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  1. #1
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    Predefinito I cristiani nei paesi musulmani e .....l'indifferenza europea

    da www.ansa.it


    " SINODO: I PAESI MUSULMANI NON RISPETTANO LA LIBERTA' RELIGIOSA

    CITTA' DEL VATICANO - Nei paesi musulmani i cristiani hanno difficoltà a praticare la loro fede, addirittura ad andare alla messa domenicale. La denuncia è stata fatta dall'arcivescovo di Addis Abeba, mons. Berhaneyesus Souraphiel, intervenuto oggi al Sinodo dei vescovi, che ha chiesto ai padri sinodali, in particolare a "quanti lavorano nei paesi musulmani dove i cristiani poveri si recano in cerca di lavoro, di estendere la loro cura pastorale a questi cristiani e di chiedere ai governi musulmani di rispettare la libertà religiosa dei cristiani".

    Mons. Souraphiel ha citato il caso delle centinaia di migliaia di cristiani dell'Eritrea e dell'Etiopia che lavorano in Arabia Saudita, Yemen, stati del Golfo ed "in altri paesi a maggioranza musulmana. Prima di andare a lavorare in questi paesi musulmani, essi sono costretti a cambiare il nome cristiano in un nome musulmano e, in particolare, le donne a vestire secondo i costumi musulmani. Una volta giunti a destinazione, vengono loro tolti i passaporti e sono fatti oggetto di ogni tipo di abuso e di oppressione. In questa situazione, molti sono costretti a farsi musulmani".

    "Essi - ha aggiunto il vescovo etiope - sono costretti ad andare in questi paesi musulmani spinti dalla povertà dei loro paesi e perché le porte delle altre nazioni cristiane sono sbarrate. Sappiamo che molti cristiani africani muoiono attraversano il deserto del Sahara o annegano nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le nazioni cristiane dell'Europa o dell'America. E' la povertà che li costringe a disfarsi del loro retaggio cristiano, della loro cultura cristiana e perfino della loro dignità umana". "A loro viene negato il diritto di professare la propria religione: la celebrazione dell'eucarestia e la messa domenicale. E' una delle persecuzioni religiose dei tempi moderni".
    "


    Saluti liberali

  2. #2
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    Ecco che ci vorrebbe una riflessione da parte dei Bertinotti italici su come rendere possibile in quei paesi islamici l'estensione dei diritti che ha in mente. Ma saranno veri diritti umani o solo diritti "storicamente determinati"?

  3. #3
    SENATORE di POL
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    I Bertinotti italici hanno una concezione dei "diritti" del tutto.....peculiare.

    Shalom

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    I cristiani nei paese alleati agli usa, vorrai dire

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    In origine postato da tucidide
    Ecco che ci vorrebbe una riflessione da parte dei Bertinotti italici su come rendere possibile in quei paesi islamici l'estensione dei diritti che ha in mente. Ma saranno veri diritti umani o solo diritti "storicamente determinati"?
    Solo la lotta di classe può portare all'ottenimento dei diritti.

    Certo è più difficile ottenerli con le basi americane e il loro placet militare alla dittatura medioevale dei sauditi.

    Considerato che GW Bush ha esteso la Sharia all'Iraq e confermata in Afghanistan (negli anni 70 non c'era), direi che siete un pò (solo un pò, in fondo non è colpa vostra...) coglioni.

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: I cristiani nei paesi musulmani e .....l'indifferenza europea

    In origine postato da Pieffebi
    da www.ansa.it


    " [i] SINODO: I PAESI MUSULMANI NON RISPETTANO LA LIBERTA' RELIGIOSA
    La gente: la Chiesa Cattolica Spa non rispetta la laicità dello Stato.

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Persecuzioni anticristiane nel mondo islamico

    A pagina 15 del quotidiano Libero del 2 dicembre 2005, Andrea Morigi firma un articolo dal titolo..........


    " «Condannati a morte perché cristiani»

    C'è anche un braccio della morte indonesiano, dove tre cattolici stanno attendendo la loro ultima ora. Contrariamente a un luogo comune diffuso, la pena capitale non rimane in vigore soltanto negli Stati Uniti d'America, dove peraltro si pratica in casi estremi e discussi. Ad altre latitudini, soprattutto nei Paesi musulmani, si procede molto più spensieratamente. Anzi, in Indonesia ci sono ben due modi per sterminare i cristiani. Quello illegale, che si compie a tradimento, sgozzando i passanti per la strada, ma con l'effetto di suscitare la riprovazione generale. Quando invece si preferisce evitare scandali, si passa alla seconda variante, con formali sentenze di condanna a morte emesse da un tribunale regolare. E pochissimi, a quel punto, se la sentono di contestarne la legittimità. Pochi giorni fa l'Ufficio del procuratore generale di Giakarta ha annunciato che Fabianus Tibo, 60 anni, Dominggus da Silva, 42 anni e don Marinus Riwu, 48 anni, saranno giustiziati « presto » , senza precisare la data dell'appuntamento con il boia. Ai tre, accusati di essere responsabili degli scontri interreligiosi del 2000 a Poso, il presidente della Repubblica Susilo Bambang Yudhoyono ha comunque negato la grazia, forse perché la decisione è stata assunta per bilanciare la recente condanna a morte di tre terroristi islamici per le bombe a Bali del 2002. In soccorso dei cristiani prossimi al patibolo è sceso il vescovo di Poso, mons. Joseph Suwatan, che ritiene non si tratti di responsabili, ma di vittime del sanguinoso conflitto etnico, consumato tra il 1998 e il 2001 e costato la vita a circa 2mila persone. Per quegli eventi, finora non è stato processato nessun musulmano. Come capri espiatori, Tibo, Da Silva e Riwu sembrano sufficienti, anche perché incapaci di difendersi dalle accuse, che li vorrebbero responsabili di una serie di omicidi di musulmani che avrebbero scatenato gli scontri. I tre sono contadini analfabeti, emigrati dalla zona a maggioranza cattolica di Flores, dunque con un profilo perfetto: invasori cristiani e, di conseguenza, omicidi. Ma, sostengono i firmatari di una petizione rivolta all'Ambasciatore della Repubblica d'Indonesia ( da indirizzare in via Campania 53- 55 - 00187 Roma; fax: 06 488.02.80; e- mail: indorom@ uni. net), il processo è stato chiaramente inquinato da intimidazioni alla giuria da parte dei fondamentalisti islamici. Ma, in pratica, soltanto le agenzie missionarie come Asianews. it informano sugli avvenimenti. E, sommersi dall'ondata di violenza che sta colpendo la nazione islamica più popolosa del mondo, i casi di persecuzione giudiziaria sembrano così scomparire dalla scena mediatica. Anche in assenza di risonanza pubblica, permane un clima di terrore che tende a indurre i cristiani a fuggire dal Paese per evitare di essere presi di mira da bande di ultrafondamentalisti islamici. Chi rimane, rischia la pelle. È capitato il 19 novembre scorso a una coppia di fedeli, Pudji Laksono e sua moglie Novlin, che uscivano da una chiesa a Palu, nella provincia di Sulawesi centrale. Alcuni uomini armati a bordo di una motocicletta hanno sparato colpi di pistola contro i due, riducendoli in fin di vita. Il giorno prima, nella stessa località, una ragazza di 22 anni che si stava recando in centro con degli amici è stata ferita al collo con un machete ed è morta mentre l'amica, illesa, cercava di portarla in ospedale. Il maggior sospettato, arrestato dalle forze di sicurezza di Palu per l'omicidio, è un poliziotto. E proprio per questa circostanza si fa strada il timore che le indagini possano arenarsi. È già accaduto dopo la decapitazione di tre studentesse cristiane, avvenuta il 29 ottobre scorso a Poso, sempre nelle Sulawesi. Cinque detenuti, tra cui un ex poliziotto, sospettati di essere coinvolti nel triplice omicidio, sono stati scarcerati per insufficienza di prove. Solo il 18 novembre la polizia indonesiana ha confermato l'arresto di tre presunti responsabili del triplice omicido, rivelando però solo un nome: quello del 23enne Irfan Masuro, che lavora nella sicurezza dell'ospedale centrale di Poso. Intanto, dopo poco più di una settimana dall'assassinio, l' 8 novembre altri due uomini armati di pistola hanno sparato in faccia da breve distanza a due ragazze 17enni. La certezza dell'impunità suona quasi come un invito a proseguire il massacro."


    Shalom

  8. #8
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    Dal quotidiano IL FOGLIO ...un articolo-intervista firmato il 7 febbraio da Giulio Meotti

    " «“Entro vent’anni i cristiani in medio oriente saranno la metà”, parla padre Samir»



    Beirut. Massacri di cui nessuno si accorge. Il 3 febbraio alcuni terroristi dell’organizzazione Abu Sayyaf, legata ad al Qaida, entrano in un villaggio dell’arcipelago di Sulu, nei pressi di Jolo, a Mindanao (Filippine). Bussano alla porta delle case, chiedono a quale religione appartengono gli abitanti e poi se ne vanno. Poco dopo tornano armati e uccidono sei cristiani, tra cui una bambina di sei mesi. Della persecuzione cristiana in terra islamica e dell’assassinio di padre Andrea Santoro parliamo con Samir Khalil Samir, sacerdote gesuita che vive a Beirut, docente di islamologia all’Università Saint-Joseph e considerato fra i massimi esperti del mondo musulmano. “L’omicidio è una sorpresa. Santoro era una figura dialogante. Da una parte non si dovrebbe dire ‘ecco i musulmani in Turchia’, ma quest’omicidio significa che anche lì le tendenze radicali islamiste stanno aumentando. Come mai un fenomeno così insignificante come le vignette apparse su un giornale danese, in una lingua non letta al di fuori di quel paese, ha potuto fare il giro del mondo arabo? E’ stato un piano prestabilito, qualunque sia il giudizio sui disegni. Si voleva farne un incidente internazionale. L’assassino di Santoro non ha visto le vignette, perché nessun giornale del medio oriente le ha riprodotte. Allora come mai attaccare il sacerdote? Perché per molti musulmani l’occidente è sinonimo di cristiano. Il capo dei Fratelli musulmani ha appena ribadito il concetto dei cristiani come ‘kuffàr’, miscredenti. C’è una specie di colpa comunitaria, l’occidente che attacca noi musulmani. Nella mentalità islamica l’individuo si identifica con il gruppo e un giornalista danese si identifica con tutta la nazione danese. Per questo bruciano le ambasciate o espellono i cittadini danesi. Chiedono le scuse governative, come se Copenaghen avesse dato a quei giornalisti un mandato. Io assassino penso, allora, di rappresentare la comunità musulmana offesa”. E’ il meccanismo più pericoloso della cultura islamica, “il non distinguere fra politico e religioso, religione e stato, individuo privato e pubblico. La tradizione medievale prevedeva una umma che comanda; il nemico, harbi, cioè gli increduli da uccidere o convertire; e i dhimmi, ebrei e cristiani, da tollerare. Questa categoria rimane nel subconscio di chi pensa sempre come nell’islam medievale”. La sensazione è che le notizie sulle stragi di cristiani nel mondo islamico non facciano notizia. “Ma chi diffonde le notizie? Le agenzie occidentali. L’occidente è masochista, vuole punirsi per essere cristiano. Ci interessiamo solo quando c’è qualcosa che tocca i musulmani. Quante volte sono state date notizie aggressive contro i musulmani? Raramente. Ma quotidianamente sulla stampa europea ci sono accuse, notizie e calunnie sulla chiesa cattolica”. Samir registra il fallimento del multiculturalismo. “I cristiani non sono troppo tolleranti? A forza di voler fare aperture, autocritica senza mai autoelogio, si finisce per perdere la propria identità. Da parte dei non cristiani è diventato uno sport aggredire o criticare la chiesa, ‘è un nostro diritto’. Però dobbiamo accettare la diversità, lo straniero, cioè ammettere l’impossibile da parte degli altri ma non tollerare niente del cristiano. E’ questa l’impressione di chi, come me, vive in medio oriente. I musulmani pensano lo stesso, non avete nessun senso dell’onore, vi lasciate calunniare senza reagire, siete deboli, non avete nessun senso dell’identità, della virtù e dell’onestà”.
    Padre Samir non è ottimista sul futuro dei cristiani in terre islamiche. “Il cristiano rimane sempre una persona tollerata, sottomessa. Molti musulmani diranno che siamo onesti, purché restiamo discreti e non dimentichiamo di essere in terra islamica. E’ un totalitarismo sovranazionale. Si rovescia contro i cristiani tutto l’odio che c’è contro l’occidente. Vi è anche una lotta contro l’ideale del bene rappresentato dal Vangelo. L’avanzata islamistica ci fa temere molto e ci spinge a emigrare”. Questa infine la fosca previsione dello studioso di origini egiziane: “La proporzione dei cristiani sarà dimezzata in venti anni in tutto il medio oriente. In Turchia non c’è più nemmeno l’un per cento dei cristiani, e quel paese era la culla della cristianità. Un secolo fa i siri erano maggioranza nel sud della Turchia. Il kemalismo oggi è difeso solo dall’esercito e anche lì è possibile un futuro islamista”.
    "


    Shalom

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj
    Considerato che GW Bush ha esteso la Sharia all'Iraq e confermata in Afghanistan (negli anni 70 non c'era), direi che siete un pò (solo un pò, in fondo non è colpa vostra...) coglioni.


    Questa la lascio caro yurj perche' tutti possano leggere...e capire perche' bisogna fare di tutto per lasciarvi a casa!

  10. #10
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    dal quotidiano LIBERO di oggi, 10 febbraio 2006

    " Un altro sacerdote aggredito in Turchia: « Allah è grande, vi ammazziamo tutti »
    Pagina 7

    SMIRNE In Turchia cresce l'allarme per una nuova aggressione ai danni di un sacerdote cattolico. Ieri un gruppo di giovani ha minacciato un prete sloveno, don Martin Kmetec, che opera a Smirne. Quattro giorni dopo l'omicidio di don Andrea Santoro freddato da un giovane fanatico a Trebisonda, i fondamentalisti tornano quindi a colpire i religiosi cattolici in Turchia. Teatro dell'aggressione è stata la piccola parrocchia di Sant'Elena dei frati conventuali a Smirne, sul mar Egeo. Il vescovo monsignor Luigi Padovese, Vicario Apostolico dell'Anatolia, a Roma per i funerali di don Andrea, ha raccolto la testimonianza del sacerdote aggredito. « Erano un gruppo di persone fra i 25 e i 30 anni » , ha detto il prelato riferendo le parole del religioso. « Hanno picchiato violentemente don Martin contro la porta della sua abitazione. Lo hanno preso perla gola e gli hanno urlato: Vi faremo morire tutti. Siamo nazionalisti. Allah Akbar ( Dio è grande). Di certo - ha detto il vicario apostolico - questa aggressione è frutto evidente di fanatismo » . Gli aggressori, sette o otto, si sono definiti " lupi grigi". Mons. Padovese si è immediatamente messo in contatto con la locale comunità cristiana. Secondo quanto riferito al vescovo dai suoi collaboratori, la polizia locale « non avrebbe prestato molta attenzione alla notizia dell'aggressione » . Sulla vicenda è intervenuto il console italiano a Smirne, Michele Tommasi che ha chiesto alle autorità locali di proteggere adeguatamente i cittadini italiani, siano essi religiosi o laici. Nella cittadina turca vivono circa 850 connazionali e c'è anche un piccolo drappello di suore. Il capo della polizia di Smirne ha assicurato a Tommasi che i controlli sui luoghi di culto cattolici « sono stati rafforzati » e che gli stessi luoghi « vengono adeguatamente protetti dal nostro sistema di sicurezza » . « Tuttavia oggi sembra che abbia fatto acqua » , gli ha detto il console. « Non si preoccupi, l'episodio di Trebisonda era premeditato. L'aggressione di ieri a Smirne è un episodio casuale e isolato. Provvederemo » , gli ha risposto il capo della polizia di Smirne. IN ANGOLA La Chiesa cattolica è nel mirino non solo nei paesi islamici come la Turchia, ma anche in Africa. Ieri è stato reso noto che Padre José Alfonso Moreira, un anziano missionario della Congregazione dello Spirito Santo ( Spiritani), è stato ucciso nella notte fra martedì e mercoledì a Bailundo, nell'arcidiocesi di Huambo, in Angola. Il corpo di padre Moreira, 80 anni, di nazionalità portoghese, è stato rinvenuto ieri mattina nella sua residenza, maper il momento non sono ancora chiare le circostanze dell'accaduto né il possibile movente dell'omicidio. Padre Moreira operava in Angola da circa 40 anni; per 30 anni era stato uno dei pochi missionari presenti a Bailundo. Per il momento la congregazione di padre Moreira mantiene uno stretto riserbo sulla dinamica dell'omicidio; secondo alcune fonti il missionario sarebbe stato ucciso a colpi di arma da fuoco. Il religioso viveva da solo, ma non lontano dalla sua abitazione è situata una casa delle suore di San Joseph Cluny. Padre Moreira era conosciuto per il suo carattere determinato: operava in una missione molto vasta, dedicandosi all'evangelizzazione e alla catechesi. Durante i 27 anni della guerra civile ( 1975- 2002) era stato molto attivo nell'assistenza ai rifugiati. IN IRAQ In tarda serata, infine, è stato diffuso dalla tv del Kuwait e dalla Cnn un drammatico video che ritrae Jill Carroll, la giornalista americana del Christian Science Monitor rapita a Bagdad il 7 gennaio. La data dichiarata delle riprese è il 2 febbraio - successiva all'ultimatum fissato dai suoi sequestratori per il 20 gennaio, termine ultimo per il rilascio di tutte le prigioniere rinchiuse nelle carceri irachene. La ragazza, che poi era apparsa in un altro video il 30 gennaio, ieri ha implorato: « Vi prego, fate tutto quel che vi chiedono, il più in fretta possibile. C'è molto poco tempo » . "

    Shalom

 

 
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