Riporto una mia intervista rilasciata a La Repubblica sull'attacco mediatico al Gip di Milano Clementina Forleo:
Repubblica: Mastella contesta la Forleo. Va oltre i suoi poteri?
ADP: «Fino a quando il centrosinistra insisterà nel prendersela coi magistrati ogni volta che svolgono indagini sui parlamentari si comporterà come la fotocopia del centrodestra nella politica della giustizia. Un Paese credibile è quello in cui chi sta in Parlamento non commette reati, non quello dove non si può indagare per sapere se un deputato o un senatore li ha commessi. L’autorizzazione a procedere ha fatto il suo tempo e ha degenerato dalle sue funzioni originarie. Da istituto di immunità è divenuta strumento di impurità per soggetti che approfittano del loro stato per diventare legibus soluti».
Repubblica: Allora Mastella sbaglia?
ADP: «Stavolta non cado nel trabocchetto della diatriba Di Pietro-Mastella. Lui è solo l’interprete e il braccio operativo di una volontà che lo sovrasta, condivisa da centrodestra e centrosinistra per fare quadrato contro l’azione legittima della magistratura che vuole indagare a 360 gradi. La Costituzione tutela i parlamentari, ma dice pure che tutti sono uguali davanti alla legge. Invece l’abuso e l’uso distorto dell’autorizzazione crea due giustizie, una dura coi poveri cristi e una nuda verso chi detiene il potere. Di tutto questo l’Italia dei Valori non ne può più».
Repubblica: Se attacca Mastella deve prendersela pure con Marini e Bertinotti che hanno scritto una lettera identica alla sua.
ADP: «Ciò conferma la mia tesi, ma Mastella esegue un mandato parlamentare e istituzionale per bloccare ogni indagine sui colleghi. E’ un clamoroso errore perché mai come in questo caso il lavoro dei magistrati aiuta le persone coinvolte».
Repubblica: Si riferisce ai DS?
ADP: «E’ evidente che quelle intercettazioni non sono penalmente rilevanti, perché se lo fossero state sarebbero già state prese in esame nei provvedimenti cautelari emessi a suo tempo. Ma impedirne l’uso equivale ad assicurare non solo l’immunità dei parlamentari, ma anche l’impunità per tutti quelli per i quali le intercettazioni potrebbero costituire una prova».
Repubblica: Mastella trova «inaccettabile» che la Forleo dica «Io applico la legge e la politica non è affar mio». Chi ha ragione?
ADP: «Il comportamento della Forleo rispecchia letteralmente il dettato costituzionale perché al giudice non deve interessare la politica, deve sottostare solo alla legge. Che è chiara: le intercettazioni con valenza processuale devono obbligatoriamente essere messe a disposizione delle parti perché possano valutare e chiedere integrazioni. Impedirlo significa bloccare le prove per accusa e difesa e quindi lo stesso esercizio dell’azione penale. Dirlo è solo riaffermare non un diritto ma una responsabilità».
Repubblica: E allora perché Bertinotti sostiene che serve «prima» il
parere della Camera?
ADP: «C’è un evidente equivoco di fondo, che mi auguro non sia voluto. Non v’è dubbio che la giunta sia sovrana, ma solo per i parlamentari e non anche per i terzi. Altrimenti si verificherebbe un abuso di potere».
Repubblica: Torniamo allo scontro di Mani pulite del ’93?
ADP: «Siamo alla fotocopia di quello che avvenne allora quando i magistrati entrarono nel sancta sanctorum del Parlamento per reati gravissimi e chi stava dentro si arroccò dietro autorizzazione. Ne nacque una sollevazione popolare che portò a rivedere l’istituto, ma da allora, con interpretazioni estensive, deputati e senatori si stanno riappropriando dell’impunità come luogo dell’impunità».
Repubblica: Lei batte sull’autorizzazione, ma dove mette la reazione di D’Alema e Fassino che parlano di « spazzatura» buttata in giro ad arte?
ADP: «Il sistema di dossieraggio c’è oggi come ieri e più di ieri. Io che lo ho vissuto sulla mia pelle lo confermo. Ma la magistratura non c’entra perché, proprio grazie ai giudici, sono saltate le trappole.Solo loro possono fermare lo sciacallaggio trasversale messo in atto da un mix di personaggi che si avvalgono anche delle loro funzioni istituzionali per delegittimare l’avversario. Ma l’unica difesa passa per l’appoggio alla magistratura. Anche il killeraggio contro D’Alema, al quale va tutta la mia solidarietà, può essere smascherato in fretta dai giudici e trasformato in un boomerang per chi lo ha prodotto».
Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia




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