«Noi ricicliamo tutto» E spunta anche la Lega - Corriere della Sera
L’inchiesta sui fondi neri
«Noi ricicliamo tutto» E spunta anche la Lega
Il sistema in 147 mila pagine. Focarelli spiega: è come vendere patate, l’Iva è nei bitorzoli
ROMA — Centottanta faldoni. Centoquarantasettemila pagine. Ottantacinque indagati, cinquantasei dei quali in arresto. In due dvd sei anni di indagine dei carabinieri del Ros e del nucleo valutario della Guardia di finanza sulla «frode colossale », ideata dal gruppo di Gennaro Mokbel, che ha coinvolto Fastweb e Telecom Italia Sparkle e ha costretto alle dimissioni il senatore Nicola Di Girolamo, che oggi verrà interrogato in carcere. C’è di tutto. Informative, decreti di perquisizioni, verbali di sequestro, interrogatori, memorie difensive e foto dei pedinamenti. E nelle intercettazioni spunta la Lega.
La rete di Mokbel
È il 21 settembre 2007 quando il Ros ascolta una conversazione tra la moglie di Mokbel, Giorgia Ricci, Marco Toseroni e Silvio Fanella. Non sanno che nell’ufficio di viale Parioli 63, il quartiere generale di Mokbel, i carabinieri hanno piazzato una cimice. Toseroni, una delle menti finanziarie del gruppo, spiega: «...Diciamo sei milioni di conto... e così ricicliamo veramente tutto, per cui abbiamo superato i 15 milioni dati alla Lega... il federalismo è proprio...». Il 12 febbraio 2008 nell’ufficio ai Parioli ci sono Mokbel, Toseroni, Fanella e Aurelio Gionta. Il capo appare irritato perché gli affari non vanno come vorrebbe: «...tanto è vero che quando verrà Nicola (Di Girolamo), se tu me ricordi, quando siamo stati a cena con Dell’Utri, con Alberto (nell’intercettazione non si capisce se il riferimento sia a Marcello Dell’Utri o al fratello Alberto, ndr), e lui ha fatto "... C’è la possibilità di una banca, importante, perché con due milioni e mezzo io posso comprare una cosa a Milano"... gli ha attaccato una pippa Nicola... che lui so’ tutte chiacchiere, quello non ci sta, quell’altro non ci sta, quello sta fuori...».
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