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  1. #1
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    Predefinito Ma Fini ha un pò di orgoglio??

    Fini: cambia tutto anche per noi Berlusconi o un altro? Decida lui

    Il leader di An: Veltroni non si batte cavalcando l’antipolitica






    ROMA—«... Insomma, Prodi è archiviato. Ormai lo sanno tutti. Resta solo da capire quando si andrà a votare. Ma da questo momento anche per noi cambia tutto, e il centrodestra non dovrà commettere un errore strategico: immaginare la futura campagna elettorale contro Veltroni come fosse una campagna elettorale contro Prodi. Prodi veniva dopo cinque anni di governo del Polo, era il restauratore dell’ancien regime e si presentava sotto le mentite spoglie dell’uomo che riporta la "buona politica". Dopo un anno, alla "buona politica" del centrosinistra non crede più nemmeno il loro elettorato. Perciò Veltroni vorrà dare un segno di discontinuità. E noi dovremo esser pronti a rispondere con un nostro progetto per l’Italia. Ne consegue che l’altro errore da non commettere è quello di cavalcare l’anti-politica. Perché non siamo nelle condizioni del ’94, noi abbiamo governato per cinque anni l’Italia e rappresentiamo oggi più della metà degli italiani». Tutto d’un fiato. Dopo un’ora di analisi sui «disastri» del centrosinistra, Gianfranco Fini ricomincia l’intervista, anzi la ribalta. È il segno che per il leader di An non ha senso soffermarsi solo sulla «crisi del governo che in un anno ha bruciato la credibilità dell’Unione, ed è all’origine del distacco tra il Paese e le istituzioni»: «Ogni giorno ce n’è una. Ci mancavano solo i ministri della sinistra radicale che chiedono a Prodi una svolta sul Dpef...». Tant’è, quel che più conta, di qui in avanti, è «cosa dovremo fare noi per riconquistare Palazzo Chigi».
    Intanto dovrete stabilire con quale candidato premier sfiderete Veltroni.
    «Prima voglio dire che il deficit della Cdl non sta nella questione della premiership, è di tipo progettuale, se si vuole anche culturale. Sul terreno dei contenuti non possiamo pretendere di campare sulla rendita di opposizione. Prendiamo le questioni della sicurezza e dell’immigrazione: è ovvio che l’idea del ministro Ferrero di cambiare la legge Bossi-Fini è sciagurata. Ma c’è un tema ineludibile: l’Italia del futuro, che sarà multietnica, dovrà essere anche multiculturale? A mio avviso assolutamente no. Ecco allora che il problema dell’immigrazione non è solo legato alla legge che l’Unione vorrebbe cambiare. E poi dovremo saper accettare le critiche».
    A cosa si riferisce?
    «L’accusa di esser stati timidi nell’affrontare il tema delle liberalizzazioni, quando eravamo al governo, non era del tutto infondata. Allora, è giusto attaccare le finte liberalizzazioni di Bersani, ma in futuro non ce la potremo cavare così. Avremo il dovere di dire cosa vogliamo fare: a mio avviso bisognerà iniziare a cancellare le sacche di socialismo reale che in Italia sono le municipalizzate. Insomma, se saremo preparati, smonteremo con più facilità il gioco di Veltroni. Già la sua candidatura alla guida del Partito democratico è la prova che avevamoragione. L’accelerazione che è stata impressa nell’ultima settimana mostra quanto sia drammatica la crisi in cui versano. Ora la loro tattica è quella di puntare su una leadership forte, certamente popolare, senza mettere per il momento in discussione l’assetto di governo. Ma qui iniziano i problemi. Perché il primo nodo che Veltroni dovrà sciogliere sarà quello di decidere se marcare omeno una netta discontinuità rispetto a Prodi, per mostrarsi credibile».
    I primi sondaggi testimoniano che Veltroni ha dato una scossa.
    «Veltroni ha costruito finora il suo consenso in base a una condizione favorevole: oltre a essere una personalità capace di alimentare delle prospettive, una nuova frontiera, ha goduto della situazione privilegiata di muoversi fuori dalla mischia. Ma un conto è farlo dallo scranno del Campidoglio, altra cosa da capo del Pd. Se vorrà esercitare la leadership, dovrà misurarsi con l’agenda quotidiana dei problemi, con gli alleati... Insomma, Veltroni non basterà».
    Ne è così sicuro?
    «Se il fallimento del centrosinistra fosse legato solo al fallimento del suo direttore d’orchestra, basterebbe cambiare la bacchetta. Ma a mio avviso il fallimento dell’Unione è il fallimento dell’orchestra, cioè di una coalizione incapace di governare perché troppo eterogenea. Come farà Veltroni a risolvere le contraddizioni che minano la sua coalizione? Continuerà a parlare di semi- presidenzialismo, sapendo che Rifondazione è contraria? Evocherà la frontiera kennediana, sapendo che l’ala massimalista è pronta a tornare in piazza contro gli "amerikani"? Svilupperà il profilo riformista del Pd sul welfare, nonostante la sinistra radicale si opponga alla riforma delle pensioni? Il capitale di consenso che ha acquisito da sindaco di Roma con il suo ecumenismo dovrà giocarselo. Perché finora ha amministrato una città, non ha governato il Paese».
    Veltroni avrà pure molti problemi, ma è un leader capace di rimontare lo svantaggio sul centrodestra.
    «Intanto noi dovremo continuare a lavorare in Parlamento per cercare di mandare a casa Prodi. E in quel caso, l’unica strada sarebbe il ritorno alle urne. Per arrivarci c’è anche il referendum elettorale. Ecco perché mi appello in particolar modo a Berlusconi e a Forza Italia: rompano gli indugi, aiutino la raccolta delle firme. È quella la madre di tutte le battaglie. Perciò in questo mese servirà la massimamobilitazione. Se si raccolgono le firme, si va al referendum. E se si va al referendum, sono convinto che si andrà dritti alla fine anticipata della legislatura».
    È un modo per non concedere a Veltroni quel tempo di cui ha bisogno per recuperare lo svantaggio?
    «Votare nel 2008 o nel 2009 non fa differenza. E comunque se il centrosinistra fosse in grado di reggere, non saremmo nelle condizioni di ottenere le elezioni anticipate. Ma siccome penso che non sarà così, qualora venisse meno la maggioranza del 9 aprile, l’intero centrodestra dovrebbe essere determinato a chiedere il ritorno alle urne. Noi non dovremo accettare soluzioni ponte, governi tecnici o istituzionali. Che interesse avremmo a rendere più agevole l’azione del Pd e di Veltroni?».
    Lo sta domandando a Casini?
    «Certo.Casini è un uomo politico avveduto, si rende conto benissimo che la grande novità di queste ore è il tentativo del Pd di dimostrare che la causa dello sfacelo è il direttore d’orchestra. La causa invece è la natura del centrosinistra. E siccome il leader dell’Udc ha sempre detto che mai e poimai farà una politica di sostegno all’Unione, è chiaro che la discesa in campo di Veltroni ha delle conseguenze inevitabili anche nella strategia del centrodestra».
    Chi convincerà Casini che sarà ancora Berlusconi il candidato premier?
    «Prima dobbiamo capire cosa fare di qui al 2008, nella speranza — non nella certezza— di andare a votare.E poi dobbiamo vedere come si muoverà Veltroni. Tra parentesi, tutte queste lodi al sindaco di Roma suonano ingiuste verso quanti — penso a Fassino — hanno fin qui tirato la carretta. Comunque, in attesa di capire quando si andrà a votare, c’è da mettere a punto il nostro progetto. Le Fondazioni stanno supplendo in questa fase all’assenza di elaborazione progettuale dei partiti,ma serve ritrovarsi, non logorarsi sul candidato premier ».
    Non pensa ci sia già?
    «Al momento non c’è ombra di dubbio che senza la disponibilità di Berlusconi a trovare soluzioni diverse, non esistono — nei tempi così brevi che immaginiamo — delle alternative. E su questo Casini dovrà riflettere. Qualora Berlusconi fosse pronto a soluzioni diverse, tutti — a partire da me —dovremo dichiararci disponibili a valutare altre ipotesi rispetto a quelle che ci riguardano. Però ripeto, fissarci ora su questo tema sarebbe un errore. Perché Veltroni cercherà di proporsi come l’uomo del nuovo che avanza».
    Veltroni incarna l’idea del ricambio generazionale.
    «Ci sarà anche questo aspetto nello scontro mediatico elettorale. Veltrolandia, l’ha definita il Secolo. Emica dobbiamo nasconderlo: lui sa parlare contemporaneamente alla Chiesa cattolica e ai movimenti, punterà molto sulla solidarietà, sul ruolo delle donne come ha fatto Sarkozy in Francia. Cercherà così di nascondere i punti deboli dell’Unione. Noi dovremo far emergere la verità, e cioè che il centrosinistra — a prescindere dal direttore d’orchestra — non è in grado di governare il Paese».


    Francesco Verderami



    23 giugno 2007

  2. #2
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    Anche per andare in bagno chederà il permesso al nano??

  3. #3
    Pasdar
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    Che intervista vomitevole.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  4. #4
    Mai l'altra guancia
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    Ma c’è un tema ineludibile: l’Italia del futuro, che sarà multietnica, dovrà essere anche multiculturale? A mio avviso assolutamente no.
    Qualche "fan" di questo grand'uomo sa se ha approfondito questo concetto altrove?

  5. #5
    email non funzionante
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    a pensare all'italia multietnica già mi sento male

  6. #6
    Oderim dum metuant
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    ma è una novità?
    comunque Fini non si capisce se sia carne o pesce, si è spostato verso il centro tanto da perdere gli elettore più estremisti, non abbastanza da guadagnare il voto di quelli moderati. Infatti, dove il cdx ha migliorato il proprio risultato alle amministrative, Fi e lega sono salite, Udc stabile e An in discesa.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da emoned Visualizza Messaggio
    An in discesa.
    AN è inchiodata ai voti del dopo tangentopoli da quando è nata.
    Non ha mai guadagnato un voto in più, non ha mai espresso una politica trainante per la coalizione, non ha mai differenziato la propria posizione rispetto al nano o, quando lo ha fatto, è stata poi costretta a ripiegare pateticamente.

    Fini è il più grosso fallimento come leader politico della seconda repubblica e lo sanno tutti, anche all'interno del suo partito.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Angelus Visualizza Messaggio
    AN è inchiodata ai voti del dopo tangentopoli da quando è nata.
    Non ha mai guadagnato un voto in più, non ha mai espresso una politica trainante per la coalizione, non ha mai differenziato la propria posizione rispetto al nano o, quando lo ha fatto, è stata poi costretta a ripiegare pateticamente.

    Fini è il più grosso fallimento come leader politico della seconda repubblica e lo sanno tutti, anche all'interno del suo partito.
    Perchè non lo cacciano? Gli altri son peggio??

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69 Visualizza Messaggio
    Perchè non lo cacciano? Gli altri son peggio??

    No, semplicemente anche AN ha smesso di essere un partito in cui si pratica la democrazia interna da tempo.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Angelus Visualizza Messaggio
    No, semplicemente anche AN ha smesso di essere un partito in cui si pratica la democrazia interna da tempo.
    l' esercizio in cui vuotospinto e' piu' abile e' il rinvio del congresso.
    solo che lui non ha 3 TV e un po' di giornali...

 

 
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