D’Ambrosio: «Siamo tornati alle veline del Sifar»
«Sono stato il primo magistrato a “scoprire” la Guardia di Finanza, durante l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana in cui ero giudice istruttore: in quel periodo ho iniziato ad apprezzarne l’efficacia, il grande valore e la preparazione dei suoi uomini. Una collaborazione che poi è proseguita in numerose altre indagini, comprese quella sulla corruzione: non c’è un altro corpo di polizia che sappia svolgere così bene le indagini societarie e bancarie». Gerardo D’Ambrosio ha appena parlato nell’aula del Senato, e accetta di sviluppare la sua riflessione sul caso Speciale.
Lei sostiene senza esitazioni la correttezza del viceministro Visco e del governo. Perché?
«La legge numero 189 del 1959 dice chiaramente che la nomina del Comandante generale della Gdf è squisitamente politica: viene scelto dal ministro delle Finanze d’intesa con quello della Difesa. Una nomina politica che il governo ha il potere e anche il dovere di revocare nel caso in cui venga meno il rapporto di fiducia. Questo avviene normalmente nelle democrazie mature. Dunque è assolutamente fuori luogo parlare, come fa il centrodestra, di emergenza democratica. Dico di più: ho trovato di inaudita violenza l’attacco di Fini a Bersani al convegno dei Giovani industriali. Il tutto per una decisione che è pienamente democratica».
Secondo lei perché il rapporto di fiducia è venuto meno?
«È legittimo il sospetto che sia stato il generale Speciale a passare le lettere al principale giornale dell’opposizione: per di più a distanza di un anno dai fatti e alla vigilia di elezioni amministrative. Mi pare che questi comportamenti siano sufficienti per far venire meno un rapporto di fiducia».
L’opposizione dice che il viceministro Visco voleva trasferire alcuni ufficiali milanesi coinvolti in indagini su Unipol.
«È pura follia pensare che si potessero fermare le indagini. Il codice di procedura penale è chiarissimo su questo punto: gli ufficiali impegnati in indagini di polizia giudiziaria non possono essere trasferiti senza il consenso della procura della Repubblica e del procuratore generale. Questo fa capire quanto le accuse a Visco siano pretestuose».
Come giudica la soluzione del governo: sospendere le deleghe a Visco e proporre a Speciale il trasferimento alla Corte dei Conti?
«È chiaro che nel governo c’è stato chi ha remato contro e questa è una soluzione di compromesso. Molto spesso alti ufficiali passano dalla Corte dei Conti e dunque questa può essere parsa una soluzione naturale: e tuttavia non si capisce perché, se viene meno la fiducia, si trasferisca Speciale alla Corte dei Conti. Sembra quasi un’offesa alla Corte».
Cosa pensa della pubblicazione di dossier su presunti conti esteri di D’Alema?
«Mi ricorda il periodo del Sifar, quando la politica veniva fatta a colpi di “veline”. Una volta se si voleva neutralizzare qualcuno si sparava, adesso hanno capito che basta una velina. Se diamo credito a questi “rapportini” facciamo un salto indietro nella civiltà».
A.Carugati




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