte subalterna alle volontà del ministro dell'Economia uscente, Giulio Tremonti - e che ancora oggi possa esserlo - è fatto noto dentro la Guardia di Finanza e nella magistratura, ma Visco tira per la sua strada in silenzio e al coperto, con un altro passo falso. "Anziché stare alla larga da diatribe annose e poco misurabili", pensa "di utilizzare un gruppo contro un altro, senza calcolare modi, conseguenze e nemmeno la forza di chi gli sarebbe potuto rivoltare contro" (ancora il Sole-24 Ore).

    Tatticamente difettosa, l'iniziativa di Visco ha un altro deficit. Non è politicamente omogenea alle scelte del governo che ha deciso di stringere, contrariamente a quel che crede Visco, un patto di compromissione, un'intesa, un patto di non-aggressione, chiamatelo come volete, proprio con quel network di potere, di cui il generale Roberto Speciale è soltanto uno degli attori, e nemmeno il maggiore.

    Di quel network di potere occulto e trasversale, ormai si sa o si dovrebbe sapere. E' un "apparato" legale/clandestino deforme, scandaloso, ma del tutto "visibile". Nasce con la connessione abusiva dello spionaggio militare con diverse branche dell'investigazione, soprattutto l'intelligence business, della Guardia di Finanza; con agenzie di investigazione che lavorano in outsourcing; con la Security privata di grandi aziende come Telecom, dove esiste una "control room" e una "struttura S2OC" "capace di fare qualsiasi cosa, anche intercettazioni vocali: può entrare in tutti i sistemi, gestirli, eventualmente dirottare le conversazioni su utenze in uso, con la possibilità di cancellarne la traccia senza essere specificatamente autorizzato".

    Quel che combina questo "mostro", che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore la qualità della democrazia italiana, si sa. Qualche esempio. Dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, pianifica operazioni - "anche cruente" - contro i presunti "nemici" del neopresidente del Consiglio. Durante la legislatura 2001/2006 raccoglie, "con cadenza semestrale", informazioni in Europa su presunti finanziamenti dei Democratici di Sinistra. E' il "dossier Oak" (Quercia), alto una spanna, denso di conti correnti, bonifici, addirittura con i nomi e i cognomi di presunti "riciclatori" e "teste di legno" dei finanziamenti occulti dei Ds che fanno capo ai leader del partito. Prima della campagna elettorale del 2006, l'apparato legale/clandestino programma e realizza una campagna di discredito contro Romano Prodi.

    Sarebbe un errore, però, considerare il network "al servizio" del centrodestra. Quell'apparato legale/clandestino, a cavallo tra due legislature, si è "autonomizzato", si è "privatizzato", è autoreferenziale. Raccoglie e gestisce informazioni in proprio. Vere, false non importa: sono qualifiche fluide - il vero e il falso - nella "mediatizzazione della politica dove ogni azione politica si svolge all'interno dello spazio mediale e dipende in larga misura dalla voce dei media". A questa variante moderna di P2 è sufficiente amministrare, saggiamente, la cecità e le nevrosi delle power élite, angosciate dalle mosse degli alleati; spaventate dai complotti possibili, probabili, prossimi.

    Con accorta disciplina, il network spionistico sa essere il virus e il terapeuta della malattia del sistema politico italiano che impedisce, all'uno come all'altro schieramento, di riconoscersi la legittimità (morale prima che politica) di governare. Alimenta così la sindrome di Berlusconi consegnandogli dossier sul complotto mediatico-giudiziario. La cura con una pianificazione di annientamento dei presunti complottardi. Eccita il "complesso berlusconiano" della sinistra e lenisce quello stato psicoemotivo, prima che politico, con informazioni sulle mosse vere o presunte del temuto spauracchio.

    Quanto più il conflitto pubblico precipita oscurandosi in un sottosuolo, dove poteri frantumati, deboli, nevrotici tentano di rafforzarsi o difendersi; tanto più il network è in grado di essere il custode dell'opaca natura del potere italiano o il giocatore in più che può favorire la vittoria nella contesa.

    La minaccia di questa presenza abusiva e minacciosa nel "mercato della politica", alla vigilia delle elezioni del 2006, sembra chiara al centrosinistra. C'è chi esplicitamente, con grande scandalo e dopo anni di distratto silenzio, avverte che "sono tornati i tempi della P2" e chi, più lucidamente, ragiona sul quel che è accaduto e sul da farsi. Preoccupato da una realtà che ha consentito di "sviluppare un agglomerato oscuro fatto di agenzie di investigazione e polizie private in combutta con infedeli servitori dello Stato che si muove in una logica di ricatto", trova "lo spettacolo spaventoso" e promette che "il nuovo governo solleciterà il Parlamento a indagare, accertare, comprendere cosa è accaduto". (Marco Minniti, oggi viceministro agli Interni).

    In realtà, il governo Prodi appena insediato muove in tutt'altra direzione. Preferisce guardare altrove, incapace di prendere atto dell'infezione, in apparenza impotente a comprenderne il pericolo, addirittura impedito a programmare il necessario lavoro di bonifica. Quel che appare al vertice del network, il direttore del Sismi Nicolò Pollari, incappa nelle indagini della procura di Milano per il sequestro di un cittadino egiziano.

    L'inchiesta mostra le connessioni del network e dimostra la sua attività di dossieraggio illegale. Incrociata con i risultati dell'istruttoria Telecom, offre una scena così inquietante per la qualità della nostra democrazia che dovrebbe convincere il governo a darsi da fare in fretta, a rimuovere, rinnovare, risanare; a chiedere al Parlamento - appunto - di "accertare e comprendere". Accade il contrario. Il sequestro del cittadino egiziano è protetto da un segreto di Stato che nemmeno Berlusconi e Gianni Letta hanno mai proposto alla magistratura milanese. Di più, per dare un minimo di credibilità alla sorprendente iniziativa, l'esecutivo non esita ad accusare dinanzi alla Corte Costituzionale di illegalismo la procura di Milano. Un altro segreto di Stato va a coprire gli avvenimenti che hanno accompagnato la missione in Iraq di Nicola Calipari, salvo poi chiedere a Washington "verità e giustizia".

    Che si voglia tutelare, anche nella nuova stagione politica, il passato, i traffici e la fortuna dei protagonisti di quel network è ancora più chiaro quando si procede alla sostituzione dei vertici dell'intelligence. L'ammiraglio Bruno Branciforte va al Sismi senza alcuna delega in bianco o margini operativi e decisionali. Viene consegnato a un imbarazzante stato di impotenza. In sei mesi, per vincoli politici, non ha avuto la possibilità di rimuovere nemmeno un dirigente. Lo staff, i direttori centrali e periferici, il potentissimo capo del personale sono gli stessi dell'éra Pollari.

    Ad alcuni degli uomini più fidati del generale uscente è stato consigliato di fare un accorto passo laterale diventando gli uomini forti e ascoltati del ministero della Difesa. Al Sisde il nuovo capo, Franco Gabrielli, ammette addirittura davanti al Parlamento che "così com'è, il servizio interno non può svolgere appieno un efficace compito di prevenzione". E tuttavia non riesce a incuriosire il ministro dell'Interno che, in sei mesi, non ha ancora trovato il tempo e il modo di riceverlo.

    Se i "nuovi" hanno difficoltà a fare il loro lavoro, i "vecchi" possono ampliare - al contrario - il loro margine di manovra e i "punti di appoggio". Pollari è oggi consulente di Palazzo Chigi; il suo fidatissimo braccio destro, che con spavalderia minacciosa si è detto dinanzi al Parlamento "di sinistra" e prodiano, è addirittura al "Personale" della Difesa mentre il generale Emilio Spaziante, l'operativo di Pollari nella Guardia di Finanza di Roberto Speciale, è il numero due al Cesis, la struttura che fa da link tra la presidenza del Consiglio e l'intelligence militare e civile, una poltrona che, nel 2001, già fu di buon auspicio per Nicolò Pollari che da lì partì alla conquista della direzione del Sismi.

    Il governo di centro-sinistra ha preferito chiudere un accordo di non-aggressione con quel network che, soltanto alla vigilia delle elezioni, appariva all'opposizione di ieri "spaventoso", "oscuro". Un'intesa cinica, realista che avrebbe anche potuto resistere se la parabola dell'esecutivo avesse dimostrato di poter durare a lungo; se la forza del governo avesse dimostrato, in questo suo primo anno, di essere adeguatamente salda e autosufficiente per poter affrontare l'intero ciclo quinquennale della legislatura.

    Ai primi scricchiolii di popolarità e consenso, ai primi segnali di debolezza politica interna, il network è ritornato a muoversi con tutta la sua pericolosità. Le minacce del generale Roberto Speciale ne sono una eloquente testimonianza. "So io che fare", ha detto ieri al Corriere della Sera. La congiuntura politica, la debolezza e le divisioni della maggioranza, qualche appuntamento di carattere giudiziario non inducono all'ottimismo e lasciano pensare che il peggio debba ancora venire, altro che il match Visco/Speciale.

    Dunque. Ancora poche settimane e nel frullatore politico-mediatico entreranno le migliaia di intercettazioni telefoniche raccolte nell'inchiesta Antoveneta/Bnl. Un breve saggio di quanto possano essere esplosive lo si è già avuto nel 2006 con la pubblicazione della conversazione tra Gianni Consorte (Unipol) e il segretario dei Ds, Piero Fassino. Ma in quelle intercettazioni si sa, per dirne una, che si ascolta la voce dei maggiori leader del centro-sinistra, a cominciare da Massimo D'Alema e del suo collaboratore più affidabile, il senatore Nicola Latorre.

    A incupire la scena, la preoccupazione che le intercettazioni legali possano incrociarsi con gli ascolti abusivi e le indagini illegali della Security Telecom. Per quel che se ne sa, è stato trovato soltanto un dvd con migliaia di dossier, nella disponibilità di un investigatore privato che lavorava per la società di telecomunicazioni (o per lo meno per gli uomini della sua sicurezza). Nessuno è in grado di escludere, a Milano come a Roma, che quel dvd sia soltanto una parte dell'archivio segreto. Mentre non c'è dubbio che anche la più irrilevante briciola di quelle informazioni, raccolte illegalmente, sia oggi nella disponibilità dell'"agglomerato oscuro". Che avrà il modo e l'occasione di giocare una nuova partita e qualche asso.

    I tempi sono favorevoli. Le anomalie, i vizi, gli sprechi della politica italiana hanno scavato un solco tra il Paese e il Palazzo mettendo in moto, per dirla con le parole di Massimo D'Alema, "una crisi di credibilità della politica che tornerà a stravolgere l'Italia con sentimenti come quelli che, negli anni novanta, segnarono la fine della Prima Repubblica". La storia ci insegna che una democrazia fragile e largamente screditata può sopravvivere anche molto a lungo, grazie ai sui meccanismi di autotutela, soltanto però "in assenza di eventi traumatici "esterni" che la facciano crollare".

    Ora tutta la questione è in questa eventualità. Non c'è dubbio che il network oscuro sia in grado di creare, anche artificialmente, un evento "traumatico" esterno. I dossier - veri o falsi, non importa - raccolti negli anni del governo Berlusconi dall'apparato legale/clandestino di spionaggio possono di certo esserlo. Se si guarda a come si è mosso, contro Vincenzo Visco, il generale Roberto Speciale, sembra di poter dire che in giro ci sia anche la volontà di farlo, la determinazione senza tentennamenti.

    Il comandante della Guardia di Finanza ha tentato, infatti, di "giudiziarizzare" il braccio di ferro con il viceministro, di alimentare con la sua testimonianza (aggiustata per l'occasione) un'indagine penale e, sotto l'ombrello dell'inchiesta, mettere in circolo veleni, notizie mezze vere e mezze false o del tutto manipolate, capaci di "travolgere il Paese con i sentimenti degli anni novanta". Può essere stato soltanto un piccolo accenno di quanto accadrà di qui a dieci giorni. Sapremo presto quali iniziative intende muovere, quest'altra P2 - simile, ma non uguale a quella che abbiamo conosciuta - e quale forza di dissuasione o di compromesso è in grado di opporre il sistema politico.

    (4 giugno 2007)

    www.repubblica.it

  8. #8
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    Dei padani che leggono quel fogliaccio romano di repubblica??
    Contenti voi...

  9. #9
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    E' buona norma che chi si interessa di politica legga piu' possibile, altrimenti si resta al "Il Duce ha sempre ragione" di lontana memoria.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Dei padani che leggono quel fogliaccio romano di repubblica??
    Contenti voi...
    Io mi preoccupo di più di un padano che legge solo la_padania che di uno che legge anche la_repubblica. Altrimenti si torna al solito inno "bossi bossi bossi bossi"...

 

 
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