L'Iraq chiede di (ri)avere il nucleare
di Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 30 ottobre 2009
L'Iraq vuole il nucleare. A quasi 20 anni da quando i bombardamenti americani e britannici distrussero gli ultimi due reattori, ai tempi della guerra del Golfo del 1991, il governo di Baghdad si è rivolto ai francesi perché almeno uno venga ricostruito.
Lo riferisce il Guardian, secondo il quale sarebbero in corso anche contatti fra le autorità irachene e le Nazioni Unite, in particolare l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (IAEA), per far sì che il Paese possa rientrare a fare parte delle nazioni a cui è consentito utilizzare il nucleare.
Un reattore verrebbe impiegato all'inizio per scopi di ricerca, dice il ministro iracheno della Scienza e Tecnologia, Raid Fahmi - "a scopi pacifici".
Meglio precisarlo subito, dato che, con la crisi del nucleare iraniano già sul tappeto, non è proprio il momento di creare altri problemi.
"Siamo diventati sempre più consapevoli della necessità della tecnologia nucleare", dice Fahmi al quotidiano britannico, aggiungendo che la questione è già stata sollevata con gli organismi competenti "parecchi mesi fa".
L'Iraq ha in mente "solo applicazioni pacifiche" per un eventuale programma nucleare, sottolinea il ministro, "che includono il settore della sanità, quello dell'agricoltura … e del trattamento delle acque".
La cosa comunque non sarà semplice. Oltretutto, esistono tuttora timori per materiali radioattivi che non si sa bene dove siano finiti: fra questi il cosiddetto "yellowcake": un ossido di uranio. Sei anni fa, poco dopo l'invasione guidata dagli Usa del marzo 2003, il sito di ricerche nucleari di Tuwaitha, dove si trovavano tutti e tre i reattori iracheni, subì estesi saccheggi.
Adesso è in atto un apposito programma di smantellamento, in quattro fasi, diretto da scienziati iracheni sotto supervisione internazionale, che dovrebbe essere completato entro metà 2010. E tutto il complesso è racchiuso all'interno di muraglie in sabbia alte 50 metri per una lunghezza di quasi 7 chilometri.
A Tuwaitha gli ispettori delle Nazioni Unite vengono regolarmente dal 1991. "Quattro o cinque volte l'anno", sottolinea Adnan Jarjies, un ingegnere nucleare iracheno. "Hanno avuto accesso ogniqualvolta lo volessero".
Ma sulla strada per il nucleare iracheno restano ostacoli da superare: uno per tutti, le risoluzioni delle Nazioni Unite tuttora in vigore.
"Per il momento, le risoluzioni dell'Onu, compresa la 707, non ci permettono di entrare in questo campo", ammette il ministro Fahmi, "perciò stiamo facendo lobbying perché vengano tolte".
Fonte: Guardian
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