Buone notizie
La candidatura che Walter Veltroni annuncerà a Torino mercoledì prossimo, ma che viene già data per sicura, è prima di tutto una buona notizia per il nascente Partito democratico per tre ragioni almeno. Primo: non da oggi Veltroni è in testa ai sondaggi di gradimento tra gli elettori del centrosinistra, soprattutto come leader da opporre alla destra. Secondo: anche quando sembrava pura utopia, Veltroni è stato tra i primi a battersi per la nascita di un partito nuovo che mettesse insieme le diverse culture riformiste del Paese. Diciamo che conosce la materia. Terzo: sul nome di Veltroni si sono detti d’accordo D’Alema, Fassino, Rutelli, Finocchiaro, Franceschini, ovvero tutti gli esponenti ulivisti che avrebbero potuto competere per l’incarico di segretario del Pd. Questa convergenza ha fatto storcere il naso a qualcuno che teme o la «sciagura dell'unanimismo» («Corriere della sera») o il «plebiscito» frutto di «manovre preventive di negoziato interno», con la conseguente negazione dello spirito delle primarie («La Repubblica»). Tutte preoccupazioni rispettabili ma un po’ affrettate visto che la candidatura Veltroni dovrà poi essere sostenuta dal voto popolare (ci auguriamo il più ampio) del prossimo 14 ottobre. E non sarà certamente colpa di Veltroni se (come teme Parisi) non si troverà a competere con altre candidature di spicco. Non vorremmo invece che con gli improvvisi timori di «unanimismo» poteri più o meno forti cercassero di suggerire al nuovo segretario del Pd il programma delle cose da fare e da non fare.
In molti commenti a caldo ci si interroga, poi, sui motivi della scelta. Se cioè Veltroni non rappresenti la carta migliore giocata nel momento peggiore.
È probabile che la candidatura sia figlia di uno stato di necessità (la bufera intercettazioni sui Ds, la crisi di consensi del governo Prodi) che ha reso indispensabile sia una svolta d’immagine (Veltroni sicuramente lo è) sia un forte investimento sul futuro del Pd. Si dice che Prodi tema la coabitazione con un segretario di così forte peso politico. E che il sindaco avrebbe preferito correre direttamente per l’incarico di candidato premier del Pd alle prossime elezioni politiche, piuttosto che scendere subito in campo come “semplice” segretario del Pd.
È comprensibile che Walter tema di logorarsi se le difficoltà del governare logoreranno la maggioranza. Ma è possibile, al contrario, che l’asse Prodi al governo e Veltroni al partito dia più stabilità alla coalizione e alla lunga rafforzi entrambe le entità. È una svolta, infine, che avrà ripercussioni sul resto del quadro politico. Per la sinistra radicale, che ha scommesso sul fallimento del Pd e che adesso dovrà rifare i conti. Per la sinistra di Mussi e Salvi che con il Pd hanno rotto e con il Pd di Veltroni potrebbero costruire un dialogo.
Per Berlusconi, infine, l’arrivo di Veltroni è una pessima notizia. Anche a destra, finalmente, si comincerà a guardare il caro proprietario per quello che è: un ingombrante avanzo del passato. E forse non è un caso se da ieri il cavaliere ha smesso di parlare di elezioni anticipate. Con un avversario del genere, avrà pensato, meglio non rischiare.
Una cosa è certa. Giocata la carta Veltroni non si può più sbagliare. Il primo ad esserne consapevole è il protagonista di cui tra qualche giorno ascolteremo le decisioni, le condizioni, gli obiettivi e il programma. Comincia da Torino perché è la città del lavoro. Punta al 35 per cento dei voti. Sulla carta tutto è possibile. Comunque, si volta pagina.
Padellaro




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