Dopo l’incontro di giovedì al Pirellone
Per un Partito Democratico del Nord
Lombardia, Veneto e Piemonte vogliono massima autonomia per riconquistare l’elettorato di centro-sinistra.
Milano, 10 giu. - Forse si chiamerà Partito Democratico del Nord. Oppure Partito delle regioni del Nord; sebbene il nome non sia tutto, in casi come questo è molto indicativo. Il Pd, infatti, nei suoi lavori in corso in attesa delle prime uscite ufficiali in autunno, sta lavorando assiduamente per
creare una struttura forte al Nord, per riavvicinarsi ai cittadini e riconquistare la loro fiducia.
Il primo passo è stato fatto in settimana, quando
al Pirellone di Milano i delegati Ds-Margherita di Lombardia, Piemonte e Veneto si sono riuniti per definire le strategie che il Pd attuerà al Nord. La strutturazione federale è ritenuta “imprescindibile” per le sorti del nuovo soggetto politico, poiché il forte elettorato di queste regioni deve trovare una rappresentanza più rispondente ai propri bisogni per riconciliarsi con il centro-sinistra, dopo la sconfitta nelle elezioni di fine maggio.
A Milano erano presenti tutti i massimi rappresentanti del Pd delle tre regioni: dal
Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, ai sindaci di Torino e Venezia Sergio Chiamparino e Massimo Cacciari, ai responsabili per il Nord delle segreterie di Ds e Margherita lombardi, veneti e piemontesi.
I punti principali della riunione sono stati due: la
necessità di dare una larga autonomia al Pd del Nord e la
possibilità di stringere alleanze seguendo la situazione locale e non le direttive della segreteria nazionale. Le proposte spingono verso una reale autogestione del partito nel settentrione che si deve concretizzare con una considerazione maggiore delle rappresentanze regionali, in base all’effettivo numero di voti raccolti, dato che Veneto e Lombardia sono regioni con molti elettori.
“L’ipotesi di
alleanze a geometria variabile” rappresenta, a questo proposito, la massima espressione della struttura federale. Il Pd al Nord preme per aver la possibilità di stringere accordi con altri partiti a seconda delle situazioni particolari per soddisfare meglio le richieste dell’elettorato. Un’esigenza simile riveste un’importanza decisiva se si pensa che il grosso scoglio del centro-sinistra nelle tre regioni è proprio l’incapacità di mettersi in sintonia e venire incontro alle necessità di una società molto dinamica che è composta in misura maggiore da imprenditori, artigiani e liberi professionisti, rispetto alle altre zone.
Il prossimo traguardo, in vista degli appuntamenti del Pd ad ottobre, è la preparazione di un grande appuntamento nazionale per definire “
l’Agenda del Nord per il Paese”, incentrata su federalismo fiscale, fisco e redditi, sicurezza e infrastrutture.
Cristina Mazzani