Gianluigi Paragone per Libero
Non ha paura di parlare di Berlusconi e di Prodi. Non nasconde di aver chiacchierato al telefono con Gianni Letta e Angelo Rovati. Poi ci butta dentro pure Casini e Caltagirone. Fa i nomi di D'Alema, Latorre, Fassino. I finanzieri Ubaldo Livolsi, Romano Comincioli, Claudio Costamagna e del professor Guido Rossi. Risponde al magistrato sulle iniziative di Consorte, di Gnutti e di Fiorani.
Ma quando si tratta di parlare di due signori assolutamente sconosciuti al grande pubblico, tali Giampietro Nattino e Vincenzo De Bustis, il Gran Chiacchierone si blocca e non chiacchiera più.
«Che sa di questo Nattino? E di De Bustis?», gli domanda il magistrato. Risposta:
«Ma lei vuole che stasera mi uccidono qui dentro. Lei forse non si rende conto di chi sta a toccare lei. Mi faccia la cortesia, lei lasci perdere questo dottore… io lo dico per me, se lei vuole andare avanti lo faccia. Lei», conclude Ricucci «fa quello che gli pare, ci ha 600 persone che la proteggono, ma a me chi mi protegge? Nessuno, su questa roba».
Altre volte il pm tenterà di far parlare l'immobiliarista romano su un pacchetto ballerino di quasi il 10 per cento di Bnl che non vota nelle assemblee. Un dieci per cento che pare un fantasma dell'opera. Eppure dall'altra parte del gruppo azionario ci sono (o meglio, ci sarebbero) investitori argentini. Ma guai a domandare qualcosa di più.
L'odontotecnico di Zagarolo si limita a “chiamare” in causa certi soggetti, a proposito degli argentini. «Lei si convochi Caltagirone e Bonsignore e se lo faccia dire, che lo chiede a me? Io non so niente».
Ma perché dopo tanta spavalderia sui mammasantissima della politica, Ricucci si blocca su due Carneade? Su gente che non strappa, o non strapperebbe, un titolo di prima pagina manco a morire. Uno normale si aspetterebbe che certi nomi (Berlusconi, Prodi, Casini, Gianni Letta, Caltagirone…) rappresentino il top della classifica, spifferati i quali tutto il resto è acqua fresca. Invece no.
Chi sono allora questi Nattino e De Bustis che non fanno dormire tranquillo il marito di Anna Falchi? Anzi, che - a suo dire - se ne parlasse rischierebbe addirittura la vita? Strategia, paura vera o una balla per liberarsi di una patata bollente? E se fosse la soluzione per capire come i furbetti del quartierino hanno cumulato plusvalenze e ricchezze? Questioni che rimbalzano da due anni, senza una verità lucida. Tutti a interrogarsi sui rapporti con la politica e i politici. Ma non è questo che sembra spaventare Ricucci.
A precisa domanda sulla banca della famiglia Nattino, la Finatt, Ricucci risponde: «È un fatto che io, quando sono dovuto scendere al 4,99 per cento in Bnl, l'operazione l'ha curata tutta la Finatt per conto di Caltagirone, le mie azioni finirono a Bonsignore e mi sembrò tutto molto strano». Da qui una ricostruzione dettagliata che finisce con questa tesi: “Caltagirone rappresenta anche altre persone”. Poi la bomba ricucciana: «Lo sa tutta Italia che la massoneria… De Bustis, Caltagirone, Nattino sono tutti… la massoneria». Boh…
Vera o falsa, questa storia della massoneria, resta il fatto che Giampietro Nattino è davvero legato al costruttore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone.
Giampietro Nattino, oltre a essere l'amministratore delegato di Banca Finnat Euramerica spa, è anche consigliere nella Caltagirone Editore spa. Ma è anche dentro tante altre società: da Borsa Italiana a Banca Fideuram, da Generali Sgr Spa a Generali investimenti alternativi, da Ina Vita spa a Ina società di intermediazione mobiliare, da Pirelli Cavi e sistemi a Tirrenia Gas. L'elenco è molto lungo, perfino noioso. L'idea che ne esce, comunque, è di uno che gestisce parecchie cose interessanti.
Molte di queste riguardano gli immobili. Forse per questo Ricucci ha avuto modo di incrociarlo per la sua strada. Negli ambienti romani il nome di Nattino viene spesso legato proprio a società immobiliari interessate all'acquisto di immobili, anche ex di proprietà pubblica - molti di ex proprietà Assitalia poi passati alle Generali - dei quali la cronaca si è occupata recentemente per la forte protesta degli attuali inquilini, i quali rivendicano diritti di prelazione.
Ne aveva parlato la trasmissione di Michele Santoro “Annozero” alcune settimane e si raccontava di come le cartolarizzazioni fossero state uno strumento di guadagno per alcuni privati importanti.
In questi giorni, nelle aule parlamentari si chiacchiera parecchio di una situazione creatasi in via Clitunno (quartiere bene di Roma) in una elegante palazzina ex patrimonio Assitalia dove risiedono la ex moglie di un importante politico e un attuale sottosegretario.
Chi ha visto le carte parla di un autentico sistema di scatole cinesi, inventato ad arte per smontare il diritto di prelazione degli inquilini e per facilitare invece operazioni immobiliari a bassissimo rischio e a rendimento assai elevato.
Basta tutto questo per giustificare tanta paura allo spavaldo Ricucci? È una delle domande che restano al momento senza risposta. Le parole del “furbetto del quartierino” sono ovviamente tutte da accertare; le sue ricostruzioni non si sottraggono a una tara del contenuto. Resta in piedi, però, uno scenario dove
non è tanto la classe politica a rappresentare un freno alla lingua di Ricucci ma altri poteri, altri ambienti, evidentemente più vicini a quelli del business immobiliare.
Eppure a fare notizia sono i richiami a questo o a quel politico. Nell'intervista di ieri alla Repubblica, Ricucci ha parlato soltanto del suo rapporto con la politica. Racconta che ha votato Ds, che apprezza D'Alema e che boccia il politico Berlusconi. Fa l'offeso con Veltroni che, «dopo avermi sposato», ne parla in termini spregiativi. Non una parola invece sul suo mondo e sul giro delle tante società immobiliari che lo hanno arricchito. Non una domanda sulla “rete” che gli mette tanta paura.
Così come
è ancora tutto da scoprire il moltiplicatore di soldi che ha permesso a un gruppo di sconosciuti (fino a quel punto) imprenditori romani di sognare Bnl, Antonveneta e addirittura Corriere della Sera. Di questo, meglio non parlare. Delle plusvalenze generate dalla vendita di molti immobili (spesso di ex proprietà pubblica), il silenzio. Fino a quando non usciranno quei dossier lì, quelli dove si sapranno i nomi di chi ha comprato e soprattutto a quali cifre ha comprato…