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    Predefinito Ayatollah Ali Khamenei: le direttive

    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Novembre/2005

    Intifada
    "Nel Nome di Dio il Clemente il Misericordioso
    L'occupazione della Palestina fa parte di un progetto satanico delle superpotenze che dominano il mondo, teso a indebolire la solidarietà del mondo islamico e a dividerlo.
    I nemici dell'islam hanno sempre tentato di impedire l'unità e la solidarietà dei musulmani spartendosi le loro terre e favorendo le divisioni etniche. All'inizio dell'occupazione della Palestina, molti ulemà invitarono i musulmani ad aiutare il popolo palestinese nella loro giusta causa. Purtroppo, col passare del tempo, la connotazione islamica della lotta palestinese aveva assunto sempre più una connotazione etnica.
    La vittoria della Rivoluzione Islamica in Iran sotto la guida dell'Imam Khomeini ha risvegliato tutto il mondo islamico e la recente vittoria dei musulmani del Libano meridionale, in quello che in apparenza sembrava uno scontro impari con un nemico più forte, ci dimostrano la bontà della lotta islamica. Se i musulmani ripongono la loro fiducia in Allah, la loro vittoria sarà certa. Proprio la recente vittoria del popolo libanese e il fallimento dei progetti di compromesso, hanno incoraggiato il popolo palestinese a riprendere l'intifada. Questa volta però il coraggioso popolo palestinese è ben determinato a combattere fino alla vittoria. La prima intifada fu fermata per le pressioni esercitate dagli americani e dall'Occidente che promettevano di soddisfare le richieste palestinesi con metodi pacifici. Questi dieci anni, invece, sono serviti per salvare gli israeliani dall'instancabile lotta dei musulmani e hanno dimostrato che le rosee promesse fatte ai negoziatori palestinesi non erano altro che illusioni.
    L'occupazione, l'espansionismo e la crudeltà di Israele erano prevedibili per i dotati di discernimento. Israele ha sempre violato i diritti inalienabili del popolo palestinese intanto che il mondo occidentale e soprattutto l'America cercavano di giustificarne e sostenerne l'atroce operato e le organizzazioni internazionali tentavano di legittimarne la condotta. I poteri occidentali hanno sempre avuto ambizioni territoriali in questa regione come dimostra l'imposizione delle crociate. Dopo aver sconfitto l'Impero Ottomano, alcuni comandanti delle forze alleate, mentre entravano in Palestina, dichiararono: 'Ora la guerra dei crociati è giunta alla fine'.
    L'occupazione di questa terra fa parte di un complesso progetto volto a distruggere l'unità e la solidarietà tra musulmani e ad impedire il ristabilimento di potenti stati islamici. Vi sono documenti che dimostrano la collaborazione tra sionisti e Germania nazista e che il numero delle vittime dell'olocausto è stato volutamente esagerato per attirare le simpatie dell'opinione pubblica mondiale, creare un clima favorevole all'occupazione della Palestina e giustificare così le atrocità che i sionisti si preparavano a perpetrare. Vi sono addirittura prove che dimostrano come un gran numero di criminali dell'est europeo fosse stato costretto ad emigrare in Palestina e fatto passare come ebreo. Lo scopo era quello di fondare uno stato anti-islamico nel cuore del mondo musulmano, fingendo che servisse a proteggere le vittime del razzismo, e di creare divisione nel mondo islamico.
    Inizialmente, i musulmani furono colti di sorpresa da questo avvenimento non rendendosi conto della complessità del progetto sionista e dei suoi sostenitori occidentali. L'Impero Ottomano era stato sconfitto e con il trattato di Sykes-Pico i vincitori della guerra, segretamente, già si spartivano i territori islamici. La Società delle Nazioni stabilì il mandato britannico sulla Palestina, promise il proprio appoggio ai sionisti e condusse gli ebrei in Palestina costringendo i musulmani a lasciare la propria patria.
    In questa lunga guerra, che vede l'Occidente e i sionisti da una parte e i nuovi stati arabi dall'altra, i nemici dell'Islam hanno usato strumenti complessi, tra cui i mass-media internazionali. Mentre da una parte si invitava i musulmani a mostrarsi pazienti e tolleranti e a partecipare ai colloqui di pace, dall'altra si continuava ad armare Israele per mantenerne la superiorità militare rispetto ai paesi islamici. Nelle organizzazioni internazionali fornivano il proprio appoggio a Israele e usavano i mass-media per giustificarne le atrocità e convincerci che sconfiggere Israele fosse un sogno irrealizzabile. Il regime israeliano ha perpetrato le proprie aggressioni impunemente per più di cinquant'anni e niente e nessuno è riuscito a fermarlo, ma ora la situazione è cambiata. La resistenza islamica libanese, formata da poche migliaia di giovani combattenti armati di una forte fede, è diventata l'incubo di questo regime e dei suoi sostenitori. Questi giovani combattenti hanno costretto gli israeliani a ritirarsi dal Libano meridionale umiliandoli. La loro vittoria è diventata un esempio da seguire per gli altri combattenti musulmani ed ora assistiamo all'Intifada al-Aqsa, simile alla resistenza islamica libanese, ma in scala maggiore.
    Noi che siamo qui riuniti per mostrare il nostro impegno verso l'Intifada, ci assumiamo una grande responsabilità. Innanzitutto dobbiamo dimostrare che il mondo islamico è determinato a far rivivere le buone tradizioni della sua gloriosa storia e tra queste vi è l'unità dei musulmani che ci ha permesso di sconfiggere i crociati nelle battaglie decisive. In quei grandi eventi storici, i credenti di tutta la Ummah islamica unirono le loro forze per quel lungo e decisivo jihad tra credenti e miscredenti.
    Tutti i musulmani del mondo ripongono oggi grande speranza in questa Intifada. Quella di un decennio fa si spense in un clima di compromesso e di rinuncia. Vi era chi dava eccessivo credito alle promesse americane e chi credeva fosse impossibile resistere alle pressioni internazionali e che l'unica via d'uscita fosse quella di accettare le condizioni d'Israele e dell'America. Gli eventi sviluppatisi allora favorirono quel tipo di soluzione, ma questa volta la strada che porta ad un qualsiasi umiliante compromesso è chiusa. Persino coloro che avevano riposto tutte le loro speranze negli Stati Uniti ora ammettono apertamente che non ci sono vie d'uscita. Nel 1991, in seguito alle sconfitte subite nel corso della guerra del Golfo, gli arabi e i musulmani si scoraggiarono e anche la loro unità interna fu minacciata. Le premesse ora sono cambiate e la resistenza del Libano meridionale ha rinnovato le speranze dei musulmani.
    Una volta vi era lo scontro armato tra eserciti arabi e Israele, ma questi scontri si rivelavano dei fallimenti per i paesi islamici e li indebolivano militarmente. Essi si risolvevano nella resa e nell'accettazione delle soluzione imposte dagli israeliani. L'accordo di Camp David ne è un esempio significativo. Non si parlava mai di resistenza, quasi che essa fosse universalmente inaccettabile. Ora invece, in Libano, abbiamo visto che si può resistere liberando dei territori senza fare alcuna concessione ad Israele. Con l'accordo di Camp David, Israele si ritirò dal Sinai a condizione che l'Egitto non vi ridispiegasse il proprio esercito. In Libano, invece, Israele ha pregato di mandare l'esercito libanese al confine con la Palestina occupata, per timore della resistenza islamica. La resistenza è stata in grado di restituire piena sovranità al Libano meridionale e ad altri territori occupati.
    Questa intifada è una rivolta popolare. I palestinesi non credono più ai compromessi e si sono resi conto che la vittoria dipende solo dalla loro resistenza. Il popolo palestinese ha sofferto molto nella precedente intifada e ha dato molti martiri per l'islam e per la liberazione dei territori islamici. Gli accordi di Oslo posero fine a quella insurrezione, ma quale è stato il risultato ottenuto? Oggi, persino i palestinesi che erano favorevoli a quegli accordi, non li difendono più. Hanno capito che quegli accordi servivano ad Israele per liberarsi dai combattenti che lanciavano sassi. Quando Israele vide che il suo problema era risolto, credette che i palestinesi non avrebbero più avuto la forza di riprendere l'Intifada e si rimangiò anche le piccole concessioni che aveva fatto, rivelando così la sua natura espansionistica. Il cosiddetto processo di pace e gli accordi di Oslo hanno permesso ai palestinesi di comprendere come l'unica via d'uscita sia una rivolta popolare.
    L'Intifada al-Aqsa ruota principalmente intorno a Beit-al-Moqadas e la scintilla che ha fatto scoppiare l'ira del popolo palestinese è stata il grave insulto alla moschea al-Aqsa da parte dei sionisti. Il popolo palestinese, resosi conto che la sua missione è quella di proteggere uno dei luoghi più sacri ai musulmani, è entrato in lotta e con la sua devozione e i suoi sacrifici tiene accesa la sacra fiamma della resistenza contro gli occupanti sionisti. Se gli accordi di Oslo divisero i palestinesi, questa sacra Intifada li ha riuniti tutti, islamici e nazionalisti, che ora combattono fianco a fianco. 'Il risveglio islamico' è iniziato in Iran con la vittoria della Rivoluzione Islamica per poi diffondersi in altre regioni islamiche. Oggi giorno si concentra soprattutto nella questione palestinese. Questa intifada ha mobilitato tutte le nazioni arabe e musulmane, anche quelle non direttamente confinanti con la Palestina. Manifestazioni da parte di milioni di musulmani di tutto il mondo islamico hanno dimostrato che il popolo palestinese può contare sul loro aiuto e questo serve da perno all'unità dei musulmani.
    Il giorno in cui, grazie agli sforzi dei coraggiosi figli del Libano e con l'appoggio dell'imam Khomeini, la resistenza islamica cominciò a radicarsi in Libano, Beirut era occupata da Israele. Lo slogan ricorrente era 'muovetevi per liberare al-Qods'. Alcuni lo considerarono uno slogan ingenuo e semplicistico e fu chiesto sarcasticamente come fosse possibile arrivare ad al-Qods se i libanesi non riuscivano nemmeno a liberare la loro capitale. Sono passati solo diciotto anni da allora ed abbiamo visto la vittoria della resistenza libanese. Diciotto anni di lotta non sono tanti, storicamente parlando, anche se non vi è dubbio che essi hanno significato tragiche perdite di vite umane, distruzioni di case, gravi problemi economici, dolore e angoscia per la gente. Noi però dobbiamo guardare al risultato finale di questi sacrifici: la vittoria è così preziosa che dobbiamo essere pronti a pagarne il prezzo. Israele che faceva il prepotente in questa regione e dettava le proprie condizioni alle nazioni arabe, ora si ritrova scoraggiato e frustrato e si inchina davanti alla grandezza della resistenza islamica. Questa è solo una parte dell'immenso potere che hanno le nazioni arabe e musulmane. Possiamo star certi che se tutte le potenzialità o anche solo una parte di esse fossero impiegate efficacemente, si potrebbe assistere alla fine di Israele. Poche migliaia di combattenti sono riusciti a sconfiggere Israele nel Libano meridionale. Hezbollah avrebbe potuto mobilitare decine di migliaia di uomini grazie al sostegno popolare di cui gode, ma pochi giovani energici e fedeli e dotati di semplici armi sono bastati a sconfiggere Israele. Indubbiamente la loro arma potente ed invincibile è stata la fede.
    Abbiamo quindi un buon modello: possiamo vincere con la nostra risolutezza e la resistenza, dobbiamo però essere pronti a pagarne il prezzo. L'altra soluzione è quella di continuare ad elemosinare la pace ottenendo in cambio umiliazioni e l'imposizione a senso unico dei desideri d'Israele. Gli hezbollah e la loro vittoria sono la solida base dell'Intifada palestinese. Il regime sionista non dispone di basi adeguate a sostenere un lungo e continuo scontro con i palestinesi. Gli ebrei sono stati ingannati e portati in Palestina con la promessa che gli arabi non li avrebbero combattuti e se anche lo avessero fatto, le pressioni esercitate dall'Occidente avrebbero impedito alla loro resistenza di protrarsi per troppo tempo. Ne consegue che coloro che sono emigrati in Palestina non sono pronti a sacrificarsi per i motivi politici dei fondatori del sionismo. Secondo fonti d'informazione vi è un'inversione di tendenza nell'emigrazione.
    La precedente conferenza sulla Palestina tenutasi a Tehran, ha giocato un ruolo fondamentale e importante nell'accrescere le speranze ed incoraggiare lo spirito ed il morale del popolo palestinese, e così pure la presa di posizione dell'Iran islamico. Più di ogni altra cosa il popolo palestinese ha bisogno del nostro sostegno morale e della nostra perseveranza in questo frangente. E' vero che hanno anche bisogno di assistenza finanziaria e insieme dobbiamo offrire loro il nostro aiuto, ma hanno anche ripetuto diverse volte che è molto importante la presa di posizione araba ed islamica.
    Noi tutti possiamo mettere in moto le potenzialità dei nostri paesi per liberare la Palestina. La difesa e il sostegno dell'oppresso popolo palestinese e della sua coraggiosa lotta sono un dovere islamico che riguarda tutti. Una nazione sta chiedendo aiuto agli altri musulmani! Mai si dovrà dimenticare il grido di quella donna palestinese che di fronte alla telecamera disse: 'Venite in nostro aiuto, o musulmani!'
    Tutti i musulmani dovrebbero appoggiare la lotta del popolo palestinese. Un punto deve essere evidenziato presso le organizzazioni internazionali: il popolo palestinese ha il diritto di continuare la propria lotta per riappropriarsi dei propri inalienabili legittimi diritti. Il proseguimento dell'intifada è un legittimo diritto del popolo palestinese e la legge internazionale deve rispettare questo diritto anche se questa legge viene talvolta interpretata in modo da privilegiare gli interessi delle arroganti potenze mondiali.
    Il regime israeliano al suo interno si è deteriorato e la loro attuale generazione non è disposta a sacrificarsi per la sua salvaguardia. Con la grazia di Allah, le nazioni arabe e musulmane sono oggi forti come non lo sono mai state in questi ultimi cinquant'anni. I musulmani non possono più permettersi di rimanere indifferenti alla quotidiana repressione del popolo palestinese. Bisogna far capire a Israele che continuando con questo atteggiamento si troverà costretto a confrontarsi direttamente e seriamente con le nazioni arabe e musulmane. Dobbiamo tutti essere fonte di incoraggiamento e ispirazione per permettere al popolo palestinese di proseguire la sua resistenza. Il popolo palestinese si è reso conto che con la sua resistenza islamica è riuscito a limitare le atrocità perpetrate dagli israeliani.
    L'unità del popolo palestinese e dei suoi vari movimenti deve essere basata su un punto fondamentale: qualsiasi cosa possa deviare i palestinesi dalla retta via e far loro dimenticare qual è il suo principale nemico, non sarà di alcun aiuto alla causa palestinese. La forza di questa resistenza non sta nel fare affidamento sugli sforzi diplomatici e le mediazioni di altri paesi, bensì nell'abilità di rispondere con colpi schiaccianti alle azioni israeliane. Siamo grati ad Allah che i palestinesi sono usciti da questi cinquant'anni a testa alta e hanno dimostrato la loro maturità. Abbiamo assistito tutti ai falliti tentativi di Israele volti a creare discordia tra i combattenti palestinesi. Movimenti quali 'Jihad islamica', 'Fatah', 'Hamas' e altri gruppi sono riusciti a frustrare i piani del nemico.
    Coloro che pensavano che la questione palestinese riguardasse solo una piccola parte del mondo islamico, hanno commesso un grosso errore. L'immenso arsenale di armi nucleari e di altri armamenti per la distruzione di massa posseduti da Israele non sono riservati solo all'indifeso popolo palestinese. Questo arsenale è stato accumulato per realizzare il progetto di dominio sul mondo islamico e soprattutto sul Medio Oriente. Oggi, gli Hezbollah lottano per la liberazione dei territori occupati e Israele attacca la Siria per rappresaglia. Questo dimostra chiaramente l'intenzione satanica di Israele e dei suoi sostenitori occidentali. Nella nostra lotta contro il regime sionista usurpatore, dobbiamo seguire i seguenti punti:
    a) chiudere il regime usurpatore entro i suoi confini, limitare il suo spazio politico ed economico e tagliare i suoi collegamenti con il territorio circostante
    b) far si che il popolo palestinese continui la resistenza e la lotta all'interno della propria patria offrendo loro tutto l'aiuto necessario.
    Fratelli e sorelle, le potenze arroganti e particolarmente l'America, esercitano pressioni sull'Iran principalmente per il fatto che quest'ultimo appoggia la Palestina. E' stato detto chiaramente che il maggior problema che l'America ha con la Repubblica islamica dell'Iran è l'opporsi di questa agli umilianti progetti di pace per la Palestina. Le ridicole accuse di violazione dei diritti umani e di produzione di armi di distruzione di massa non sono altro che scuse e pretesti. Hanno detto chiaramente che se l'Iran ritirasse il suo appoggio ai combattenti e al popolo libanese e palestinese, essi cesserebbero le loro azioni ostili verso l'Iran. E' chiaro che il loro principale problema è l'Islam e il governo islamico. Ma l'Iran ritiene un importante dovere islamico sostenere i popoli libanese e palestinese, ed ha risposto loro un grande "no".
    La loro principale strategia politica è quella di rompere le fila compatte del popolo musulmano rivoluzionario dell'Iran. Ci suddividono in ‘riformisti' e ‘fondamentalisti'. Offrono il loro sostegno ad un gruppo e concentrano la loro campagna propagandistica contro l'altro. Cercano di insinuare che il sistema governativo islamico sia inefficiente ingigantendo i problemi dell'Iran. Vogliono deludere la gente e promuovere il pensiero secolare, separando la religione dalla politica. La forte fede della gente iraniana rappresenta il loro più grande ostacolo. Con la loro propaganda vogliono frustrare i giovani iraniani e presentare come problemi irresolubili della Repubblica islamica dell'Iran quelle difficoltà economiche che sono comuni anche ad altre nazioni del mondo. Con le loro campagne di comunicazione di massa cercano di insinuare dubbi e domande sul padre della rivoluzione, l'Imam Khomeini, e i suoi pilastri. Il motivo delle loro azioni è lampante: l'Islam e la rivoluzione islamica li hanno feriti.
    Si sentono minacciati dal 'risveglio islamico' nel mondo e dall'espandersi della lotta islamica in Libano e in Palestina quindi vogliono far seccare le radici del pensiero islamico, lanciando le loro frecce velenose sull'Islam. Man mano che la lotta palestinese e libanese s'intensifica e s'allarga, aumentano pure l'ira e le cospirazioni dei sionisti e dell'America nei confronti della Repubblica islamica dell'Iran. Devono però sapere che la guida e i funzionari del paese come pure il popolo musulmano iraniano resteranno fedeli alla rivoluzione e all'Islam, all'Intifada e alla resistenza contro i sionisti e i loro sostenitori. Questo è uno dei punti centrali della strategia della Repubblica Islamica dell'Iran. Se il popolo palestinese continuerà a lottare e godrà dell'appoggio del mondo islamico, noi confidiamo nella liberazione della Palestina e che Beit Al-Muqaddas e la moschea Al-aqsa ritorneranno nelle braccia del mondo islamico. Prevarrà la volontà di Allah".

  2. #2
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Anno/2006

    Il messaggio ai pellegrini del Hajj
    Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso
    E quando avrete terminato i riti, ricordate Allah come ricordate i vostri padri e con maggior venerazione. (Sacro Corano, II: 200)
    "Cari fratelli e sorelle musulmani:
    Il periodo del Hajj è un'occasione di speranza e promessa. Da una parte, la magnificenza della solidarietà tra i viaggiatori della Casa dell'Unità suscita speranza nei cuori, e dall'altra, la rigenerazione delle anime attraverso la benedizione della lode divina permette di accedere alle porte della misericordia.
    Dopo che i pellegrini hanno effettuato i riti del Hajj, colmi di segreti, [i pellegrini] sono chiamati una volta ancora a glorificare Allah. La ragione di questo sforzo è che glorificare Allah illumina i cuori rattristati, suscita speranza e concede luce alla fede. Una volta che il cuore è colmo di speranza e fede, permette all'uomo di proseguire in maniera appropriata, attraverso le difficoltà della vita, per raggiungere le somme vette della perfezione materiale e spirituale.

    La spiritualità del Hajj risiede in queste stesse celebrazioni di lode ad Allah che fanno parte integrante di ognuno dei rituali del Hajj. Questa illuminazione deve continuare ad esistere anche dopo il Pellegrinaggio.
    Nei differenti domini della vita, l’uomo è vittima della propria negligenza. Dov’è vi è negligenza vi è anche degenerazione etica, distorsione intellettuale e declino spirituale. Ed è questa stessa degenerazione che a sua volta causa la rovina delle nazioni e la disintegrazione delle civiltà, ma anche la distruzione della personalità dei differenti esseri umani.
    Il Hajj è uno dei migliori mezzi dell’Islam per eliminare la negligenza. L’universalità di questo rito trasmette un messaggio all’Ummah Islamica, tanto nella sua identità collettiva quanto nel dovere individuale che incombe su ciascun Musulmano, per eliminare questa negligenza.
    Il rituale del Hajj ci fornisce l’occasione di rinunciare temporaneamente alla sottomissione ed alla dipendenza negligente, all’edonismo, al capriccio ed alle comodità. L’ihram, il tawaf, le preghiere, sa’i e uquf ci riempiono della celebrazione di loda ad Allah e ci avvicinano alla prossimità Divina, trasmettendo la gioia della conoscenza di Allah ai nostri cuori.
    D’altra parte, la gloria e lo splendore di questo raccoglimento unico ci mette al corrente della realtà della grande Ummah Islamica, che travalica le nazioni, i colori e le lingue. Tutto ciò si intreccia in un incontro armonico: tutte queste lingue cantano una sola parola, tutti questi corpi e cuori marciano verso un’unica Qiblah e questi esseri umani rappresentanti decine di paesi e nazioni appartengono ad una grande unione, l’Ummah Islamica.
    La verità è che l’Ummah Islamica ha vissuto nella negligenza per lungo tempo. Il ritardo attuale e l’inferiorità scientifica e pratica nei domini della politica, dell’industria e dell’economia sono gli amari frutti di questa negligenza. Oggi, alla luce dei sorprendenti sviluppi che sono emersi o emergono nel mondo, l’Ummah Islamica deve compensare questa negligenza passata. Fortunatamente, alcuni fenomeni dell’era contemporanea hanno iniziato a permettere all’Ummah Islamica di recuperare questo divario.
    Non c’è dubbio che il mondo dell’arroganza consideri il risveglio dei Musulmani, l’unità Islamica, il progresso delle nostre nazioni nei campi della scienza, della politica e delle scoperte come il più grande ostacolo al suo dominio ed egemonia mondiale e li affronterà con tutti i mezzi. Le nostre nazioni Musulmane hanno subito l’esperienza del colonialismo e del neocolonialismo. Adesso, durante il periodo post-moderno del colonialismo, dobbiamo prendere lezioni da queste esperienze e non dobbiamo permettere nuovamente al nemico di dominare il nostro destino per lungo tempo.

    Durante questi periodi amari e neri, le potenze occidentali dominanti hanno utilizzato mezzi culturali, economici, politici e militari al fine di indebolire le nazioni ed i paesi Musulmani ed hanno imposto loro divisione, povertà ed ignoranza. La negligenza, la pigrizia e l’indolenza di molte delle nostre figure politiche e l’irresponsabilità di molte élite culturali li hanno aiutati, ed il risultato è stato il saccheggio della nostra ricchezza, l’umiliazione e perfino il rifiuto della nostra identità e della nostra indipendenza. Noi, nazioni Musulmane, abbiamo accresciuto la nostra debolezza giorno dopo giorno mentre i saccheggiatori espansionistici ed egemonici sono diventati giorno dopo giorno più forti.
    Grazie alla devozione di combattenti coraggiosi ed alla sincerità delle guide in alcune regioni del mondo islamico, le onde del risveglio Islamico si sono ora diffuse ed i giovani, le élite e le masse di molti paesi Islamici sono presenti sulla scena, facendo conoscere il volto egemonico [del nemico] a molti dei politici e governanti musulmani. Di conseguenza, una volta ancora i responsabili imperialisti cercano nuovi stratagemmi per perpetuare e consolidare il loro dominio sul mondo islamico. La questione dei diritti umani ed il leitmotiv della democrazia è uno di questi stratagemmi.
    Oggi, il Grande Satana – incarnazione del male e della crudeltà contro l’umanità – ha innalzato lo stendardo della difesa dei diritti umani ed invita le nazioni del Medio Oriente alla democrazia. La democrazia che gli USA preconizzano per questi paesi significa l’installazione di alcuni timidi ed obbedienti lacchè attraverso complotti, corruzione e propaganda ingannevole in elezioni apparentemente popolari, ma in realtà “americane”. Questi governanti saranno agenti degli USA nella realizzazione dei pericolosi obiettivi imperialisti.
    In cima all’agenda di questi obiettivi c’è la soppressione della rinascita Islamica e l’isolamento dei valori Islamici. Tutti i mezzi politici e propagandistici degli Stati Uniti e di altre egemoniche potenze sono oggi al lavoro per ritardare e possibilmente sopprimere il risveglio dei movimenti Islamici.
    Le nazioni Musulmani devono essere completamente attente e vigili oggi. Gli Ulema, i capi religiosi, gli intellettuali, gli universitari, i poeti, gli artisti, i giovani e le élite non devono permettere agli Stati Uniti di iniziare un nuovo periodo di dominio coloniale sul mondo islamico.
    Lo pretesa della democratizzazione non è accettabile da parte di potenze egemoniche che per molti anni hanno sostenuto regimi dittatoriali in Asia, Africa e nelle Americhe.
    Il richiamo alla campagna contro il terrorismo e la violenza è abominevole quando fatto dagli istigatori del terrorismo sionista e dai perpetratori dei più duri atti di violenza in Iraq e Afghanistan. La pretesa della difesa dei diritti umani dei satana, che hanno sempre difeso ed incoraggiato i crimini di un sanguinario terrorista come Sharon contro gli oppressi Palestinesi, è un inganno vergognoso degno delle peggiori maledizioni. I responsabili dei crimini commessi a Guantanamo, Abu Ghraib e nelle prigioni clandestine in Europa, le genti che umiliano la nazione irachena e palestinese e gli istigatori dei gruppi che in nome dell’Islam considerano lecito spargere il sangue dei musulmani in Iraq e Afghanistan, non hanno alcun diritto per parlare dei diritti umani.
    I governi americano e britannico, che permettono la tortura ed anche lo spargimento del sangue dei sospetti nelle strade ed ascoltano illegalmente le conversazioni telefoniche dei cittadini senza autorizzazione da parte delle autorità giuridiche, non hanno alcun diritto per presentarsi come difensori dei diritti umani. I governi che hanno oscurato la loro storia contemporanea con la produzione e lo sviluppo di armi chimiche e nucleari non hanno alcun diritto per considerare se stessi i custodi della non proliferazione nucleare.
    Cari fratelli e sorelle musulmani:
    Oggi, il mondo, in particolar modo l’Ummah Islamica, sta attraversando una tappa cruciale. Da una parte, le onde del risveglio hanno impregnato l’intero mondo islamico, e dall’altra, il volto egemonico degli Stati Uniti e delle altre arroganti potenze è stato svelato. Allo stesso tempo il movimento per il ripristino dell’identità e della sovranità è iniziato in alcune parte del mondo Islamico ed in un paese magnifico come l’Iran i semi della conoscenza e della tecnologia indigena hanno dato i frutti, e la speranza in noi stessi che aveva trasformato l’atmosfera sociale e politica nel paese è ora entrata nel campo dello sviluppo della scienza e della ricostruzione. Dall’altra parte, le crepe della debolezza e del declino sono apparse nell’edificio della mutazione politica e militare dei nemici. Oggi, l’Iraq da una parte e la Palestina ed il Libano dall’altra, sono una dimostrazione della debolezza degli USA e del falso potere sionista. La politica americana in Medio Oriente ha affrontato grandi ostacoli nei suoi primi passi ed il fallimento di questa politica si è trasformato in un mezzo contro i loro complotti.
    Oggi è il giorno dei governi Musulmani e delle nazioni che prendono in modo appropriato l’iniziativa. Aiutare la nazione oppressa palestinese e la nazione irachena, la quale si sta destando, salvaguardare la stabilità e l’indipendenza del Libano, della Siria e di altri paesi della regione, è un dovere generale, la cui responsabilità ricade principalmente sulle élite politiche, religiose e culturali così come sulle figure nazionali, i giovani e gli universitari. L’Unità e l’amicizia tra i seguaci delle scuole di pensiero Islamiche, evitando le differenze settarie ed etniche, devono essere le parole d’ordine di queste élite. L’attività scientifica, la vivacità politica, lo sforzo culturale e la mobilitazione di tutte le forze in questi campi devono essere la punta di diamante del loro lavoro.
    Il mondo Islamico non necessita delle fallaci prescrizioni e per di più violate frequentemente dell’Occidente sulla democrazia ed i diritti umani; la democrazia è inerente all’insegnamento islamico ed i diritti umani sono tra i temi principali dell’Islam. La conoscenza dovrebbe essere appresa ovunque e da chiunque, ma il mondo Islamico dovrebbe imparare a non rimanere sempre uno studente, ma piuttosto a contare sul proprio talento, compiendo sforzi per l’innovazione e la produzione di conoscenza.

    I valori occidentali che hanno portato al collasso dell’etica ed alla diffusione della violenza, alla legalizzazione dell’omosessualità e di altri abomini nei loro paesi, non devono essere seguiti. L’Islam è la fonte più elevata di salvezza per l’essere umano. Le élite delle nazioni hanno la responsabilità di ri-leggere e promuovere i principi islamici.
    Il cieco e selvaggio terrorismo, che rappresenta un pretesto per gli occupanti dell’Iraq per attaccare l’Islam ed i Musulmani ed una scusa per perpetuare l’occupazione militare di questo paese islamico, è rifiutato e condannato secondo gli insegnamenti islamici. I primi accusati di questi eventi criminali sono l’esercito statunitense, i suoi servizi segreti ed Israele, il cui immediato obiettivo malvagio è quello di cercare di influenzare l’orientamento della formazione del governo in Iraq.
    Cari fratelli e sorelle musulmani:
    Affidatevi in Dio, credete nella definitiva promessa del Corano e nel consolidamento dell’Unità Islamica, che garantisce la realizzazione di tutti i grandi obiettivi della Comunità Islamica e del Hajj, con la sua ricca, effettiva essenza celebrativa della lode di Allah. La grande partecipazione unitaria dei Musulmani durante i riti del Hajj può essere il punto di partenza e la piattaforma verso questo movimento completo in vista del rigetto del politeismo e dell’arroganza mondiale nelle parole e nelle azioni.
    Sollecito Dio Onnipotente di garantire il successo ai pellegrini e possa l’Imam del Tempo pregare per tutti i Musulmani".

  3. #3
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Anno/2006

    L'attacco all'Iran sarà la fine dell'America
    "Gli americani dovrebbero sapere che se attaccano l'Iran i loro interessi verranno presi di mira in ogni possibile luogo del pianeta". Ad affermarlo è stato la Guida suprema iraniana ayatollah Khamenei, in un incontro com migliaia dei lavoratori di tutto il paese, avvenuto stamane a Tehran, aggiungendo che la Repubblica Islamica dell'Iran e suo popolo sostengono la pace e la serenità e nemmeno sono aggressivi contro nessuno, però "Gli americani dovrebbero sapere che se attaccheranno l'Iran i loro interessi saranno colpiti ovunque nel mondo se è possibile", ha proseguito il sommo ayatollah Khamenei- "La nazione iraniana risponderà ad ogni colpo con il doppio dell'intensità". Il Leader supremo riferendosi alla continuazione delle minacce americane negli ultimi 27 anni ha aggiunto che il linguaggio delle autorità americane è quello di minaccia e di intimidazione, ma la nazione consapevole e decisa iraniana insieme al governo ed i resposabili appoggiati dal popolo sono indifferenti a tali minacce. Il sommo leader nel alludere alla partenza verso il progresso del popolo iraniano ha aggiunto che la grande nazione iraniana dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica hanno dimostrato la propria capacità su tutti i settori e per questa realtà che il nemico è irritato.In fine aytollah Khamenei ha ritenuto importante un maggiore sforzo per portare avanti il paese verso l'autosuffiecenza per la quale sarebbe un modo migliore alla lotta contro i nemici".

    Una maggiore collaborazione tra i paesi islamici"Il sole dell'America sta tramontando nel mondo islamico". Ad affermarlo è stato il sommo leader della rivoluzione Islamica, ayatollah Khamenei, invitando i musulmani a resistere e salvaguardare l'indipendenza e prori interessi e ha aggiunto: "Di fronte ad una maggiore cooperazione tra le nazioni islamiche, le potenze arroganti si ritireranno di sicuro".
    Ricevendo oggi a Tehran, il presidente del Sudan Omar al Bashir e la delegazione congiunta, in visita in Iran, la Guida suprema ha inoltre sottolineato la necessità della solidarietà tra i Paesi islamici che dispongono di sufficienti risorse naturali e umane per far fronte all'arrogante politica di alcuni potenze straniere, capeggiata da Stati Uniti. L'ayatollah Khamenei, riferendosi alla capacità scentifica e alla potenza nucleare della Repubblica Islamica dell'Iran, ha aggiunto che l'Iran è disponibile al trasferimento tecnologico e delle sue esperienze scientifiche ad altri paesi".

    "Gli USA vogliono tornare a dominarci"
    La Guida della Rivoluzione Islamica dell'Iran, Ayatollah Ali Khamenei, ha tenuto un discorso di fronte a decine di migliaia di pellegrini nel santuario dell'Imam Reza (AS), a Mashad. Dopo aver espresso le proprie condoglianze in occasione dell'Arbain (40 giorno dell'anniversario del martirio dell'Imam Hosseyn) e gli auguri per l'inizio del nuovo anno iraniano, la Guida della Rivoluzione ha detto: "Gli USA lanciano molteplici accuse contro l'Iran sui diritti umani, la democrazia, l'energia nucleare ed il terrorismo, ma quello che essi vogliono realmente intendere è che il popolo iraniano dovrebbe permettere loro di esercitare nuovamente il dominio economico, politico e culturale sul nostro caro Iran e, come durante l'epoca Pahlavi, designare i responsabili per amministrare tutti gli affari della nazione".
    L'Ayatollah Khamenei ha fatto riferimento alla tattica del governo statunitense, dalle minacce alle intimidazioni, all'utilizzo della propaganda e della guerra psicologica per demoralizzare il popolo fomentando la divisione, diffondendo l'insicurezza e l'incertezza sul futuro e facendo pressioni per sfiancare le autorità del paese, aggiungendo però che "grazie allo sforzo e alla vigilanza del popolo e del governo, nessuno di questi propositi giungerà a buon fine".
    La Guida Suprema dell'Iran, nel proseguire il proprio discorso, ha fatto riferimento anche alle minacce di sanzioni che ultimamente Washington ha lanciato contro Tehran: "Forse il popolo iraniano non si trova già sotto sanzioni per poterlo ora intimidire con nuove sanzioni? La nostra nazione ha ottenuto tutti i progressi scientifici, medici, militari e industriali sotto il vostro embargo, quindi non potete intimidire questo grande popolo con le sanzioni".
    Dopo aver ricordato l'avversione che tutti i popoli del mondo, tra cui quelli musulmani, provano verso il governo di Washington, l'Ayatollah Khamenei ha replicato alle dichiarazioni di alcune autorità statunitensi, secondo cui l'Iran si troverebbe in una situazione di isolamento: "Per determinare il grado di isolamento dell'Iran e degli USA propongo un referendum nel mondo islamico per valutare la popolarità di cui gode il presidente dell'Iran e quello degli USA, in modo da rendere manifesta la realtà, e se i responsabili statunitensi non hanno paura di questo umiliante risultato, che vengano e lo dimostrino".
    La Guida della Rivoluzione ha affrontato anche le accuse statunitensi contro la Repubblica Islamica in materia di diritti umani, che ha qualificato come "ridicole amenità", affermando che "gli USA di Hiroshima, gli USA di Guantanamo e Abu Ghraib e gli USA della censura, dell'arroganza e dell'egemonia, sono quelli che si proclamano portabandiera dei diritti umani: anche a questo riguardo propongo un referendum mondiale per chiarire la realtà e dimostrare come l'attuale presidente degli Stati Uniti e Sharon si trovino, secondo l'opinione pubblica mondiale, nelle stesse fila di Saddam e Milosevic, come emblemi del male".

    La situazione in Iraq, nessuno dialogo con Usa
    La Guida Spirituale della Rivoluzione Islamica ha poi parlato delle discussioni che l'Iran dovrebbe avere con gli USA sull'Iraq, ripetendo a questo riguardo che Tehran continua a mantenere la stessa posizione di sempre, e che "così come in passato, dichiariamo che non negozieremo con gli USA su nessuno dei punti sui quali non concordiamo, giacchè nella loro logica la parola negoziato viene privata del suo vero significato e presa in considerazione solo per imporre la loro volontà all'altra parte".
    L'Ayatollah Khamenei ha parlato dell'attitudine indecente e ingannatrice tenuta in questi ultimi giorni delle autorità statunitensi riguardo il tema di questi negoziati, ed ha aggiunto: "I responsabili statunitensi hanno chiesto ripetutamente di negoziare tanto all'interno quanto fuori dall'Iraq, ma le autorità iraniane non hanno prestato attenzione a questa richiesta. Ma poichè insistono, le autorità di Tehran, intravedendo la possibilità che un negoziato possa contribuire a stabilizzare la situazione in Iraq, scongiurando i tragici disordini che hanno luogo in questo paese, si sono dette d'accordo nel trasmettere il proprio punto di vista agli USA".
    La Guida della Rivoluzione Islamica ha fatto anche allusione all'ingerenza dei servizi di spionaggio di USA, Gran Bretagna e Israele nel creare insicurezza in Iraq: "Il nostro punto di vista sull'Iraq è che il governo degli USA debba lasciare questo paese e porre fine alla provocazione tra le etnie e all'insicurezza, affinchè l'Iraq riesca a trovare la pace e la tranquillità ed il popolo iracheno possa amministrare il proprio paese".
    "Se le autorità competenti possono far comprendere il punto di vista dell'Iran sull'Iraq agli statunitensi, allora non c'è alcun problema nel mantenere una discussione su questo terreno, ma se questo significa lasciare campo libero ai bugiardi americani e la continuazione della loro prepotenza, allora negoziare con essi sulla situazione in Iraq è proibito, come lo è nel farlo sulle altre questioni", ha affermato la massima autorità religiosa e politica iraniana.

    L'ayatollah Khamenei parla dell'energia nucleare e dei complotti Usa
    Nell'ultima parte del suo discorso, l'Ayatollah Khamenei ha parlato della questione dell'energia nucleare, affermando che "le parole del nemico si possono riassumere dicendo che il popolo iraniano non deve disporre della tecnologia nucleare perchè si rafforzerebbe e non sarebbe possibile trattarlo con arroganza".
    L'Ayatollah Khamenei ha menzionato la reale necessità che l'Iran ha dell'energia nucleare, dicendo: "Se oggi la nazione non potrà disporre di tecnologia atomica, tornerà indietro di decenni e nel giro di non molti anni, quando avrà bisogno di combustibile, sarà obbligata ad elemosinarlo agli stranieri ed ai nemici affinchè ce ne forniscano un pò, dopo averci coperti di umiliazioni ed insulti, colpendo l'orgoglio e l'onore della nazione."
    La Guida della Rivoluzione Islamica ha affermato che le risorse energetiche si esauriscono, e che tanto gli USA quanto l'Europa stanno guardando ad altre fonti di energia piu' moderna e pulita come quella atomica, ed ha detto: "Per progredire ed assicurarsi il futuro, tutto il mondo utilizza la tecnologia nucleare, ed è per questo che insistiamo affinchè questa fonte di energia e l'accesso al suo combustibile sia un diritto ovvio del popolo iraniano e che né la nazione tutta né le autorità del paese cederanno mai per niente al mondo davanti alla prepotenza degli Stati Uniti".
    Quanto alla minaccia del Consiglio di Sicurezza (CS) dell'ONU, l'Ayatollah Khamenei ha detto: "Il nostro popolo ha già avuto modo di conoscere il Consiglio di Sicurezza; durante la guerra imposta [dall'Iraq all'Iran] e mentre il nemico occupava migliaia di chilometri quadrati del territorio iraniano, questo stesso Consiglio emise una risoluzione per mettere fine alla resistenza e alla difesa della nazione dell'Iran, ma poichè questa risoluzione era contraria agli interessi del paese, lo Stato Islamico non l'accettò ed ogni volta che il Consiglio deciderà contro i nostri interessi, non accetteremo le sue decisioni".

    Messaggio dell'ayatollah Khamenei in condanna del crimine di SamarràNel nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo
    [In verità, noi apparteniamo ad Allah, e a Lui ritorniamo. Il Sacro Corano]
    "Le scellerate ed insanguinate mani dei truci Criminali, hanno provocato oggi un'immane tragedia, e profanando le cose sacre della Religione, si sono macchiati di un nuovo grave peccato.
    I puri mausolei dei nobili imam Hadi ed Askari (pace su di loro), sono stati oggetto di oltraggio e distruzione, causando così un immenso dolore nei cuori degli sciiti e di tutti i musulmani devoti all'Ahlu-l-bayt (pace su di loro).
    Questo crimine, i cui esecutori sono stati probabilmente scelti fra gretti fanatici, e sciagurati ed incoscienti mercenari, senza dubbio è stato pianificato da empi cospiratori, con abiette intenzioni sataniche.
    Questo è un crimine politico, le cui radici debbono essere ricercate tra i servizi segreti dei sionisti e di coloro che hanno ingiustamente occupato l'Iraq. I poteri egemonici, che vedono l'attuale situazione politica e sociale dell'Iraq in antitesi con le loro dispotiche volontà, tramano piani sinistri, tra cui, creare maggiore insicurezza ed instabilità, e gettare discordia fra i seguaci delle varie scuole e religioni.
    Il crimine perpetrato oggi a Samarrà, ha aggiunto un'altra pagina alle nere memorie degli occupatori dell'Iraq. Di certo, i puri mausolei degli imam Hadi ed Askari (pace su di loro), a Dio piacendo, grazie all'ardente solerzia dei devoti seguaci dell'Ahlu-l-bayt (pace su di loro), risorgeranno con maggiore splendore del passato. Ma questo crimine ha impresso sull'infame fronte dei nemici dell'Islam e dei musulmani, un'onta incancellabile.
    Offro le mie condoglianze, per questo tragico evento, al santo Profeta dell'Islam (che la pace e la benedizione di Allah siano su di lui e sulla sua Famiglia), al nobile Baqiyyatu-Llah [il dodicesimo Imam] – possano le nostre anime essere sacrificate per lui – così come a tutti gli sciiti, in tutto il mondo, e a tutti i musulmani solerti, coscienti e devoti alla purissima Famiglia del Messaggero di Allah (pace su di loro), e proclamo una settimana di lutto pubblico in tutto il Paese.
    Considero necessario chiedere ai credenti in lutto, in Iran, in Iraq e nelle altre parti del mondo, di astenersi seriamente da ogni azione che crei inimicizia e dissenso tra i fratelli musulmani. Sicuramente ci sono mani impure desiderose di spingere, di indurre gli sciiti ad attaccare le moschee e i luoghi rispettati dai fratelli sunniti. Qualsiasi atto in questa direzione, aiuta i nemici dell'Islam, e delle nazioni musulmane, a raggiungere i loro vili obiettivi, ed è haram (illecito) in base alla Sharia (Legge Islamica).
    E la pace sia sui retti servi di Dio".

    I media occidentali sono al servizio dell'imperialismo
    "Oggi la maggior parte dei media sono al servizio delle potenze mondiali". Ad affermarlo è stato il sommo ayatollah Khamenei, in un incontro con i responsabili delle emittenti internazionali partecipanti al settimo festival radiofonico, svoltosi oggi a Tehran. Secondo il leader della rivoluzione islamica, "oggi i media sono monopolizzati da coloro che producono armi e bombe atomiche e si oppongono alle virtù, all'etica e alla pace. "Sono loro che ordinano ai media di insinuare che l'islam è uguale al terrorismo e che l'America è il simbolo della democrazia" – ha aggiunto- " Si tratta di una grande bugia che si diffonde tra i popoli grazie ai piu' sofisticati programmi e metodi informatici". Secondo la Guida suprema iraniana "la stessa campagna propagandistica che si concentra sulle questioni come l'influenza aviaria oppure l'uccisione di alcuni sionsiti, ma tace di fronte al massacro di 120 mila civili iracheni ed ignora la brutale repressione quotidiana dei palestinesi per mano del regime di Israele. Questo vale anche per il programma nucleare iraniano, definito ingiustamente dai media occidentali come il tentativo di Tehran per produrre bomba atomica, mentre gli stessi promotori di questa guerra psicologica sanno perfettamente che stanno mentendo. Purtroppo i media non trasmettono la vera posizione iraniana in merito alle questioni importanti come i diritti umani, la questione femminile e la democrazia nell'islam. Se si verrà a conoscienza di queste realtà, molti dei malintesi esistenti tra le due parti verranno cancellati". Ha concluso.

  4. #4
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Aprile/2006

    Messaggio per il nuovo anno
    Queste affermazioni sono state rilasciate in occasione del nuovo anno iraniano, nel sacro mausoleo dell'imam Reza (as), a Mashhad, nel nord-est. "Nel Nome di Dio il Clemente il Misericordioso;
    Ringrazio Dio, l'Eccelso, per avermi donato tanta vita da poter recarmi ancora un'altra volta al mausoleo dell'Imam Reza (la pace sia con lui), e poter stare con voi fratelli e sorelle che da tutto il paese vi siete recati quiin occasione dell'inizio del nuovo anno solare. All'inizio delle mie parole voglio dedicare qualche frase alla ricorrenza di Arbain.
    Quest'anno l'inizio dell'anno e la festa di Nowruz, sono stati adorniati dal nome sacro dell'Imam Hussain (la pace sia con lui), il Signore dei Martiri. Secondo alcuni testi religiosi, nel giorno di Arbain, quei discendenti del profeta dell'Islam reduci da Karbalà visitarono il sepolcro dell'Imam. Che ciò sia storicamente esatto o no, non lo si può dire con certezza, ma è certo in questo giorno, Jaber ebne Abdollah Ansaried uno dei più illustri membri dei Tabein, Atiè secondo alcuni testi o Atà; molto probabilmente si trattava di Atiè Ben Hareth Kufi, che viveva a Kufà. È importante che l'attrazione dell'Imam Hussain (as), abbia trascinato 40 giorni dopo il suo martirio due anziani ed illustri uomini del tempo a visitare Karbalà. Jaber era partito da Medina, Atiè da Kufà. Quell'attrazione che fece viaggiare questi due uomini, è la stessa attrazione che oggi attira i nostri cuori. Coloro che sanno cosa sia l'amore, hanno sempre un rispetto immenso per l'Imam Hussain e sono sempre in prima fila quando si parla di Lui. Ma chi era Jaber che al tempo fece un viaggio impossibile, considerata anche la sua età, per raggiungere Karbalà. Egli è tra i primi Mujheddin (si dice di chi per la causa del Signore, per difendere il bene, partecipa ad una battaglia, una guerra o ogni altra azione armata/ndr) dell'Islam; uno degli uomini che prese parte alla battaglia di Badr. Una persona che prima della nascita dell'Imam Hussain (la pace sia con lui), era musulmano e che combatteva a fianco del profeta; un'uomo che ha visto con i suoi occhi l'infanzia, la crescita e la maturità dell'Imam Hussain (as) e che ha visto con i propri occhi come il profeta amasse quel suo nipote. Jaber aveva sicuramente sentito con le sue orecchie che il profeta aveva definito i suoi due nipoti, Hassan e Hussain (as), i migliori giovani del Paradiso. Jaber anche dopo il termine della vita del profeta ed il governo dei califfi e poi dell'Imam Ali (as), aveva visto l'Imam Hussain ed il suo operato in seno alla società. Ma all'improvviso Jaber, che è ormai molto anziano, sente che hanno portato al martirio l'Imam; parte subito da Medina per raggiungere Karbalà; a Kufà lo vede Atiè che lo accompagna; Atiè racconta che quando l'anziano apostolo del profeta giunse al sepolcro dell'Imam Hussain (as), gridò Allah-o-Akbar (Dio è il più grande, esclamazione che si pronuncia nei momenti di estremo dolore o estrema gioia/ndr) per 3 volte e poi perse i sensi; risvegliatosi parlava come se fosse intento a concludere una conversazione.

    O Hussain ! O martire ! Anche noi, oggi, nel primo giorno di questo anno, vogliamo dire "Pace a te, Pace a te". Il tuo martirio, la tua lotta, la tua forza, ha rinvigorito l'Islam ed ha dato nuova vita alla religione del profeta dell'Islam. Se non ci fosse stato quel martirio, di ciò che portò all'umanità il profeta dell'Islam, oggni non sarebbe rimasto niente. Per questo oggi i nostri cuori sono colmi di amore per Hussain, il figlio di Ali (as), e per quel suo sacro sepolcro. Siamo lontanti da dove riposa, ma il nostro cuore è vicino a lui e ci siamo promessi e ce lo promettiamo di nuovo di non allontanare mai il suo sacro nome dalla nostra vita. Tutto il nostro popolo, tutti gli sciiti, tutti i musulmani, tutti quelli che apprezzano la libertà provano una sensazione simile per l'Imam Hussain (as).

    Quest'anno il nome del profeta dell'Islam, adornierà le nostre ore. Cosa possiamo dire sul grande profeta? Cosa dire oltre al fatto che in Egli sono raccolte le virtù e le capacità di tutti i profeti precedenti. Quando nominiamo il profeta dell'Islam, in lui possiamo ritrovare la personalità di Abramo, quella di Noè, quella di Mosè, quella di Gesù, quella di tutti i migliori servi del Signore (as). Una luce simile a quella che qualche volta osserviamo in cielo e pensiamo sia una stella ma che invece è la traccia di una galassia. Una galassia piena di luce e di migliaia di soli, come il nostro. Il profeta è davvero pieno di luce; la sua scienza è corretta dalla modestia; la sua amministrazione è accompagnata dalla saggezza; nella sua vita egli è il più devoto nella preghiera ma anche il più disponibile a sacrificarsi per la gente ed il loro benessere; in lui si trova la Jihad accompagnata dalla Misericordia; l'amore per Dio e l'amore per le creature di Dio; la gloria accompagnata dalla modestia; la sincerità e la lungimiranza politica; egli ha una vita nella quale gli obbiettivi della vita e dell'aldilà sono collocati armoniosamente l'uno accanto all'altro. È realmente l'essere più completo che Dio abbia mai creato. Egli è colui che ai fedeli dà le buone novelle, che li mette in guardia, che insomma, invita tutta l'umanità a credere in Dio.

    L'anno del profeta dell'Islam è l'anno di questa presenza galattica per la nostra popolazione e per il nostro governo. La stessa figura del profeta, nelle relazioni internazionali, è il punto di riferimento di tutte le nazioni islamiche. Ma se abbiamo nominato quest'anno in questo modo, attenzione, perchè ora abbiamo anche un dovere pesante. Il nostro governo e la nostra gente deve operare in base alla saggezza del profeta, la scienza del profeta, la giustizia del profeta, la modestia e tutte le sue virtù. Certo non è un'obbiettivo che si possa raggiungere in un solo anno, ma è anche vero che non solo quest'anno è l'anno del profeta; tutti gli anni appartengono a lui, tutta la storia appartiene a lui. Se quest'anno lo chiamiamo con il nome del profeta, intendiamo prometterci di fare un passo rilevante per costruire quello che il nostro profeta ha desiderato per noi. L'anno del profeta dell'Islam, è l'anno dei nuovi orizzonti, l'anno del lavoro, l'anno dello sforzo, l'anno del servizio, l'anno dei piani saggi per il futuro del paese; l'anno del passo in avanti. Diamo uno sguardo alle condizioni del nostro paese. Iniziamo il nuovo anno mentre è salito al potere da poco, un nuovo governo. Ogni governo, inizia la sua attività dando inizio ad un nuovo periodo; nuovo periodo non significa cambio di direzione, significa nuovo modo di procedere, con nuovi pensieri, nuove soluzioni, correzioni. Il popolo è come un viaggiatore che spostandosi cambia il mezzo con cui viaggiare. Se poi il mezzo ha portato il viaggiatore su una strada sbagliata, allora cambiar mezzo, può aiutare il viaggiatore a rimettersi sul giusto sentiero. È la gente che permette di continuare il viaggio, è la gente che sceglie e che vota. Perciò in ogni elezione, la gente presenta ciò che vuole. Questo governo che da sei mesi ha iniziato a lavorare ha le sue caratteristiche: è determinato a servire con tenacia la gente e vuole dare risalto ai valori dell'Iran rivoluzionario. Questo governo, lo ha promesso e lo sta effettivamente facendo, basandosi sugli slogan originali della nostra rivoluzione, sta facendo uso di tutte le possibilità per regalar un sempre maggior benessere alla gente. Questo governo ha dimostrato di volere completare quei progetti di base che permetteranno nel futuro lo sviluppo e di voler salvaguardare nel mondo la dignità e l'indipendenza del popolo iraniano. Al livello internazionale, i protagonisti della politica, usano l'inganno e l'intimidazione come uno strumento per raggiungere i propri obbiettivi. Il segreto del successo sta nel stare attenti a non farsi ingannare e nel non farsi intimidire e nell'affidarsi al proprio popolo. Quello che posso dire del nuovo presidente e del nuovo governo, è che hanno la volontà di fare un grande passo in avanti. Miei cari! Il nostro paese ha già le ricchezze per essere un paese progredito e all'avanguardia. Grazie alla nostra terra ed alla nostra gente, possiamo divenire uno dei paesi più progrediti del mondo. Il progresso da noi è iniziato già dalla rivoluzione islamica; un progresso che non è solo economico o solo industriale, è stato un progresso in tutti i campi ed anche nella giustizia; per continuare di questo passo abbiamo bisogno di creatività ed ingegno e soprattutto del lavoro di tutti, della produzione. Cosa vuol dire produzione? Costruire degli oggetti. Non sempre. Bisogna produrre lavoro, produrre scienza, produrre ricchezza, produrre scienza, produrre occasioni, gloria, merci e produrre uomini efficienti. Produrre è tutto questo. Se vogliamo avere successo dobbiamo produrre, insieme e per tutti. La nostra Jihad oggi è questa, sia per il governo, sia per la gente, soprattutto per i giovani. I Mujaheddin sono i produttori, i produttori di scienza, ricchezza, pace, gloria, ingegno...

    Dobbiamo imparare la scienza da chi ce l'ha ma produrla anche per conto nostro; dobbiamo divenire un paese che sà. La scienza è uguale alla potenza; chi sà può comandare; un popolo che sà può vivere con dignità; un popolo che non sà deve prepararsi alla sottomissione di chi sà. Dobbiamo sviluppare la scienza, ripeto, proprio come se si trattasse della Jihad. Lo dico ai giovani, ai docenti ed alle università. Ma non parlo della scienza che si limiti alla carta stampata, la scienza deve essere collegata alla tecnologia, e la tecnologia bisogna collegarla all'industria e l'industria bisogna collegarla allo sviluppo del paese. Un'industria che non crei sviluppo non serve; una scienza che non produca tecnologia non serve. Ecco che il dovere delle università è pesante; il dovere della scuola è pesante; il dovere dei centri di ricerca è pesante. Lo sviluppo accompagnato dalla giustizia e dalla moralità non è un piano iniziato da un'anno; no, il popolo iraniano questo piano lo ha iniziato con la rivoluzione islamica e lo ha portato avanti proporzionalmente alle proprie risorse e capacità. Oggi noi il risultato dei nostri sforzi lo possiamo vedere e per questo le nuove generazioni hanno la motivazione per fare passi in avanti. Ma se vogliamo nominare quest'anno, l'anno del grande profeta, allora dobbiamo darci da fare, e fare un grande passo. Voglio dirvi una cosa: O gente! Venite avanti, dovunque siete, chiunque siete. Nella fede fate un passo avanti; nella scienza fate un passo avanti; nella produzione, fate un passo avanti; operaio, avanti; datore di lavoro, avanti; professore avanti; studente, avanti; impiegato, avanti. Nella nostra religione non è sensato fermarsi, non è sensato tornare indietro. Il nostro profeta combattè contro la rassegnazione. Il musulmano, è sempre pieno di speranza.

    Certo noi abbiamo dei nemici che non desiderano il nostro progresso. In testa a questi nemici, vi sono gli Stati Uniti. Cosa dicono i politici di questo regime al nostro popolo? Ecco dicono: "Popolo iraniano; restituiteci quello che ci avete levato con la vostra rivoluzione". Certo non lo dicono con questa chiarezza, usano tanti giri di parole, fanno use delle scuse più svariate, ma se potessimo leggere il loro pensiero allora, troveremo queste frasi. Loro pensano: "ma prima della vostra rivoluzione noi eravamo i dominatori incontrastati del vostro paese; controllavamo la politica, l'economia e la cultura. Chi comandava il vostro paese prendeva il permesso dal nostro ambasciatore per fare le sue politiche". Purtroppo questa è storia; per il petrolio, per le relazioni internazionali, per la politica, persino per il modo di comportarsi con la gente, il maledetto Shà Pahlavi, doveva avere il nulla osta degli ambasciatori di Usa e Gran Bretagna. Ecco, gli americani dicono: "guardate, prima le cose stavano cosi, ma un bel giorno è arrivata la rivoluzione e ci avete tolto tutto. Restituiteci tutto". Ora parlano di diritti dell'uomo, parlano di energia nucleare, parlano di democrazia, ci accusano di terrorismo. Ma sono solo parole; quello che vogliono veramente è ciò che vi ho detto. Dicono: "dateci di nuovo la possibilità di scegliere chi debba governarvi". Dicono: "dateci di nuovo la possibilità di controllare la vostra economia e di farci decidere a che posto dovete stare nell'economia mondiale". Vogliono questo; non oggi, non ieri, lo vogliono da 27 anni e per questo da 27 anni non hanno smesso di dare del male alla nostra gente. Hanno minacciato, intimidito, hanno cercato di scoraggiare la gente, di ingannarla, di creare odio tra la gente. Vedete questi sono gli strumenti dei nostri nemici.

    Ci minacciano di sanzioni, come se non fossero 27 anni che siamo alle prese con le loro sanzioni. Se oggi in alcuni settori della scienza e dell'industria siamo i primi della regione, lo siamo proprio mentre sopportiamo le sanzioni delle potenze. Noi abbiamo fatto progressi nell'industria militare. Abbiamo fatto progressi in alcune tecnologie che nessuno al mondo pensava fossero in mano all'Iran. Il problema è che le potenze hanno sempre la premurosa attenzione di mantenere nella propria ristretta cerchia le tecnologie più avanzate per poter ricattare e sfruttare con quelle il resto del mondo. Ecco noi abbiamo in mano qualcuna di quelle tecnologie segrete e perciò non siamo simpatici. Ma se non ci fossero state le loro sanzioni e la loro cattiveria, forse anche noi non saremmo giunti dove siamo. Se ci avessero come in passato le loro armi più obsolete, forse noi ci saremmo limitati a quelle senza pensare, senza andare a costruirle per nostro conto. Forse non avremmo come oggi la capacità di costruire aerei, carri armati, missili ed ecc... Ecco mi pare che le sanzioni siano più un bene per noi che un male pertanto la minaccia di nuove sanzioni non può farci paura. Dicono: "Ah, ma nel mondo voi siete rimasti isolati". E no invece i veri isolati siete voi. Tutto il mondo odia gli Stati Uniti, non certo l'Iran. Dall'Indonesia al Marocco, andate a chiedere a chiunque vi pare e vedrete che l'odio per gli Stati Uniti è il punto in comune tra tutti gli interpellati. Se proprio non ci credono allora facciamo un referendum nei paesi islamici; invitiamo la gente a votare e ad esprimere la sua preferenza tra il presidente dell'Iran ed il presidente degli Stati Uniti. Se il regime americano non ha davvero paura, allora venga a fare questo referendum, pagheremo noi le spese. E gli Usa non pensino che ad odiarli sono solo le persone. Ad odiare l'amministrazione americana, ci sono anche i governi di moltissimi paesi; la questione è che certi interessi non permette a questi governi di dichiararlo apertamente. Accusano la Repubblica Islamica dell'Iran di violare i diritti umani. Questa poi è proprio una barzelletta. Gli Stati Uniti sono diventati i portabandiera della difesa dei diritti umani. Ma forse si sono scordati quello che hanno fatto ad Hiroshima, Guantanamo, AbuGhoraib e cosivia. Si sono scordati che il più grande violatore dei diritti umani sono proprio i signori. Sono sicuro che se in tutto il mondo, non nel mondo islamico, in tutto il mondo, si facesse un referendum sui peggiori presidenti, l'attuale presidente americano supererebbe anche Saddam e Milosevic. Purtroppo la struttura che decide le politiche degli Stati Uniti è una minaccia per la pace e la stabilità mondiale. Oggi non siamo solo noi a dire "Abbasso agli Stati Uniti", lo dicono in tutti i punti più remoti della terra.

    Oggi voglio parlare di una questione che da tempo è trattata dai media collegati all'imperialismo mondiale. Sto parlando dei negoziati tra Iran e Stati Uniti. Noi sin dall'inizio abbiamo dichiarato e dichiariamo che non siamo pronti a discutere su nessuna delle questioni che tradizionalmente ci contrappongono agli Stati Uniti. E questo perchè sappiamo benissimo che per gli americani dialogo significa imporre alla controparte i propri voleri e visto che nella nostra lingua non ha questo significato riteniamo ovvio che dialogare con gli Stati Uniti sarebbe perdita di tempo. Ma quello che è successo e che da tempo i responsabili americani, sia quelli in Iraq che quelli fuori dall'Iraq, hanno chiesto ripetutamente ai nostri responsabili di aiutarli per quanto riguarda la sicurezza in Iraq. Sinceramente i nostri politici inizialmente sono stati completamente indifferenti ma dopo aver assitito a tragedie orrende, hanno fatto sapere che sono semplicemente pronti a trasferire agli americani la loro opinione. Qual'è questa opinione? E quella che per rendere sicuro l'Iraq c'è bisogno di lasciarlo in pace, lasciarlo libero e ritirare le truppe straniere che lo hanno conquistato. Ecco, fare qualcosa per il popolo iraqeno, è l'unica motivo che ha spinto i responsabili iraniani ad accettare un colloquio. Ma anche in questo caso gli americani non la smettono con le loro bugie. Vogliono far credere che a chiedere il dialogo sia stato l'Iran ed hanno usato vocaboli anche molto riluttanti. Hanno addirittura detto che si tratta di una convocazione dei responsabili iraniani.

    Per quanto riguarda la questione nucleare, il succo delle affermazioni dei nostri nemici è questo: "Per favore lasciate stare per sempre questa tecnologia nucleare". E perchè? Se fossero sinceri ci direbbero, perchè senza questa tecnologia siete più deboli e pertanto per noi è più facile fare i prepotenti nei vostri confronti. Infatti in un futuro non molto lontano, produrre energia tramite il nucleare sarà una necessità assolutamente prioritaria per il nostro paese. Questo lo sanno anche i nostri nemici e vogliono impedirci di avere il nucleare per assicurarsi che nel giorno del bisogno, il nostro popolo chieda aiuto a loro, e loro possano tornare a fare i prepotenti. Per farvi capire in che situazione ci troveremo, pensate un'attimo che non avessimo il petrolio. Cosa accadrebbe? Per avviare una fabbrica piccolina, si dovrebbe chiedere l'aiuto di quei paesi che non hanno mai voluto il nostro sviluppo e che per darci una cosa piccolissima, ci vorranno levare cose grandissime come la nostra dignità.
    Una volta ricordo di aver detto proprio qui a Mashhad, che se al posto nostro fossero stati gli europei o gli americani ad avere il petrolio, per ogni singolo barile, oltre ai soldi, ci avrebbero chiesto di prosternarci dinanzi a loro. Loro vogliono mantenerci dipendenti per poi umiliarci; quando un popolo ha bisogno urgente di qualcosa, lo derubano, lo umiliano, gli levano tutto e poi li danno poco o niente. Dicono: "Lasciate stare la vostra tecnologia e venite da noi per farvi costruire le centrali; cosinoi possiamo imporvi i nostri prezzi, le nostre condizioni". Per capire meglio, basta pensare che oggi il petrolio fosse in mano agli Stati Uniti e noi non lo avessimo. Credete davvero che gli Usa sarebbero cosigentili da vendercelo semplicemente? No di certo. Vorrebbero dominare il nostro paese in cambio di qualche barile. Ci dicono: "ma avete il petrolio, a cosa vi serve l'energia nucleare?" Ma se è cosianche gli americani hanno il petrolio. Allora perchè hanno anche il nucleare. Recentemente proprio il presidente statunitense ha aumentato i fondi destinati alla costruzione di centrali nucleari. Tutti i paesi progrediti del mondo stanno aumentando gli investimenti nel nucleare, poi a noi vengono a dire di lasciar stare. Noi queste prepotenze non le accettiamo e voi popolo dell'Iran, sappiate che i responsabili non accetteranno mai cose del genere. L'energia nucleare e la tecnologia nucleare è il vostro diritto; nessuno ha il diritto di svendere ciò che gli spetta. I nemici diffondono menzogne e qualche persona poco accorta all'interno, si lascia ingannare dalle menzogne. Se oggi rinunceremo a questa tecnologia, rimarremo indietro di decenni e ci meriteremo la maledizione delle generazioni future. Nessuno sarà soddisfatto di noi, nessun musulmano. Ci minacciano con il consiglio di sicurezza, come se il consiglio di sicurezza fosse l'inferno del Signore. Al consiglio di sicurezza ci siamo andati anche in passato. Quando l'Iraq invase il nostro paese e conquistò gran parte del nostro territorio, questo stesso consiglio di sicurezza si riunie si fece venire la brillante risoluzione di fermare la guerra e cioè di dare agli iraqeni metà del nostro paese. Noi, visto che quella risoluzione, non ci piaceva l'abbiamo ignorata; lo stesso faremo ora e le risoluzioni del consiglio di sicurezza rimarranno inattuate se non terranno in considerazione i nostri interessi. Grazie al cielo, noi stiamo in piedi e resisteremo fino alla fine. Con l'aiuto di Dio e la determinazione della gente e l'attenzione dell'Imam Mahdi (che Dio affretti la sua comparsa), ci batteremo per i nostri diritti e li otterremo.

    Voglio approfittare per fare alcune preghiere:
    Signore! Per la tua Gloria, per la tua Onnipotenza, per il tuo profeta, dona a questo popolo fedele e coraggioso la tua Misericordia. Dona la vittoria a questo popolo".

  5. #5
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Anno/2006

    La Suprema Guida elogia le forze del Bassij*
    Nel Nome di Dio il Clemente il Misericordioso;
    "Voglio dare il benvenuto a tutti voi fratelli e sorelle, soprattutto a coloro che sò hanno viaggiato per essere qui oggi. Mi auguro che l'anno appena iniziato (l'anno del calendario iraniano/ndr) sia un'anno pieno di successo per voi e tutti i cari giovani della nostra patria.
    il fatto che quest'anno in onore del profeta dell'islam, sia stato nominato anno del "Grande Profeta" non è un caso; per ognuno di noi, questo, deve avere un significato; il nome sarà di buon augurio per questo nuovo anno, ma non è questo il punto. il punto è che dobbiamo essere noi ad agire e cambiare le cose a nostro favore; ognuno di noi in quest'anno deve sforzarsi per avvicinarsi a quello che è stato Mohammad (as). Non posso spiegare con una sola parola o una sola frase la miriade di obbiettivi ed insegnamenti che ci ha donato il messaggero del Signore; posso solo dirvi che ognuno deve avvicinarsi a lui; per realizzare quello che il Signore ha voluto che fossimo, certo un'anno non basta; non bastanno neanche 10 anni e nemmeno l'intera vita; ma ci vuole zelo per essere sempre migliori, sempre più buoni. il comportamento delle singole presone è un qualcosa di fondamentale. il profeta dell'islam diceva: "il Signore mi ha incaricato di completare le virtù umane". Una società in cui la gente non è buona di cuore, non può raggiungere gli obbiettivi dimostratici dal profeta. il buon comportamento è ciò che fa prosperare una società; comunque comportarsi bene, non significa solo sorridere al prossimo, anche se comprende anche questa azione; vuol dire inoltre allevare nel proprio spirito le buone abitudini, le buone consuetudini ed applicarle nella vita quotidiana. Gente che sia invidiosa, che desideri il male per il prossimo, che cerchi di ingannare il prossimo, non potrà vivere felice, anche se ci siano delle leggi che garantiscano la difesa dei diritti delle persone. in una simile società, anche se la scienza è la più avanzata, anche se la tecnologia raggiunga il massimo che si possa immaginare, la gente non vivrà felice. immaginatevi una società dove le persone non si fidano tra di loro, dove ogni persona si sente in pericolo, dove deve difendersi dal male che proviene dagli altri, dall'odio, dall'invidia; in una simile società non si potrebbe vivere.
    Ma se in una società c'è il buon comportamento, se i cuori della gente sono pieni di affetto, se c'è il perdono, se non c'è l'avidità per la ricchezza mondana e soprattutto se la gente è paziente allora esiste tranquillità e pace; una simile società progredisce e si rafforza di giorno in giorno. Questo è il buon comportamento, questo è quello di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo allevare nel nostro spirito il buon comportamento che ci insegna l'islam; certo le leggi islamiche sono perfette, ma non bisogna scordarsi che per metterle in atto esattamente ci vogliono l'amore, la bontà ed in generale il buon comportamento del profeta.

    Ma come possiamo rendere il buon comportamento una caratteristica della nostra società? Da una parte ci vuole lo sforzo ed il buon senso di ognuno di noi; dall'altra parte ci deve essere un completo programma educativo a tutti i livelli; dall'asilo all'università, si deve tener conto dell'importanza dell'educazione per quanto riguarda il comportamento. Ecco vedete quello del comportamento è solo uno dei tanti progetti che dovremmo proporci di realizzare in quest'anno; che male c'è, possiamo scrivere in una lista tutte le caratteristiche che consideriamo negative e cercare di evitarle. Lo stesso lo dobbiamo fare con le caratteristiche positive e cercare di applicarle nella nostra vita. Mi chiederete come si può avere successo in questa auto-correzione delle proprie azioni. Ci vuole amore, amore per il Signore. Bisogna amare Dio, amare il profeta, amare tutti i profeti a lui precedenti, amare gli imam e tutti coloro hanno imboccato la via della felicità ed hanno aiutato gli uomini ad imboccarla. Con l'amore si può progredire in questo senso con una velocità allucinante. "O Dio, dammi il dono di amarti, ed il dono di essere amato da chi ti ama ed il dono di amare ogni azione che aiuta ad avvicinarmi a Tè".

    Un'altro programma per tutti noi, in quest'anno, riguarda la determinazione e la resistenza. Nel versetto 112 della sura "Hud" , Dio dice al profeta: " Sii dunque resistente come ti è stato ordinato, tu e coloro che si sono convertiti insieme con te e non prevaricate … " . Secondo i testi storici, il profeta disse che il dovere assegnatoli da questo versetto era cosi pesante da averlo reso vecchio mentre era ancora giovane. Questo perchè il versetto ordinava: "Sii resistente come ti è stato ordinato". Proprio l'essere resistenti è un qualcosa di difficile; essere resistenti dinanzi a tutte le tentazioni della vita, è proprio camminare sul retto sentiero, di cui si parla molto nella nostra religione. Stare attenti a non perdere il sentiero giusto è complicato e rende vecchi realmente. Ma secondo me il compito più difficile dato al profeta e ciò che segue e cioè il fatto di rendere resistenti anche i musulmani. Quest'ultimi sono sempre minacciati da due forze; le voglie interiori ed i nemici esterni. Ma il profeta riusci nella sua missione. Sapete che il profeta fece raggiungere alte vette a gente che non aveva cultura e viveva unicamente di saccheggio. il profeta insegnò a questa gente ciò che veramente è un'essere umano.

    Oggi più che mai abbiamo bisogno di essere resistenti. Oggi le voglie interiori, le tentazioni nel nostro essere sono forti; sono minacciosi anche i nostri nemici, coloro che non vogliono il nostro progresso, coloro che ci vogliono intimidire con le loro armi, con le loro macchine della morte, coloro che vogliono ingannarci ed umiliarci. Se saremo resistenti, vinceremo e costringeremo sia le voglie interiori, il nemico interiore, sia i nemici esterni a rispettarci e a sottomettersi alla nostra volontà. Il nostro popolo, dalla rivoluzione islamica fino ad oggi, ha lottato bene su questi due fronti. Voi Basiji siete l'esempio di questa buona condotta. Ricordo che al tempo dell'invasione iraqena, tutto il mondo, est, ovest, nord e sud si schierò contro la nostra gente. Ma la nostra gente resistette, si battè, sconfisse il nemico e lo costrinse al ritiro. Tutte le forze sataniche che si erano celate dietro al regime Baath di Saddam furono costrette a riconoscere il potere e la forza del popolo iraniano.

    Una delle abitudini del nemico è la minaccia. Non dico che si tratta sempre di minacce infondate; alcune volte è possibile che il nemico realizzi anche le sue minacce, ma la vittoria non può che appartenere alla gente, sempre se questa non si faccia scoraggiare e decida di resistere. Vedete ogni popolo ha il suo territorio e le sue ricchezze; ha la sua posizione geografica, il talento dei suoi giovani, la sua scenza; ogni popolo ha il diritto di sfruttare per il proprio benessere le sue potenzialità. Ma le potenze prepotenti del mondo hanno acquisito l'abitudine di negare ai popoli i loro diritti. Nel 19° secolo gli inglesi conquistarono la penisola indiana; proprio come fa una sanguisuga si misero a succhiare il sangue e la ricchezza del paese; l'inghilterrà si arricchi e l'india cadde nella miseria. E non ebbero scrupoli; mai nessuno degli inglesi pensò a qualche concessione a qualche azione umana; no fino a quando il popolo indiano non si era ribellato, gli inglesi lo sfruttavano in maniera disumana. Ci vollero dei buoni leaders per sconfiggere i nemici dell'india. In verità i popoli sono sempre pronti a lottare per il proprio bene; ripeto bisogna solo guidarli. Guardate oggi, per esempio, il popolo palestinese; 50 anni questo popolo non si ribellò e per questo i nemici gli levarono la sua terra. Oggi però ha deciso di resistere e vediamo che stà riottenendo i propri diritti.
    Anche la gente dell'Iran è la stessa di 100 anni fà. C'è soltanto il fatto che 100 anni fà, chi comandava in questo paese era arreso al volere dei nemici e delle potenze. Per questo il nemico approfittava sempre di più di questa terra e ci rendeva sempre più poveri. Prima c'era la dinastia Qagiaride; nonostante la fedeltà di questa dinastia gli stranieri scelsero dopo la dinastia dei Pahlavi. Ma giunse la rivoluzione e l'imam Khomeini ci guidò verso la liberazione dal giogo dell'imperialismo. E cosi il popolo umiliato dell'Iran, in poco tempo, tornò a tener alta la testa ed oggi è un popolo che è tra i più gloriosi della terra. E questo non lo pensano solo i musulmani, lo ammettono anche i non-musulmnai e lo dicono anche i nemici. Il popolo iraniano deve proseguire con forza il cammino iniziato.

    Il tema del giorno è la tecnologia nucleare. Certo anche se non avessimo questa tecnologia, saremmo criticati per un'altra questione. Il nostro nemico ha l'abitudine di creare sempre tensione e sparare accuse e cercare di tenerci sempre in ansia ed impedire il nostro progresso. Vedete il motivo è che per le potenze mondiali, il progresso dei popoli è un vero pericolo. Se tutte le nazioni imparano ad estrarre il petrolio, raffinarlo ed usarlo nell'industria, allora cosa faranno le compagnie petrolifere inglesi e le multinazionali; non potranno più usurpare le nazioni e non potranno più guadagnare quello che guadagnano oggi. Oggi i nostri nemici sono gli Stati Uniti ed i Sionisti. Anche se non bisogna dimenticare l'Inghilterra. Dicono che esiste un'intesa mondiale contro l'Iran. Ma quale intesa mondiale? La vera intesa mondiale è contro l'imperialismo e la prepotenza degli Stati Uniti che si credono i padroni del mondo. La vera intesa mondiale è contro gli Usa che con le loro guerre, le loro intromissioni, le loro minacce hanno messo a repentaglio la pace e la sicurezza mondiale.
    Dicono che stiamo costruendo la bomba atomica, che non vogliamo negoziare con i paesi europei, certo per ora è quello che i nostri nemici possono fare e stanno regolarmente facendo; ma la verità è che il problema è un'altro, lo sappiamo noi e lo sanno anche loro. Il vero problema è che sono contrari al progresso dell'Iran. Gli americani un giorno possedevano tutto nel nostro paese, ed oggi vogliono che si tornasse indietro. Ma grazie al cielo, oggi la nostra popolazione è al corrente della verità e con il coraggio che tutti conoscono è pronta a difendere la propria dignità. Se Dio vorrà, questo paese raggiungerà una posizione talmente elevata da rendere inutili le minacce del nemico.

    Mi auguro che Dio destini la sua misericordia a tutti voi cari, giovani, Basiji e a tutto il resto del popolo iraniano. Se Dio vorrà in questa nostra vita, agiremo in maniera tale da rendere fiere di noi, le generazioni che vivranno in questa millenaria e splendida terra.

    *(Nota del redattore: il Basij, è il corpo delle forze armate volontarie fondato dall'imam Khomeini che riunisce i Basiji (volontari), di entrambi i sessi, di diverse religioni e diverse fasce d'età che vengono addestrati e partecipano alle opere costruttive del paese, come l'aiuto agli invalidi, il soccorso in caso di calamità naturali, sicurezza cittadina e difesa del paese in caso di aggressione straniera).

  6. #6
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Anno/2006

    Incontro con i responsabili del governo
    Nel nome di Dio, il clemente, il misericordioso
    In questi anni, lo scopo di sedute simili a questa è stato sempre avvisare i funzionari. Io stesso ho bisogno dei consigli e ammonimenti, e penso che noi responsabili, a prescindere dai diversi livelli, abbiamo bisogno di ascoltare e accettare con l'anima e il cuore, i consigli, gli avvisi e le critiche, affinchè Dio ci concedi la possibilità di correggerci. Dobbiamo occuparci di noi stessi e dei nostri cuori, anche perchè rispetto al corpo, il cuore chiede una maggiore cura. Nel sacro Corano, Allah altissimo dice: "…Poi, quando Allah gli concede una grazia, dimentica la ragione per cui si raccomandava…." [la Sura Az-zommar, versetto 8]. Diventare orgoglioso del nostro potere: questo è quel grande sbaglio che tutti noi possiamo commettere, rischiando anche la superbia nei confronti di Allah: "…(Badate) che non vi inganni la vita terrena e l'Ingannatore vi distolga da Allah"[La Sura Fatir, versetto 5].
    Essere presentusa dinnanzi ad Allah significa pretendere ingiustamente una ricompensa da parte di Dio senza aver compiuto una buona azione.
    Dobbiamo occuparci dei nostri cuori e fare attenzione perchè i doveri pesanti non ci portino alla negligenza.
    Cari miei, io e voi abbiamo più bisogno di questi affari rispetto alla gente comune. E io penso che oggi la "gratitudine" sia il nostro più grande dovere. Il versetto 7 della Sura Ibrahim_ E quando il vostro Signore proclamò: Se sarete riconoscenti, accrescerò [la Mia grazia]. Se sarete ingrati, in verità il Mio castigo è severo!_ è un versetto assai importante, perchè contiene sia l'incoraggiamento che la minaccia. Se si è grato ci sarà l'abbondanza delle graze, ma se invece si è ingrato si avrà da fare con il flagello divino. Ma che cos'è la "gratitudine". Ci sono alcuni principi basilari per questo concetto: il primo è conoscere la grazia. Il nostro primo problema è che trascuriamo le grazie divine. Apprezziamo la salute solo quando siamo malati. E riconosciamo il valore della giovinezza quando siamo oramai vecchi.
    Il secondo principio è attribuire le grazie ad Allah e il terzo è essere riconoscente. Non dobbiamo dire che concederci le grazie è un dovere di Allah, bensì dobbiamo comportarci da indebitati nei suoi confronti. Il quarto principio è applicare le grazie come una scala. Quando vi è concessa una grazia, la dovete vedere come una scalina che vi permette di andare avanti passo per passo. E se riuscite a fare un passo in avanti, avete un'altra grazia.
    Detto questo si capisce che la stessa gratitudine è una grazia. Prima perchè ringraziando, s'invoca l'Onnipotente e si ricorda la sua misericordia. E poi la gratitudine ci dona la quiete. Quando ringraziate Allah, vi ricordate della sua immensa clemenza e trovate speranza. E la speranza naturalmente aumenta la vostra pazienza. Uno dei traguardi di gratitudine è la forza di resistenza nei momenti della difficoltà. E per giunta, essendo grati, evitiamo di diventare orgogliosi e superbi. D'altra parte Allah altissimo ci ha promesso di accrescerci i suoi doni. E la promessa divina è sempre vera.
    Irriconoscenza è il fatto che contraddice la gratitudine. Tutti noi trascuriamo in qualche modo le grazie e le ignoramo. Essere ingrati è negare le grazie, attribuirle a qualcuno all'infuori di Allah e essere superbi nei suoi confronti. E quando l'uomo diventa orgoglioso, cadrà subito. In ogni caso voi responsabili del governo godete di numerose grazie: potete decidere come un funzionario secondo il vostro pensiero religioso, la gente vi considera una parte di se, vi astenete di mettere la mano sui beni pubblici, e il peccato vi è difficile. Questi sono pochi di migliaia di doni concessici da Allah altissimo che noi non siamo in grado di contare.
    Ma a mio parere, la prima grazia per cui oggi dobbiamo essere grati ad Allah è l'indipendenza nazionale. Un giorno in questo paese, il più alto responsabile politico aspettava l'accenno degli ambasciatori di Grand Bretagna e USA per le sue decisioni più importanti. Una volta in questa città, Tehran, i leadersi dei tre paesi alleati della seconda guerra mondiale, designarono il capo del paese. Il governo non poteva essere formato senza il consenso della Casa Bianca. Questo era il destino del nostro popolo. Rimaneva forse un pò di dignità e orgoglio nazionale per un tale popolo con quei responsabili? Perciò la prima grande grazia concessa al nostro popolo e ai nostri responsabili è che godono della dignità e l'indipendenza nazionale. Oggi nessun potere del mondo può pretendere di avere un dominio sul nostro sistema politico.
    Ma l'altra grazia che esiste oggi nel nostro paese è la sbocciatura dei talenti dei giovani in diversi settori, particolarmente in quello nucleare. Questi giovani sono cresciuti e educati dall'Islam e dalla rivoluzione. E ci devono essere i campi adeguati per le attività dei nostri giovani per evitare la fuga dei cervelli.
    La speranza e la fiducia in se che oggi sono diffuse tra il nostro popolo sono un altro dono divino. La nostra nazione ha speranza nel futuro, lavora assiduoamente e trascina anche i responsabili dietro di se.
    Questo governo salito al potere con questi motti giusti è una delle altre grazie per cui dobbiamo essere riconoscenti. Questo governo è decisco, laborioso e frescco. E questo è un punto positivo.
    Oggi noi godiamo di una posizione internazionale molto forte e di grande rilievo. Ne testimoniano i viaggi di successo del nostro presidente in diverse parti del mondo.
    L'altro fattore positivo di cui si compiace il nostro popolo è la stabilità politica che regna sul paese. I nemici hanno tentato diverse volte di fomentare la divergenza etnica, ma non hanno avuto alcun successo.
    Il coordinamento dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario che agiscono insieme e con buona volontà per il bene del paese è tra i motivi d'orgoglio per cui ci vantiamo alle altre nazioni.
    Ma abbiamo anche dei problemi. Per esempio la disoccupazione, l'inflazione, la lotta contro la corruzione ecc. che non possiamo trascurare. Abbiamo bisogno di sicurezza nell'investimento, finchè si possa usufruire della ricchezza del popolo al fine di progredire economicamente. Dobbiamo pensare anche a stabilizzare la nostra attuale posizione internazionale che richiede provvedimento, precisazione, e dense attività. Non va dimenticato che l'aspetto culturale del nostro paese deve corrispondere perfettamente agli insegnamenti islamici e noi abbiamo dei problemi in questo campo. Gli ostacoli, questi, che potrebbero essere superati con la collaborazione vicina tra il governo e il parlamento islamico.
    Ora tornando al tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario vi devo dire che oggi questi tre organi sono diretti con un pensiero basato sui precetti islamici. Ma quali sono questi principi? La fede, l'identità islamica e rivoluzionaria e rimanerle fedeli. Perciò il governo trova il dovere di rafforzare la fede nella mente delle generazioni giovani. Una fede lontana dalle superstizie che non contribuisca alle divergenze e ai pregiudizi etnici. Dobbiamo avere impegno per la nostra fede, ma dobbiamo anche dotarci di tolleranza nei confronti di chi ha un'idea diversa dalla nostra per poter discutere e convincerlo con la logica.
    Il secondo principio è la giustizia e l'equità. La nostra filosofia esistenziale è la giustizia. Il progresso economico sin dal suo primo passo deve essere accompagnato dalla giustizia che richiede fermezza, un rapporto diretto con popolo, una vita semplice e popolare, nonchè l'autocostruzione.
    Il terzo fondamento islamico è salvare l'indipendenza politica. Questo è anche una delle basi principali del governo. Perchè contiene anche l'indipendenza economica e culturale. Noi dobbiamo liberarci dall'invasione culturale dell'Occidente.
    Rafforzare la fiducia nazionale rappresenta il quarto principio.Tale fiducia non contribuisce soltanto al progresso scientifico del nostro paese, bensì aumenta anche l'autostima in politica, filosofia e cultura. Non dobbiamo vergognarci per le nostre tradizioni islamiche, anzi ne dobbiamo essere fieri.
    Il quinto principio è il jihad scientifico. è da diversi anni che io ripeto che si deve avviare una svolta scientifica nel paese. Se vogliamo arrivare a questo tragurado dobbiamo lavorare scrupolosamente senza lasciarci vincere dalla pigrizia e negligenza.
    Il sesto principio è stabilizzare la libertà, ovvero uno dei più grandi doni divini. Non si deve interpretare male la libertà e particolarmente quella del pensiero, senza il quale non è possibile arrivare al progresso sociale, scientifico e filosofico. Non si deve offendere chi porta le nuove idee. Anche se personalmente non condivido la falsa comprensione del nemico dal concetto della libertà.
    La riforma e la modifica dei metodi è il settimo caposaldo del nostro sistema. Tenente in mente che le riforme e le modifiche devono essere regolate e devono corrispondere ai valori islamici e iraniani. La costituzione è un criterio per le modifiche. Noi abbiamo bisogno delle riforme per corregge i nostri metodi e le nostre decisioni. E la lotta contro la costituzione non è niente altro che fare una guerra contro Islame e contro l'indipendenza di un paese.
    E per finire devo ribadire che noi affrontiamo anche i problemi impostici sia dalle nostre debolezze che dai nostri nemici, particolarmente dagli USA. In una zona come Medioriente che è stata da sempre il soggetto del colonialismo occidentale in virtù della sua importanza strategica, politica e geografica, ha sorto all'improvviso il governo della Repubblica Islamica dell'Iran che si è opposto dall'inzio alle politiche espansionistiche di Washington. Gli USA dal canto loro, nei primi 10 anni della vita della rivoluzione ci imposero una guerra e le sanzioni economiche, ma non hanno avuto alcun successo. Anzi sia la guerra che le sanzioni economiche furono molto utili per la nazione iraniana. La guerra ha rafforzato la nostra volontà e le sanzioni ci hanno portato l'autosufficienza. Poi i nemici sono ricorsi all'invasione culturale, ma neanche stavolta sono riusciti ad andare lontano. Ed ora che è salito al potere un governo basato sui precetti islamici, dobbiamo aspettare nuovi complotti e tenerci immuni, mantenendo la nostra unità, fede, usando l'aiuto della scienza e ragione. Dobbiamo tenere aperti gli occhi e restare svegli. E soltanto così riusciremo a risolvere i problemi uno dopo l'altro.

  7. #7
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Anno/2006

    La strage di Qana
    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
    La terrificante tragedia di Qana ha riempito i nostri cuori di dolore e tristezza; noi insieme ad altri popoli musulmani e di tutti i popoli liberi del mondo siamo addolorati ed indignati.
    Quei bambini innocenti, con i loro piccoli corpi esili e indifesi, con i loro piccoli cuori spaventati, per quale ragione sono stati uccisi?
    Il dolore della loro morte, per mano sionista assetata di sangue e del prepotente sostenitore americano, è come il fuoco che brucia l'anima dei genitori di quei piccoli martiri. 20 giorni di bombardamenti incessanti, 20 giorni di crimini di distruzione di una nazione intera e di massacro dei civili ed una tragedia come quella di Qana, quale spiegazione logica potrebbe trovare?
    Come mai l'Occidente "civilizzato", le Nazioni Unite e persino le organizzazioni per la difesa dei diritti umani sono rimasti così passivi e silenziosi di fronte a questo terribile crimine? Fino a quando il mondo islamico dovrà sopportare la malefica e minacciosa entita` sionista? I governi islamici fino a quando permetteranno alla prepotente mano degli Usa di innescare la guerra in una regione strategica come il Medioriente?
    Quello che è successo in Libano ha tradotto per tutti noi quello che gli americani intendono per "i diritti umani" e ci ha dimostrato quale sìa il "Medioriente" che intendono creare.
    Oggi è chiaro a tutti che l'aggressione al Libano fa parte di un piano premeditato di matrice americana e sionista che mira a dare inizio alla conquista del Medioriente e del mondo islamico.
    Bush ed i suoi colleghi dell'amministrazione americana sono colpevoli dei crimini in Libano, tanto quanto i maligni ed infami capi del regime sionista.
    L’umanita’ un giorno, in futuro, si domandera’ il motivo dei tragici fatti di oggi e tutti i responsabili, anche le Nazioni Unite oppure il governo inglese, già responsabile di azioni criminose nel passato, ne dovranno rispondere. Senza dimenticare il giorno del Giudizio, quando i responsabili di questi crimini verranno giudicati al cospetto del Signore Iddio.
    Oggi il governo degli StatiUniti e` odiato piu’ che mai dai popoli musulmani. Anche i governi dei paesi islamici, persino quelli che a causa delle impostazioni diplomatiche hanno le mani legate, protestano contro queste vergognose violazioni dei diritti umani.
    Il regime americano dovra` aspettarsi una dura risposta dell'Umma islamica (musulmani del mondo/ndr) per il suo appoggio ai sionisti e ai loro crimini contro i popoli musulmani.
    La resistenza del popolo libanese e la lotta eroica di Hezbollah trovano le radici nella fede, nella parsimonia e nella speranza e questo è un altro simbolo del risveglio del mondo islamico e della sua determinazione a resistere alle aggressioni dei suoi nemici. Il pugno d'acciaio dei coraggiosi e fedeli giovani del Libano oggi ha colpito il volto ripugnante degli invasori demolendo la loro falsa superiorita’.
    La strategia di base degli StatiUniti nella regione mediorientale e’ la creazione di insicurezza, guerra e crisi.
    E allora sappiano che più guerre scateneranno, più forte sarà l'odio dei popoli nei loro confronti e più insicuro sarà il mondo per loro. Il comportamento aggressivo degli StatiUniti ed Israele risveglierà sempre di più nel mondo islamico lo spirito della resistenza e della Jihad.
    Il mondo islamico ed i giovani musulmani di tutto il mondo, sappiano che per affrontare la belva sionista e l'aggressività del grande Satana, rimane una sola via; la resistenza. Arrendersi al volere dei governanti americani, li rende più avidi ed incoscienti e dà loro il via libera per complicare la vita ai popoli. Se il Libano si fosse arreso all'aggressione di Israele e di Stati Uniti e se i giovani mujaheddin (coloro che eseguono la Jihad/ndr) di Hezbollah ed il popolo libanese non avessero deciso di combattere e di fare così tanti sacrifici, il dolore ed l’umiliazione sarebbero piombati per sempre sulla vita del Libano e gli aggressori avrebbero deciso di proseguire l'offensiva per colpire altri paesi della regione.
    Oggi Hezbollah è in prima linea nella difesa del mondo islamico e dei popoli islamici della regione.
    Per il nemico sionista, la religione, la moschea, la chiesa, lo sciita, il sunnita sono tutte parole prive di significato. È un regime razzista, aggressore e sanguinario e non esita a commettere qualsiasi crimine contro coloro che considera ostacoli al raggiungimento dei suoi obbiettivi. I popoli della regione, le diverse confessioni islamiche ed i seguaci di altre religioni in Libano e nella regione devono formare un fronte unito e non permettere che le divergenze interne rafforzino il nemico.
    L'Iran islamico considera la resistenza alle prepotenze ed alle aggressioni degli Stati Uniti e del Regime Sionista come un proprio dovere e sara’ al fianco di tutte le nazioni oppresse del mondo e in particolare al fianco dei popoli della Palestina e del Libano.
    L'America con il sostegno palese al massacro dei civili libanesi e l'opposizione chiara al cessate il fuoco e con gli aiuti militari ed economici al regime sionista è in verità il grande criminale di questa guerra e ora cerca di imporre al popolo ed al governo libanese le sue condizioni umilianti.
    Non vi e’ dubbio che quel popolo resistente e quei coraggiosi mujaheddin non si piegheranno a questa umiliazione e non prenderanno decisioni controproducenti per il loro paese.
    Il sottoscritto porge il proprio cordoglio al popolo, ai mujaheddin ed al governo libanese e dichiara addolorata la grande nazione iraniana.
    Pace al popolo libanese, pace a Hezbollah vincitore ed al suo coraggioso e fedele leader, Seyed Hassan Nasrollah.
    " E disse Allah l'Altissimo: abbi pazienza che la promessa di Dio si avvererà e non ti intimoriscano coloro che non credono...".

    Seyed Alì Khameneì
    2 Agosto 2006

  8. #8
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
    Anno/2006

    La giornata mondiale di Quds
    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
    "La giornata mondiale di Quds, è il giorno del grido e della resistenza islamica dinanzi alle politiche scissionistiche degli USA e del Sionismo". Le parole del sommo leader della rivoluzione Ayatollah Khamenei alla preghiera di venerdì di Tehran. La guida suprema della rivoluzione nel secondo sermone della preghiera, definendo la giornata mondiale di Quds, il giorno della resistenza delle nazioni musulmane e l'annuncio dell'opposizione dell'Umma Islamica alla tirannia e all'ingiustizia dei sionisti e dei loro sostenitori, ha dichiarato: "A Dio piacendo, così come la grande nazione iraniana, anche i musulmani di tutto il mondo commemorano questa giornata".
    In un'analisi intelligente della situazione regionale, il sommo leader definendo un fenomeno storico e singolare la vittoria della resistenza libanese, Hezb'Allah e del popolo libanese nella guerra di 33 giorni contro il regime sionista ha aggiunto: "Nessuna dubita che oltre il falso regime d'Israele, anche gli USA ed i loro dipendenti nella regione hanno subito una dura sconfitta in questa guerra". "Se una nazione che vuole opporsi ad aggressori e occupanti non teme le rinunce ai comforti e ai piaceri della vita la resistenza conduce alla vittoria", ha continuato il sommo leader della rivoluzione che ha poi ricordato che i fatti del Libano sono serviti come lezione a tutti i musulmani. Per Ayatollah Khamenei la recente guerra libanese ha cambiato la situazione nella regione mediorientale, ma "le conseguenze di questo profondo cambiamento potrebbero farsi vedere a lungo, tuttavia nessuno dubita che è cambiata la pagine degli avvenimenti dell'area". La Guida suprema della rivoluzione riferendosi ai piani americo-sionisti per rimediare alle gravi conseguenza della propria sconfitta in Libano, ha ricordato: "è da 50 anni che l'Occidente si sforza di salvare il falso regime sionista, dotato un'esercito ben organizzato. Ma questo esercito è rimasto incapace dinanzi ad un gruppo non armato e dotato delle capacità limitate". "Questo sconfitta, ha continuato la guida sumprema, è stata un duro colpo per gli israeliani ed i loro alleati sionisti e proprio per questo i sionisti e gli americani tentano di rimediare a questa fraudolenza con la realizzazione dei piani ostili nei paesi della regione".Il sommo Leader della rivoluzione Khamenei ha inoltre ammonito che la vigilanza è necessaria, perchè l'obiettivo principale resta quello di indebolire Hezb'Allah, e affinché il compito delle truppe Onu inviate nel Paese non venga modificato in modo che possano essere utilizzate contro la resistenza libanese. Secondo Ayatollah Khamenei l'aumento delle pressioni per rovesciare il governo palestinese guidato da Hamas in Palestina fa parte dei piani americo-sionisti per nascondere il grossolano fallimento in Libano. "I sionisti ed i loro sostenitori, ha ammonito il leader della rivoluzione, tentando di trasformare le realtà palestinesi, ovvero l'alleanza del popolo contro gli invasori, ad uno scontro tra gli stessi palestinesi e percio' tutte le nazioni islamiche devono restare vigili". La guida suprema della rivoluzione, definendo l'unità come una delle principali necessità del mondo islamico ha ricordato: "Pure in Iraq si cerca di creare uno scontro tra i civili ed i nemici dell'Islam, soprattutto dopo la sconfitta in Libano, sostenendo i terroristi, mira a fomentare la divergenza tra i sciiti e sunniti". Dal punto di vista del sommo Ayatollah Khamenei gli inglesi sono gli esperti delle politiche scissionistiche ed "hanno insegnato questa loro politica anche agli statunitensi, ma la realtà è che durante la storia il popolo iracheno, sia i sunniti che i sciiti, ha vissuto insieme ed anche oggi unito e solidale lotterà con gli occupatori".

  9. #9
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    LE DIRETTIVE DELLA GUIDA SUPREMA
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    Messaggio a sayyed Hassan Nasrallah
    Presentiamo il testo integrale del messaggio della Guida spirituale della Rivoluzione Islamica ayatollah Sayyed Ali Khamenei al Segretario Generale di Hezbollah del Libano Sayyed Hassan Nasrallah in merito alla vittoria del popolo e della Resistenza libanese sul nemico americano-sionista.
    "Nel nome di Dio, il clemente e il misecordioso:
    Mio carissimo fratello mujahid, rispettabile Sayyed Hassan Nasrallah (che Iddio accresca la sua vita, dignità e salute);
    Salamun alaykum, poiché siete stati perseveranti (Sacro Corano; XIII, 24),

    Saluti a voi, agli altri fratelli e ad ognuno dei mujahedin di Hezbollah. Quello che avete donato al popolo musulmano con il vostro jihad e resistenza impareggiabile va al di là di ogni mia descrizione. La vostra valorosa ed ‘oppressa’ lotta, che ha portato alla vittoria divina, ha dimostrato nuovamente che le armi moderne e mortali sono insufficienti di fronte alla fede, alla pazienza ed alla sincerità, e che il popolo che possiede fede e jihad non è sconfitto dall'egemonia delle potenze tiranniche.

    La vostra è stata la vittoria dell'Islam. Mediante il potere divino avete potuto dimostrare che la superiorità militare non dipende da armi, aerei, navi o carri da combattimento, ma dal potere della fede, del jihad e del sacrificio, unito alla ragione ed all'intelligenza.

    Avete imposto la vostra superiorità militare al regime sionista, reso chiaro il vostro successo spirituale a livello regionale ed internazionale, infranto il mito dell’invincibilità e della falsa imponenza dell'esercito dell'entità sionista e mostrato la vulnerabilità di questo regime usurpatore.

    Avete dato dignità alle nazioni arabe e mostrato nella pratica il loro potere, che era stato negato nelle passate decadi dalla propaganda e dalla politica dell’istikbar (arroganza).

    Quello che è avvenuto è stato un segno di Dio per tutti i governi e popoli musulmani, soprattutto in Medio Oriente. Siete stati nuovamente la prova della parola luminosa del Corano: "Vi fu certamente un segno nelle due schiere che si fronteggiavano: una combatteva sul sentiero di Dio e l'altra era miscredente, li videro a colpo d'occhio due volte più numerosi di quello che erano. Ebbene, Allah presta il Suo aiuto a chi vuole. Ecco un argomento di riflessione per coloro che hanno intelletto." (III, 13)
    Questi "dotati di intelletto" sono composti oggi da una massa di milioni di giovani nobili e credenti dei paesi della regione, dai politici sani, e dai capi e le guide indipendenti e sagge.

    Il vostra ‘oppresso’ jihad ha smascherato il nemico e mostrato il suo vero volto. Le crudeli stragi perpetrate contro i civili, il massacro di bambini innocenti e donne indifese, la tragedia di Qana e molte altre simili, la demolizione di migliaia di case ed edifici, l’aver reso sfollate migliaia di famiglie, la distruzione di una parte importante delle strutture del Libano e altri crimini come questi hanno mostrato l'autentico volto dei governanti statunitensi e di alcuni governi europei, insieme a quello repugnante ed odioso del regime sionista.

    Ha dimostrato che i loro slogan ipocriti sui diritti umani, la libertà e la democrazia sono contaminati da menzogna, viltà ed inganno. Ha dimostrato quali disastri possono colpire le società umane quando coloro che governano i paesi sono lontani dalla pietà, dalla bontà, dalla logica e dalla sincerità.

    Le ultime dichiarazioni del presidente degli USA, che ha presentato come atti di difesa i crimini del regime sionista, e le sue ridicole pretese riguardo la vittoria di Israele nella guerra condotta contro il Libano, sono per tutti un chiaro esempio di crudeltà e illogicità.

    In quanto al Libano...il Libano ha brillato grazie alla benedizione dello sforzo e della valenza della sua gente. Il nemico ha creduto erroneamente che attaccando il Libano avrebbe colpito il più debole dei paesi della regione, iniziando così l’allucinante progetto del Medio Oriente desiderato. Il nemico, cioè gli USA e Israele, non era cosciente della pazienza, intelligenza e valenza del popolo libanese, non era cosciente della forza delle sue potenti braccia, non era cosciente della Sunnah (tradizione) divina: "Quante volte, con il permesso di Allah, un piccolo gruppo ha battuto un grande esercito! Allah è con coloro che perseverano" (II, 249)

    Il popolo libanese, la sua valorosa gioventù ed i suoi politici intelligenti lo hanno fatto uscire da questo stato di incoscienza con il loro forte schiaffo. Il nemico cerca ora di tagliare questo forte ed efficace braccio, tenta di creare divergenze tra i politici, di seminare il virus dell'impazienza e del dubbio tra la gente.

    Tutti devono esser vigili contro questo veleno. Con il potere e l’aiuto di Dio avrete esito nel neutralizzare le sue cospirazioni, ottenendo così una seconda vittoria, insh’Allah.

    Il jihad che avete di fronte a voi in questo nuovo campo, come lo è il jihad ed il sacrificio nel campo militare, è importante ed è ugualmente determinante la pazienza, il tawakkul (affidamento in Dio), la sincerità e l'intelligenza.

    Saluto voi e tutti i valorosi fratelli del campo del jihad e bacio le mani di voi tutti".

  10. #10
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    Il messaggio per il nuovo anno
    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso;
    "Il nuovo anno solare iraniano,1386, sarà l'anno di unità nazionale e coerenza islamica". Ad affermarlo nel suo messaggio di auguri di buon anno "NowRuz", è stato la Guida Suprema della rivoluzione islamica, il sommo ayatollah Khamenei ricordando la guerra psicologica ed i malefici sforzi dei nemici al fine di provocare scissioni tra il popolo iraniano e il mondo islamico, ha aggiunto che i nemici ricorrendo ai pretesti quali etnie, religioni e tendenze categoriche, mirano a eliminare l'unità della parola tra il popolo iraniano, creare divergenze religiose nel mondo islamico e inoltre dando via a una guerra tra sciiti e sunniti, cercano di separare il popolo iraniano dalla società islamica.
    Il sommo ayatollah Khamenei inoltre sottolineando che l'unica via per deludere i nemici e quindi neutralizzare i loro complotti, è quella di avere unità e integrità nazionale nonchè rafforzare con perspicacia e saggezza la compattezza della nazione islamica, ha affermato che nel nuovo anno 1386, con l'aiuto di Dio, tutto il popolo, le diverse etnie, diverse religioni accellereranno il loro percorso pieno di speranza verso un splendido futuro e che tutti i paesi islamici rafforzando coesione e fratellanza islamiche, dimostreranno la propria unità di parola.
    Per quanto riguarda la questione nucleare, la guida suprema ha condannato le pressioni esercitate dai nemici affinchè la Rep.islamica rinunciasse al suo programma nucleare pacifico: "E perchè lo dobbiamo? Se fossero sinceri ci direbbero, perchè senza questa tecnologia siete più deboli e pertanto per noi è più facile fare i prepotenti nei vostri confronti. Infatti in un futuro non molto lontano, produrre energia tramite il nucleare sarà una necessità assolutamente prioritaria per il nostro paese. Questo lo sanno anche i nostri nemici e vogliono impedirci di avere il nucleare per assicurarsi che nel giorno del bisogno, il nostro popolo chieda aiuto a loro, e loro possano tornare a fare i prepotenti. Per farvi capire in che situazione ci troveremo, pensate un'attimo che non avessimo il petrolio. Cosa accadrebbe? Per avviare una fabbrica piccolina, si dovrebbe chiedere l'aiuto di quei paesi che non hanno mai voluto il nostro sviluppo e che per darci una cosa piccolissima, ci vorranno levare cose grandissime come la nostra dignità.
    Il supremo leader della rivoluzione islamica valutando superiore i successi ed i progressi dell'Iran nell'anno appena passato rispetto a quello che c'è stato di amaro, ha aggiunto che i grandi sforzi compiuti in diversi settori interni come quelli scientifici ed economici nonchè la grandezza nazionale iraniana apparsa all'livello internazionale,sono tutti i segni di notevoli successi dell'Iran nell'anno appena terminato.
    " Questo sforzo nazionale si proseguirà anche nel nuovo anno con la grande determinazione del popolo e anche dei responsabili, in proporzione ai bisogni del paese, ha concluso il sommo ayatollah Khamenei.

 

 
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