Volevo intanto ricordare che la forza di questa discussione che cerco di trasmettere nasce da un'insulsa quanto importante occasione tutta pratica:
due notti fa hanno rubato la bicicletta alla mia compagna di vita , un furto da ragazzotti menefreghisti e viziati, un furto banale certo, ma terribilmente significativo per me. Primo perchè quella bicicletta aveva un valore affettivo, secondo perchè ho pensato che questa società ( al di là del capitalismo, dell'imperialismo, delle manifestazioni, della politica attiva ) mi fa schifo nelle sue piccole manifestazioni di meschinità. Dubito fortemente che i ragazzi che ci hanno rubato la bicicletta ne avessero davvero necessità, eppure la terribile superficialità e disattenzione umana ha permesso loro di farci un piccolo gesto malvagio, piccolo , ma rivelatore di qualcosa che non va nemmeno un po'. Quella bici, per me, che ho poche cose e quello che ho le amo molto aveva un valore molto più alto dei 40 euro pagati per una vecchia atala anni 50. Molto di più. Eppure qualcuno, ha pensato che quella cosa si poteva rubare.
Ebbene, sappia costui che nulla si può rubare se non si ha fame.
Scusate, ma questa banalità mi ha fatto riflettere tantissimo sull'importanza dell'atteggiamento personale al di là della politica.
e seguitando
......sempre in questa logica, che i più maliziosi potranno definire ipersoggettivista ( ma tant' è ..) voglio aggiungere un pensiero che completi il piccolo "manifesto etico" che ho abbozzato in riferimento ai comportamenti individuali e al cambiamento personale.
Nella storia del marxismo la retorica comune ha sempre impostato la questione della presa di coscienza di classe dall'alto verso il basso: cioè a dire i proletari che sono oggettivamente tali, in senso economico e sociale, devono assumere coscienza di classe, cioè coscienza del disagio di una classe intera, e optare per il comunismo.
Ora vi dico: è tempo di dire il contrario di questo: i comunisti (cioè tutti coloro che possono avere una sensibilità per la comunanza, che vogliono la fiducia tra gli uomini, che credono nella comunità e hanno preoccupazione sincera per le sorti dell'umanità e dei popoli )...tutti costoro devono diventare proletari.
Il che significa:
affrancarsi da un certo stile di vita,
recuparare la semplicità dei piaceri e delle gioie esistenziali,
tornare a possedere solo ciò che davvero serve loro per avere una vita dignitosa e mai misera ( la miseria è l'altra faccia del lusso ),
non togliere mai agli altri ciò che hanno a meno che ciò non sia necessario per la vita di qualcuno,
non pretendere mai nulla dalle cose, ma volere sempre nei limiti del realizzabile e della propria forza particolare e collettiva,
non abusare mai del sistema e delle sue inifinite trappole e comodità
non cadere nella logica fratricida del io frego te, perchè il sistema ha fregato me
saper distinguere la necessità dal superfluo,
sapere distinguere le virtù dai vizi,
sapere distinguere il legittimo dal non legittimo.
...Ecco... che i comunisti si facciano proletari ( in senso economico e culturale ) perchè la speranza che sia il proletariato a farsi comunista è un sogno meccanicistico che inizia a puzzare di muffa e di benessere.
Comunisti di tutto il mondo, UNITEVI,
nell'azione poltica,
nel rispetto dell'altro,
nello stile di vita
nell'intelligenza
Nota bene:
questa discussione, come già detto non serve affatto per ricordare a tutti la pagliuzza che hanno negli occhi, ma solo per riflettere e convergere per lo meno idealmente ( al momento ) su quanto sia importante assumere un attegiamento integro verso la vita, prima ancora, forse che fare politica.
Ciònon significa, nel concreto, che voglio criminalizzare qualunque sronzata fatta da chiunque contro un altro, o qualunquem ragazzata di normalissima amministrazione. Criminalizzare, per altro, non fa parte mai delle mie intenzioni quando mi rivolgo con schiettezza e onestà a qualcuno.
Qui si tratta solo di riflettere.