In Italia una persona su cinque muore di “mal’aria”
Secondo l’Oms, nel nostro Paese lo smog provoca 8 mila vittime l’anno. E intanto dal G8 nessuna decisione contro le emissioni nocive
Per la cancelliera tedesca Angela Merkel doveva essere il fiore all’occhiello del recente G8 di Heiligendamm: un accordo sul clima condiviso dai Paesi più industrializzati, con la fissazione di un obiettivo di lungo periodo sul taglio delle emissioni nocive. Invece, al di là dei compromessi di facciata, la posizione degli Stati Uniti continua ad essere lontana anni luce: Washington non vuole fissare obiettivi di lungo periodo se non saranno accettati da tutti i Paesi del mondo, e punta così a una strategia di riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra “à la carte”, non vincolante, da rinegoziare al di fuori dell’Onu.
Ma le “non decisioni” del G8 sulla lotta al surriscaldamento globale stridono ancora una volta con le previsioni allarmanti di molti meteorologi e climatologi. L’inquinamento prodotto da auto, industrie e impianti di riscaldamento si riflette sui gas serra; questi sono sì essenziali per trattenere il calore del sole e permettere la vita sulla Terra, ma se aumentano la temperatura sale e il clima cambia. Le conseguenze, già sotto gli occhi di tutti: lo scioglimento dei ghiacci che solleva i mari, la desertificazione di aree temperate, l’aumento di fenomeni estremi come siccità e alluvioni. Tanto per restare in Italia, l’inverno potrebbe sparire e, al suo posto, potremo avere una lunga primavera con piogge forti e improvvise; quindi estati torride e autunni funestati da acquazzoni. Se nulla cambia – avvertono gli esperti – il 75% dei ghiacciai europei rischia di scomparire entro il 2050. Sotto i duemila metri potremmo non sciare più. Parte della Sicilia diventerà una propaggine del Sahara, e nei nostri mari nuoteremo tra barracuda e pesci tropicali. Il livello dei mari entro il 2100 potrebbe salire di almeno 88 centimetri: se non faremo nulla, diremo addio alle spiagge adriatiche tra Monfalcone e Rimini e a quelle tirreniche da Carrara alla foce del Tevere.
Ma oltre agli effetti devastanti sull’ambiente, l’aumento delle emissioni nocive è un problema di salute umana. Secondo i dati resi noti da Organizzazione Mondiale della Sanità e Cnr, dal punto di vista dello smog l’Italia si colloca tra i Paesi a maggior rischio in Europa: sulle 13 città più grandi (ovvero circa 9 milioni di persone), tra il 2002 e il 2004 una media di 8.220 morti l’anno è stata causata dalle polveri sottili. L’imputato principale è il traffico, che rappresenta il 60% dell’inquinamento, e l’area della Pianura Padana è tra quelle più in crisi. <<Milano e Torino sono tra i centri in Europa caratterizzati dai più alti valori di concentrazione di PM2,5 ossia il particolato fine che entra subito in circolazione nel sangue – spiega Roberto Bertolini, direttore del programma Salute e Ambiente dell’Oms -: il PM2,5 dovrebbe attestarsi sui 10 mg per metro cubo, mentre a Milano e Torino tocca regolarmente i 35/40! Contro il PM2,5, da tutti riconosciuto come uno tra i veleni peggiori, non è ancora disponibile una tecnologia avanzata: i motori moderni, purtroppo, non sono in grado di eliminarli>>.
Pensiamoci, prima che sia troppo tardi: il problema è reale ed molto più vicino di quanto si possa credere.




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