Da Il Messaggero di oggi:
ROMA - Disegnato da grandi architetti. Moderno e funzionale. In grado di raccogliere 60 milioni di passeggeri, macinare profitti, fare concorrenza a Francoforte, Londra e Parigi. Collegato con la città in maniera nuova, rapida, sia su strada che su ferro. Per diventare la ”porta“ della Capitale e dell’Italia. Non è un sogno nel cassetto, ma il piano industriale che Fabrizio Palenzona, presidente di Aeroporti di Roma, ha in mente. Anzi. Che è pronto far diventare realtà dopo la conclusione del lungo braccio di ferro con gli australiani di Macquarie. E’ il Piano Gemina che Palenzona - in questa intervista a Il Messaggero - illustra a grandi linee in anteprima.
Soci stabili, assetto definito, ora cosa farete presidente?
«La situazione che prima era ingessata con una governance farraginosa ora si è sbloccata. Sono contento che Gemina abbia trovato la soluzione, ora dobbiamo lavorare».
Parliamo del piano...
«E’ un progetto ambizioso. Fiumicino deve crescere e può farlo. Nel primo trimestre 2007 l’incremento del traffico è stato dell’8%. Il trend è positivo e puntiamo ad avere 60 milioni di passeggeri entro il 2016. Un aumento costante dovuto al grande interesse per la Capitale e per l’Italia, ma che sarà trainato anche dalla nuova struttura che sapremo realizzare, migliorando le performance».
Indipendentemente dal fatto che Fiumicino sia o meno un hub internazionale?
«Non entro nella polemica Roma-Milano. Affermo solo che il traffico va dove vuole, dove trova convenienza ad andare, dove ci sono servizi adeguati, collegamenti d’eccellenza, infrastrutture moderne. Non si diventa hub per decreto».
Infrastrutture che adesso sono insufficienti?
«Le infrastrutture attuali vanno adeguate. Per questo bisogna lavorare su due fronti: implementare l’esistente - dalla manutenzione dei servizi alla pista, ai moli, dal condizionamento allo smistamento bagagli - per far fronte alla crescente domanda. Poi bisogna attrezzarsi per il futuro. Parlo, cioè, di una aerostazione nuova di zecca, che grazie al nuovo assetto societario e ad un piano da 2,2 miliardi di euro deve prendere forma. Rinnoveremo tutto, in profondità. Fiumicino cambierà pelle».
Avete le risorse per farlo?
«Sì. I soci di Gemina si sono impegnati e c’è un piano concreto, dettagliato e sostenibile. Ma non basta».
Cioè?
«Serve l’accessibilità alle infrastrutture. Noi, le dicevo, faremo la nostra parte, ma servono anche strade e ferrovie al passo con il futuro. Treni veloci e confortevoli, una viabilità d’eccellenza. Anche così si attraggono passeggeri, si diventa hub».
Al centro di una rete funzionale...
«Certo. Sottoporremo alle autorità un piano di certezze e attendiamo una risposta positiva. Il punto centrale è intercettare lo sviluppo, anche trasferendo dei voli, migliorando l’accessibilità, le opportunità».
Si è parlato di speculazioni immobiliari nell’area dell’aeroporto?
«Non ci sarà nessuna speculazione. Non siamo immobiliaristi. Faremo solo infrastrutture legate all’aeroporto. Tutto nella massima trasparenza».
Avete pensato anche ad un nuovo design, a grandi architetti per il nuovo Aeroporto?
«Non ho consultato i miei azionisti, ma credo che l’assetto complessivo dell’area, sia qualitativamente che quantitativamente, cambierà. Penso ad una gara internazionale tra grandi architetti, per disegnare la ”porta“ di Roma e del Paese. Ma ora è prematuro parlarne».
L’attuale management resterà in sella?
«Sì. L’amministratore delegato avrà la responsabilità del raggiungimento degli obiettivi indicati. E verrà giudicato dai risultati. Basile gode della fiducia mia e degli azionisti».
Quale sarà il rapporto con gli enti locali?
«Vogliamo collaborare con gli enti locali, con il sindaco di Fiumicino, la Regione, la Provincia ed il sindaco Veltroni. Risolveremo il problema della rappresentanza degli azionisti istituzionali in accordo con loro».




Rispondi Citando
