LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
Novembre/2005
Intifada
"Nel Nome di Dio il Clemente il Misericordioso
L'occupazione della Palestina fa parte di un progetto satanico delle superpotenze che dominano il mondo, teso a indebolire la solidarietà del mondo islamico e a dividerlo.
I nemici dell'islam hanno sempre tentato di impedire l'unità e la solidarietà dei musulmani spartendosi le loro terre e favorendo le divisioni etniche. All'inizio dell'occupazione della Palestina, molti ulemà invitarono i musulmani ad aiutare il popolo palestinese nella loro giusta causa. Purtroppo, col passare del tempo, la connotazione islamica della lotta palestinese aveva assunto sempre più una connotazione etnica.
La vittoria della Rivoluzione Islamica in Iran sotto la guida dell'Imam Khomeini ha risvegliato tutto il mondo islamico e la recente vittoria dei musulmani del Libano meridionale, in quello che in apparenza sembrava uno scontro impari con un nemico più forte, ci dimostrano la bontà della lotta islamica. Se i musulmani ripongono la loro fiducia in Allah, la loro vittoria sarà certa. Proprio la recente vittoria del popolo libanese e il fallimento dei progetti di compromesso, hanno incoraggiato il popolo palestinese a riprendere l'intifada. Questa volta però il coraggioso popolo palestinese è ben determinato a combattere fino alla vittoria. La prima intifada fu fermata per le pressioni esercitate dagli americani e dall'Occidente che promettevano di soddisfare le richieste palestinesi con metodi pacifici. Questi dieci anni, invece, sono serviti per salvare gli israeliani dall'instancabile lotta dei musulmani e hanno dimostrato che le rosee promesse fatte ai negoziatori palestinesi non erano altro che illusioni.
L'occupazione, l'espansionismo e la crudeltà di Israele erano prevedibili per i dotati di discernimento. Israele ha sempre violato i diritti inalienabili del popolo palestinese intanto che il mondo occidentale e soprattutto l'America cercavano di giustificarne e sostenerne l'atroce operato e le organizzazioni internazionali tentavano di legittimarne la condotta. I poteri occidentali hanno sempre avuto ambizioni territoriali in questa regione come dimostra l'imposizione delle crociate. Dopo aver sconfitto l'Impero Ottomano, alcuni comandanti delle forze alleate, mentre entravano in Palestina, dichiararono: 'Ora la guerra dei crociati è giunta alla fine'.
L'occupazione di questa terra fa parte di un complesso progetto volto a distruggere l'unità e la solidarietà tra musulmani e ad impedire il ristabilimento di potenti stati islamici. Vi sono documenti che dimostrano la collaborazione tra sionisti e Germania nazista e che il numero delle vittime dell'olocausto è stato volutamente esagerato per attirare le simpatie dell'opinione pubblica mondiale, creare un clima favorevole all'occupazione della Palestina e giustificare così le atrocità che i sionisti si preparavano a perpetrare. Vi sono addirittura prove che dimostrano come un gran numero di criminali dell'est europeo fosse stato costretto ad emigrare in Palestina e fatto passare come ebreo. Lo scopo era quello di fondare uno stato anti-islamico nel cuore del mondo musulmano, fingendo che servisse a proteggere le vittime del razzismo, e di creare divisione nel mondo islamico.
Inizialmente, i musulmani furono colti di sorpresa da questo avvenimento non rendendosi conto della complessità del progetto sionista e dei suoi sostenitori occidentali. L'Impero Ottomano era stato sconfitto e con il trattato di Sykes-Pico i vincitori della guerra, segretamente, già si spartivano i territori islamici. La Società delle Nazioni stabilì il mandato britannico sulla Palestina, promise il proprio appoggio ai sionisti e condusse gli ebrei in Palestina costringendo i musulmani a lasciare la propria patria.
In questa lunga guerra, che vede l'Occidente e i sionisti da una parte e i nuovi stati arabi dall'altra, i nemici dell'Islam hanno usato strumenti complessi, tra cui i mass-media internazionali. Mentre da una parte si invitava i musulmani a mostrarsi pazienti e tolleranti e a partecipare ai colloqui di pace, dall'altra si continuava ad armare Israele per mantenerne la superiorità militare rispetto ai paesi islamici. Nelle organizzazioni internazionali fornivano il proprio appoggio a Israele e usavano i mass-media per giustificarne le atrocità e convincerci che sconfiggere Israele fosse un sogno irrealizzabile. Il regime israeliano ha perpetrato le proprie aggressioni impunemente per più di cinquant'anni e niente e nessuno è riuscito a fermarlo, ma ora la situazione è cambiata. La resistenza islamica libanese, formata da poche migliaia di giovani combattenti armati di una forte fede, è diventata l'incubo di questo regime e dei suoi sostenitori. Questi giovani combattenti hanno costretto gli israeliani a ritirarsi dal Libano meridionale umiliandoli. La loro vittoria è diventata un esempio da seguire per gli altri combattenti musulmani ed ora assistiamo all'Intifada al-Aqsa, simile alla resistenza islamica libanese, ma in scala maggiore.
Noi che siamo qui riuniti per mostrare il nostro impegno verso l'Intifada, ci assumiamo una grande responsabilità. Innanzitutto dobbiamo dimostrare che il mondo islamico è determinato a far rivivere le buone tradizioni della sua gloriosa storia e tra queste vi è l'unità dei musulmani che ci ha permesso di sconfiggere i crociati nelle battaglie decisive. In quei grandi eventi storici, i credenti di tutta la Ummah islamica unirono le loro forze per quel lungo e decisivo jihad tra credenti e miscredenti.
Tutti i musulmani del mondo ripongono oggi grande speranza in questa Intifada. Quella di un decennio fa si spense in un clima di compromesso e di rinuncia. Vi era chi dava eccessivo credito alle promesse americane e chi credeva fosse impossibile resistere alle pressioni internazionali e che l'unica via d'uscita fosse quella di accettare le condizioni d'Israele e dell'America. Gli eventi sviluppatisi allora favorirono quel tipo di soluzione, ma questa volta la strada che porta ad un qualsiasi umiliante compromesso è chiusa. Persino coloro che avevano riposto tutte le loro speranze negli Stati Uniti ora ammettono apertamente che non ci sono vie d'uscita. Nel 1991, in seguito alle sconfitte subite nel corso della guerra del Golfo, gli arabi e i musulmani si scoraggiarono e anche la loro unità interna fu minacciata. Le premesse ora sono cambiate e la resistenza del Libano meridionale ha rinnovato le speranze dei musulmani.
Una volta vi era lo scontro armato tra eserciti arabi e Israele, ma questi scontri si rivelavano dei fallimenti per i paesi islamici e li indebolivano militarmente. Essi si risolvevano nella resa e nell'accettazione delle soluzione imposte dagli israeliani. L'accordo di Camp David ne è un esempio significativo. Non si parlava mai di resistenza, quasi che essa fosse universalmente inaccettabile. Ora invece, in Libano, abbiamo visto che si può resistere liberando dei territori senza fare alcuna concessione ad Israele. Con l'accordo di Camp David, Israele si ritirò dal Sinai a condizione che l'Egitto non vi ridispiegasse il proprio esercito. In Libano, invece, Israele ha pregato di mandare l'esercito libanese al confine con la Palestina occupata, per timore della resistenza islamica. La resistenza è stata in grado di restituire piena sovranità al Libano meridionale e ad altri territori occupati.
Questa intifada è una rivolta popolare. I palestinesi non credono più ai compromessi e si sono resi conto che la vittoria dipende solo dalla loro resistenza. Il popolo palestinese ha sofferto molto nella precedente intifada e ha dato molti martiri per l'islam e per la liberazione dei territori islamici. Gli accordi di Oslo posero fine a quella insurrezione, ma quale è stato il risultato ottenuto? Oggi, persino i palestinesi che erano favorevoli a quegli accordi, non li difendono più. Hanno capito che quegli accordi servivano ad Israele per liberarsi dai combattenti che lanciavano sassi. Quando Israele vide che il suo problema era risolto, credette che i palestinesi non avrebbero più avuto la forza di riprendere l'Intifada e si rimangiò anche le piccole concessioni che aveva fatto, rivelando così la sua natura espansionistica. Il cosiddetto processo di pace e gli accordi di Oslo hanno permesso ai palestinesi di comprendere come l'unica via d'uscita sia una rivolta popolare.
L'Intifada al-Aqsa ruota principalmente intorno a Beit-al-Moqadas e la scintilla che ha fatto scoppiare l'ira del popolo palestinese è stata il grave insulto alla moschea al-Aqsa da parte dei sionisti. Il popolo palestinese, resosi conto che la sua missione è quella di proteggere uno dei luoghi più sacri ai musulmani, è entrato in lotta e con la sua devozione e i suoi sacrifici tiene accesa la sacra fiamma della resistenza contro gli occupanti sionisti. Se gli accordi di Oslo divisero i palestinesi, questa sacra Intifada li ha riuniti tutti, islamici e nazionalisti, che ora combattono fianco a fianco. 'Il risveglio islamico' è iniziato in Iran con la vittoria della Rivoluzione Islamica per poi diffondersi in altre regioni islamiche. Oggi giorno si concentra soprattutto nella questione palestinese. Questa intifada ha mobilitato tutte le nazioni arabe e musulmane, anche quelle non direttamente confinanti con la Palestina. Manifestazioni da parte di milioni di musulmani di tutto il mondo islamico hanno dimostrato che il popolo palestinese può contare sul loro aiuto e questo serve da perno all'unità dei musulmani.
Il giorno in cui, grazie agli sforzi dei coraggiosi figli del Libano e con l'appoggio dell'imam Khomeini, la resistenza islamica cominciò a radicarsi in Libano, Beirut era occupata da Israele. Lo slogan ricorrente era 'muovetevi per liberare al-Qods'. Alcuni lo considerarono uno slogan ingenuo e semplicistico e fu chiesto sarcasticamente come fosse possibile arrivare ad al-Qods se i libanesi non riuscivano nemmeno a liberare la loro capitale. Sono passati solo diciotto anni da allora ed abbiamo visto la vittoria della resistenza libanese. Diciotto anni di lotta non sono tanti, storicamente parlando, anche se non vi è dubbio che essi hanno significato tragiche perdite di vite umane, distruzioni di case, gravi problemi economici, dolore e angoscia per la gente. Noi però dobbiamo guardare al risultato finale di questi sacrifici: la vittoria è così preziosa che dobbiamo essere pronti a pagarne il prezzo. Israele che faceva il prepotente in questa regione e dettava le proprie condizioni alle nazioni arabe, ora si ritrova scoraggiato e frustrato e si inchina davanti alla grandezza della resistenza islamica. Questa è solo una parte dell'immenso potere che hanno le nazioni arabe e musulmane. Possiamo star certi che se tutte le potenzialità o anche solo una parte di esse fossero impiegate efficacemente, si potrebbe assistere alla fine di Israele. Poche migliaia di combattenti sono riusciti a sconfiggere Israele nel Libano meridionale. Hezbollah avrebbe potuto mobilitare decine di migliaia di uomini grazie al sostegno popolare di cui gode, ma pochi giovani energici e fedeli e dotati di semplici armi sono bastati a sconfiggere Israele. Indubbiamente la loro arma potente ed invincibile è stata la fede.
Abbiamo quindi un buon modello: possiamo vincere con la nostra risolutezza e la resistenza, dobbiamo però essere pronti a pagarne il prezzo. L'altra soluzione è quella di continuare ad elemosinare la pace ottenendo in cambio umiliazioni e l'imposizione a senso unico dei desideri d'Israele. Gli hezbollah e la loro vittoria sono la solida base dell'Intifada palestinese. Il regime sionista non dispone di basi adeguate a sostenere un lungo e continuo scontro con i palestinesi. Gli ebrei sono stati ingannati e portati in Palestina con la promessa che gli arabi non li avrebbero combattuti e se anche lo avessero fatto, le pressioni esercitate dall'Occidente avrebbero impedito alla loro resistenza di protrarsi per troppo tempo. Ne consegue che coloro che sono emigrati in Palestina non sono pronti a sacrificarsi per i motivi politici dei fondatori del sionismo. Secondo fonti d'informazione vi è un'inversione di tendenza nell'emigrazione.
La precedente conferenza sulla Palestina tenutasi a Tehran, ha giocato un ruolo fondamentale e importante nell'accrescere le speranze ed incoraggiare lo spirito ed il morale del popolo palestinese, e così pure la presa di posizione dell'Iran islamico. Più di ogni altra cosa il popolo palestinese ha bisogno del nostro sostegno morale e della nostra perseveranza in questo frangente. E' vero che hanno anche bisogno di assistenza finanziaria e insieme dobbiamo offrire loro il nostro aiuto, ma hanno anche ripetuto diverse volte che è molto importante la presa di posizione araba ed islamica.
Noi tutti possiamo mettere in moto le potenzialità dei nostri paesi per liberare la Palestina. La difesa e il sostegno dell'oppresso popolo palestinese e della sua coraggiosa lotta sono un dovere islamico che riguarda tutti. Una nazione sta chiedendo aiuto agli altri musulmani! Mai si dovrà dimenticare il grido di quella donna palestinese che di fronte alla telecamera disse: 'Venite in nostro aiuto, o musulmani!'
Tutti i musulmani dovrebbero appoggiare la lotta del popolo palestinese. Un punto deve essere evidenziato presso le organizzazioni internazionali: il popolo palestinese ha il diritto di continuare la propria lotta per riappropriarsi dei propri inalienabili legittimi diritti. Il proseguimento dell'intifada è un legittimo diritto del popolo palestinese e la legge internazionale deve rispettare questo diritto anche se questa legge viene talvolta interpretata in modo da privilegiare gli interessi delle arroganti potenze mondiali.
Il regime israeliano al suo interno si è deteriorato e la loro attuale generazione non è disposta a sacrificarsi per la sua salvaguardia. Con la grazia di Allah, le nazioni arabe e musulmane sono oggi forti come non lo sono mai state in questi ultimi cinquant'anni. I musulmani non possono più permettersi di rimanere indifferenti alla quotidiana repressione del popolo palestinese. Bisogna far capire a Israele che continuando con questo atteggiamento si troverà costretto a confrontarsi direttamente e seriamente con le nazioni arabe e musulmane. Dobbiamo tutti essere fonte di incoraggiamento e ispirazione per permettere al popolo palestinese di proseguire la sua resistenza. Il popolo palestinese si è reso conto che con la sua resistenza islamica è riuscito a limitare le atrocità perpetrate dagli israeliani.
L'unità del popolo palestinese e dei suoi vari movimenti deve essere basata su un punto fondamentale: qualsiasi cosa possa deviare i palestinesi dalla retta via e far loro dimenticare qual è il suo principale nemico, non sarà di alcun aiuto alla causa palestinese. La forza di questa resistenza non sta nel fare affidamento sugli sforzi diplomatici e le mediazioni di altri paesi, bensì nell'abilità di rispondere con colpi schiaccianti alle azioni israeliane. Siamo grati ad Allah che i palestinesi sono usciti da questi cinquant'anni a testa alta e hanno dimostrato la loro maturità. Abbiamo assistito tutti ai falliti tentativi di Israele volti a creare discordia tra i combattenti palestinesi. Movimenti quali 'Jihad islamica', 'Fatah', 'Hamas' e altri gruppi sono riusciti a frustrare i piani del nemico.
Coloro che pensavano che la questione palestinese riguardasse solo una piccola parte del mondo islamico, hanno commesso un grosso errore. L'immenso arsenale di armi nucleari e di altri armamenti per la distruzione di massa posseduti da Israele non sono riservati solo all'indifeso popolo palestinese. Questo arsenale è stato accumulato per realizzare il progetto di dominio sul mondo islamico e soprattutto sul Medio Oriente. Oggi, gli Hezbollah lottano per la liberazione dei territori occupati e Israele attacca la Siria per rappresaglia. Questo dimostra chiaramente l'intenzione satanica di Israele e dei suoi sostenitori occidentali. Nella nostra lotta contro il regime sionista usurpatore, dobbiamo seguire i seguenti punti:
a) chiudere il regime usurpatore entro i suoi confini, limitare il suo spazio politico ed economico e tagliare i suoi collegamenti con il territorio circostante
b) far si che il popolo palestinese continui la resistenza e la lotta all'interno della propria patria offrendo loro tutto l'aiuto necessario.
Fratelli e sorelle, le potenze arroganti e particolarmente l'America, esercitano pressioni sull'Iran principalmente per il fatto che quest'ultimo appoggia la Palestina. E' stato detto chiaramente che il maggior problema che l'America ha con la Repubblica islamica dell'Iran è l'opporsi di questa agli umilianti progetti di pace per la Palestina. Le ridicole accuse di violazione dei diritti umani e di produzione di armi di distruzione di massa non sono altro che scuse e pretesti. Hanno detto chiaramente che se l'Iran ritirasse il suo appoggio ai combattenti e al popolo libanese e palestinese, essi cesserebbero le loro azioni ostili verso l'Iran. E' chiaro che il loro principale problema è l'Islam e il governo islamico. Ma l'Iran ritiene un importante dovere islamico sostenere i popoli libanese e palestinese, ed ha risposto loro un grande "no".
La loro principale strategia politica è quella di rompere le fila compatte del popolo musulmano rivoluzionario dell'Iran. Ci suddividono in ‘riformisti' e ‘fondamentalisti'. Offrono il loro sostegno ad un gruppo e concentrano la loro campagna propagandistica contro l'altro. Cercano di insinuare che il sistema governativo islamico sia inefficiente ingigantendo i problemi dell'Iran. Vogliono deludere la gente e promuovere il pensiero secolare, separando la religione dalla politica. La forte fede della gente iraniana rappresenta il loro più grande ostacolo. Con la loro propaganda vogliono frustrare i giovani iraniani e presentare come problemi irresolubili della Repubblica islamica dell'Iran quelle difficoltà economiche che sono comuni anche ad altre nazioni del mondo. Con le loro campagne di comunicazione di massa cercano di insinuare dubbi e domande sul padre della rivoluzione, l'Imam Khomeini, e i suoi pilastri. Il motivo delle loro azioni è lampante: l'Islam e la rivoluzione islamica li hanno feriti.
Si sentono minacciati dal 'risveglio islamico' nel mondo e dall'espandersi della lotta islamica in Libano e in Palestina quindi vogliono far seccare le radici del pensiero islamico, lanciando le loro frecce velenose sull'Islam. Man mano che la lotta palestinese e libanese s'intensifica e s'allarga, aumentano pure l'ira e le cospirazioni dei sionisti e dell'America nei confronti della Repubblica islamica dell'Iran. Devono però sapere che la guida e i funzionari del paese come pure il popolo musulmano iraniano resteranno fedeli alla rivoluzione e all'Islam, all'Intifada e alla resistenza contro i sionisti e i loro sostenitori. Questo è uno dei punti centrali della strategia della Repubblica Islamica dell'Iran. Se il popolo palestinese continuerà a lottare e godrà dell'appoggio del mondo islamico, noi confidiamo nella liberazione della Palestina e che Beit Al-Muqaddas e la moschea Al-aqsa ritorneranno nelle braccia del mondo islamico. Prevarrà la volontà di Allah".




Intifada
Rispondi Citando
Il messaggio ai pellegrini del Hajj
L'attacco all'Iran sarà la fine dell'America
Messaggio per il nuovo anno
La Suprema Guida elogia le forze del Bassij*
Incontro con i responsabili del governo
La strage di Qana
La giornata mondiale di Quds
Messaggio a sayyed Hassan Nasrallah
Il messaggio per il nuovo anno