Non sono mai stato di sinistra e per la verità neanche di destra.
Ma ho sempre pensato, negli anni che la sinistra avesse uno straordinario vantaggio rispetto alla destra: ossia la grande capacità di mobilitare i centri culturali e saperli fare schierare.
In fin dei conti, del rapporto tra intellettuali e potere si è sempre parlato anche in epoche romane, e volendo anche prima.
La sinistra ha sempre avuto la grande capacità di saper far fruttare i propri intellettuali. Pensiamo a Scalfari, alla sua aria ieratica, al suo modo di esprimersi sicuramente di elevata qualità ma talvolta denotante insopportabile prosopopea. Oppure alla violenza e virulenza di Giorgio Bocca, ai grandi artisti, musicisti, poeti. Tutti rigorosamente maledetti, tutti di sinistra.
Perchè un tempo questo la sinistra sapeva essere: centro di raccolta delle grandi energie sopite di questo paese, da opporre contro lo strapotere di una DC oppressiva, moralista, abituata a risolvere i propri problemi a colpi di censura (il bastone) e clientelismo (la carota).
Alla fin fine, nella mente di tutti, la DC era la grande mamma che dava da mangiare a tutti, mettendo a tacere i rigurgiti di moralismo provenienti dalla sinistra più radicale, di stampo comunista.
Poi ci fu l'abboffata di Tangentopoli e tutto saltò, per la gioia effimera di poeti, artisti e intellettuali. Era una gioia di breve durata, ma all'epoca non lo si sapeva. Si pensava che bastasse il giustizialismo di Mani Pulite per portare pulizia, e così non fu.
In tutto questo, la destra è sempre stata un grande cuore a cielo aperto, ma sempre in dubbio su quale corpo andare ad essere trapiantata.
C'era Montanelli, il grande capofila dell'intellettualismo cosiddetto di destra. Ma quando cadde la DC e ci voleva una forza in grado di opporsi all'avanzata della sinistra, emerse la frattura tra il grande vecchio del giornalismo italiano e quello che poi divenne il grande protagonista della vita politica italiana, tutt'oggi ancora in corsa e sorridente, nonostante malori, pace maker e una moglie che invia richieste di scusa al giornale del grande nemico di sempre e frequenta (non si sa con quale intensità psicofisica) un altro che non brilla per simpatie berlusconiane, tale Cacciari.
In tutto questo, Montanelli, affetto da duropurismo, se ne andò a fondare un nuovo quotidiano, La Voce, seguito da un altro cavaliere dell'antiberlusconismo, Travaglio e tanti altri fedelissimi.
Non si è mai capito bene a cosa mirasse la scelta di fondare La Voce, ma sta di fatto che si rivelò sbagliata. Orfano della protezione del Cavaliere, Montanelli chiuse i battenti e andò al Corriere dove, tra aulici editoriali, riprese la sua attività di intellettuale senza bandiera, inviando neanche tanto di rado stoccate all'uomo che, piaccia o meno, era (ed è) il leader del centrodestra, il collante di quelle forze che nella sinistra non si sono mai volute riconoscere.
Non si è mai capito il reale motivo dell'astio di Montanelli per Berlusconi ma, con tutto il rispetto per Montanelli (che comunque era un grande), sarà l'età avanzata, sarà la malafede (anche un uomo di 91 anni e dunque prossimo alla metà può essere meschino, anche se è un grande intellettuale), riesce un po' difficile pensare che non si fosse reso conto che la sinistra lo stava solo usando nella battaglia contro Berlusconi. Una volta abbattuto il grande nemico, a Montanelli restava la pensione dorata, nei cuori e nella mente di una sinistra che lo ha insultato per anni e che lo ha rispolverato solo quando nella famosa intervista a TMC, lanciò il suo ennesimo anatema contro il Cavaliere.
E così Montanelli nacque, crebbe, visse da antitutto. Anticomunista, antifascista, antiquesto, antiquello..Il prototipo del grande intellettuale di destra: capace di grandi idee, grandi intuizioni, ma totalmente incapace di schierarsi, di prendere una posizione. Qualcuno obietterà che schierarsi comporta la discesa nel campo dei compromessi, che i liberi pensatori, quelli veri, non hanno colore.
Ma la vita ci porta, spesso e volentieri, per il semplice fatto di vivere, a schierarci, per poter conseguire degli obiettivi. Siamo certi che anche Montanelli, quando gli è convenuto, l'ha fatto. Di sicuro l'ha fatto in politica, negli ultimi anni. Ma l'ha fatto con la sinistra, ohibò.
E il problema è proprio questo: la sinistra era capace di saper coinvolgere le forze culturali del nostro Paese.
Non è un crimine, è un merito. Una sinistra che riesce a far fruttare le forze intellettuali, culturali e artistiche è una sinistra che si candida alla vittoria.
Per anni ha vestito i panni del rivoluzionario pronto a portare giustizia in un mondo ingiusto, mescolando demagogia, falso qualunquismo, ma anche e soprattutto grandi battaglie, spesso vinte.
Era la sinistra di Berlinguer, quella di Ernesto "Che" Guevara, Castro, la sinistra di coloro che si battono per un mondo migliore. E il comunista vero era (ed è) un individuo con molti difetti dialettici ma con una sua morale, solida come il granito.
Accanto però a questa sinistra, andata dissolvendosi negli anni, si è affiancata una sinistra malefica, che talvolta si è intinta di quegli stessi valori della sinistra più radicale e radicata, ma nella sostanza vestendo gli stessi panni di quei due nemici che la sinistra dura e pura ha sempre combattuto: da un lato, la destra che, nell'immaginario dell'individuo di sinistra, era l'emblema della chiusura mentale, dell'arretratezza, del legame con valori ed epoche equivoche e dall'altro il moralismo e la censura la Democrazia Cristiana, l'azione cattolica, portatrice di quello stress che Zucchero riteneva deleterio per il giovane, contrapponendolo alla sana e consapevole libidine.
La sinistra esaltava l'autoerotismo, il veterofemminismo, propagandava l'uso del profilattico, la liberalizzazione delle droghe più o meno leggere, lottava contro le ingiustizie, contro l'oppressione dei lavoratori da parte del datore cattivo ed egoista, a volte esagerando e scadendo nel qualunquismo, ma conseguendo anche e soprattutto risultati importanti, che hanno effettivamente segnato positivamente la storia del nostro Paese.
La sinistra di una volta era *popolare*. Con il popolo, per il popolo.
La sinistra di oggi, quella dei DS, della Margherita, è lontana da tutto ciò che puzza di popolare. Frequenta i salotti buoni della cultura, della borghesia, della finanza. E dai talk-show e dalle aule, critica il karaoke, i reality, la televisione di bassa qualità che soddisfa i desideri della massa.
Della sinistra radicale, conserva solo un affettato e lezioso anticapitalismo, fatto di una pedissequa criminalizzazione del profitto e del sano individualismo.
Una sinistra punitiva ma ipocrita, soprattutto *lontana dal popolo*.
Berlusconi invece ha saputo coagulare le forze popolari. Mischiando subdola demagogia e presentandosi come uomo della Provvidenza, ha saputo cattivarsi la simpatia della maggior parte degli italiani, dopo la grande crisi di consensi iniziata nel 2003 e terminata nel 2006, ma non in tempo per guadagnarsi una clamorosa riconferma a seguito di una ancor più clamorosa rimonta.
Oggi Berlusconi è in testa nei sondaggi, Forza Italia è il primo partito, e vincerebbe anche senza l'UDC.
Non me ne compiaccio, non ho mai avuto grande stima del personaggio, ma se si andrà alle elezioni, per la sinistra sarà la più clamorosa sconfitta della storia.
E stavolta la colpa è tutta loro. Del loro governare contro il Paese, dell'incapacità di saper coagulare le grandi forze sociali e produttive, dell'incoerenza e dell'incapacità di saper adottare una linea programmatica, coltivando anche la prospettiva di scontentare qualcuno e nel contempo farsi rispettare.
Nel bel mezzo, scandali e scandaletti ove si scopre che chi per anni ha fatto le battaglie ideologiche contro il nemico di sempre, non solo non è in grado di concretizzare quella stessa moralità sbandierata ai quattro venti e contrapposta all'immoralità del Cavaliere e dei suoi clan, ma persino si comporta come lui, se non peggio.
Cosa c'è di sinistra dentro il governo attuale? Battaglie ideologiche, azioni personali, giochi di potere.
E nel frattempo, Prodi ormai è stato scaricato in luogo di un Veltroni che sicuramente ha maggiore appeal dell'attuale premier ma che rischia di cadere vittima di quello stesso vortice che da anni i professionisti della sinistra (finto)moderata hanno creato con i loro uragani e che ha bruciato tutti gli uomini migliori ma soprattutto dilapidato il patrimonio di credibilità, conquistatosi nei decenni precedenti.
In tutto questo, la sinistra deve recuperare il rapporto con i suoi elettori. Senza indulgere ad egoismi di sorta, ma ricordandosi di schierarsi dalla parte dei giusti, di coloro che ancora credono all'ideale di Stato e senza scadere in quelle stesse ipocrisie contro cui hanno combattuto per anni.
E ritrovando il rapporto con il popolo, con i deboli, con la gente.
Le ragioni delle sconfitte politiche nascono quando gli elettori si sentono abbandonati.
Vale per la destra e vale per la sinistra.
Non dunque un'operazione simpatia ma un concreto ritorno all'amore per il popolo e per la gente.
Prima che sia troppo tardi.




Rispondi Citando
