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    Red face Ecco che fine fanno gli Ultimatum di Prodi all'Unione...

    Lunedì, giugno 18, 2007

    Prodi e il Pd, eutanasia di una nullità politica

    Per capire la reale statura politica di Romano Prodi occorre rileggersi, alla luce degli eventi di oggi, l'intervista da lui rilasciata a Repubblica il 30 maggio. Appena 19 giorni fa.

    "D'ora in poi cambia la musica. O si fa come dico io, o prendere o lasciare".

    Nonostante il suo ultimatum, ora c'è il dissenso di chi vuole anticipare i tempi, ed eleggere insieme alla costituente anche il leader. Lei non è d'accordo?
    "Per me l'idea di scindere il leader dal premier è assolutamente inaccettabile. È un modo di riproporre i vizi della vecchia politica. Le due figure, il leader e il candidato premier, devono coincidere: è nella natura stessa del partito democratico, che nasce come partito per il governo e per la governabilità".

    Quindi la costituente chi può nominare, se non un leader?
    "Nominerà un coordinatore, un reggente. Meglio ancora uno speaker. Il vero leader sarà nominato più in là, e sarà anche il candidato premier. Questo è il patto".

    Opta per questa scelta "minimalista" perché teme un pericoloso dualismo. Non è così?
    "La mia storia parla per me. Io non faccio battaglie personali. Voglio uno spazio per governare davvero, e poi me ne andrò come ho promesso. Ma se non ho lo spazio per governare, me ne vado subito. A fare il Re Travicello proprio non ci sto".


    Notare il profluvio di termini ultimativi: "prendere o lasciare", "assolutamente inaccettabile", "questo è il patto", "se non ho lo spazio me ne vado subito".

    Oggi, 18 giugno, si è appreso che:

    1) Contrariamente a quanto voleva Prodi, il leader del nuovo partito sarà eletto contestualmente all'assemblea costituente del Pd.

    2) Contrariamente a quanto voleva Prodi, il leader del Pd e il premier saranno due figure diverse: Prodi, infatti, non potrà candidarsi alla guida del nuovo partito.

    3) Contrariamente a quanto voleva Prodi, alla guida del Pd non sarà eletto né un "coordinatore" né un "reggente", tantomeno uno "speaker". Ma un leader vero e proprio. "Un segretario forte", come lo stesso presidente del Consiglio, fingendosi soddisfatto, l'ha definito oggi. Con tutti i rischi di dualismo e scarsa governabilità che questo comporterà (obiezione possibile: tanto, peggio di così, il governo non può fare. Obiezione accolta).

    4) Contrariamente a quanto voleva Prodi, i suoi ultimatum hanno fatto ridere Ds e Margherita, pronti a scaricarlo senza battere ciglio. Appena questi hanno fatto la voce grossa e gli hanno sbattuto in faccia i sondaggi della sua enorme impopolarità (al comitato dei 45 che si è riunito oggi erano presenti anche due sondaggisti), lui si è messo a cuccia. Ha fatto marcia indietro su tutto. E ora prova a spacciare questa sua ennesima sconfitta come una grande vittoria.

    A Conservative Mind

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Lunedì, giugno 18, 2007

    Prodi e il Pd, eutanasia di una nullità politica

    Per capire la reale statura politica di Romano Prodi occorre rileggersi, alla luce degli eventi di oggi, l'intervista da lui rilasciata a Repubblica il 30 maggio. Appena 19 giorni fa.

    "D'ora in poi cambia la musica. O si fa come dico io, o prendere o lasciare".

    Nonostante il suo ultimatum, ora c'è il dissenso di chi vuole anticipare i tempi, ed eleggere insieme alla costituente anche il leader. Lei non è d'accordo?
    "Per me l'idea di scindere il leader dal premier è assolutamente inaccettabile. È un modo di riproporre i vizi della vecchia politica. Le due figure, il leader e il candidato premier, devono coincidere: è nella natura stessa del partito democratico, che nasce come partito per il governo e per la governabilità".

    Quindi la costituente chi può nominare, se non un leader?
    "Nominerà un coordinatore, un reggente. Meglio ancora uno speaker. Il vero leader sarà nominato più in là, e sarà anche il candidato premier. Questo è il patto".

    Opta per questa scelta "minimalista" perché teme un pericoloso dualismo. Non è così?
    "La mia storia parla per me. Io non faccio battaglie personali. Voglio uno spazio per governare davvero, e poi me ne andrò come ho promesso. Ma se non ho lo spazio per governare, me ne vado subito. A fare il Re Travicello proprio non ci sto".


    Notare il profluvio di termini ultimativi: "prendere o lasciare", "assolutamente inaccettabile", "questo è il patto", "se non ho lo spazio me ne vado subito".

    Oggi, 18 giugno, si è appreso che:

    1) Contrariamente a quanto voleva Prodi, il leader del nuovo partito sarà eletto contestualmente all'assemblea costituente del Pd.

    2) Contrariamente a quanto voleva Prodi, il leader del Pd e il premier saranno due figure diverse: Prodi, infatti, non potrà candidarsi alla guida del nuovo partito.

    3) Contrariamente a quanto voleva Prodi, alla guida del Pd non sarà eletto né un "coordinatore" né un "reggente", tantomeno uno "speaker". Ma un leader vero e proprio. "Un segretario forte", come lo stesso presidente del Consiglio, fingendosi soddisfatto, l'ha definito oggi. Con tutti i rischi di dualismo e scarsa governabilità che questo comporterà (obiezione possibile: tanto, peggio di così, il governo non può fare. Obiezione accolta).

    4) Contrariamente a quanto voleva Prodi, i suoi ultimatum hanno fatto ridere Ds e Margherita, pronti a scaricarlo senza battere ciglio. Appena questi hanno fatto la voce grossa e gli hanno sbattuto in faccia i sondaggi della sua enorme impopolarità (al comitato dei 45 che si è riunito oggi erano presenti anche due sondaggisti), lui si è messo a cuccia. Ha fatto marcia indietro su tutto. E ora prova a spacciare questa sua ennesima sconfitta come una grande vittoria.

    A Conservative Mind
    vanno bene i circoli della liberta' di don dell'utri?
    ma perche' lo chiamano don come un prete?
    scusate se ho divagato

  3. #3
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    ...se è per questo Don si usa anche in Campania per o'vicerè don Bassolino,o don Raffaè...(avvisa antonio,anzi don antonio)...

    Invece è troppo divertente notare come nel giro di 19 giorni si sia fatto esattamente il contrario di quello che Prodi minacciava e lui sorride parlando di Vittoria!!!

    Ma non era Berlusconi quello che cambiava idea in continuazione?

  4. #4
    Sospeso/a
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    sIETE SOLO INVIDIOSI PERCHE' PRODI LE COSE LE FA MENTRE BERLUSCONI SA SOLO PARLARE, FARE I BUCHI DI 65 MILIARDI E PERDERE LE ELEZIONI.

    IL FAMOSO PARTITO DELLE LIBERTA' A CHE PUNTO STA?

    PUGNETTARI.

  5. #5
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    Partito democratico: ha vinto Rutelli

    Scritto da Laura Cesaretti

    (Velino) - Contrordine compagni: al comitato dei Quarantacinque del Partito democratico e' passata la linea Rutelli-D'Alema-Parisi, il segretario del futuro partito verra' eletto direttamente. E, a quel punto, sara' con ogni probabilita' anche il futuro candidato premier. Una svolta maturata ieri, che ha ribaltato la decisione esattamente opposta (segretario indicato da Romano Prodi e ratificato dall'Assemblea costituente di ottobre) presa nell'ultima riunione. Quella volta Prodi non ne aveva voluto sapere di un segretario politicamente forte e con un'investitura democratica simile alla sua, che inevitabilmente avrebbe finito per emergere come alternativa alla sua leadership. E aveva trovato due alleati in Piero Fassino (aspirante alla carica ma sulla base di un accordo col premier) e in Walter Veltroni. Il quale vedeva bene un segretario non troppo legittimato e ingombrante, che non costituisse ostacolo per la sua futura, possibile scesa in campo. Molto di la' da venire, perche' adesso le perplessita' del sindaco di Roma sui destini del centrosinistra sono tali da frenare assai il suo entusiasmo di divenirne la guida. E proprio in funzione anti-Walter e' stata letta da molti la decisione di ieri, e il fatto che a caldeggiarla sia stato anche Massimo D'Alema.

    Raccontano che Prodi ieri pomeriggio non sembrasse affatto convinto: tant'e' che in realta' le regole per l'elezione del segretario non sono ancora state messe nero su bianco. Pero' il principio e' passato, e il premier non ha la forza per contrastarlo apertamente: la spinta che viene da Ds e Margherita per salvare il salvabile e separare nettamente le sorti del Partito democratico da quelle di un governo in crescente affanno e' troppo forte. E Prodi ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, e ingoiare una decisione che rischia di creare proprio quel forte "dualismo" ai vertici del centrosinistra che lui voleva evitare, e che appannera' inevitabilmente il suo ruolo e la sua leadership.

    Vincitore della battaglia e' invece Francesco Rutelli, che fin dall'inizio ha caldeggiato l'elezione diretta, compattando su questo l'intera Margherita. Che cosi' scongiura uno scenario gia' scritto, ossia un accordo Prodi-Quercia per affidare a un diessino il ruolo principale, visto che a Palazzo Chigi c'e' un cattolico. Ma Rutelli si crea cosi' anche la possibilita' di rafforzare la propria leadership: se decidera' di concorrere alle primarie, come i suoi lasciano intendere, potrebbe incassare un consenso personale che lo smarcherebbe dalla pressante tutela dei popolari di Marini dentro il suo partito. Ma dovra' sicuramente vedersela con un candidato diessino: ieri Fassino ha fatto capire che potrebbe correre anche lui. E D'Alema, secondo molti, vuole puntare su Pierluigi Bersani. Senza contare l'incognita Veltroni, che probabilmente sbaraglierebbe tutti gli altri aspiranti nel caso il sindaco decidesse di giocarsi ora la partita.

    Il Legno Storto

  6. #6
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    La Nota di Massimo Franco

    Il rischio del dualismo tra premier e partito

    Le incognite per il governo di un segretario eletto direttamente

    Come prima impressione, le parole con le quali Romano Prodi ha annunciato le decisioni del 14 ottobre prossimo lasciano interdetti. Dire, come ha fatto ieri il presidente del Consiglio, che il Partito democratico «deve avere un segretario forte»; e aggiungere: «Non penso che il governo verrà indebolito», appare contraddittorio. Dovrebbe essere scontato che una leadership di peso del Pd, per quanto circondato dallo scetticismo, sia destinata a rafforzare la coalizione prodiana.
    E il «comitato dei 45» che si è riunito in piazza SS. Apostoli, a Roma, in teoria non poteva decidere altrimenti. Ma la lettura va fatta in filigrana, sullo sfondo di un governo in bilico. Solo così si spiega l’apparente contraddizione prodiana. Nelle ultime settimane, il centrosinistra ha cominciato a dire in maniera sempre più netta che Pd e Palazzo Chigi non hanno destini intrecciati. Traducendo, significa che l’Unione, e soprattutto ma non solo Ds e Margherita, sono convinti che il nuovo partito sia più importante del governo.
    È possibile che fino a metà ottobre questa verità sia tenuta sotto controllo per evitare tensioni col Professore. Ma dopo l’elezione del segretario del Pd, il distacco della maggioranza dalla presidenza Prodi potrebbe subire un’accelerazione: tanto più se come leader fosse scelto un potenziale candidato a palazzo Chigi alle prossime elezioni. Nessuno dimentica che fino a qualche tempo fa, il premier era il teorico di una segreteria «organizzativa» ed «esecutiva». Pensava ad una silhouette così esile politicamente non solo da non fargli ombra, ma da dipendere da lui. In questo schema, Prodi cercava di riaffermarsi come demiurgo del Pd; e ne plasmava e controllava la futura guida.
    Adesso, i rapporti di forza sono un po’ cambiati. I pasticci e l’impopolarità dell’Esecutivo spingono gli alleati a bilanciare la partecipazione al governo con la creazione di un partito meno legato mani e piedi a quello del capo del governo. Se non è un tentativo di emancipazione, gli somiglia. Rimane da capire se l’esito sussurrato di questa interminabile guerra di logoramento sia scontato. E cioè se si arriverà ad un segretario «forte», eletto direttamente dagli iscritti al nuovo partito; se questo porterà ad una possibile crisi, e ad una coalizione istituzionale che faccia la legge elettorale e poi porti il Paese alle urne.
    Le ambiguità persistenti sul modo in cui verrà scelto il segretario sono un’incognita; e così i timori che il Pd nasca sotto l’insegna delle correnti. Inoltre, Prodi non sembra rassegnato alla nascita di un dualismo fra Pd e Palazzo Chigi, che lo destabilizzerebbe. Dunque non è chiaro se l’accordo reggerà fino all’autunno. Il ministro Arturo Parisi ricorda che il Professore sarà comunque presidente dell’Assemblea costituente del Pd. Si sa che il prodismo ha sempre confidato nelle divisioni fra diessini, e nella competizione fra Ds e Margherita: una peculiarità più radicata di ogni volontà unitaria.
    Per questo, il sospetto è che alla fine la forza del segretario del partito possa essere di facciata. Il calcolo di Prodi è dimostrare di essere l’unico leader capace di tenere insieme l’Unione. Pazienza se ormai si tratta di una compattezza minata dalla paura, se non dalla quasi certezza di una sconfitta in caso di voto anticipato. Eppure, dopo essersi affidato al Professore il centrosinistra ne appare prigioniero; e consapevole che il dopo-Prodi probabilmente sarà traumatico e incerto. Silvio Berlusconi ha parlato di «regicidio», facendo infuriare la maggioranza. Ma è proprio di un simbolico, futuro parricidio che qualcuno nell’Unione sta sognando.

    Massimo Franco

  7. #7
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    Prodi isolato perde su tutti i fronti

    di Carlo Meroni da L'Occidentale

    Facciamo un gioco: farò finta di essere appena tornato in Italia da un viaggio premio che ho vinto. Un viaggio di ben sedici settimane in una sperduta e magnifica isola caraibica, tutto pagato e spesato. Ma come tutte le belle cose, anche questa vacanza è finita, ed è perciò ora di tornare alla realtà di tutti i giorni. L'ultimo quotidiano letto prima della partenza era quello del 24 febbraio scorso. Prodi aveva appena conosciuto la sua prima vera crisi, il presidente Napolitano (da buon amico) aveva subito sostenuto il “Prodi-bis” anche grazie alla pronta stampella fornita dal transfuga dell'Udc Marco Follini.

    Avevo lasciato l'Italia con un Prodi trionfante, decisionista e serio come non mai, pronto a dare una svolta alle troppe beghe da cortile vissute all'interno del governo nei suoi primi mesi di vita. Il premier mi ricordava Cochi e Renato, quando al termine della scenetta annunciavano perentori “da domani... si volta pagina!”

    E proprio mentre leggevo il quotidiano sull'aereo, avevo inteso che Prodi avesse voltato davvero pagina: 12 punti, essenziali, sostanziali, prioritari, imprescindibili alla futura azione dell'esecutivo da lui guidato. Chi ci sta, bene. Altrimenti si chiami pure fuori.

    Gli alleati di governo erano tutti con lui: convinti, entusiasti, volenterosi, ottimisti per questo “Prodi-bis” che nasceva sotto i migliori auspici.

    Nella mia isola-premio non ho potuto (purtroppo o per fortuna, fate voi) leggere alcun quotidiano per tutto il tempo trascorso. Ma ora che sono tornato voglio riallacciare i fili con la realtà, e dare la risposta ad un quesito: “dove eravamo rimasti?”.

    Visto che ero partito lasciando un'Italia rinfrancata dai 12 capisaldi prodiani, voglio vedere grazie ad internet che è successo nel frattempo, punto per punto, dopo un lasso di tempo così ampio come sedici settimane (seppure al netto delle vacanze Pasquali e ponti vari).

    1. Politica estera. "Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero".

    Lasciando anche perdere i continui mugugni interni al governo sulla nostra partecipazione alle missioni all'estero, vorrei segnalare che non brillano esattamente come “impegni derivanti dall'alleanza atlantica” 1°l'autonomo blitz di Massimo D'Alema in Siria,2° l'invito di Fassino per i Talebani al tavolo delle trattative di pace, 3°Gino Strada che fa le veci del governo, 4°e le continue proteste (anche di ministri) contro l'ampliamento della base USA “Dal Molin” a Vicenza. Ed a risollevare la bistrattata immagine del premier non è stato utile nemmeno il tanto reclamizzato incontro di Prodi al recente G8 con Bono Vox degli U2, anche se il cantante è prossimo alla canonizzazione nel mondo politically correct.

    2. Scuola e cultura. "Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione".

    Relativamente a questo secondo punto, ha già illustrato la situazione in modo più che perfetto “L'Occidentale” negli articoli relativi alla drammatica situazione delle nostre università. Il fatto che anche una roccaforte come la scuola italiana, da quarant'anni feudo della sinistra, riesca a dissentire dall'operato di un governo appartenente alla medesima parte politica, è tutto dire. Completa il quadro un ministro come Mussi in completa crisi di identità e brancolante nel buio senza un euro a disposizione.

    3. Infrastrutture e Tav. "Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile".

    Qualche giorno fa, i principali quotidiani nazionali “amici” del governo erano in sollucchero e titolavano trionfanti il raggiunto via libera alla Torino-Lione. In realtà avrebbero dovuto celebrare la vittoria dei valligiani di Susa. Infatti, l'originale tracciato previsto è stato definitivamente accantonato, ne sono stati proposti altri 4 alternativi (destra Dora, sinistra Dora...) tutti ancora da verificare. L'unica cosa che certamente è partita, è la richiesta di finanziamento all'UE. Richiesta per un lavoro che non si sa ancora bene come andrà fatto. Infine, visto che io sono un uomo comune e non un fine politico, non me ne intendo di “mobilità sostenibile”. Però sono certo che impiego, ogni giorno, quasi due ore per andare da Milano a Bergamo in autostrada (50km) e viceversa.

    4. Fonti energetiche. "Programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori".

    Qui il povero Prodi deve rendere conto all'ala ambientalista e verde del suo esecutivo: sono sicuri questi rigassificatori? Tutti li santificano, per spezzare la dipendenza dalla Gazprom russa o dagli algerini; ma poi sul proprio territorio nessuno li vuole per paura di eventuali disastri ecologici, e nemmeno al largo delle nostre coste sembra siano graditi. Per ora l'Italia può contare su 100.000m³ di gas naturale liquefatto, contro i 500.000m³ della Francia o gli 850.000m³ della Spagna.

    5. Liberalizzazioni. "Prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni".

    Non posso vantare nozioni da economista, ma ci vuol poco a notare che il governo Prodi ha scontentato tutti: dai tassisti ai benzinai, dagli avvocati agli artigiani. Le liberalizzazioni hanno favorito, più che il “cittadino consumatore”, qualche vecchio amico: si all'introduzione dei medicinali nei supermercati, Coop compresa, naturalmente. No alle privatizzazioni richieste in merito all'affidamento della gestione dei servizi idrici locali.

    6. Mezzogiorno. "Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire dalla sicurezza".

    La sola “faida di Scampia” nel napoletano ha ucciso ben nove persone solo nell'ultimo mese.

    Sempre a Napoli, camorra a parte, ricordiamo che si può morire a sedici anni per una rapina di dieci euro al bar, a quaranta per aver cercato di impedire il furto della propria utilitaria, o a sessanta per essere entrati nella tabaccheria sbagliata nel momento sbagliato.

    7. Riduzione della spesa pubblica. "Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della politica)".

    Montecitorio: 940milioni di euro annui. Palazzo Madama: 530 milioni di euro annui. E sono stime relative alle sole spese correnti. Il presidente di Confindustria ha ricordato che la politica è la prima azienda italiana: 180.000 addetti ed un costo complessivo sulle spalle del Paese di quasi 4 miliardi di euro all'anno. Si ottiene la medesima cifra sommando i “costi della politica” di Francia, Spagna, Regno Unito e Germania.

    8. Pensioni. "Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l'impegno a reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione della spesa che passa attraverso anche l'unificazione degli enti previdenziali".

    Considerando l'estrema eterogeneità delle componenti la maggioranza, la riforma del sistema pensionistico per Prodi è ormai più una chimera che un vero obiettivo. Anche i pensionati sono già scesi in piazza, a Roma e lo stesso giorno dei “black block”. Con questi ultimi, il prefetto aveva raccomandato alla polizia di evitare atteggiamenti provocatori. Ai pensionati è invece stato impedito con la forza e le manganellate l'ingresso alla Piazza di Montecitorio.


    9. Politiche della famiglia. "Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido".

    Qui siamo alla pura demagogia propagandistica. Nulla posso scrivere in merito, perchè davvero nulla si è fatto. A meno che non si voglia citare l'inutile e deserto “forum” organizzato dal ministro Bindi a Firenze. Ma soldi veri destinati a vere politiche familiari, zero. Nonostante lo tsunami del “family day”.

    Nel frattempo, i “dico” sono già morti e risorti un paio di volte, ed il recente “gay pride” ha messo chiaramente in luce che persino il movimento omosessuale dei dico non sa che farsene. Il vero fine è il matrimonio omosessuale, come in Spagna. Prodi assiste immobile, tra Binetti e Luxuria.

    10. Incompatibilità. "Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità già concordate".

    Non è che ci sia molta chiarezza nemmeno per il punto dieci: ministri che sfilano contro il governo al gay pride o alla manifestazione anti basi americane, nostro storico alleato. Altri ministri che non partecipano ai raduni di piazza ma dicono che avrebbero voluto esserci, alte cariche istituzionali che vanno alla parata delle Forze Armate per la festa della Repubblica con la pace arcobaleno puntata sul petto. Mah.

    11. Portavoce. "Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo".
    Sarebbe fin troppo facile ironia asserire che, a seguito dei recenti scandali fotografici, il punto undici è andato letteralmente a....

    Scherzi a parte: Sircana, chi l'ha più visto?


    12. Autorità del premier. "In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto”

    Questo ultimo punto rasenta quasi il ridicolo: il re è nudo da tempo, e non c'è dichiarazione o presa di posizione del premier che non venga rettificata, fatta oggetto di “distinguo” o di critiche più o meno velate da esponenti del governo stesso, specie appartenenti alla sinistra estrema, pacifista ed ambientalista.


    Lasciamo perdere il gioco annunciato in apertura di articolo. Purtroppo siamo davanti ad una realtà che non ci permette proprio di giocare, e la situazione è a mio modo di vedere ben più grave di quello che appare, sia a causa delle fatue rassicurazioni della maggioranza (che sempre di più è simile all'orchestra del Titanic che suonava tranquilla mentre la barca affondava) sia a causa di un immobilismo dell'opposizione davvero inspiegabile, a parte la poca coesione d'intenti. Casini ieri dichiarava a “Libero” che è anche intenzione dell'Udc mandare a casa Prodi, ma che il centrodestra non è proprietà di Berlusconi.

    No, certo. Però alle ultime elezioni, Forza Italia (di cui Berlusconi è leader indiscusso) si è confermato come partito guida del centrodestra con il 23,7%, e l'Udc di Casini la terza forza (dopo AN) con il 6,7%. Questa è la volontà degli elettori, e Casini deve adeguarsi ad essa o prendere le sue decisioni come un Follini qualsiasi.

    Altrimenti o ha un progetto alternativo per far cadere Prodi della cui validità deve mostrarci il valore, o fa solo il male di un Paese dove l'opposizione rischia di sembrare così debole da non saper mandare a casa neppure un governo così ricco di falle, contraddizioni, incompetenze e falsi equilibrismi come l'attuale. Prodi ci ha davvero stancato, ma non vorremmo a breve dire lo stesso a riguardo delle beghe interne all'opposizione. Se questo è uno dei peggiori governi del dopoguerra, che giudizio potremo dare ad un'opposizione che non riuscirà presto a farlo cadere? Casini sostiene che basta saper aspettare, ed il governo Prodi cadrà da solo, vittima delle sue contraddizioni.

    Beato illuso. Sembra impossibile che sia così ingenuo da non conoscere i gusti dei suoi ex compagni di partito alla DC (ora alla Margherita) o quelli degli appartenenti alla sinistra “di lotta e di governo”. Bella la lotta, ma quando si è fra gli agi che consente il governo si smette di fare gli schizzinosi.

  8. #8
    Sospeso/a
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    Con questa opposizione distruttiva non si va da nessuna parte, questi signori hanno fallito e adesso fanno i professoroni.

  9. #9
    Amico di Oniria..wooff...
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Con questa opposizione distruttiva non si va da nessuna parte, questi signori hanno fallito e adesso fanno i professoroni.

    stà a vede che la colpa è del CDX....


    GUARDA CHE L'UNICA OPPOSIZIONE LA STATE FACENDO VOI RIMANENDO INCOLLATI ALLE KADREGHE.

    A ME RISULTA CHE UNO SOLO E' PROFESSORE....DE I ME KOJONI...



    ......

  10. #10
    Nun c'è problema.
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    sIETE SOLO INVIDIOSI PERCHE' PRODI LE COSE LE FA MENTRE BERLUSCONI SA SOLO PARLARE, FARE I BUCHI DI 65 MILIARDI E PERDERE LE ELEZIONI.

    IL FAMOSO PARTITO DELLE LIBERTA' A CHE PUNTO STA?

    PUGNETTARI.
    Prodino le cose le fa, quando dove con chi, torna sulla terra bruno!
    ........<>-Max-<>.......

 

 
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