Cdl al Quirinale, Napolitano: «Niente promesse»
Silvio Berlusconi si presenta al Quirinale con un vero e proprio "cahier de doleances". Un elenco delle lamentele in dieci punti sul governo Prodi. Un governo, ha ripetuto il Cavaliere a Napolitano «che vive una diffusa e profonda crisi di legittimità di cui siamo molto preoccupati». Posizione netta e messa a punto in precedenza con Gianfranco Fini per An, Umberto Bossi per la Lega e Gianfranco Rotondi della Democrazia cristiana per le autonomie. Un'ora di colloquio nella quale la Cdl non ha chiesto le elezioni ma garanzie per il futuro. «Per noi, se cade Prodi si deve votare», ha detto Berlusconi. Giorgio Napolitano ha ascoltato con attenzione lasciando intendere che di fare promesse non se ne parla ma che, in base alle prerogative che gli attribuisce la Costituzione, ogni tentativo di trovare la soluzione più adeguata sarà fatto. Il Capo dello Stato avrebbe lasciato intendere che in caso di caduta del Governo Prodi non ci saranno soluzioni pasticciate ma la ferrea applicazione della Carta che in questo senso è molto chiara: se si crea una nuova maggioranza il ricorso al voto è giocoforza negato. Altrimenti breve esecutivo per portare il Paese alle urne. Una posizione che soprattutto Berlusconi ha apprezzato se è vero come è vero che la grande manifestazione con 4-6 milioni di persone per chiedere elezioni è già uscita di scena nel corso della conferenza stampa finale.
Il punto di maggior vicinanza, al netto delle differenti prospettive sulla attuale fase del governo Prodi, è stata la preoccupazione per la lentezza dell'attività legislativa come ha confermato lo stesso Cavaliere: «Abbiamo riscontrato la preoccupazione del capo dello Stato sulla mancata capacità del Parlamento di produrre leggi». Il tentativo della Cdl è stato quello di puntare, ha detto Bossi «sulla nostra gente e su quello che dice. È gente che va ascoltata», ha detto Bossi. Fini non ha nascosto neanche apprezzamento per l'attenzione del Capo dello stato,
«Basta pensare alla durata e all'intensità del colloquio», e per «la sensibilità del capo dello Stato, preoccupato per il blocco istituzionale». Per Rotondi «si è creato un feeling tra la Cdl e il Quirinale che è il vero vincitore della giornata».




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