CONDANNATI PER RAPINA RESTANO IN CELLA SOLO 618 GIORNI
ROMA - Nelle 205 carceri italiane, ogni anno entrano circa 90 mila detenuti e dopo 12 mesi ne escono 88 mila. E' un turn over continuo, che si traduce in periodi di permanenza in carcere assai brevi. Un dato per tutti: chi è stato arrestato per rapina a mano armata resta in cella mediamente 618 giorni (meno di due anni), e questo periodo comprende sia la custodia cautelare sia la condanna definitiva; poi è possibile uscire per benefici penitenziari, arresti domiciliari o altre misure alternative alla detenzione.
Ancor piu breve la permanenza in cella degli extracomunitari (13.081 dal primo gennaio 2006 al 22 maggio 2007) che hanno violato l'obbligo di espulsione previsto dalla legge 'Bossi-Fini': escono dopo appena 13 giorni.
Il responsabile della Direzione generale detenuti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Sebastiano Ardita, lancia l'allarme: "occorre scongiurare che il carcere, nell'afflusso di massa per brevi permanenze, sia paragonabile a una grande caserma di polizia, dove è facile entrare e ancor più facile uscire, senza aver avuto il tempo di imparare nulla, ma solo l'occasione di incontrare persone sbagliate. Occorre impedire sottolinea in apertura della conferenza annuale del Dap alla quale partecipa il Guardasigilli Clemente Mastella che la carcerazione di flusso diventi scuola di criminalità o corso di aggiornamento criminale".
Dai dati del Dap emerge che l'indulto, approvato il 31 luglio del 2006, non ha responsabilità (se non per il 10%) in questo "endemico meccanismo" di flusso di ingresso e uscita dalle carceri. E infatti, su 89.859 persone entrare in carcere nel 2005, ad oggi in cella ne sono rimaste 3.959, mentre 59.495 imputati e 16.467 condannati sono usciti per scarcerazione o per misure alternative al carcere come, ad esempio, gli arresti domiciliari; grazie all'indulto ne sono usciti 9.948 (il 10% su 90 mila ingressi, appunto).
"Al di là di qualunque valutazione politica - afferma Ardita - l'indulto ha consentito di fatto un ritorno alla legalità e un adeguamento degli spazi e delle risorse da dedicare alla popolazione detenuta, nell ambito del progetto complessivo del ministero della giustizia". Al 31 luglio 2006, infatti, i detenuti avevano raggiunto il picco di 63 mila unità, contro una capienza di 43 mila posti. Oggi sono 43.494, di cui la maggior parte (25.407) imputati in attesa di giudizio.
Ma le statistiche più rilevanti riguardano i periodi brevi di permanenza: in cella, nella maggior parte dei casi, non si resta più di 90-120 giorni (il 62% degli imputati fino a un mese, mentre circa il 31% dei condannati da 6 a 12 mesi).
L'auspicio di Ardita è che il Parlamento approvi al piu presto il ddl di modifica del codice di procedura penale voluto da Mastella nei mesi scorsi e che si arrivi anche a un' organica riforma del codice penale: "In questo modo afferma la pena detentiva, certa e stabile, è assicurata per i soggetti
pericolosi; per gli altri, invece, bisogna puntare sulle misure alternative al carcere. Si tratta di far sì che torni ad avere senso, effettività e consistenza la pena detentiva. Le carcerazioni brevi in quanto tali non sono foriere di sicurezza per la collettività, né idonee a determinare processi rieducativi o quanto meno riabilitativi".
ANSA
Per quale motivo un DELINQUENTE dovrebbe NON fare rapine a mano armata quando tanto(nel caso in cui lo beccano) rimane in Galera MENO di due anni,ed avrà tutta la vita per godersi il "bottino"?




Rispondi Citando
