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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito "Mobbing di Stato" - ovvero il vizietto della sinistruzza "di governo"

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    «La sua rimozione è un atto illegittimo»

    di GENNARO SANGIULIANO


    Massimo Stipo è uno dei maggiori studiosi italiani di diritto amministrativo, ordinario alla Sapienza, è stato componente dell'ufficio di presidenza del Consiglio superiore della giustizia amministrativa, il Csm dei giudici del Tar, e sindaco della Banca d'Italia. Suo il manuale Utet sul quale hanno studiato generazioni di studenti di giurisprudenza. Non ha dubbi il professore, che sta studiando il caso Speciale da almeno due giorni, immerso in un nugolo di codici, regolamenti e testi giuridici. «La rimozione del generale Speciale, fatta in questo modo, è illegittima», dichiara Stipo, che ha l'aria del clinico che da poco ha visitato un paziente. Non è facile seguire il professore nei meandri giuridici di quelli che diventeranno gli elementi di un "facile" ricorso al Tar ma alla fine, con un po' di attenzione, tutto diventa chiaro. «Dobbiamo partire dalla distinzione che si fa in diritto pubblico fra atto politico e atto di alta amministrazione. Gli atti politici sono quelli che appaiono chiaramente nell'art. 31 del testo unico sul Consiglio di Stato, c'è un elenco "numerus clausus", ben definito. Ad esempio, lo scioglimento delle Camere da parte del Capo dello Stato o l'elezione del presidente della Repubblica. E altri ancora. Sono atti sottratti al sindacato giurisdizionale perché strettamente politici. Ma fra questi non rientra la nomina e la revoca del comandante generale della Guardia di Finanza. La legge è chiara». In questa distinzione, sottile per noi profani, ma elementare per gli addetti ai lavori sta l'errore clamoroso del governo Prodi. La rimozione di Speciale è stata considerata un atto politico mentre sarebbe un atto di alta amministrazione. «Da qui consegue che trattandosi di un atto che esprime l'esercizio di un potere amministrativo, al contrario degli atti politici è soggetto all'impugnativa giurisdizionale. Cioè la rimozione del generale Speciale andava fatta in osservanza della legge n. 241 del 1990. Non a caso in questa categoria rientrano la nomina dei prefetti, del capo di stato maggiore della Difesa, dell'avvocato generale dello Stato». Ma ecco il punto centrale: «Gli atti di alta amministrazione, in cui ricade sicuramente il caso di Speciale, vanno fatti nel rispetto del principio del contraddittorio». Il professore Stipo solleva un volume e indica «l'articolo 3 della legge 241 secondo il quale l'atto deve essere motivato specificandone i presupposti giuridici e di fatto, secondo le risultanze dell'istruttoria». Traducendo, Roberto Speciale è stato cacciato via saltando i passaggi formali e legali che la legge chiede in questi casi. «Senza un'istruttoria», specifica il professore ammiccando un sorrisetto, «hanno costruito l'edificio senza le fondamenta. Ai miei studenti insegno che occorre rispettare alcune fasi: iniziativa, istruttoria, costitutiva e integrativa. Le prime tre sono ineliminabili». Su un altro punto Stipo ha individuato un'altra falla: il ruolo del Capo dello Stato. «Il decreto di rimozione del generale Speciale si annovera nella categoria degli atti complessi. Le volontà qui non si incrociano come nel contratto ma si uniscono nel formare un atto omogeneo. Il caso di scuola è quello del decreto del Presidente della Repubblica controfirmato dai ministri». Quindi, Napolitano non doveva solo prendere atto ma la sua volontà era decisiva per la scelta. «La firma presidenziale in questi casi si inserisce nell'ambito di un controllo di legittimità formale e sostanziale». Toccava al Quirinale dire l'ultima parola. Su questo punto il generale Speciale trova addirittura il conforto della Costituzione: «Il comma sette dell'art. 87 affida al Presidente la nomina dei funzionari dello Stato tra cui rientra certamente il comandante generale della Guardia di Finanza». Le conclusioni sono in un'ultima considerazione: «Si è camuffato da provvedimento di revoca quella che è, in effetti, una sanzione disciplinare, che però, come per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, richiedeva le garanzie di un procedimento». La battaglia legale sta per cominciare.

    Non è il primo, ne' l'unico caso, non è neppure l'unico modo. E' quasi un fatto "di massa", ormai.


    Saluti liberali

  2. #2
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    "hanno costruito l'edificio senza le fondamenta"

    Non ne hanno avuto il tempo perché la faccenda gli stava per sfuggire di mano ed era, invece, necessario dare un segnale forte alla propria maggiornaza, dare l'impressione di saper risolvere la questione.

    Padoa Schioppa e il Gufo hanno commesso una sciocchezza imperdonabile.

    Il Generale Speciale dice di non voler ricorrere al TAR... Ma sarebbe interessante sapere, viste le ipotesi descritte, se un eventuale ricorso potrebbe essere presentato d'ufficio anche da altri soggetti.

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Purtroppo il diritto amministrativo non consente che a chi ne ha l'interesse (ed è difficile in questo caso di parlare di "interesse diffuso" o "collettivo") di adire al giudice contro i provvedimenti illegittimi dell'autorità amministrativa.


    Saluti liberali

  4. #4
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    Stia attento il Prof. Stipo, rischia la cattedra

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Incredibile la faccia tosta della sinistruzza sull'intera vicenda......
    Come direbbe il signor Massimo D'Alema..... sono proprio TUTTI degli str......




    Saluti liberali

  6. #6
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    Solo la Figuraccia Politica è,forse,più incredibile...due giorni fa gli propongono una Poltrona alla Corte dei Conti,ieri gli danno del Mascalzone,oggi dicono che è tutto a posto,sono tranquilli ed il Governo ha avuto una posizione chiara,lineare ed ha avuto una grande vittoria al Senato... ...non sono stronzi,sono stupidi e raccomandati.

  7. #7
    SENATORE di POL
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    No, no....non sono stupidi, sono proprio str........

    Shalom

  8. #8
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi
    RISPOSTA INDECENTE

    di OSCAR GIANNINO

    Romano Prodi e la sua malmessa coalizione se la son cavata anche stavolta: al Senato lo scontro sul caso ViscoSpeciale è terminato con l'approvazione della mozione della sinistra e la bocciatura di quelle del centrodestra. Il governo ha deciso di difendere Visco con un vecchio sistema indiano. Alzando barriere di fiamme tra sé e l'avversario. Appiccando il fuoco, si alza fumo per nascondere la propria fuga. Ci si sottrae allo scontro. E pazienza se bruciano beni e ricchezze preziose. Ieri, il premier Romano Prodi involatosi al G8 ha affidato al ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa il compito di incendiare non il rapporto politico tra maggioranza e opposizione. Neanche quello interno alla maggioranza, tra sostenitori di Visco e chi invece, come Di Pietro e Mastella, avevano obiettato. Padoa-Schioppa ha dato fuoco al rapporto tra governo della Repubblica e forze armate dello Stato. Un'autodafé temibile e senza precedenti, nella storia italiana. Noi che pure non ci aspettiamo molto dalla politica, abbiamo ascoltato increduli la fredda determinazione con la quale Padoa-Schioppa ha inanellato una serie di accuse gravissime al comandante generale della Finanza. Il merito della vicenda è assolutamente sparito, dalla relazione del ministro. Sull'assoluta improprietà delle modalità con cui il viceministro Vincenzo Visco ha chiesto imperativamente il trasferimento di quattro ufficiali della Finanza a Milano e in Lombardia, nemmeno una parola. "Nessun trasferimento imposto da Visco", ha detto il ministro. Infatti, di "imporre" il viceministro non aveva i poteri: ed è per questo, sostiene il generale Speciale nei verbali pubblicati dalla stampa nei quali ha ricostruito la vicenda avvenuta nel luglio 2006, che il comandante del corpo si è rifiutato al diktat. Era il semplice fatto di aver così richiesto quei trasferimenti, la pressione indebita. Ma dietro la cortina fumogena dell'incendio appiccato dal ministro, il fatto è semplicemente sparito. Al suo posto, è stata pronunciata una durissima requisitoria contro il vertice della Guardia di Finanza. Padoa-Schioppa ha accusato Speciale di opacità, di una gestione personalistica e anomala, di comportamenti scorretti nell'area dirigenziale, nel settore trasferimenti, nelle attribuzioni degli incarichi ed encomi solenni. Lo ha dipinto come un traditore della Repubblica che ha perseguito una politica dei riconoscimenti agli alti gradi della Finanza attuata senza rispettare le procedure e con una pubblicità interna parziale. Di più: ha accusato Speciale di essere alla testa di una ghenga di malviventi, visto che l'aiutante di campo del generale - ha aggiunto Padoa-Schioppa - ha ricevuto un numero enorme di encomi nonostante penda sul suo capo la richiesta di rinvio a giudizio per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, peculato, soppressione, distruzione e occultamento di atti. Non contento, il governo per bocca di Padoa-Schioppa ha fatto di più. Non ha solo dimenticato il fatto-Visco per accusare di sedizione il vertice della Guardia. Ha ulteriormente alzato il livello delle accuse, evocando il rischio che siano colonnelli e generali a dettare le vie alla politica nella nostra Italia, mettendosi la Costituzione sotto i piedi. Ha evocato l'ombra dei tiranni dell'antica Grecia, contro la quale ha scandito una citazione di Eraclito invocante la difesa delle mura della polis dal clangore delle spade. Ha citato la rimozione del generale Mac Arthur, sollevato dal comando da Harry Truman durante la guerra di Corea per l'accusa di mirare a un conflitto nucleare con la Cina, che pure aveva invaso la Corea del Sud tramite il governo fantoccio di Pyongyang. In altre parole, il governo Prodi ha riservato alla Guardia di Finanza e al suo comandante una condanna senz'appello, una messa alla berlina incondizionata. Mai, mai nessun governo italiano, nemmeno ai tempi del famoso "rumor di sciabole" del generale De Lorenzo, ha ritenuto politicamente e istituzionalmente opportuno pronunciare di fronte al Parlamento una simile inopinata messa in stato d'accusa di alti ufficiali delle forze armate italiane. Ci abbiamo pensato a lungo. Perché sappiamo bene misurare le parole, di fronte a un tema che ci sta caro come quello della fedeltà alle istituzioni di chi pronuncia il giuramento militare. Abbiamo pensato a lungo, su quale fosse l'aggettivo più adeguato per giudicare il passo estremo al quale il governo Prodi si è spinto per disperazione: lo giudichiamo indecente. Indegno. Inqualificabile. È del tutto risibile, la tesi per la quale grazie al Giornale - alla sua pubblicazione di un atto non coperto né dal segreto né da particolari obblighi di riservatezza - sarebbe consentito al governo di liberare la Repubblica da una banda di traditori in divisa. Perché delle due l'una. O il governo ha aperto gli occhi con un anno di ritardo sulle presunte serpi in giacca grigia ed alamari d'oro solo grazie all'ottimo Maurizio Belpietro e ai suoi bravi giornalisti, e allora significa che l'esecutivo ha gravemente sbagliato allora e nei mesi successivi, quando nel luglio scorso dichiarò in Parlamento che nessun problema sussisteva nella Guardia di Finanza e nel suo vertice, giudicati meritevoli di piena e assoluta fiducia. Oppure il governo sbaglia e mente ora, nascondendo dietro gravissime accuse a Speciale l'indicibile verità di una difesa obbligata dei metodi irrituali propri del vice ministro Visco. La si può politicamente pensare ciascuno a modo suo. Si può benissimo aver votato per la sinistra e per il governo Prodi. Non c'è problema. Ma come si può davvero credere che la Procura della Repubblica di Milano abbia difeso con il proprio scudo e con i propri encomi una malabanda di ufficiali della Finanza traditori delle leggi e della Costituzione? Perché è questo che si deve desumere dalle parole pronunciate ieri da Padoa-Schioppa. Dimentico del fatto che la Guardia di Finanza, per obblighi di legge, certo risponde funzionalmente al ministero dell'Economia, ma per le funzioni di polizia giudiziaria che le sono attribuite risponde e si coordina altresì con le autorità giudiziarie ai cui ordini espleta le proprie funzioni in delicate indagini. Di quello che altri esponenti della maggioranza hanno detto in aula, evocando complotti di servizi deviati e congiure politico-militari, non mette neanche conto di riferire. Sono rumore di fondo, di fronte al botto terrificante del governo. Prodi ha deciso il tutto per tutto. Ha lasciato all'impolitico e letterario Padoa-Schioppa il compito di atteggiarsi a salvatore della Patria da una cricca di sediziosi. Ha opposto il muro della disciplina a tutti coloro che, nella sua maggioranza, avevano opposto obiezioni motivate al comportamento di Visco. Non ha esitato a rivendicare per sé il compito di rullo compressore delle istituzioni. Rutelli, Mastella, Di Pietro, fior di leader del centrosinistra che avevano richiesto chiarimenti sono stati trattati come ingenui politicuzzi strumentalizzati da un generale Badoglio in sedicesimo. Dovessimo tirare un bilancio fuori dai denti, capiamo sempre di più perché il prefetto Gianni de Gennaro l'unico ai vertici della sicurezza italiana davvero maestro da anni nel volgere politici così modesti in alfieri a proprio sostegno - risulti impareggiabile punto di riferimento, e di sopravvivenza al vertice. Quando un governo pretende che chi porta la divisa debba battere i tacchi a ordini politici invece che istituzionali, non è una minaccia politica. È una sventura istituzionale. Liberarsene, è un atto che non è politico. Ma patriottico.

    Saluti liberali

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Massimo Stipo è uno dei maggiori studiosi italiani di diritto amministrativo
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    infatti Speciale no ha fatto ricorso, pensa che gran studioso

  10. #10
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    Insomma il Governo Prodi deve ringraziare Il Giornale che con la sua inchiesta ha impedito ad un mascalzone di essere nominato alla Corte dei Conti...

 

 
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