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Costi della politica, Prodi accelera sui tagli
(28-05-2007)
15 giugno. La data entro la quale il consiglio dei ministri tirerà fuori il primo disegno di legge che si occuperà dei costi della politica, Romano Prodi l'ha ripetuta ieri mattina incontrando i capi-gruppo della Sinistra Democratica Cesare Salvi e Titti Di Salvo. Era la prima volta che i capigruppo della Sd, movimento nato di recente da una costola dei Ds, incontravano il presidente del Consiglio ed è quindi naturale che la discussione abbia riguardato molti dei temi presenti nell'agenda del governo: contratto degli statali, riforma delle pensioni, scrittura del Dpef e della legge Finanziaria.
Sulla riduzione dei costi della politica in particolare - si leggeva ieri nel sitowww.romanoprodi.it-il premier ha sottolineato nel colloquio come
«il centro abbia il dovere di dare il buon esempio». In caso contrario, ha sottolineato Prodi, «diventerebbe più difficile avviare un meccanismo virtuoso sul territorio, e il Paese non capirebbe». Come dire, il provvedimento che intendiamo licenziare dovrà occuparsi prima di tutto di tagliare le spese di ministeri, governo e Parlamento.
Prodi ha affidato l'intera faccenda al ministro Giulio Santagata, al quale ha però di recente chiesto di accelerare i tempi rispetto all'idea originaria della scrittura di un "libro bianco" da trasferire poi nella legge Finanziaria. Il tavolo di lavoro che Santagata ha istituito con funzionari e tecnici dei quattro ministeri interessati, insieme al sottosegretario alla Funzione Pubblica Beatrice Magnolfi. ha in agenda altre due riunioni prima di arrivare alle conclusioni. La ricognizione serve per mettere a punto il disegno di legge - anche se non è escluso il decreto - ma soprattutto per verificare il grado di applicabilità di una serie di disposizioni taglia-spese già inserite nella passata legge Finanziaria e che non sono state attuate. A cominciare dalla riduzione del numero dei consiglieri di amministrazione nelle società municipalizzate e nelle partecipate. Non c'è dubbio che l'accelerazione sia dovuta anche alle recenti polemiche montate a seguito di inchieste giornalisti-che. L'affondo di ieri l'altro del presidente di Confìndustria non hanno fatto altro che alimentare nell'esecutivo la voglia di mostrare quanto prima i risultati della ricognizione in corso.
Punto ancora oggetto di approfondimento tecnico-normativo è la possibilità che ha il Parlamento di legiferare su questioni ormai trasferite a regioni e comuni. La serie di incontri che Santagata ha avuto nei giorni scorsi con i vertici delle associazioni di regioni e comuni, è servita proprio a sollecitare una sensibilità sull'argomento. La conferenza congiunta che il ministro Lanziilotta ha convocato per il 31 del mese con gli enti locali, sarà quindi un momento importante per giudicare sino a che punto si potrà e si vorrà affondare il bisturi sul numero dei consiglieri comunali, provinciali e regionali; sul numero e la consistenza delle comunità montane; sul numero delle province; sull'adeguamento automatico che c'è in ogni regione tra lo stipendio da consigliere e quello da parlamentare. Sul punto delle province il Codice delle Autonomie, ora al vaglio del Parlamento, dovrebbe risolvere - salvo modifiche - anche il nodo delle pressanti richieste di istituzione di nuove province. In Parlamento, sostenute in maniera bi-partisan, giacciono infatti richieste per l'istituzione di quindici nuove pròvince.
Ieri a palazzo Chigi ci si interrogava ancora sull'affondo del presidente di Confìndustria. A caldo il presidente del Consiglio aveva innanzitutto considerato ingenerose le critiche del leader degli industriali verso il sistema politico nel suo complesso, e si era stupito del plauso immediato tributato da alcuni esponenti del centrodestra. Fabrizio Cicchitto escluso. A distanza di ventiquattrore, la pesante reazione di Silvio Beriusconi di ieri, conferma nelle valutazioni del premier e del suo portavoce Silvio Sircana, che si tratta di «una faccenda tutta interna al centrodestra». Una sorta di «derby» tra Montezemolo e Cdl, con il primo che si candiderebbe a guidare tutto o parte di quello schieramento. Resta la convinzione di palazzo Chigi che ieri l'altro a Montezemolo sia mancata del tutto «una dose di autocritica».