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    Predefinito Libano: brutale arresto di una giornalista (notizie che non sentiremo mai al TG)

    Libano: brutale arresto di una giornalista
    Maurizio Blondet
    21/06/2007

    La giornalista Mariam Bassan durante l'arresto avvenuto all'ospedale di Beiruth

    Mariam Bassan è una giovane giornalista, direttrice della catena laica New TV a Beiruth.
    Era all'ospedale per partorire e aveva appena subìto il taglio cesareo quando la polizia del governo filo-occidentale l'ha arrestata.
    Le TV hanno mostrato immagini della donna, ancora in stato di semi-incoscienza, portata via dagli agenti su una barella col suo neonato.
    L'ordine di arresto di Mariam è stato firmato da Joseph Maamari, procuratore generale della Corte d'Appello di Beiruth.
    Quale delitto ha commesso la neo-mamma, così grave da dover essere catturata nonostante le sue condizioni di puerpera operata?
    Semplice: nel marzo 2006 aveva compiuto una inchiesta giornalistica sul periodico «Al-Fassad» («Corruzione»: ci vorrebbe un giornale così in Italia), dove dimostrava che i testimoni-chiave, che accusano la Siria dell'attentato a Rafik Hariri avvenuto nel 2005, erano stati corrotti.
    Il processo per l'assassinio di Hariri, come si ricorderà, avviene sotto l'egida dell'ONU.
    E già un procuratore d'accusa dell'ONU, il tedesco Detlev Mehlis, ha dovuto dimettersi dopo che il suo principale testimone d'accusa contro la Siria (tale Hussam Taher Hussam), ritrattò dicendo di essere stato pagato, e poi intimidito e addirittura torturato, per incolpare dell'assassinio di Hariri il fratello minore del dittatore siriano, Maher Assadm e il cognato di questo, Asef Shawat.
    A promettere il pagamento per la falsa testimonianza era stato Saad Hariri, figlio del defunto presidente Hariri.
    Ora il processo prosegue, con altro procuratore ma sulla stessa pista: è stata la Siria.
    Ma i residui della gestione del procuratore Mehlis continuano a lasciare una bava velenosa.

    Un altro testimone importante a carico della Siria si chiama Mohammad Zuhair Siddik.
    La giornalista coraggiosa ha raccolto le prove che questo Siddik era stato reclutato da Adnan Baba, già segretario particolare di Hariri (il defunto), per accusare Bachar al-Assad, ossia il presidente siriano.
    Le accuse della direttrice di New TV erano così vere, che Siddik è stato arrestato e incarcerato in Francia per corruzione.
    Ed è stato dimostrato processualmente che uno dei cervelli del complotto è Rifaat al-Assad, zio dell'uomo forte siriano Bachar Assad, che - in rotta con la famiglia - si candida presso gli americani come successore «democratico» e filo-occidentale, se gli riuscisse di far cadere Bachar.
    Nel frattempo, lo zio traditore si è rifugiato a Marbella.
    Ma Mariam Bassam aveva scoperto di peggio: la responsabilità nel losco falso processo del giudice Fadi Issa, un personaggio universalmente sospettato di essere corrotto.
    Già nel settembre 2006 questo giudice aveva fatto arrestare tre giornalisti di New TV, che stavano indagando sull'affare, per «ostruzione alla giustizia», e incarcerati per 44 giorni, poi liberati di malavoglia dopo l'intervento di Reporters sans Frontières.
    Quando poi Mariam ha pubblicato la sua inchiesta dove accusava apertamente il giudice di corruzione, il magistrato aveva reagito con una querela per diffamazione.
    E come accade in Italia, anche in Libano il magistrato che querela ottiene sempre ragione dai colleghi.
    Di qui l'arresto della puerpera in clinica.
    Ma le immagini dell'arresto, trasmesse da New TV, si sono dimostrate controproducenti per il giudice corrotto e il figlio di Hariri, gran regista del falso processo.
    Il giudice corrotto ha avuto paura, ed ha rilasciato Mariam, sia pure sotto cauzione.
    In Libano, al contrario che in Italia, esiste qualche media ancora libero.

    Visto che parliamo di donne che subiscono violenza, i nostri media hanno riportato con servile unzione il fatto che Giuliano Amato (David), nostro virtuoso ministro dell'Interno, è «sconvolto» dalla scoperta che in Italia, 6,5 milioni di donne (tra i 16 e i 70 anni) hanno subito violenze fisiche o carnali nel corso della loro vita, per lo più da parenti, amici o fidanzati.
    E' la piaga della estrema maleducazione che diventa delitto, un fenomeno italiota tipico, come pestare gli insegnanti e parcheggiare in terza fila.
    Ma per fortuna, il partito radicale ha la soluzione: «Basta con la repressione sessuale, che è una politica che provoca violenza».
    Così sostiene il deputato radicale Maurizio Turco.
    Il quale organizza manifestazioni contro la Chiesa, colpevole della repressione e, dunque, degli stupri italioti.
    Questo Turco ha tenuto una conferenza-stampa dal titolo: «Vaticano e Pedofilia, ciò che Santoro e Fisichella nascondono».
    E il 22 giugno terrà una manifestazione in piazza San Pietro con questo tema: «Basta con le omertà vaticane».
    A cui prega di accorrere numerosi (non mancheranno i soliti quattro gatti radicali).
    A fianco del Turco, viene esibito continuamente un certo don Paolo Falcone, dal Turco rappresentato come un vero prete, missionario, dedito ad opere di bene.
    Una breve ricerca su internet ci dice che questo don Falcone, molto lodato da un sito che si chiama «Dieci, cento, mille Porta Pia», è il leader del «movimento preti sposati».
    Di conseguenza, sospeso a divinis.
    Ma non c'è qui un piccolo, piccolissimo conflitto d'interesse?
    Il prete sposato don Falcone è contro la repressione sessuale operata, a suo dire, dalla Chiesa, e responsabile diretta delle violenze carnali italiote.
    Non è una difesa - è il caso di dirlo - pro domo sua?

    In ogni caso, in Italia, almeno, non è come in Libano.
    Là, per una donna è pericoloso dire la verità.
    Qui una donna deve guardarsi da mariti, amanti, fidanzati.
    E da ridicoli difensori, come i radicali.

    Maurizio Blondet

    Note
    1) «La directrice de New TV, qui avait révélé la corruption des témoins de l'affaire Hariri, arrêtée à l'hôpital», Réseau Voltaire, 13 giugno 2007.

  2. #2
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    Predefinito

    fatto da condannare totalmente.

 

 

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