Giornata triste e piena di inquietudine e di tensione quella trascorsa ieri dai siciliani che si sono occupati da diverse parti del sessantesimo della Regione Siciliana.

Avevo umilmente sconsigliato il Presidente della Repubblica dal venire ad un avvenimento voluto a tutti i costi dai padroni della Regione, costoso per milioni di euro, detestato da quanti non "mangiano" con la Regione e quindi dalla maggioranza assoluta dei siciliani.
Il programma e le cerimonie sono state a dir poco stranezze postmoderne e postdemocratiche.
Gli uomini ragno che dall'esterno del Palazzo cercano di entrare , simboli di un luogo oramai perduto alla memoria degli uomini e che viene ritrovato ma non si capisce per c osa. La fantasia è sempre bellissima cosa quando viene applicata
per esprimere un sentimento o una volontà, una virtù. Forse gli uomini ragno aprivano il portone al popolo siciliano?
A giudicare dal menù, i cinquecento che sono riusciti a varcare il palazzo non hanno avuto alcuna considerazione di popolo ma di plebe. Il menù servitu era quello che alle porte dei palazzi della nobiltà palermitana si serviva ai lacchè, ai cocchieri, ai verdurai, ai servi trattandosi in generale di "quaduni", di purmuni e di meusa, di panelle fatte con la farina di ceci.........
Milioni spesi per una cerimonia spettrale,
nel corso della quale il Presidente si è certamente reso conto della gravità di una situazione di distacco astronomico dei Palazzi del Potere siciliano dalle popolazioni dell'l'Isola bisognose di altro, di serietà, sobrietà, di una classe dirigente non oligarchica, vicina, capace di condividere la povertà e le sofferenze dei molti.
Abbiamo bisogno di deputati che non guadagnino quindicimila euro al mese, di una burocrazia che non abbisogna di consulenti, di servizi gestiti in proprio dalla pubblica amministrazione capaci di accumulare um tesoro di esperienze e di tecnologie da tramandare al futuro, di tutelate il patrimonio immobiliare di beni, di non indebitarci per miliardi all'estero, di
non avere "ambasciate" all'estero ed uffici stampa pieni di giornalisti spesso frustrati dal non avere niente da fare.
Bisognerebbe ridurre il numero dei deputati regionali a non più di cinquanta e di avere un governo con non più di sette persone.
Dare una priorità alla spesa a cominciare dalla scuola e dall'aiuto ai giovani. Sviluppare al massimo le specializzazioni universitarie, fare della Regione un centro di servizi per i Comuni, l'industria.....
Questa Regione cosi come è non può continuare a vivere.
E' diventata un peso mostruoso che schiaccia la Sicilia.
Purtroppo per noi la crisi della Regione incrocia con la crisi della democrazia italiana.
A Facoltà di lettere il dibattito sulla Casta con Giantonio Stella ha mostrato le crepe che si stanno aprendo nel corpo della democrazia a causa dell'oligarchismo e del familismo.
Stella ha proposto come rimedio (non solo)il referendum elettorale. Io giudico tale rimedio un disastro dal momento che il referendum è una sorta di colpo di Stato bianco (chi ha più voti degli altri anche se meno dei dieci per cento) vince le maggioranza dei seggi!!
In ogni caso, spero che l'esempio di Soru venga seguito. E' un buon inizio per recuperare come la rinunzia all'auto blu del sindaco di Agrigento.

Pietro Ancona
Presidente Circolo Riccardo Lombardi
www.spazioamico.it