a tramare nell'ombra
e leggete la parte in cui salta il tavolo coi sindacati:se la proposta del governo non era finanziariamente sostenibile...cosa l'hanno proposta a fare?alla faccia della serietà al governo
ps:l'art è del corriere di oggi
Tonino e Clemente, parte la «corsa» ai contatti con Silvio Unione nella bufera. Il ministro delle Infrastrutture: perché è legittimo solo se lo fanno quelli del Pd? Il 30 agosto il Cavaliere a Telese STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
ROMA — Siccome ieri pomeriggio Mastella e Di Pietro avevano siglato un armistizio sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, l’Unione ha voluto comunque garantirsi la rissa di giornata: c’è riuscita accapigliandosi sulla riforma della legge elettorale. «La fibrillazione è una condizione cronica per questo governo», dice il capogruppo del Prc alla Camera, Migliore. Ed ha ragione. D’altronde è da un anno che Prodi convive con il bradisismo e ci si è abituato. Un politico di lungo corso come Maccanico, che osserva le mosse di palazzo Chigi dal Senato, lo definisce «il governo delle forze di inerzia»: «Non funziona, ma va avanti grazie a Berlusconi, che al contrario di Casini e Fini vuole impedire l’avvento di un altro esecutivo».
Da tempo il leghista Calderoli ne è convinto, e ora giura di aver le prove a sostegno della tesi: «L’altra sera ho chiamato il Cavaliere e l’ho avvisato, "Silvio, il governo è cotto". Mi ha risposto: "Bene, allora bisogna accelerare". Poi è andato all’ambasciata israeliana e ha sputtanato tutto, annunciando che ci sono dei senatori della maggioranza pronti a passare con noi. È come se avesse gridato "al lupo, al lupo", quando il lupo è lui. La verità è che pensa di andare alle elezioni con l’attuale governo, perché è convinto che basti e avanzi per la nostra campagna elettorale. Al contrario di Bossi e Fini non si è ancora rassegnato all’idea che il centrosinistra non ci manderà mai alle urne con Prodi ancora in sella».
Il primo ad averlo capito è il Professore. A sentire il resoconto che Mastella ha fatto ai suoi, dopo aver parlato con il premier nelle pause della Conferenza sull’Afghanistan, «Romano è fuori dalla grazia di dio, è incattivito con tutti gli alleati. A iniziare da Veltroni. Lui dice che si sbagliano a darlo per morto e che se ne accorgeranno». Non è una minaccia, è una promessa, che in queste ore si accompagna alle voci più disparate. Rimpasto è la parola che si sente sussurrare nella maggioranza, che corre incontrollata di bocca in bocca, che si alimenta per le tensioni. Il rimpasto sarebbe la mossa che il premier ha in mente per rafforzarsi. C’è chi parla di Fassino pronto a essere imbarcato, chi assicura che Padoa-Schioppa sarebbe con le valigie in mano, destinazione Fondo monetario. Ma proprio ieri il ministro dell’Economia ha assicurato la sua presenza alla festa di Telese, per il 27 agosto. Prodi non ci sarà, in compenso ci andrà Berlusconi il 30 agosto. Previsti fuochi d’artificio.
E visto che gli inviti di Mastella non sono mai casuali, s’intuisce il traffico che c’è al centro. «Inciuciano tutti, pure quelli del Partito democratico, e non posso inciuciare io?», commenta il capo dell’Udeur. E come dargli torto. Anzi, per una volta lui e Di Pietro non solo la pensano allo stesso modo. Si muovono allo stesso modo. C’è traccia dappertutto dei contatti tra Forza Italia e l’Italia dei Valori, e l’ex pm l’ha fatto capire ai suoi: «Dovete spiegarmi perché è legittimo se sono i dirigenti del Pd a non escludere la rottura con la sinistra radicale e a ipotizzare un’alleanza con le forze di centro, mentre se lo fanno altri no. E che sono loro, la Cassazione? Semmai il problema politico per me è un altro. Ha un nome e un cognome». Silvio Berlusconi. Difficile in effetti immaginarli insieme, altrimenti Di Pietro avrebbe già rotto gli indugi.
Così scorre il tempo nel governo Prodi, che convive da un anno con il bradisismo, marischia di crollare per effetto di una scossa di terremoto. La riforma delle pensioni è un vulcano pronto a eruttare: nell’Ulivo c’è chi teme avvenga già a luglio, nel Prc c’è chi prevede che si arriverà fino a fine anno, «magari quando Prodi ci proverà con un decreto. Un altro decreto di San Valentino». Non è chiaro se l’accostamento di Prodi a Craxi sia un complimento oppure no. È certo che al momento la trattativa sulla previdenza è aria fritta. Bastava sentire ieri il senatore dei Dl, Polito: «Il segretario della Uil mi ha raccontato che la mediazione avanzata dal ministro Damiano è quella già bruciata la scorsa settimana dal governo, quando sembrava che fossero a un passo dall’accordo con il sindacato. Angeletti mi ha detto che era già tutto pronto, ma che dopo cena Prodi ha chiamato nella sala della riunione un dirigente della Ragioneria generale dello Stato e gli ha dato la parola. Quello ha spiegato che l’intesa era economicamente insostenibile, ed è saltato tutto. Allora, di che stiamo parlando?».Infatti Bertinotti non vuole sentir parlare di accordi. Lui non va oltre, ci pensa il capogruppo del Prc al Senato Russo Spena, a dar voce ai sospetti che circolano nel suo partito: «Con Berlusconi nei panni di alleato di Prodi, D’Alema si è messo a lavorare contemporaneamente contro il premier, per arrivare a un altro governo, e contro Veltroni, per sparigliargli le carte, altrimenti è fuori gioco. Questa è la sua fase destruens. Lui crede di poter poi passare alla fase construens, che come al solito non gli riuscirà». E meno male che sono alleati.




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uò darsi che d'alema in questo momento si faccia da parte perchè veltroni è l'unica possibilità di vincere ed una volta vinto inizi a lavorarlo ai fianchi;chiaro sono solo idee non suffragate da prove
