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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Figo-Inter fino al 2008, poi farà il dirigente

    MILANO, 10 giugno 2007 - Un lavoro cesellato senza pressing, come farebbe invece un qualsiasi avversario. Alla fine la società è riuscita nel suo intento: Luis Figo resta all'Inter. Anzi, il fuoriclasse portoghese legherà il suo nome al club di via Durini anche quando avrà appeso le scarpe al chiodo: esattamente fra un anno. Al termine della sua carriera in campo, infatti, Figo avrà un incarico da dirigente nella società di Massimo Moratti. Il giocatore ha quindi sciolto la riserva e risposto all'appello dei tifosi. Ad annunciarlo è stata la stessa società nerazzurra.

    MINISTRO DEGLI ESTERI - "Per la soddisfazione di F.C. Internazionale e di tutti i tifosi - si legge sul sito nerazzurro -, Luis Figo ha confermato la volontà di giocare un'altra stagione con la maglia nerazzurra e, sulla base di accordi già programmati, rinnoverà il contratto sino al 30 giugno 2008. Al termine della prossima stagione, poi, Figo metterà a disposizione della società la sua grande esperienza e professionalità per curare i rapporti internazionali".

    www.gazzetta.it

  2. #2
    Fu fgc.adelfia
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    Predefinito

    Grande Luis!!!

  3. #3
    Fu fgc.adelfia
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  4. #4
    elettrica
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    Figo: «Farò venire il mal di testa all'allenatore»

    Perché l'idea iniziale dell'Arabia? «Mi ero messo in testa che non valeva più la pena continuare nei sacrifici imposti dal calcio di vertice. Per tutta una serie di cause: il logorio dei viaggi, dei ritiri, ma pure la constatazione di figurare meno tra le prime opzioni dell'Inter. Al momento di scendere in campo, intendo. Non ho mai accettato di buon grado la panchina, nemmeno quando avevo diciott'anni. Scaldarsi magari mezz'ora per giocare dieci minuti non fa per me. Se mi sento importante riesco a dare di più. A un certo punto ho cominciato a sentirmi meno importante, ho avvertito minore fiducia nei miei confronti da parte dell'allenatore. E siccome ho sempre accettato le decisioni di chi comanda, anche quando non ero d'accordo, mi sono detto: è il momento di un calcio meno stressante».

    Lei pensa di giocare di più la prossima stagione? «Non lo so. Quello che so è che sono arrivato a Milano due anni fa allettato da un progetto forte e dall'enorme sfida rappresentata da un grande club che non vinceva niente da tantissimi anni. Del resto io me ne sono andato da Madrid quando ho cominciato a sentire la mancanza di fiducia da parte del tecnico, quando ho capito che per lui non contavo più molto».

    E a Milano non è filato tutto come desiderava? «Nella prima stagione senz'altro sì, è andato tutto esattamente come mi aspettavo. In questa stagione, invece, la situazione è stata diversa altrimenti non avrei pensato all'Arabia».

    Quindi avrebbe anche potuto chiudere la carriera bruscamente. «Sì, potevo. Ma la verità è che non sono riuscito a dire di no al presidente Moratti, una persona unica sia nel calcio che nella vita. Nel suo club mi sono sempre sentito a mio agio, ci sono sempre stati una immensa tenerezza, rispetto e affetto verso di me da parte del presidente e dei tifosi. E la partita contro il Torino è stata a livello emotivo tra le più toccanti della mia carriera. Nel ricordare i cori della gente e dei compagni che mi chiedevano di restare, mi vengono i brividi».

    Allora si è già ricreduto sul pericolo di giocare di meno. «Non lo so, forse avrò bisogno di abituarmi al pensiero di non essere sempre l'opzione di chi decide. Ma se sono rimasto è perché voglio procurare un mal di testa all'allenatore ogni qual volta dovrà operare una scelta. Non resto per vivacchiare, per l'ingaggio, io voglio chiudere da protagonista».

    Si immagina già come? «Sollevando la coppa dei Campioni in mezzo a Massimo Moratti, ai compagni e al nostro popolo: questa è la mia ultima missione».

    Poi farà il dirigente? «E' la proposta di Moratti. Che accetterò solo se con il mio operato potrò fare il bene della società».

    da "Gazzetta Dello Sport"

 

 

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