basar
Questa storia inizia con una freccia, il suo percorso e il suo bersaglio.
Chi tende l’arco e lancia la freccia rimane ignoto, ma ciò che provoca tale lancio merita di essere ricordato. La freccia va verso la via del suo bersaglio, il suo asse creatore che lo chiama, l’unica volontà del suo volo è nell’approdo. La freccia ha quest’unico desiderio ma, nel momento in cui si ferma dove è destinata, il suo arrivo aprirà una ferita. Il desiderio si è trasformato in ferita e l’eros che lo ha animato reclamerà le sue vittorie e curerà le sue cadute.
E’ la storia della prima caduta che il desiderio ha partorito.
La freccia è arrivata al suo bersaglio “basar” (la carne), si è fermata al centro del ventre, il ventre e di Issah (la sposa). Issah sembra dormire nelle sue acque, è ancora confusa con il suo femminile interiore e si nutre del latte materno. Il dolore della ferita la risveglia nel vortice del suo desiderio, in un grembo oscuro avverte le doglie del parto. Issah è vedova ma porta nella sue viscere il germe della vita dello sposo, Issah perde il suo sangue, l’umanità è ferita. Ma Issah è neqevah (femmina) che vuol dire contenente, colei che nasconde la potenza del nome.
Al suo risveglio Issah si ricorda del suo sposo.
Ella attendeva tutto da lui, aspettava che piovessero le acque dall’alto per iniziare a vivere. Bramava le sue braccia amorevoli per essere sostenuta nei suoi passi ma esse si sono sottratte. Ella sprofonda in questo vuoto e fa l’esperienza del nulla, ora non è più confusa con lui. “Ho aperto al mio diletto, ma girando le spalle, era scomparso! La sua fuga mi ha fatto rendere l’anima.” Issah, la sposa ridiventa Abat Kallah (sorella-fidanzata), Abat Kallah è anche l’avverbio di totalmente. Ella non ha più scelta, deve andare fino alla fine di se stessa, nel teatro del suo esilio le promesse di fedeltà hanno spiccato il volo uno dopo l’altro e nella scena del mondo la sua anima ha chiuso il primo atto. Ma Issah è neqevah, colei che contiene il segreto del proprio nome, e ora che è stata inondata e bruciata dal suo desiderio, ridiventata Abat Kallah come sorella-fidanzata, dovrà svelare ad Adam, il suo sposo, che lei è anche sel’a la sua radice sel, l’ombra. Dovrà farsi carico delle sue nozze. Il ritrarsi dello sposo ha fatto sgorgare il desiderio della sposa. In lei la freccia dell’eros lascia l’arco e s’invola. Adesso deve conoscere l’affanno del suo travaglio, l’amata è desiderio, attesa e ricettività creatrice, dovrà creare nel suo ventre la persona unica che essa è nel segreto del suo nome.
Abat Kallah dirà: alzati sorella e vai verso te stessa.
Ha conosciuto più d’uno di questi grembi, il dolore di molti parti, ma del parto di se stessa conoscerà soltanto l’immensa gioia di partecipare alla vita.