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    Predefinito Se il governo dà ai più deboli

    Se il governo dà ai più deboli





    Un po’ di chiarezza, alla fine. Il fumo che in questi mesi ha aleggiato attorno ai propositi del governo, sembra essersi almeno parzialmente diradato. Dopo tanti si dice e non si dice il governo ha cominciato a dipanare la matassa aggrovigliata del famoso tesoretto. Ovverosia si è stabilito come suddividere quell’insieme di risorse finanziarie, in gran parte provenienti dalla sacrosanta lotta all’evasione fiscale. I primi beneficiari saranno gli appartenenti a due generazioni che molti vorrebbero chiuse e contrapposte da diversi interessi: gli anziani e i giovani.

    È l’inizio di un processo riformatore, come ha voluto sottolineare il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Un aggettivo, “riformatore”, che torna alla ribalta dopo essere stato spesso bistrattato e magari inteso non come misure ispirate da criteri d’equità sociale, bensì come un bisturi semplicemente rivolto proprio alle spese sociali.

    Siamo però solo alle prime battute. La trattativa “no stop” di martedì non risulterà una facile passeggiata. I sindacati hanno preso atto delle novità ma hanno altresì manifestato le loro riserve su aspetti non secondari. Quello che è recepito con una certa soddisfazione, par di capire, è l’intervento sulle pensioni, soprattutto se davvero inteso non come un’operazione “una tantum”, ma come l’avvio di un meccanismo capace di difendere gli assegni mensili degli anziani dalle erosioni del carovita. Quelle erosioni che negli ultimi anni hanno provocato una perdita del trenta per cento. Altro interesse hanno suscitato le prime indicazioni relative al giovane popolo dei flessibili. Certo gli “investimenti”, per giovani e per anziani, sono ancora modesti, ma conta e conterà anche il percorso, l’orizzonte finale verso il quale s’intende procedere.

    C’è un tema attorno al quale, però, ruotano le più serie e numerose incertezze. Esso riguarda il cosiddetto destino dello “scalone” inventato dal leghista Roberto Maroni e che scade nel 2008, Con l’improvviso posticipo di tre anni (alle 24 del 31 dicembre) della pensione per numerosi lavoratori. La proposta di finanziare magari il passaggio da “scalone” a “scalini”, rinvenendo risorse attraverso l’unificazione degli Enti previdenziali, non piace alla Cisl. Mentre nella Cgil si alzano le voci di chi sostiene, con molta fondatezza, che chi opera magari alla catena di montaggio da oltre 30 anni non può essere sottoposto automaticamente ad altri tre anni di fatica.

    Esistono però studiosi, come Roberto Pizzuti, che sostengono come in parte questo fatidico “scalone” possa essere stato svuotato dagli stessi interessati. Cioè da chi, ad esempio, temendo l’arrivo del 2008, abbia fatto i suoi conti e sia riuscito ad andarsene prima. Altri ancora, sempre facendo i conti, potrebbero essere giunti alla conclusione che la pensione che percepirebbero ora sarebbe troppo modesta e sarebbe meglio rimpolparla facendo altri tre anni di lavoro. Sono dati da verificare, in una discussione destinata a ravvivarsi nel corso della prossima “no stop”. Con sul tappeto, poi, problemi come quello degli ammortizzatori sociali, dei coefficienti e del Mezzogiorno, del fondo ai non autosufficienti, degli incentivi da concedere, o meno, agli straordinari, dell’articolazione delle misure destinate ai precari.

    Sarà possibile un’intesa sull’insieme di queste materie? E’ una scommessa ambiziosa. Il governo di centrosinistra ne trarrebbe gran giovamento. Sarebbe una risposta seria e decisa agli “schiamazzi” indecorosi del centrodestra, nelle piazze e nelle istituzioni. Un centrodestra che ha già profetizzato attraverso i suoi autorevoli rappresentanti, che proprio su queste materie il centrosinistra è inesorabilmente destinato a cadere. La speranza è che gli avvoltoi siano smentiti e che anzi la compagine al governo ritrovi l’unità d’intenti necessaria e superare questa boa, imboccando decisamente la strada del dialogo. E’ una prova difficile che riguarda anche il movimento sindacale. Una sconfitta, una mancata intesa sarebbe un danno, come ha voluto affermare Guglielmo Epifani non per questo per quello, ma per tutti, per l’intero Paese che ha bisogno di cambiamenti, di giustizia, di crescita. Anche così si combatte l’antipolitica.

    B.Ugolini

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    Non credo che questa politica piaccia al nano, difensore dei ricchi evasori...

 

 

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