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    Predefinito L'ambientalismo secondo "Il Foglio" di Mago Pancione

    Bush cambia il clima al G8 con l’aiuto di Merkel e Sarkozy “Tagli sostanziali alle emissioni” ma senza “patti stupidi” in stile Maastricht/Kyoto. Meno Onu e più Cina nei negoziati

    Bruxelles. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha trovato un buon compromesso sulla lotta al cambiamento climatico. Nelle conclusioni del G8 di Heiligendamm, i leader mondiali si impegnano a “tagli sostanziali nelle emissioni di gas” a effetto serra, senza però concretizzarli in cifre inderogabili. Gli integralisti degli obiettivi vincolanti sono stati accontentati con la promessa di considerare “seriamente la decisione presa da Unione europea, Canada e Giappone, che prevede di ridurre della metà le emissioni globali entro il 2050”. Ma, come ha ricordato il premier britannico, Tony Blair, “non spetta” al G8 fissare misure coercitive. Anche gli sfegatati delle Nazioni Unite sono stati rassicurati con un riferimento alla “cornice dell’Onu” per i negoziati sul clima. Ma, come chiedevano gli Stati Uniti, ci sarà una tappa intermedia fuori dall’Onu che riunirà i paesi maggiormente inquinatori. Insomma, il dopo Kyoto – il Protocollo scade nel 2012 – non sarà il gemello di Kyoto, perché dal 1997 i presupposti della lotta al surriscaldamento sono profondamente cambiati. Dal dibattito emerge la consapevolezza che George W. Bush non ha tutti i torti a mettere in discussione la sacralità del Protocollo e che la vera sfida ambientale del futuro non viene dagli Stati Uniti, ma dalla Cina.
    “Ogni volta che ci si riunisce si pongono troppi obiettivi, ma il problema non è quello”, spiega Claude Mandil, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie): “E’ urgente invece definire subito le misure da adottare per ridurre le emissioni”. Anche per il leader ecologista francese, Nicolas Hulot, “le quote non sono il Graal!” e non bisogna “chiudere la porta agli americani, quando fanno un passo nella nostra direzione”. Anzi, la politica appena annunciata dal presidente Bush “ha più senso” di Kyoto, spiega Clive Crook, ex vicedirettore dell’Economist. Gli europei che vi hanno puntato tutto non lo vogliono ammettere, ma “per tutti gli sforzi e il capitale politico che i governi hanno speso su Kyoto”, il risultato è “nullo”, se misurato in termini di riduzione della temperatura media globale. Colpa di Cina, India e Brasile che, essendo considerati ancora paesi in via di sviluppo, sono esentati dai tetti di emissioni fissati dal Protocollo: questa è la principale ragione dell’opposizione di tutto lo spettro politico americano alla ratifica di Kyoto.

    Putin vuole spostare lo scudo in Azerbaigian
    Già oggi, per emissioni in rapporto al pil, la Cina è il paese che inquina di più al mondo. In termini assoluti, l’Aie prevede che, entro la fine dell’anno, Pechino superi gli Usa quanto al totale di tonnellate di gas emesso nell’atmosfera. Se la tendenza non sarà invertita, nel 2030 le emissioni cinesi saranno superiori al totale di Usa, Ue e Giappone. Lunedì, in vista del G8, Pechino ha presentato il suo primo piano per migliorare l’efficienza energetica. Ma il messaggio che oggi il presidente Hu Jintao indirizzerà agli altri leader mondiali è un altro: “La Cina non si impegnerà a una riduzione quantificata delle emissioni”, perché “le conseguenze di un freno della crescita economica per i paesi in via di sviluppo sarebbero molto più gravi di quelle del surriscaldamento climatico”, ha spiegato Ma Kai, il capo dell’Agenzia di pianificazione economica cinese.
    Con la sua iniziativa rivolta a tutti i paesi inquinatori, Bush rifiuta la retorica terzomondista cinese, tanto più che viene da una potenza che del terzo mondo non fa più parte. Dal punto di vista economico ed ecologico, Washington persegue una “win-win solution”, che trova una sponda nella strategia ambientale del presidente francese, Nicolas Sarkozy: disincentivare il carbone e valorizzare il nucleare, che significa “zero emissioni” e contratti in Cina e India per le imprese occidentali. Su Pechino, l’alleanza tra Usa e Francia va oltre il clima. “La Cina gestisce la sua moneta in modo politico. Servono le stesse regole per tutti”, ha detto ieri Sarkozy, criticando le enormi riserve valutarie cinesi che tengono in ostaggio l’economia americana e il potenziale produttivo che minaccia l’Europa. I contratti petroliferi della Cina ostacolano la soluzione di crisi come il programma nucleare iraniano e il Darfur. I missili di Vladimir Putin ipoteticamente puntati contro l’Europa – il presidente russo ieri si è detto pronto ad accettare lo scudo americano, a condizione di spostare la collocazione dall’Europa dell’est all’Azerbaigian – sono poca cosa di fronte alla crescita del 17,8 per cento della spesa militare cinese per il 2007. La priorità del nuovo asse franco-americano è convincere Pechino a essere un partner pienamente responsabile.

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  2. #2
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    Ospite

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    Primo commento, con tutti i soldi che ha Zuncheddu, la mogliettina cornificata del Piduista e l'ex (forse) spione della Cia con qualche kilo di troppo, ma le foto le VOLETE METTERE A COLORI?


    Secondo: non hanno concordato una cippa. I tagli, o meglio, i potenziali tagli sono solo possibili, non forzati, e sopratutto Bush ha tutto il tempo di inquinare ancora per un anno e mezzo.

    Quando lui se ne tornerà nel suo ranch, mentre il papino continuerà a discutere di affari con la famiglia Bin Laden nel gruppo Carlyle, allora gli altri poveri disgraziati dovranno e potranno porre rimedio.

    Il contentino alla spione del KGB glielo hanno dato, e Cina ed India continuano nella folle corsa a chi incenerisce più megatonnellate di carbone al secondo.

    Mi spiegate dunque, giornalisti da settimanle scandalistico che non siete altro, cosa avete da festeggiare starnazzando come le perpetue Manzoniane?

 

 

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