poche ore dal Romapride 2007 cresce la tensione e l'estrema destra romana, sempre molto attiva e pronta quando c'è da dimostrare la sua pericolosità, ha deciso di alzare la voce e di tappezzare la Capitale, specialmente lungo il percorso della manifestazione dell'orgoglio Gay-lesbico, di manifesti e scritte omofobe. "No more Gays, basta Froci".
Nelle stesse ore sulla porta del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore della parata, compariva la scritta "il lavoro rende liberi" traduzione italiana della scritta tedesca che compariva all'ingresso del lager nazista di Auschwitz - Arbeit macht frei - e che per la comunità omosessuale tutta evoca, come per la città di Roma, per gli ebrei, i Rom-sinti e i diversamente abili, la tragedia della deportazione e dello sterminio, troppo spesso dimenticato anche nelle commemorazioni ufficiali. Non a caso, del resto, nel manifesto politico del Pride di quest'anno si è deciso di riportare l'accento anche sull'antifascismo, che sembrava essere passato di moda e che invece è e resta uno dei valori fondanti della nostra Repubblica.
Queste scritte, purtroppo, non sono che l'ultimo atto di un crescente clima di intimidazione e minaccia che da mesi ormai colpisce singoli cittadini omosessuali e trans e la comunità glbt nelle sue associazioni e personalità più visibili ed esposte.
Roma in particolare è teatro anche di numerose aggressioni, come quella avvenuta nell'aprile 2006 fuori dalla festa Muccassassina a opera di giovani della Fiamma Tricolore.
La violenza del linguaggio e dei metodi dell'estrema destra che non conosce il linguaggio democratico non è certo una novità. Quel che davvero colpisce è l'isolamento, l'indifferenza e la mancanza di sdegno pubblico che troppo spesso avvolge questi episodi gravissimi. Quando a novembre denunciammo le scritte omofobe al liceo Aristofane di Roma, la prima reazione della vice-preside fu quella di minimizzare. Allo stesso modo conciliante è stata la risposta della dirigenza scolastica dell'istituto tecnico Sommelier di Torino, in cui studiava il giovane Matteo, spinto al suicidio dal bullismo omofobo dei compagni, ma evidentemente anche dall'indifferenza e dal silenzio di molti che vedevano e hanno deciso colpevolmente di non intervenire.
Anche le violente invettive omofobe delle gerarchie cattoliche, dei vescovi e di esponenti politici e istituzionali della destra, ma non solo, sono trattate alla stregua di legittime e libere opinioni. Ma, mi chiedo, la reazione della classe politica e dell'opinione pubblica sarebbe la stessa se un qualunque vescovo o politico dicesse che gli ebrei o i neri sono contro natura? O che le donne single sono un attentato alla moralità pubblica? Ebrei, stranieri, eretici, omosessuali, liberi pensatori, donne (streghe?) sono stati per secoli vittime proprio di questo tipo di accuse - sempre sostenute in nome dell'amore e del bene superiore, per carità - e per questo perseguitati, costretti a conversioni coatte, deportati, sterminati, bruciati sui roghi. L'Europa e l'Italia hanno tragicamente pagato e portano la responsabilità di simili crimini e spereremmo che queste tragedie non si ripetano mai più.
Ma evidentemente l'insegnamento della storia non è mai troppo chiaro per chi non lo vuol sentire!
Quando l'attenzione e la reazione per gli atti di violenza omofobica sarà la stessa di altre simili manifestazioni di razzismo, discriminazione e intolleranza, allora avremo fatto un grosso passo avanti. Tutti.
Quando parliamo di reazione facciamo riferimento alla risposta di ogni singola/o cittadina/o che ha una coscienza democratica, dei mezzi di informazione che raggiungendo il pubblico devono rispondere al dovere di informarlo correttamente, ma soprattutto a un risposta chiara e forte delle istituzioni pubbliche che hanno il dovere di formare e di difendere tutte e tutti noi: la scuola, principale agenzia educativa; le forze dell'ordine, che sono state così solerti a fornire di scorta il presidente della Cei Bagnasco al primo apparire delle innocue scritte "Bagnasco vergogna" e che sembrano, invece, indifferenti a scritte tristemente presenti in tutte le città d'Italia come "Froci al rogo".
Intanto tutti insieme possiamo dare un forte segnale, un messaggio di coraggio democratico che non si lascia intimidire dall'incultura della violenza, un segno di solidarietà e di libertà, scendendo in piazza domani 16 giugno per il Romapride 2007. Per tutti l'appuntamento da non perdere è a Piazzale Ostiense alle 150.
*Direttivo Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
15/06/2007
bell'articolo.




0.
Rispondi Citando
