....nella battaglia dei capi. Però...

Che qualcuno decida di decidere una cosa seria in tema di leadership politica, con vere conseguenze sulla costituzione materiale del paese, è quanto chiediamo con molesta insistenza da mesi, anche a costo di schierare il nostro congenito e brutale realismo, laddove necessario, al fianco della fragile democrazia del gazebo e dei suoi professorini nati nella famosa società civile.
A destra le cose sono determinate dal voto degli elettori e dalla natura presidenziale di un partito come Forza Italia, creatura di una singola personalità (anche molto ricca e fantasiosa).
Decide o non decide Berlusconi, che se la vede a modo suo con gli alleati-rivali, sempre trattati paternalisticamente da amici.
Un’anomalia, ma significativa, che ha portato al più lungo e stabile governo della Repubblica, qualunque cosa se ne pensi.
A sinistra dominano, fin dal tempo della legislatura dell’Ulivo (1996-2001), una buro-oligarchia di coalizione e una logica inter-partitica dalle quali non si è ricavato né allora né oggi, e la seconda volta le cose sono molto peggiorate, un barlume di capacità di governo, e invece ne vennero molti guai e pestiferi.
Con la fondazione del Partito democratico, almeno sulla carta, dovrebbe prodursi un’innovazione.
Che non è solo il gazebo dell’elezione primaria di un leader del partito da parte degli elettori e simpatizzanti, celebrato e regolamentato ieri su iniziativa di Francesco Rutelli, che ha sconfitto la posizione conservatrice di Veltroni e ridotto a più miti consigli il burbanzoso Prodi del “qui comando io” (passato in un batter d’occhio al “fate un po’ voi”).
C’è o ci dovrebbe essere altro, nelle conclusioni del vertice dei democratici di ieri: la proposta di un vero confronto e conflitto tra personalità e posizioni diverse, che hanno un peso e una storia nelle formazioni da cui il Pd proviene, il Pci e la sinistra democristiana più altre contaminazioni (si dice così).

O l’imbroglio o la vita, si potrebbe dire adesso.
Il passo di aprire per statuto la scelta di un “segretario” a iscritti e simpatizzanti non solo seppellisce la provocazione di mettere un portavoce in cima a una piramide di capibastone, ma fa pensare, se è vero che intanto Rutelli e altri leader di primo piano come Bersani si preparano comunque a una campagna elettorale primaria, a una decisione seria.
Resta però il sospetto di un imbroglio, che devitalizzerebbe il tutto e confermerebbe il processo che portò dalle famose primarie propagandistiche per Prodi (ottobre 2005) alla sua mezza catastrofe elettorale dell’anno scorso (aprile 2006), e al governo più debole e diviso e delegittimato della storia repubblicana.
Lo si vedrà a breve.
“Vita” vuol dire che avremo una gara effettiva, di peso politico, tra programmi in competizione, idee e valori diversi e personalità che hanno una posizione competitiva e un significato (non una roba tra Prodi, Bertinotti e Scalfarotto, per intenderci). Il che metterà il sale nella coda dell’opposizione e sperabilmente accelererà i tempi preagonici di esistenza di questo governo, per sceglierne uno con qualche speranza di riformismo effettivo e di comando politico rigoroso, chiunque vinca il ritorno alle urne.
“Imbroglio” vuol dire trovare un posto nel gabinetto per chi non si candida a segretario, sacrificare qualche immaginetta minore in una finta corsa e ridimensionare il Pd prima ancora che ne sia nata la leadership, rinviando tutto alla prospettiva di durare e consumare il pochissimo carburante a disposizione del sistema.
Wait and see in questo caso è la regola.
Aspettare e vedere.

G.F. su il Foglio

saluti