Caro Selva, resta Una scemata non vale lo scranno
di RENATO FARINA
Chi lo conosce un po' se l'aspettava. Con una lettera amarissima Gustavo Selva si è dimesso dal Senato. È la seconda pirlata che fa nel giro di tre giorni. La prima è stata il giro in ambulanza per andare a una diretta televisiva sabato scorso. Ma quest'ultima è peggio. Non si butta via il voto della gente perché un manipolo di politici aizza l'opinione pubblica contro chi alla fine ha fatto del male solo a se stesso. Non si può darla vinta a chi scarica sul senatore più buono del mondo le tonnellate di moralismo che ha depositato nella carbonaia della propria coscienza. Tutti bravi a battere il pugno sul petto degli altri. Specie se è il torace di uno come Selva: non ha intorno alcun cordone protettivo di amici e amichetti. Anzi persino i colleghi di centrodestra, il cui motto è «Mors tua vita mea», si sono fatti intorno come pescecani che sentono l'odore del sangue. Peccato. Onore al deputato... continua...
Ma è suonato sto Farina?Una "pirlata" la chiama...sio vergogni!
Negli Stati Uniti Selva sarebbe già stato denunciato col rischio CONCRETO di finire pure in gabbia.
Altro che "pirlata".
Qui veramente si sta perdendo la bussola come si diceva una volta: pur di difendere la propria parte politica si riesce a giustificare tutto,ma proprio tutto: anche i gesti gravemente sbagliati da qualsiasi punto di vista li si giri.
A furia di difendere l'indifendibile si sta perdendo la divisione che c'è e ci sarà sempre, a prescindere dagli schieramenti politici,tra giusto e sbagliato,tra bene e male.
Farina si vergogni.




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