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  1. #1
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    Predefinito Cambiare sè stessi, lottare il sistema....

    Apro questa discussione che vuole essere una maniera di confrontarsi apertamente, senza vergogna nè senso di colpa, nè tantomeno con l'intento di giudicarsi, riguardo all'importanza del cambiamento personale, della propria maniera etica di vivere, del proprio rapporto con le cose e con le persone.

    Un po' in continuità con la discussione su cristianesimo e comunismo e con ciò che ho detto a riguardo, vorrei aggiungere nello specifico alcune cose:

    prima di fare poltica, si è anzitutto uomini, e come tali si devono rispettare le forme basilari della convivenza, della fiducia reciproca, della solidarietà.
    A proposito, mi sento di chiosare sul rapporto tra noi e il sistema vigente: trovo un grave errore abusare del sistema ( magari con l'idea di operare una pseudoforma di contestazione ), anche se il sistema è strutturalmente ingiusto: questo significa che nel tempo ho appreso ( grazie all'educazione ricevuta e grazie alla mia riflessione ) a rispettare profondamente tutto ciò che è personale, tutto ciò che non mi appartiene, a rispettare il singolo uomo ( in quanto tale ) e criticare radicalmente e aspramente il sistema, lottandolo ( allo stesso tempo ).
    Questo significa, tradotto in parole povere, che aborrisco ogni idea di furto, appropriazione di ciò che non mi appartiene, inganno, atteggiamento poco corretto, menefreghismo civico, non rispetto delle regole, evasione delle tasse, tentativo di fare creste, di accaparrare qualcosina in più per me, abborrisco tutto ciò e lo ritengo nel fondo ( con le dovute misure per ogni atto citato ) profondamente contradditorio con un'etica rivoluzionaria profonda
    . Ripeto la rivoluzione prima la si fa dentro di sè e poi nel mondo, altrimenti quella nel mondo non potrà mai riuscire bene.
    Citando De Andrè, condivido quando dice che è un delitto " il non rubare quando si ha fame", e ci metto accanto che " è un delitto il rubare quando non si ha fame ".
    Proprio per essere in grado di legittimare atteggiamenti, in sè cattivi, ma giustificabili proprio in nome della vera necessità, dovremmo tutti imparare, me compreso....chi non ha peccato scagli la prima pietra.... a non compiere mai atti illegittmi sul piano etico, a meno che non rispondano a reale necessità di vita o a legittima difesa.

    Per la stessa identica ragione ( giusto per fare un esempio politico ) dobbiamo superare quella terribile malattia sinistrorsa che lo stesso Lenin definiva la malattia dell'estremismo, per cui, accecati dall'ideologia dell'oppresso che lotta l'oppressore, non siamo più in grado di distinguere l'oppresso che agisce in nome della vita e in nome della necessità, dall'oppresso che si trasforma in carnefice alienato.
    Faccio riferimento, ad esempio, al terrrorismo compiuto in nome di un ideale storicamente non condiviso ( come al momento di oggi il comunismo ) in una situazione di non necessità contro civili o anche contro un singolo elemento pedina del sistema).
    Faccio riferimento alla furia cieca delle BR o a quella di Eta, da quando è divenuta una banda armata militare pura e dura.
    Se non si condanna il terrorismo senza necessità, poi, non si può ( e invece lo si deve fare ) legittimare o comunque capire il terrorismo spinto da disperazione reale e necessità ( come quello palestinese....per altro estraneo alla logica di resistnza palestinese almeno per 40 anni ).

    Ecco, se ci pensate bene, il non condannare un terrorismo degenerato e fuori contesto e tempo, sta al non condannare un furto o un inganno perpetuato contro chi non c'entra nulla. Dobbiamo essere tanto lucidi e tanto poco sisnistrorsi da non confondere necessità con innecessità, da restare fermi e integri, eticamente forti,
    non cadere nella tentazione di abusare per noi del sistema, e lotare il sistema rispettando profondamente il suo hic et nuc storico, le persone che lo compongono e la vita.

    Non è un trattato di non violenza: è un manifesto di etica rivoluzionaria e di etica politica, che deve partire da una rivoluzione della logica comportamentale personale, dal rispetto della legge nel momento in cui essa ci dice che il biglietto dell'autobus deve essere pagato e una merce anche.
    Vi puo' sembrare rivoluzionario on pagare le tasse o il biglietto del bus ? O sbafare un pasto gratis in una mensa ?
    Ve lo sta dicendo il più convinto assertore dell'universalità gratuita di ogni servizio, il quale, però ha imparato e sta imparando a non confondere la rivoluzione ( che si fa con le idee e con la forza nel momento in cui deve essere usata ) con la mera trasgressione antilegalitaria.
    Contesto il fatto che i biglietti costino un euro ? Ebbene scenderò in piazza a reclamare, ma finchè non ne andrà della mia vita e del mio dignitoso livello di vita che posso ( fortunatamente ) permettermi, continuerò a pagare quel biglietto.
    Socratico, Pasoliniano ? Un po' tutti e due, purchè non diventi fanatismo anche tale atteggiamento. NOn è il legalitarismo in sè a premermi di comunicare, perchè so che esso si può trasformare facilmente in stupidità in sè, ma è piuttosto la coscienza della necessità delle cose, e l'umiltà di saper dire : questo non mi serve davvero, lo posso comprare, posso non rubarlo...oppure...questo preferisco farlo alla luce del sole, perchè io sono qui al mondo anche per lottare contro la sfiducia reciproca che il sistema crea e ricrea...
    è questo tipo di etica che cerco. Che bisogno abbiamo di ingannare l'altro, o di gridare parolacce contro un poliziotto ? Il nostro bisogno deve essere chiaro. E la nostra posizione anche.
    Un povero che ruba il pane sta compiendo il suo dovere verso la vita ( in questo senso non posso parlare di legalitarismo tout court ) , ma un uomo che, potendosi permettere l'acquisto del pane, lo ruba, sta compiendo ude ati sbagliati e controrivoluzionari: il primo è l'incremento di sfiducia universale causato; il secondo è il cedimento totale ad ogni norma razionale, di socialità e di rispetto dell'altro.


    In ogni caso tale condivisione la ritengo un passo fondamentale per ritrovarci sul piano dell'etica civile e dell'etica rivoluzionaria.


    Ogni esempio fatto è chiaramente amplificato nei termini e nel tono proprio al fine di dare forza al messaggio che voglio mandare.

    Io la pietra non la scaglio ( perchè sono peccatore ) ma lavoro su di me nella direzione che propongo, ancor prima di lavorare sulla società.

  2. #2
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    Predefinito

    Volevo intanto ricordare che la forza di questa discussione che cerco di trasmettere nasce da un'insulsa quanto importante occasione tutta pratica:
    due notti fa hanno rubato la bicicletta alla mia compagna di vita , un furto da ragazzotti menefreghisti e viziati, un furto banale certo, ma terribilmente significativo per me. Primo perchè quella bicicletta aveva un valore affettivo, secondo perchè ho pensato che questa società ( al di là del capitalismo, dell'imperialismo, delle manifestazioni, della politica attiva ) mi fa schifo nelle sue piccole manifestazioni di meschinità. Dubito fortemente che i ragazzi che ci hanno rubato la bicicletta ne avessero davvero necessità, eppure la terribile superficialità e disattenzione umana ha permesso loro di farci un piccolo gesto malvagio, piccolo , ma rivelatore di qualcosa che non va nemmeno un po'. Quella bici, per me, che ho poche cose e quello che ho le amo molto aveva un valore molto più alto dei 40 euro pagati per una vecchia atala anni 50. Molto di più. Eppure qualcuno, ha pensato che quella cosa si poteva rubare.
    Ebbene, sappia costui che nulla si può rubare se non si ha fame.
    Scusate, ma questa banalità mi ha fatto riflettere tantissimo sull'importanza dell'atteggiamento personale al di là della politica.


    e seguitando
    ......sempre in questa logica, che i più maliziosi potranno definire ipersoggettivista ( ma tant' è ..) voglio aggiungere un pensiero che completi il piccolo "manifesto etico" che ho abbozzato in riferimento ai comportamenti individuali e al cambiamento personale.
    Nella storia del marxismo la retorica comune ha sempre impostato la questione della presa di coscienza di classe dall'alto verso il basso: cioè a dire i proletari che sono oggettivamente tali, in senso economico e sociale, devono assumere coscienza di classe, cioè coscienza del disagio di una classe intera, e optare per il comunismo.
    Ora vi dico: è tempo di dire il contrario di questo: i comunisti (cioè tutti coloro che possono avere una sensibilità per la comunanza, che vogliono la fiducia tra gli uomini, che credono nella comunità e hanno preoccupazione sincera per le sorti dell'umanità e dei popoli )...tutti costoro devono diventare proletari.
    Il che significa:
    affrancarsi da un certo stile di vita,
    recuparare la semplicità dei piaceri e delle gioie esistenziali,
    tornare a possedere solo ciò che davvero serve loro per avere una vita dignitosa e mai misera ( la miseria è l'altra faccia del lusso ),
    non togliere mai agli altri ciò che hanno a meno che ciò non sia necessario per la vita di qualcuno,
    non pretendere mai nulla dalle cose, ma volere sempre nei limiti del realizzabile e della propria forza particolare e collettiva,
    non abusare mai del sistema e delle sue inifinite trappole e comodità
    non cadere nella logica fratricida del io frego te, perchè il sistema ha fregato me
    saper distinguere la necessità dal superfluo,
    sapere distinguere le virtù dai vizi,
    sapere distinguere il legittimo dal non legittimo.

    ...Ecco... che i comunisti si facciano proletari ( in senso economico e culturale ) perchè la speranza che sia il proletariato a farsi comunista è un sogno meccanicistico che inizia a puzzare di muffa e di benessere.


    Comunisti di tutto il mondo, UNITEVI,
    nell'azione poltica,
    nel rispetto dell'altro,
    nello stile di vita
    nell'intelligenza


    Nota bene:
    questa discussione, come già detto non serve affatto per ricordare a tutti la pagliuzza che hanno negli occhi, ma solo per riflettere e convergere per lo meno idealmente ( al momento ) su quanto sia importante assumere un attegiamento integro verso la vita, prima ancora, forse che fare politica.
    Ciònon significa, nel concreto, che voglio criminalizzare qualunque sronzata fatta da chiunque contro un altro, o qualunquem ragazzata di normalissima amministrazione. Criminalizzare, per altro, non fa parte mai delle mie intenzioni quando mi rivolgo con schiettezza e onestà a qualcuno.
    Qui si tratta solo di riflettere.








  3. #3
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    ho deciso che questa discussione, per quanto ancora non dialettica ( in senso collegiale ), può diventare un utile strumento per portare avanti qualunque tipo di esigenza o di stimolo concernenti il piano etico ( in senso letterale..cioè comportamentale) della vita, che come tentavo di spiegare precede, e deve precedere il politico.
    Sto compiendo un lavoro ( lentamente ,ma costantemente, per mancanza di tempo ) di raccolta di idee e di riflessioni sull'importanza dell'etica totale, come atteggiamento di onnicomprensività delle diverse sfere della vta in un unico sentimento positivo e creativo, come approccio preliminare all'azione politica e ad essa complementare.
    Nel mentre mi sembra interessante porre una riflessione di questo genere all'attenzione di chi ne abbia voglia curiosità o esigenza spirituale.

    Quindi chiunque abbia voglia di dare un parere o esprimere un'idea sull'atteggiamento personale verso le cose, il mondo e gli altri, qui lo potrà fare in libertà.
    I miei due spunti precedenti spero servano da inizio.

    Ci tengo a precisare nuovamente che non si tratta di un tentativo di entarare nell'intimo altrui, ma, al contrario di mettere sul piatto politico il proprio atteggiamento quotidiano verso la vita e gli altri, per impedire che le contraddizioni ci affossino e ci facciano scomparire come soggetto attivo e realmente rivoluzioanrio ( a tutti i livelli ).
    Anzi, inizierei con il dire, che la difesa dell'intimità e della personalità( come altrove già dissi ) è proprio uno deipunti di partenza del comunismo per come lo penso, laddove l'intimità e la personalità sono quotidianamente calpestate dal dal sistema in cui viviamo ( paradossalmente..dove tutto è privato tranne sè stessi ).

  4. #4
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    aggiungo per oggi una riflessione lapidaria sull'importanza di saper scindere completamente senza riserve e senza concessione l'atteggiamento rivoluzionario ( che include anche gli aspetti di approccio alla vita e all'altro in una certa forma ) da quello trasgressivo ( oggi particolarmente in auge ) che riguarda esclusivamente comportamenti spesso frivoli, spesso inutili, più o meno esecrabili secondo le circostanze, ma comunque in sostanza contrari all'ottica comunistica e rivoluzionaria profonda e contrari allo stile di vita idoneo con la rettitudine che deve preludere ogni rivoluzione poitica conseguente a quella individuale.
    Ogni atto etico di persè è rivoluzionario in quanto prepara la strada per il cambiamento.
    Ogni atto trasgressivo è invece controrivoluzionario perchè infesta la strada di confusione e sfiducia.

  5. #5
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    Alla fine di ogni giornata, ci si può fermare a pensare:
    ho compiuto davvero il mio dovere di uomo verso me stesso e gli altri ? Ho seguito la strada veritativa della libertà disciplinata ?
    Pensare a questo prima di sputare su tutta la merdaccia del mondo che i nostri occhi devono vedere e le nostre orecchie sentire.
    Pensare a questo, soprattutto, prima di criticare qualcun'altro, prima di sparare a zero sul prossimo, prima di accusare qualcuno di qualcosa....
    io ci provo...l'importante è provare

    Questa è la prima azione politica rivoluzionaria.


    A proposito:
    siccome ho l'impressione che questa mia maniera di approcciare il discorso politico a partire dall'uomo, ricominciando da Socrate e Pasolini, a volte possa essere presa come un integrazionismo tipico di una certa cultura mistica della destra, ci tengo a dire a tutti, che tutto mi allontana da quella cultura.
    Che esista una destra sublime ( come lo stesso pasolini diceva ) in tempi di progressismo accentuato è assai probabile, ma io, personalmente, rigiro completamente lo spirito eroico destrorso, perchè l'unico eroismo che conosco e riconosco è il coraggio dell'umiltà e la forza di cercare sempre la verità delle cose, fuori dal trambusto dell'ideologia.
    Anzi la mia opera culturale è tutta tesa alla distruzione ( culturale) del sinistrismo contemporaneamente alla distruzione del superomismo fascista.
    Due faccie di una stessa decadenza interiore.

 

 

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