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  1. #1
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    Predefinito I Radicali minacciano l’Aventino, anzi no.

    Aventino sì, forse, anzi no. È colpa di Giorgio Napolitano.
    Bah, certo, anzi no. Gli elettori sono stati umiliati. I nostri e anche i «loro». Sì e no.

    La giornata nera dei Radicali nasce male di notte con il varo del decreto «salva liste» voluto da Palazzo Chigi, e finisce peggio.
    La schizofrenia radicale va in scena con Marco Pannella che su Radio Radicale avanza una soluzione «erga omnes», un colpo di spugna per salvare capra (Pdl a Roma), cavoli (Formigoni in Lombardia) e radicali, fuori un po’ ovunque, che di firme (vere o false) non ne hanno raccolte a sufficienza: «Rinviamo il voto ad aprile, prendendo atto dell’anomalia italiana».
    Alé.

    Altro che «certezza delle regole» invocata da Emma Bonino su Repubblica: «E quando perderanno le elezioni - dice la candidata radicale - faranno un decreto interpretativo?». E se le vincessero? Mah.

    A 600 chilometri di distanza il loro figlioccio Marco Cappato rilancia la via giudiziaria, nonostante la bocciatura dell’inchiesta penale sulle firme e il voto del Tar che, qualche ora dopo, avrebbe vanificato i suoi sforzi:
    «C’è ancora la possibilità che i giudici annullino il voto, chiederemo alle Procure di verificare tutte le firme raccolte in Lombardia».
    E, già che c’era, la butta lì: «Formigoni non è comunque ricandidabile, lo dice la legge 165».

    La prima svolta «radicale» arriva nel primo pomeriggio, ma è una doppia inversione a «U».
    La Bonino annuncia il suo personale Aventino, salvo rimangiarselo qualche ora dopo:
    «Non possiamo giocare con i bari, arriva il momento in cui Parigi non vale una messa». Amen.
    Panico in casa Pd, con Pier Luigi Bersani che frena la pasionaria Emma: «L’Aventino non serve a nulla».
    Più che un giudice serve uno psicologo, come malignamente osserva il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto:
    «Stanno impazzendo perché il colpo grosso è sfumato...».

    Tra i giudici e l’Aventino c’è sempre la piazza.
    E allora tutti al Pantheon, Emma in testa, a urlare: «Siamo in un momento critico per la democrazia, ma non è tempo di battere in ritirata».
    L’arringa di Emma scalda la folla: «È questo il Paese che vogliamo?». «Nooo!».
    Anche solleticare la pancia dei forcalioli è un esercizio facile:
    «Il decreto demoralizza chi opera per la legalità, magistrati in testa». «Sììì!».

    E ancora: «Bisogna salvaguardare il diritto di voto di tutto il Paese».
    Che è quello che ha fatto il governo e il Tar della Lombardia, ma in piazza certi distinguo non servono, anche perché per fortuna la folla viene distratta dall’arrivo di Massimo D’Alema, fischiatissimo al grido di «che ci fai qui?».

    Quando la Bonino prende le distanze anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver firmato «un decreto incostituzionale», si scopre perché l’ex premier Pds passava di lì:
    «Il capo dello Stato non c’entra, non ha la responsabilità politica di quello che firma», dice ai giornalisti, ma lontano dalla folla. Amen.

    La fame di piazza non si placa, l’opposizione si dà appuntamento a sabato.
    Per fare campagna elettorale c’è tempo.

    felice.manti@ilgiornale.it su ilgiornale.it 07 03 2010
    http://www.ilgiornale.it/interni/i_r...e=0-comments=1
    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: I Radicali minacciano l’Aventino, anzi no.

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Aventino sì, forse, anzi no. È colpa di Giorgio Napolitano.
    Bah, certo, anzi no. Gli elettori sono stati umiliati. I nostri e anche i «loro». Sì e no.

    La giornata nera dei Radicali nasce male di notte con il varo del decreto «salva liste» voluto da Palazzo Chigi, e finisce peggio.
    La schizofrenia radicale va in scena con Marco Pannella che su Radio Radicale avanza una soluzione «erga omnes», un colpo di spugna per salvare capra (Pdl a Roma), cavoli (Formigoni in Lombardia) e radicali, fuori un po’ ovunque, che di firme (vere o false) non ne hanno raccolte a sufficienza: «Rinviamo il voto ad aprile, prendendo atto dell’anomalia italiana».
    Alé.

    Altro che «certezza delle regole» invocata da Emma Bonino su Repubblica: «E quando perderanno le elezioni - dice la candidata radicale - faranno un decreto interpretativo?». E se le vincessero? Mah.

    A 600 chilometri di distanza il loro figlioccio Marco Cappato rilancia la via giudiziaria, nonostante la bocciatura dell’inchiesta penale sulle firme e il voto del Tar che, qualche ora dopo, avrebbe vanificato i suoi sforzi:
    «C’è ancora la possibilità che i giudici annullino il voto, chiederemo alle Procure di verificare tutte le firme raccolte in Lombardia».
    E, già che c’era, la butta lì: «Formigoni non è comunque ricandidabile, lo dice la legge 165».

    La prima svolta «radicale» arriva nel primo pomeriggio, ma è una doppia inversione a «U».
    La Bonino annuncia il suo personale Aventino, salvo rimangiarselo qualche ora dopo:
    «Non possiamo giocare con i bari, arriva il momento in cui Parigi non vale una messa». Amen.
    Panico in casa Pd, con Pier Luigi Bersani che frena la pasionaria Emma: «L’Aventino non serve a nulla».
    Più che un giudice serve uno psicologo, come malignamente osserva il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto:
    «Stanno impazzendo perché il colpo grosso è sfumato...».

    Tra i giudici e l’Aventino c’è sempre la piazza.
    E allora tutti al Pantheon, Emma in testa, a urlare: «Siamo in un momento critico per la democrazia, ma non è tempo di battere in ritirata».
    L’arringa di Emma scalda la folla: «È questo il Paese che vogliamo?». «Nooo!».
    Anche solleticare la pancia dei forcalioli è un esercizio facile:
    «Il decreto demoralizza chi opera per la legalità, magistrati in testa». «Sììì!».

    E ancora: «Bisogna salvaguardare il diritto di voto di tutto il Paese».
    Che è quello che ha fatto il governo e il Tar della Lombardia, ma in piazza certi distinguo non servono, anche perché per fortuna la folla viene distratta dall’arrivo di Massimo D’Alema, fischiatissimo al grido di «che ci fai qui?».

    Quando la Bonino prende le distanze anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver firmato «un decreto incostituzionale», si scopre perché l’ex premier Pds passava di lì:
    «Il capo dello Stato non c’entra, non ha la responsabilità politica di quello che firma», dice ai giornalisti, ma lontano dalla folla. Amen.

    La fame di piazza non si placa, l’opposizione si dà appuntamento a sabato.
    Per fare campagna elettorale c’è tempo.

    felice.manti@ilgiornale.it su ilgiornale.it 07 03 2010

    saluti
    Mi sembra un po' deboluccio quest'articolo per mettere in difficoltà la Bonino.
    Io non sono un radicale, ma a me indipendentemente dalle battaglie che fanno nel suo partito, la Bonino sembra una persona seria.
    Mi sembra autonoma dai partiti che la sostengono, a differenza della Polverini che si è lasciata travolgere dall'ingordigia dei candidati che bramavano un posto in più.

    L'autonomia e la capacità di imporsi nei confronti dei propri alleati, di un candidato governatore, non sono una piccola cosa.
    Quando c'è da firmare una convenzione con una clinica, o da fare una legge contro il nucleare in Lazio, ci vuole una che si sappia imporre.

  3. #3
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    Predefinito Rif: I Radicali minacciano l’Aventino, anzi no.

    Citazione Originariamente Scritto da stefaboy Visualizza Messaggio
    Mi sembra un po' deboluccio quest'articolo per mettere in difficoltà la Bonino.
    Io non sono un radicale, ma a me indipendentemente dalle battaglie che fanno nel suo partito, la Bonino sembra una persona seria.
    Mi sembra autonoma dai partiti che la sostengono, a differenza della Polverini che si è lasciata travolgere dall'ingordigia dei candidati che bramavano un posto in più.

    L'autonomia e la capacità di imporsi nei confronti dei propri alleati, di un candidato governatore, non sono una piccola cosa.
    Quando c'è da firmare una convenzione con una clinica, o da fare una legge contro il nucleare in Lazio, ci vuole una che si sappia imporre.
    E sì, la bonino é l bonino..........

    Certo che si sa imporre: é riusita a farsi dare un tot di posti alla camera ed in senato da verltroni .
    Sa mercanteggiare, sa digiunare e in fatto di scioperi se ne intende.

    Cosa volere di più? Almeno non andrà coi trav lei, già qualcosa.

  4. #4
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    Predefinito Rif: I Radicali minacciano l’Aventino, anzi no.

    Agevolo la lettura di un articolo che PARE non abbia avuto l'attenzione di qualcuno
    ****

    Declino radicale: da libertari a questurini

    Una volta promuovevano battaglie discutibili ma ispirate a ideali, ora sono totalmente omologati alla partitocrazia che fingono di combattere.

    Digiunano contro l’eccesso di burocrazia, ma si trasformano in censori per bloccare il Pdl


    C’erano una volta i radicali che oggi sono rimasti in due, il fondatore, Marco Pannella, e la sua eterna spalla, Emma Bonino.

    Emblematici quanto si vuole ma sempre solo due e dimentichi del loro passato.

    Tutte le altre figure storiche, da Mauro Mellini a Massimo Teodori, si sono allontanate e non si riconoscono più nel Pr.

    In effetti, è irriconoscibile.

    A molti, che nel Pr non avrebbero mai militato, i radicali sono serviti in passato per dargli il voto se il partito preferito candidava un figuro poco decente.

    Erano una nobile alternativa e con loro si andava sul sicuro.

    Gente degna, un po’ pazza, con un sovrabbondante tasso di idealismo.
    Si potevano condividere o no le battaglie, perfino detestarle, ma avevano innegabili caratteristiche.

    Erano fatte per tutti e non per ragioni di schieramento o di bottega.
    C’era buona fede, amore di libertà, rispetto del diritto dei singoli e garantismo.

    Oggi, Bonino e Pannella sono invece totalmente omologati alla partitocrazia che fingono di condannare.

    Da anni sono stabilmente schierati con i cattocomunisti che furono i loro peggiori nemici.

    Stanno con Di Pietro che è la negazione delle tutele individuali, con i verdi, i rifondazionisti e tutti quelli che portano indietro l’orologio della storia quando caratteristica dei radicali era anticipare i tempi.

    In altre parole, sono morti.


    Parto dall’ultima - lo sgambetto alle liste del centrodestra a Roma e Milano - anche se non è la magagna che colpisce di più.

    Nei giorni scorsi, Bonino ha digiunato contro le farragini elettorali:

    difficoltà di raccolta delle firme, timbri e avalli vari. «Sono la negazione dello Stato di diritto»,

    ha detto e ha chiesto l’abolizione dei burocratismi.



    Quando però nei trabocchetti è caduto il centrodestra, i radicali sono stati i primi a infilargli il cappio al collo.

    Hanno gioito per l’inciampo e fatto la spia con la malignità del capoclasse che denuncia il compagno copione.

    Nessun dubbio che la colpa dell’intoppo sia tutta del Pdl e sua la figuraccia.

    Ma se lui è il fesso, i delatori sono i radicali.

    Da altruisti della politica ne sono diventati i sicofanti.

    Quando si riferiva all’esclusione della propria lista, Bonino ha gridato alla fine dello Stato di diritto e messo sotto accusa il «regime».

    Ora che i depennati sono altri, Bonino se ne infischia dello Stato di diritto e brandisce le leggi del regime per bandirli.


    Una pura ripicca, espressa nel modo più plateale.

    Anche se ridotti a un ectoplasma, i radicali ammantano di pure essenze l’odierna meschinità.

    Il termine attualmente in voga tra loro è «legalità».

    In suo nome fanno lo sgambetto al Cav e seguaci.

    In realtà sono mossi dall’interesse politicante e settario di razziare poltrone senza neanche combattere.

    Come al tizio della réclame a Bonino e Pannella piace vincere facile.
    Sono come tutti.

    La loro felice eccezione è un lontano ricordo.

    Sbandierando la legalità, quella ottusa dei questurini, la coppia si è pavoneggiata sabato scorso in Piazza del Popolo tra i fan di Di Pietro e soci, i cosiddetti «viola».

    Emma col cappottino e il canuto Marco con la criniera a coda da Toro Seduto hanno sdottorato di severità, rigore e applicazione letterale della legge.

    Si sono detti «disgustati per l’andazzo», hanno disquisito di «Paese sfracellato», si sono proclamati indignati e proposti come salvatori della patria.

    Sembravano due pm in trasferta ispettiva con la fissa di rivoltare l’Italia come un calzino.

    Anche qui, la metamorfosi è totale.

    I radicali di una volta parlavano di «giustizia giusta», anziché di legalità, concetto ambiguo.

    C’è, infatti, una legalità garantista e una che non garantisce un baffo.

    C’è una legalità nazista o staliniana e ce n’è una liberale.

    Sono separate da un abisso.

    Emma e Marco, per la loro storia, sono gli ultimi a potere dare lezioni di legalità formale.

    Hanno fumato spinelli per imporne la depenalizzazione.
    Hanno procurato aborti illegali per soppiantare quelli clandestini.
    Hanno sfidato la polizia nelle piazze.


    Nessuno come Marco ha calpestato la legge in nome della disobbedienza civile e del diritto che verrà.

    Allora però, stava con Leonardo Sciascia.

    Ora ce lo ritroviamo con Leoluca Orlando.

    Tace se un giudice - sfidando il ridicolo - sentenzia che il Consiglio dei ministri non è legittimo impedimento per chi quel consiglio presiede.

    Se ne impipa dell’orgia di intercettazioni insensate di questi giorni, buone solo per annichilire l’imputato e anticiparne la condanna.

    Anzi - è successo di recente - si spertica nell’elogio di Gioacchino Genchi.


    Uno che si è impicciato delle telefonate di qualche sospetto e di tanti innocenti per conto di Luigi De Magistris, il pm che le ha sbagliate tutte.

    Il medesimo Genchi che, pure essendo vicequestore in attività, ha fatto il pirla dicendo che il Cav si era fatto da sé l’attentato di Natale.

    Il classico personaggio che i radicali di un tempo avrebbero tagliato a fette.

    Adesso, ci duettano.

    Le contraddizioni tra passato e presente sono infinite.

    Le cito come mi vengono.

    Oggi, Pannella sta con i pm.

    Ma 25 anni fa era stato tra i promotori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati.

    Vent’anni fa si mise alla testa del cosiddetto «Parlamento degli inquisiti» spronandolo a rivendicare i diritti della politica sul giacobinismo dei procuratori.

    Ora, Marco ed Emma fanno i pacifisti: esigono che sia imbastito un processo internazionale a George Bush e Tony Blair per la guerra in Irak.

    Negli anni ’90, erano guerrafondai:
    vollero l’attacco Nato alla Serbia e il bombardamento di Belgrado.

    Vendola, che era contrario, li insultò.
    Oggi, ci vanno a braccetto.

    Un tempo i radicali si battevano per i diritti umani in tutti quei Paesi, come la Cina, dove sono acqua fresca.

    Ma quando due anni fa, da ministro del governo Prodi, Bonino, andò a Pechino fece prevalere gli affari e tacque su tutto.

    Una volta Marco ed Emma facevano i digiuni per alti ideali: contro l’invasione della Cecoslovacchia, la fame nel mondo, la pena di morte.

    Ora li fanno per i propri intrallazzi.

    Per avere nove deputati garantiti contro gli otto che voleva dargli Veltroni.

    Per punire la Rai che sbaglia a non considerarli il sale della terra e non parla abbastanza di loro.

    Perché il Pd gli lesina poltrone, sedie e strapuntini.


    Così, Pannella e la sua spalla hanno perso l’aureola e sono rimasti soli.

    Declino radicale: da libertari a questurini - Interni - ilGiornale.it del 05-03-2010


    Nessun ringraziamento , faccio opere di bene agevolando la piu' ampia informazione possibile
    Sono l'unica persona al mondo che vorrei conoscere a fondo

 

 

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