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  1. #1
    vae victis
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    Predefinito Mafia sempre più infiltrata in Economia

    Dal rapporto sulla cirminalità presentato da amato


    MAFIA SEMPRE PIU' INFILTRATA IN ECONOMIA
    La criminalità organizzata continua a mantenere "un'elevata capacità di infiltrazione nel tessuto economico-finanziario" grazie anche alla presenza di affiliati "dotati di un adeguato profilo culturale(operatori economici e finanziari)", sottolinea il rapporto sicurezza 2006 che evidenzia tra le associazioni mafiose "modelli in persistente evoluzione" che oltre a persistere nell'azione di controllo del territorio di origine, "condizionano segmenti dell'economia imprenditoriale nazionale con ingerenze negli appalti pubblici". Il Viminale lancia l'allarme anche sull'alleanza tra la criminalità organizzata italiana e quella di matrice straniera per la gestione del traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani e sfruttamento della prostituzione.

    In particolare COSA NOSTRA si è evoluta e, grazie ai nuovi affiliati esperti di economia e finanza, è in grado di condizionare settori dell'imprenditoria e della pubblica amministrazione, in particolare nel comparto delle opere pubbliche e dell'assegnazione dei servizi.Altamente competitiva e orientata alle attività criminali che investono ambiti territoriali, nazionali e esteri è la 'NDRANGHETA dedita soprattutto al traffico di stupefacenti, in particolare di cocaina. In campo internazionale la 'ndrangheta può contare su una struttura molto solida improntata su veri e propri 'network'. La CAMORRA è invece caratterizzata da una tendenziale frammentazione tra realtà criminali fluide che determinano una particolare instabilità e danno luogo ad un rilevante fenomeno di gangsterismo 'metropolitano.

    Ma pare il ritratto di qualcuno!

    ALTA ATTENZIONE SU FIANCHEGGIATORI BR
    Nonostante il gruppo delle Br responsabile degli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi "sia stato pressoché disarticolato", gli investigatori tengono "alta l'attenzione" verso altre formazioni che "vedono nella lotta armata l' 'approdo' della propria strategia politica o nel ricorso alla violenza uno strumento per 'fare politica'". Un'attenzione che ha portato agli arresti nel febbraio di quest'anno ad alcuni presunti terroristi aderenti alla cosiddetta 'seconda posizione' delle Br. Lo afferma il rapporto sulla criminalità in Italia 2006 del Viminale nel capitolo dedicato all'eversione interna in cui si sottolinea che l'attività investigativa nei confronti delle Br é stata "corroborata da importanti conferme sul piano processuale". Quanto all'area anarchica, il rapporto indica nel 2006 un "intenso dinamismo" sia della Fai (Federazione anarchica informale), che ha rivendicato una serie di attentati in Piemonte, sia di altre componenti anarchiche che hanno agito prevalentemente in Toscana. L'estremismo di destra, invece, è caratterizzato secondo il Viminale da una "galassia di gruppi, per lo più di limitate dimensioni" che manifestano uno "spiccato profilo aggressivo con il compimento di atti di intimidazione violenta sia nei confronti degli avversari politici che all'indirizzo delle forze di polizia". Complessivamente, nel 2006 si sono registrati 1.433 attentati e danneggiamenti di varia natura a persone o cose e 873 atti intimidatori. Al primo posto le sedi di partito (429, di cui 27 attentati, 352 danneggiamenti e 50 episodi di altra natura) seguite dagli enti locali (116). Per quanto riguarda le persone, infine, le categorie più colpite sono i pubblici amministratori (79 attentati e 77 danneggiamenti), i rappresentanti politici (37) e le forze di polizia (12).

  2. #2
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    PALERMO - "Questo sbirro qua l'hanno portato?". Nei gironi del supercarcere di Terni, Bernardo Provenzano è stato accolto dal saluto irriverente di Giovanni Riina, il rampollo di don Totò che a trent'anni sta già scontando una condanna all'ergastolo per tre omicidi. Appena dieci metri dividono le loro celle. Gli agenti della polizia penitenziaria sorvegliano 24 ore su 24. E quell'urlo che mercoledì scorso ha infranto il silenzio del 41 bis, all'arrivo del capo di Cosa nostra, è finito subito in una relazione di servizio per i magistrati antimafia.
    Riina e Provenzano sono comunque in isolamento assoluto, non si incontreranno mai. Di certo, la voce del rampollo di Totò Riina, un tempo il compagno inseparabile di Binnu Provenzano, sembra emblematica della profonda frattura che attraversa Cosa nostra.
    I magistrati di Palermo interrogheranno questa mattina il capo di Cosa nostra arrestato l'11 aprile a Corleone. Nel carcere di Terni, ci saranno il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, i sostituti Michele Prestipino e Marzia Sabella. Spiega il procuratore nazionale Pietro Grasso: "L'interrogatorio è un atto doveroso, ma non credo che verrà fuori alcunché". I magistrati chiederanno comunque al padrino di ciò che è stato trovato sulla sua scrivania: i pizzini soprattutto. Quei messaggi nella cassetta della "posta in entrata" dicono della reverenza con cui due superlatitanti si rivolgevano a Provenzano, "il numero uno". "Vossia deve dirci", "Vossia faccia sapere". E lo aggiornavano su estorsioni, appalti e complicità. Matteo Messina Denaro (da Trapani) e Salvatore Lo Piccolo (da Palermo-Tommaso Natale) sono i più quotati per la successione al capo. La loro preoccupazione più grande era la "crisi di vocazioni" in Cosa nostra. Chiedevano a Provenzano cosa fare per reclutare altri picciotti pronti alle armi e agli affari, senza paura delle microspie e dei pentiti. Le statistiche del Viminale confermano: appena cinque anni fa, gli affiliati alla mafia siciliana erano 5.192, oggi sono quasi dimezzati. L'arresto di Provenzano ha aggravato la situazione. Dice Grasso: "Non credo che ci sia già un nuovo capo. Dopo il nostro blitz, l'organizzazione mafiosa ha un momento di stasi e forse di crisi". Il procuratore lancia anche una battuta ai giornalisti della stampa estera, che ieri l'hanno incontrato: "Non capisco perché ci si preoccupi tanto della sostituzione di Provenzano e non altrettanto della mia alla Procura di Palermo". Un chiaro riferimento al Consiglio superiore della magistratura, che non ha ancora nominato il successore di Grasso. E poi una battuta anche sui politici: "Penso che Provenzano - ha aggiunto - non abbia scritto il nome di nessun politico, semmai di qualche intermediario". Ed è praticamente da escludere che qualche informazione si possa avere direttamente dal "padrino". L'interrogatorio di Provenzano, ha spiegato il procuratore, è un atto doveroso, "Ma non credo che verrà fuori alcunché".
    Per capire cosa quindi accadrà nell'universo mafioso, i magistrati ripartono dall'urlo di Giovanni Riina. I pentiti avevano già parlato del tam tam insistente che si era diffuso in Cosa nostra dopo l'arresto di Totò Riina, il 15 gennaio 1993: "Quella cattura è stata pilotata da Provenzano". Prima di Giovanni Riina, anche suo zio, Leoluca Bagarella, aveva urlato la sua rabbia ai picciotti: "Provenzano è uno sbirro. Il pentito Balduccio Di Maggio non c'entra niente con la cattura. L'amico mio forse ne sa qualcosa". L'amico era Bernardo Provenzano, sospettato di aver trattato con qualcuno delle istituzioni all'indomani delle stragi Falcone e Borsellino. Persino Totò Riina ha protestato nel corso di pubblica udienza. Non citando mai Provenzano, ma chiedendo ai magistrati di approfondire cos'è accaduto per davvero. "Perché il figlio di Ciancimino non è stato mai interrogato?". E ancora: "Come sapeva il ministro Mancino, con sei giorni di anticipo, che io sarei stato arrestato?".

    http://www.repubblica.it/2006/04/sez...r-attacca.html

  3. #3
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    politica, mafia ed alta finanza, tutta roba da massoni.

 

 

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