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    Predefinito Amedeo Guillet, la leggenda del mito vivente

    Per la prima volta, ho assistito ad uno spezzone di un documentario televisivo su Rai 3, sulla straordinaria avventura del grande patriota e monarchico Amedeo Guillet, attualmente residente in Irlanda, grande italiano e già primo eroe nazionale dell'Eritrea.
    Toccanti le interviste all'eroico ufficiale di cavalleria, toccante la sua descrizione dell'ultimo incontro che l'eroe ha avuto con S.M. Vittorio Emanuele III. Guillet, nel ricordare il Re e quell'incontro, pochi giorni dopo l'8 settembre, si è commosso durante l'intervista ed ha chiesto scusa ai telespettatori per questo. Gentile e cavalleresco.


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    Amedeo Guillet, la leggenda del mito vivente

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    di Franco Apicella, 4 ottobre 2004

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    Il 6 novembre 2001 il presidente della Repubblica conferiva ad Amedeo Guillet la Gran Croce dell'Ordine Militare d'Italia citandolo come "Luminoso esempio di cittadino e di soldato, fedele servitore dello Stato e benemerito della nazione, da additare alle future generazioni." La sua vita è stata oggetto di due biografie, la prima scritta da Dan Segre edita nel 1993 e intitolata "La guerra privata del tenente Guillet", la seconda scritta da Sebastian O'Kelly edita nel 2002 e intitolata "Amedeo - Vita, avventure e amori di Amedeo Guillet un eroe italiano in Africa Orientale".
    Oggi, a 95 anni, Amedeo Guillet è presidente onorario della Associazione nazionale arma di cavalleria; vive in Irlanda ma torna sovente in Italia. L'ultima occasione è stata tra l'altro una mostra a lui dedicata dalla associazione culturale Eteria e inaugurata lo scorso 1° ottobre nelle sale del Palazzo Bertazzoli di Bagnolo Mella, in provincia di Brescia. Oltre alle immagini che ripercorrono gli episodi salienti della vita di questo protagonista della storia italiana del Ventesimo secolo, sono esposti numerosi cimeli provenienti dal museo nazionale dell'Arma di cavalleria di Pinerolo. Il più significativo è il medagliere di Guillet, ufficiale italiano vivente più decorato.

    L'atmosfera della cerimonia di inaugurazione è stata dominata dalla presenza di questo straordinario personaggio, nobile, ufficiale di cavalleria e ambasciatore. Come ricorda il suo biografo O'Kelly, "Amedeo Guillet è un uomo che si è distinto in ogni tipo di società si sia trovato ad agire, nel mondo sportivo dell'ippica come campione di raffinata classe aristocratica, in guerra come abile comandante, in diplomazia come ambasciatore in tutto il Medio Oriente e in India. … Nella sua vita Amedeo è stato sempre uno che ha dato, non uno che ha preso, uno che ha ispirato e ispira amore. E' stato, come egli stesso ama dire, un uomo fortunato. Più fortunati di lui, però, sono coloro che l'hanno conosciuto".

    Quest'ultima frase ha trovato piena conferma nelle sensazioni raccolte dai partecipanti alla cerimonia di inaugurazione della mostra. L'affabilità, la passione, lo spirito giovanile di Amedeo Guillet hanno colpito tutti, sorprendendo chi non aveva avuto la fortuna di averlo conosciuto in precedenza. Quella che poteva sembrare una delle tante manifestazioni culturali, più o meno di successo, è diventata una partecipazione corale e convinta di persone, giovani e meno giovani. Tutti sono rimasti affascinati dalla personalità di questo grande uomo solo in apparenza di altri tempi, in realtà lucidamente vicino al mondo di oggi.

    Amedeo Guillet è sopravvissuto a cinque ferite riportate in combattimento nelle diverse campagne condotte dopo la sua nomina a sottotenente di cavalleria nel reggimento Cavalleggeri di Monferrato nel 1932. I suoi teatri di operazione sono stati l'Etiopia, la Spagna, la Libia e ancora l'Africa Orientale, dove costituì il Gruppo Bande Amhara e combatté contro l'esercito britannico dal 1940 al 1941. Dopo la resa italiana proseguì per alcuni mesi con pochi superstiti della sua unità la "guerra privata" contro gli inglesi. Riparato fortunosamente nello Yemen, riuscì infine a rientrare in Italia in tempo per partecipare alla guerra di liberazione.

    Nel dopoguerra intraprese la carriera diplomatica come ambasciatore in Giordania, Marocco e in India, ma non dimenticò le sue vicissitudini in Africa Orientale dove tornò a più riprese per riabbracciare le tante persone che gli erano state vicine. Ritiratosi nel 1975 in Irlanda, ha continuato a dedicarsi ai cavalli, alla musica e alla pittura. Proprio in omaggio alla sua passione per la musica la cerimonia di inaugurazione della mostra di Bagnolo Mella si è conclusa con un concerto molto apprezzato dall'ospite d'onore che si è personalmente complimentato con il direttore del complesso bandistico della città.

    Anche chi già conosce questa singolare figura di italiano non può fare a meno di restare ogni volta stupito - ma più ancora contagiato - dalla sua vitalità. Piacevole sorpresa è stata anche la manifestazione, non solo per la capacità organizzativa dimostrata dai responsabili ma anche per la convinta partecipazione della gente. Lontano da televisioni, cronache giornalistiche, autorità presenzialiste.
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

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    Predefinito






    Sebastian O'Kelly
    AMEDEO
    Vita, avventure e amori
    di Amedeo Guillet
    un eroe italiano
    in Africa Orientale





    Il barone Amedeo Guillet, nato a Piacenza nel 1909, è uno degli eroi dimenticati del Novecento italiano. Ufficiale di cavalleria del Regio Esercito, fu campione di equitazione (superò le selezioni per la squadra nazionale che gareggiò alle olimpiadi di Berlino), ma soprattutto soldato coraggioso. Veterano della conquista dell'Etiopia nel 1936 e del conflitto civile spagnolo, allo scoppio delle Seconda guerra mondiale si trovava in Africa Orientale Italiana, dove il vicerè, il Duca D'Aosta, gli aveva affidato il comando del Gruppo Bande Amhara a cavallo, un reparto indigeno formato da eritrei, etiopi, yemeniti a lui fedelissimi. L'azione di Amedeo lasciò il segno: nella battaglia di Cherù lanciò una travolgente carica che per poco non gli permise di catturare il quartier generale della Gazelle Force, l'avanguardia nemica. Fu un'azione memorabile, che ritardò di un giorno l'avanzata inglese permettendo alle nostre forze di riorganizzarsi, e fece di lui una figura leggendaria. Tagliato fuori dalla madrepatria, mal equipaggiato e privo di rinforzi, l'esercito italiano combattè con coraggio disperato contro gli inglesi invasori: nel decisivo scontro di Charen i generali Carnimeo e Lorenzini furono sopraffatti dopo due mesi di resistenza accannita. Guillet, però, non si arrese. Conosciuto dai suoi uomini come "cummundar-as-sheitan", il "comandante diavolo", in sella al suo splendido cavallo Sandor intraprese una vera e propria guerra privata contro gli inglesi. Lo accompagnava la bellissima Kadjia, la giovane figlia di un capovillaggio etiope che, innamoratasi di lui, decise di condividere i pericoli e le paure di una vita impossibile. Neppure quando il Gruppo Bande cessò la sua guerra Amedeo considerò l'ipotesi di cedere le armi. Abbandonata la divisa, trasformatosi nello yemenita Ahmed Abdullah al Redai, sopravvisse facendo l'acquaiolo e riuscì dopo mille peripezie a raggiungere lo Yemen, dove si improvvisò maniscalco e veterinario per poi diventare apprezzato consigliere dell'Imam regnante. Di lì nel settembre 1943 riuscì a raggiungere l'Italia da clandestino per battersi contro i tedeschi nell'ultimo anno e mezzo di guerra. Fedele al suo giuramento che lo legava al Re, abbandonò la divisa dopo il referendum del 2 giugno e intraprese la carriera diplomatica che lo portò in diversi paesi arabi. Oggi, a 93 anni, vive in un rettorato georgiano nella sua seconda patria, l'Irlanda. La sua vita, ricostruita con un puntiglio e raccontata con passione da Sebastian O'Kelly, è una grande, indimenticabile avventura che evoca le peripezie di Lawrence d'Arabia e porterà il lettore dai circoli nobiliari della Roma anni Trenta alle pianure sterminare dell'Africa Orientale, dai campi di equitazione a quelli di battaglia. E' anche l'affascinante storia dell'amore per Kadija e di quello per la nobildonna napoletana Beatrice Gandolfo, che alla fine della guerra sarebbe divenuta la compagna della vita di Amedeo. Ma è soprattutto un esempio di coraggio, dirittura e fedeltà ai propri principi quale non è dato spesso trovare nella storia recente.


    "Il 19 gennaio, la IV e la V divisione indiane attraversarono il confine a nord del Nilo Azzurro; incontrarono scarsa resistenza, anche se a un certo punto vennero caricate da un ufficiale italiano su un cavallo bianco, alla testa di una banda di cavalieri amhara lanciata alla disperata contro le loro mitragliatrici."

    John Keegan, La seconda guerra mondiale

    "A Brindisi, incontrò a una mensa alleata due degli ufficiali britannici che gli avevano dato la caccia in Eritrea. 'Che fortuna non avervi incontrato allora!' dissero cavallerescamente alzando il bicchiere alla sua salute. 'Che fortuna per voi, forse. Che disgrazia per me, di certo!' rispose con amarezza il tenente colonnello Guillet."

    Indro Montanelli, Gli incontri



    NOTE BIOGRAFICHE - Sebastian O'Kelly, scrittore e giornalista, vive a Londra dove ha ricoperto incarichi direttivi nel mondo della stampa. E' sposato con due figlie e passa parte del suo tempo istruendo una giovane puledra animosa che ha acquistato in Irlanda nel 1999, consigliato da Amedeo Guillet.




    Dopo l'8 settembre, Guillet rinunciò al progetto di tornare in Africa Orientale con armi per continuare la rivolta eritrea filo italiana contro gli inglesi, e svolse attività di spionaggio al servizio del Re contro la RSI.


    Guillet ha anche sempre difeso Vittorio Emanuele III da tutte le offese a lui inflitte, come quella per esempio di essere responsabile delle infamanti leggi razziali. Parimenti, ha sempre difeso il duca d'Aosta Amedeo di Savoia, l'eroe dell'Amba Alagi e Italo Balbo.
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    Nel 2001 il valoroso ufficiale italiano, tornato in Eritrea, da poco indipendente dopo una guerra per liberarsi dal colonialismo etiope durata circa 40 anni, fu accolto dal presidente eritreo e da migliaia di persone come un eroe.

    Dichiarato eroe nazionale dal presidente, proprio questo ha dichiarato che tutti i combattenti dell'Eritrean People Liberation Front erano i discendenti morali dei valorosi soldati indigeni al servizio del valororo ufficiale italiano.

    "La bandiera italiana, con la bianca croce di Savoia, era la bandiera della loro libertà".
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