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  1. #1
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Predefinito il federalismo è nato nei comuni toscopadani

    e quando è morto qui da noi, con l'inizio dell'età delle Signorie, è stato mantenuto in vita in Svizzera.


    Pensate com'era presente la cittadinanza nella gestione della cosa pubblica 900 anni fa dalle nostre parti.

    Comune (storia)

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    (Reindirizzamento da Età dei Comuni)
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    Il Comune è una forma di governo locale che si diffuse a partire dai secoli XI e XII nelle città dell'Italia centro-settentrionale e che andò esaurendosi nel corso dei secoli XIII e XIV, con la modificazione degli equilibri politici interni, con l'affermazione sociale di nuovi ceti e con la sperimentazione di nuove esperienze di governo (signoria cittadina).

    L'istituzione del comune [modifica]

    Con la rinascita delle città nell'XI secolo e la ripresa delle attività artigianali, i nuovi ceti urbani si riunirono per liberarsi dai vincoli feudali e dall'autorità imperiale, creando una nuova realtà politica, il Comune.
    Il Comune nacque quindi con l'intento di esprimere la lotta per l'emancipazione delle classi cittadine dalla soggezione feudale, che dà luogo a una profonda trasformazione sociale, caratterizzata dal rifiorire delle attività commerciali e l'emergere della borghesia.

    Organizzazione politica [modifica]

    Il governo del Comune era basato su un Consiglio generale cittadino che eleggeva dei magistrati, detti consoli, incaricati della reggenza. Alla fase consolare seguì poi una fase detta podestarile: il podestà era uno straniero, eletto a reggere il Comune in quanto si presumeva che fosse imparziale rispetto ai conflitti locali. Durante l'età comunale nacquero anche le Corporazioni di mestiere, associazioni di mercanti e artigiani riunite secondo il mestiere che praticavano.
    Non siamo in grado di conoscere con esattezza data di nascita, né luogo di nascita dei comuni. Sappiamo, da alcuni documenti dell'XI secolo, che i primi rappresentanti delle collettività furono chiamati Boni homines o Consoli. In principio i comuni si ponevano come delle magistrature provvisorie nate per risolvere problemi di un dato momento formate proprio da “uomini buoni” di cui tutti si fidavano. I consoli prestavano giuramento di fedeltà davanti alla cittadinanza elencando i propri obblighi, considerati prime forme di Statuti Cittadini. Durante il loro operato redigevano il “Breve”, una sorta di elenco-archivio in cui erano riportate tutte le opere pubbliche intraprese ma non terminate. Tutti i cittadini che godevano di diritti urbani si riunivano nel “Parlamento” che era l’organo fondamentale nella vita di un comune. Per facilitarne la gestione, spesso quest'organo fu ridotto ad una minoranza di individui, iniziando l’ascesa di quei gruppi che sarebbero divenuti dirigenti. Tutti i comuni si assomigliarono per la presenza di una categoria di individui che godeva di maggiori diritti rispetto agli altri. Per poter partecipare al potere comune bisognava essere: maggiorenni, maschi, pagare una tassa di ammissione, possedere una casa. Ne erano invece esclusi, le donne, i poveri, i servi, gli ebrei e i musulmani non convertiti.
    In Italia l’ascesa dei comuni fu ostacolata dal centralismo normanno nell’Italia meridionale, mentre essi raggiunsero un eccezionale sviluppo a Nord espandendosi sia dalle città alle campagne. Questa crescita fu incoraggiata soprattutto dalle nobiltà locali per la possibilità tangibile di sganciarsi dal potere e dal controllo imperiale. Nel corso del XII-XIII secolo tutti i comuni acquisirono un buon livello di controllo anche sulla campagna a loro circostante attuando quel processo che è detto formazione del contado (comitatinanza) e che comprendeva il Districtus (campagne annesse) e il Comitatus (campagne che già in origine facevano capo al comune). Sempre in questi secoli altro motivo di ampliamento fu la nascita della figura del podestà, cioè di funzionari di mestiere con compiti di amministrazione del territorio comunale e mediatori tra potere e cittadinanza. Essi erano veri e propri professionisti, con compiti ben definiti e stipendiati dal comune, la cui preparazione veniva acquisita con lo studio del diritto nelle nascenti università. Furono soprattutto le grandi famiglie di nobili a studiare e a specializzarsi per divenire podestà in modo da acquisire maggiore potere nel quadro del territorio comunale.

    Crisi del comune [modifica]

    L'istituzione comunale entrò in crisi tra la fine del XII e l'inizio del XIV secolo. All'origine di questa crisi si collocano i contrasti sociali che finirono col logorare progressivamente la tenuta delle antiche magistrature comunali.
    Fin dall'inizio l'autonomia dei Comuni fu fieramente osteggiata dagli imperatori tedeschi: Federico I, detto il Barbarossa, cercò a più riprese di togliere loro quelle regalie (diritti) che essi avevano usurpato all'autorità imperiale: imporre tributi, battere moneta, eleggere magistrati. Dopo alterne vicende il Barbarossa venne duramente sconfitto nella battaglia di Legnano (1176) dai Comuni italiani uniti nella Lega lombarda. La pace di Costanza del 1183 sancì la formale ubbidienza dei Comuni all'imperatore, e il sostanziale riconoscimento delle autonomie comunali da parte del sovrano.
    Ma la vera causa del fallimento del comune furono i contrasti sociali al suo interno: le grandi famiglie aristocratiche che si disputavano il primato in un clima molto vicino a quello delle lotte feudali; la nobiltà inurbata che aveva dovuto sostenere le rivendicazioni della borghesia delle Arti, sempre più potente e intenzionata ad assumere il controllo della vita politica; infine i ceti meno abbienti che manifestavano la propria inquietudine: esclusi dai grandi profitti economici e tenuti ai margini di quella che restava sostanzialmente una Repubblica oligarchica, spingevano per migliorare la propria condizione.
    La ricerca di maggiore stabilità portò la borghesia cittadina ad affiancare al podestà, sostenuto dal ceto più abbiente, una nuova figura, quella del capitano del popolo, un magistrato, spesso forestiero, che restava in carica per sei mesi o un anno, ma che finì per rappresentare gli interessi delle Arti maggiori. Ulteriore motivo di crisi dell'antico assetto comunale fu proprio l'ambizione del patriziato cittadino: la volontà di espandersi nel contado e ai danni dei Comuni limitrofi.
    Anche la nascita delle monarchie centralizzate portò alla definitiva scomparsa dell'istituzione comunale, lasciando il posto alla signoria cittadina.

    •   Alt 

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  2. #2
    l'occasione fa l'uomo italiano
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    Predefinito

    Old Confederacy (1291–1523)

    Main article: Growth of the Old Swiss Confederacy

    The Battle of Laupen (1339) between Swiss forces and an army of the Dukes of Savoy (Diebold Schilling the Elder, 1480s).




    In 1291, the cantons of Uri, Schwyz, and Unterwalden conspired against the Habsburgs. Their union, the nucleus of the Old Swiss Confederacy, is recorded in the Federal Charter, a document probably written after the fact, in the 14th century. At the battles of Morgarten in 1315 and Sempach 1386, the Swiss defeated the Habsburg army, allowing the confederacy to continue within the Holy Roman Empire.
    By 1353, the three original cantons had been joined by the cantons of Glarus and Zug and the city states of Lucerne, Zürich, and Berne, forming the "Old Federation" of eight states that persisted during much of the 15th century. Zürich was expelled from the confederation during the 1440s due to a conflict over the territory of Toggenburg (the Old Zürich War). This led to a significant increase of power and wealth of the federation, in particular due to the victories over Charles the Bold of Burgundy during the 1470s and the success of Swiss mercenaries.
    The traditional listing order of the cantons of Switzerland reflects this state, listing the eight "Old Cantons" first, with the city states preceding the founding cantons, followed by cantons that joined the federation after 1481, in historical order.
    The Swiss victory in a war against the Swabian League in 1499 amounted to de facto independence from the Holy Roman Empire. In 1506, Pope Julius II engaged the Swiss Guard that continues to serve the Vatican to the present day.

  3. #3
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    Defungeremo all'opposizione...
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    Tu identifichi il federalismo coi Comuni, ma quelli erano completamente indipendenti, e in lotta fra loro; l'unico momento in cui furono uniti fu quando si trattò di contrastare gli imperatori.

    Il fatto che, per es., senesi e fiorentini e pisani fossero tutti "toscani" non impediva loro di essere nemici mortali.

    Senza nulla togliere ai Comuni il momento di massimo splendore culturale è stato quello successivo.

  4. #4
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    per la cultura sì, per la sovranità dei cittadini no. Federalismo non è solo associazione di popoli e governi. Federalismo E' sovranità popolare, almeno secondo PJ Proudhon. Io modestamente sottoscrivo. Se contnuiamo a vedere il federalismo come movimento puramente etnonazionalista non conquisteremo MAI il federalismo e finiremo nelle riserve indiane.

  5. #5
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    Contado
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    Il Contado (termine derivato dal latino comitatus, con il significato di territorio affidato all'amministrazione di un comes o conte in epoca carolingia) è il territorio sul quale ogni città dell'Italia medievale esercitava, almeno teoricamente, il proprio controllo e la cui massima estensione corrispondeva di solito con i confini della relativa circoscrizione ecclesiastica (Diocesi).

    Con la disgregazione delle istituzioni di epoca carolingia (i cui distretti di base, comitati o contee, coincidevano con i distretti delle città dove i conti o comites avevano stabilito la loro residenza) e con l'affermarsi di nuovi poteri (di particolare importanza quello dei vescovi) e di nuovi ceti di governo, la vecchia forma di organizzazione del territorio in distretti soggetti all'autorità presente nella più vicina città andò in crisi, e il vecchio assetto di potere andò frantumandosi in una miriade di piccoli centri di potere in continuo attrito fra loro.

    La nascita dei Comuni favorì il processo di ricomposizione della frantumata geografia dei poteri che era andata radicandosi nelle campagne dell'Italia medievale. Essi infatti, raggiunta una sufficiente stabilità politica interna e una certa potenza economica, proiettarono ben presto le proprie energie verso il territorio circostante, percepito come naturale estensione e integrazione della città, come se la città e il proprio contado, per usare una metafora che compare spesso nelle fonti dell'epoca, fossero il capo e le membra di un solo corpo.

    Questo processo di estensione dei poteri, politico ed economico, della città sul territorio circostante a danno delle comunità e dei piccoli signori locali, prende il nome di comitatinanza; e il suo ultimo obiettivo era quello di riuscire a estendere il controllo cittadino fino ai confini diocesani, considerati come gli unici e veri confini al di là dei quali iniziava il territorio di un'altra città.

    Non tutte le città tuttavia riuscirono a perseguire il risultato di assoggettare al proprio controllo l'intero territorio dell'episcopato (altro termine con cui si designava il contado cittadino, con riferimento al territorio diocesano): in alcune zone dove erano particolarmente radicati i poteri signorili locali, sia per motivi storici, sia per ragioni geografiche (aree marginali, montuose, di non facile transito e accesso), il processo di comitatinanza incontrò insormontabili ostacoli e città come Novara, Parma, Piacenza e molte altre, non riuscirono mai a raggiungere gli obiettivi che si erano proposte.

 

 

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