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    Predefinito La Merkel come agente doppio

    La Merkel come agente doppio
    Maurizio Blondet <http://www.effedieffe.com>
    15/01/2007

    Il papà era ufficialmente un pastore luterano, ma dal cognome molto ebraico: Horst Kasner. E così la mamma, Herlind Jentzchs, che aveva un nonno «polacco».
    Una strana coppia, quella che dà la luce ad Angela Merkel nel 1954 ad Amburgo, ossia in Germania occidentale; perché poco dopo papà Kasner si trasferisce per scelta nella Germania comunista.
    Dove non solo ha il permesso di fondare un seminario luterano, ma gode di uno statuto sociale privilegiato: possiede due auto e gli è consentito di viaggiare quando vuole in Occidente.
    Così Reseau Voltaire comincia una biografia ragionata della cancelliera tedesca e presidente pro-tempore della UE, nonché eroina dell'iper-capitalismo filo-americano: in breve, quella che emerge è la figura di un agente doppio.
    Merkel è il nome del suo primo marito, un fisico che incontrò mentre studiavano insieme, e da cui ha divorziato - preferendo però mantenerne il nome, non ebraico.
    Dopo si è accasata, ma non sposata, con Joachim Sauer, altro nome spiccatamente israelita.
    Ma quel che più conta, è che Angela si iscrive giovanissima alla SED, il partito comunista della Germania Est: ben decisa a dedicarsi alla politica e a far carriera nel regime.
    Difatti, grazie al suo zelo ed intelligenza, sale rapidamente ai massimi gradi dell‚organizzazione giovanile del partito, la Freie Deutsche Jugend: al punto da divenirne segretaria del dipartimento «agitazione e propaganda».
    Una carica che non si affidava se non a persone la cui lealtà era stata vagliata dalle indagini della STASI.
    E di fatto, c‚è chi dice che il promotore della sua brillante carriera comunista sia stato Marcus «Misha» Wolf, il leggendario israelita capo dello spionaggio di Pankow.
    C‚è anche chi giura di averla incontrata, giovane e piacente, come «intrattenitrice» di dirigenti stranieri nei «festival della gioventù socialista» ed in altre occasioni di solidarietà socialista.
    Il sospetto che riferisse le intime confidenze ottenute alla STASI, viene da sé. Ma questi sono pettegolezzi.

    Più concreti i fatti: Angela diventa uno dei principali esperti di «comunicazione politica» della dittatura socialista.
    Parla perfettamente il russo.
    Viaggia, sia come scienziata (ha una brillante laurea in fisica) sia come funzionario politico, in tutti i Paesi del blocco sovietico.

    Una comunista di ferro.
    Nel 1989, cade il Muro di Berlino: Markus Wolf, che sapeva tutto prima, si è ritirato di sua volontà da tre anni dalla carica di capo della Stasi, che aveva fondato lui stesso nel 1953, per occuparsi - inopinatamente - di cinema (aveva un fratello regista di regime).
    Più tardi, dirà di aver ricevuto e rifiutato dalla CIA un'offerta golosa: lavorare per loro, con cambio di nuova identità e villa in California.
    Certo è che la CIA, in quei mesi febbrili della «libertà», deve essere andata a pesca di agenti capaci, e di colpo disoccupati. Stesso lavoro di prima, nuovo padrone.
    Ed ecco che Angela Merkel, a un mese dal crollo del Muro, abbandona la fede comunista e passa armi e bagagli nel Democratische Aufbruch (Risveglio Democratico), neonata formazione che si ispira alla democrazia cristiana tedesco-occidentale.
    Ricomincia una nuova carriera? Deve rifare la gavetta? No, niente affatto.
    Immediatamente è insediata nelle stesse funzioni di quand‚era socialista: nel Dipartimento agitazione e propaganda, che ora però ha il nome più pluralista di «incaricata ai rapporti con la stampa».
    Stesso lavoro sotto altri padroni.
    O forse nuovo lavoro (infiltrazione) per i vecchi padroni, chi può dirlo?
    Ma una cosa si può dire: salta fuori che il fondatore e presidente del nuovo e democristiano «Risveglio Democratico», Wolfgang Schnur, è un vecchio collaboratore della STASI.
    E‚ la stessa Merkel a dare la dolorosa notizia: ciò che costringe Schnur a dare le dimissioni («bruciato», si dice nel gergo) e permette a lei di prendere la posizione di presidente del movimento.
    In tempo per le prime elezioni democratiche nell'ex-Germania Est.
    La Democratische Aufbruch della Merkel si presenta: prende un miserevole 0,9 % dei voti. Ma, come ben sappiamo noi italiani a proposito del partito radicale, i pochi voti non sono tutto nella vita, quando si hanno amici importanti dietro le quinte.
    Difatti, la Merkel diventa la portavoce («agitazione e propaganda», come prima) del governo di Lothar de Maizière, democristiano ed ultimo premier della repubblica dell'Est, che si prepara alla fusione con l'Ovest.

    E a guidare la fusione è la Merkel, che partecipa in prima persona (con lo 0,9 %) ai negoziati «2+4», quelli che mettono fine allo status di Berlino come città occupata (dai «4» alleati della seconda guerra mondiale) e getta le basi per la riunificazione.
    E' lei ad affrettare l'entrata dell'economia post-comunista nel «mercato libero» e nell'area del marco.
    Un'esperienza fondamentale a contatto con gli alleati occidentali, che non mancano di valutarne le doti di liberista.
    Intanto al compagno della sua vita, Joachim Sauer, viene offerta un'altra esperienza importante nel mondo libero: è assunto dalla ditta americana Byosim Technology, che lavora per il Pentagono. Passa un anno a San Diego a fare esperienza, poi viene assunto, sempre a San Diego, dalla Accelrys, altra contrattista del Pentagono.
    Questa circostanza tra l'altro facilita la Merkel nel suo perfezionamento della lingua inglese, visto che va e viene da Berlino alla California.
    Nella Germania ormai unificata, la Democratische Aufbruch confluisce nella CDU, il potente partito democristiano occidentale di Elmuth Kohl.
    Immantinente, la Merkel (che pure porta quello 0,9 % di voti, mica tanti) viene eletta deputata al Bundestag ed entra subito nel governo Kohl: ministro della Famiglia (lei divorziata e concubina), della Gioventù (lei senza figli) e della Condizione Femminile (lei esperta di femminilità d'intrattenimento).
    Sono passati nemmeno 14 mesi, commenta Reseau Voltaire, e la ex-responsabile «agitazione e propaganda» della gioventù comunista è perfettamente riciclata e già ministra nel «mondo libero»: imparate, o giovani, come nel capitalismo avanzato una fanciulla senza santi in paradiso possa far carriera, armata solo della sua intelligenza e volontà. E' il mercato, ragazzi.
    Accade che Lothar de Maizière, divenuto nel frattempo presidente nazionale della CDU, viene smascherato come un collaboratore della STASI: anche lui bruciato, deve dimettersi. Chi lo rimpiazza? Angela, naturalmente. Lei, la democratica, la faccia pulita che mai ha avuto un rapporto con la STASI.

    Ben presto Kohl prende a ben volere la ragazza. E la nomina ministra della Protezione della Natura e della sicurezza nucleare, approfittando del fatto che il precedente titolare del ministero, Klaus Toepfer,*è passato all'ONU al direttorato per l'Ambiente dopo uno scontro con le Camere di commercio e le industria tedesche (promoveatur ut amoveatur). La Merkel arriva al ministero e immediatamente lo purga di tutti i funzionari fedeli al suo predecessore. In attesa dell'occasione propizia per un nuovo avanzamento di carriera.
    L'occasione si presenta nel 1998. Elmuth Kohl commette un errore: si dichiara contrario all'intervento NATO nel Kossovo, fortemente voluto dagli ultrasinistri (Joscha Fischer e Schroeder dipingono Milosevic come il nuovo Hitler: oggi è il turno di Ahmadinejad).
    La libera stampa anglo-americana attacca Kohl per il disastro economico «che avrebbe provocato con la riunificazione».
    Alle elezioni, vincono Fischer e Schroeder (i rossi e i verdi).
    Come per incanto, giudici onestissimi scoprono che Kohl, o i suoi della CDU, hanno accettato mazzette da occulti finanziatori; Kohl si rifiuta di farne il nome. Scoppia «Mani Pulite» alla tedesca.
    Angela Merkel pubblica su Frankfurter Allgemeine, il 22 dicembre Œ99, un articolo dove prende ostentatamente le distanze da Kohl, che tanto l'ha delusa. Kohl si deve ritirare dalla vita politica.
    La CDU nella bufera non trova di meglio che affidarsi alla sola intoccata dallo scandalo: Angela, naturalmente. Ormai presidente del partito, Angela si ricorda che è un partito cristiano: e sposa il suo ebreo Sauer in nozze regolari. Berlino val bene una messa, si potrebbe dire. Da quel momento, la strada è facile e piana.
    Anche perché, come nota Thierry Meyssan, Angela ha il sostegno del gruppo editoriale Springer (180 fra quotidiani e periodici) e del gruppo Bertelsman.

    Sono due potenze editoriali e molto «atlantiche», fiduciari del Bilderberg: i giornalisti di Springer devono firmare, al momento del contratto d'assunzione, una clausola che li impegna ad «operare per lo sviluppo dei rapporto trans-atlantici» nonché, chi l'avrebbe mai detto, «per la difesa di Israele». Ora il suo mentore è Jeffrey Gedmin.
    Un americano che è divenuto direttore dell'Aspen di Berlino, che ha lavorato per l'American Enterprise (di Richard Perle e Wolfowitz) e per il PNAC (Project for a New American Century), gli enti israelo-americani già tante volte citati come promotori della «guerra al terrorismo globale» dopo l‚11 settembre.
    Amico personale di John Bolton, Gedmin ha rifiutato di diventare suo braccio destro all'ONU per stare vicino ad Angela e prepararla al luminoso futuro che l‚attende.
    Secondo Meyssan, Gedmin svolge nel 2003 un vasto programma di «diplomazia aperta» americana, comprese «sovvenzioni segrete a giornalisti» e media in Europa Occidentale. E‚ ancora una volta la specialità di Angela, «agitazione e propaganda».
    Difatti in quello stesso anno, quando Schoreder si rifiuta di lanciare soldati tedeschi nel calderone iracheno, Angela Merkel scrive un articolo in cui prende le distanze dal neutralismo di Schroeder e di Chirac, proclama la sua gratitudine e fedeltà all'America, e dice il suo sì alle guerre di Bush.
    Per lei, grida, il sogno di un'Europa indipendente dagli USA è una sciocca e irrealizzabile ambizione.
    «Schroeder non parla per tutti i tedeschi», inneggia il titolo del suo pezzo: pubblicato direttamente, stavolta, dal Washington Post (20 febbraio 2003). Poi, la campagna elettorale del 2005. La CDU è favorita.
    Ad Angela dà manforte Gedmin, che in un articolo su Die Welt critica il sistema economico tedesco, il modello renano e sociale, e con una frase rivelatrice: «Se [in Francia] Sarkozy succede a Chirac, la Francia può conoscere una ripresa. Sarebbe deplorevole che la Germania continuasse a regredire».
    In risposta, la Merkel rivela finalmente i suoi piani di cancelliera futura: iniezioni di liberismo, meno previdenza sociale, troncare i sussidi di disoccupazione, tassazione con un solo scaglione, non più progressiva.
    Il vantaggio della CDU declina subito: alla fine, Schroeder perderà col 34 % dei voti, la Merkel vincerà, se così si può dire, col 35 %.

    E‚ un po‚ quel che succede in Italia, con la vittoria di Prodi quasi identica a quella di Berlusconi.
    In Germania si deve formare la «grande coalizione», destra-sinistra, per fare «le riforme»; in Italia, inutilmente la chiede il Cavaliere.
    Per ora niente. Ma chi può dirlo: anche da noi si affollano comunisti riciclati e candeggiati, desiderosi di provare il loro liberismo, e la loro amicizia per Condy Rice. La Merkel nella UE, di sicuro, aiuterà.
    Un grazie a Thierry Meyssan per aver fornito queste informazioni preziose, che formano un quadro assai preciso della ragazza e della sua azione.
    Così, almeno, non saremo colti di sorpresa.

    Maurizio Blondet

    Note
    1) Thierry Meyssan, «Angela Merkel, une néo-conservatrice à la presidence de l‚Union Européenne», Reseau Voltaire, 12 gennaio 2007.


    esteri
    Pechino si inchina ad Olmert
    Maurizio Blondet
    16/01/2007
    Ehud Olmert e Wen Jiabao durante l'incrontro del 10 gennaio a Pechino.

    Mentre Ahmadinejad incontrava Chavez (essenzialmente, per concertare un taglio delle estrazioni OPEC onde rialzare il prezzo del greggio, mantenuto artificialmente basso dalle manipolazioni di Goldman Sachs), un‚altra visita di Stato avveniva dalla parte opposta del pianeta: Ehud Olmert è stato ricevuto con tutti gli onori a Pechino dal premier Wen Jiabao. (1)
    E il cinese ha esplicitamente condannato l‚Iran per il suo atteggiamento di sfida all‚ONU.
    «La risoluzione 1737 [quella che impone a Teheran di interrompere l‚arricchimento di uranio], adottata all‚unanimità dal consiglio di Sicurezza, riflette le preoccupazioni della comunità internazionale a proposito della questione nucleare iraniana», ha detto il cinese.
    Olmert quasi non credeva alle proprie orecchie.
    «Ho ascoltato molte cose sorprendentemente positive», ha dichiarato ai giornali pechinesi:
    «Il premier Wen ha chiarito in modo assoluto l‚opposizione cinese alla bomba atomica iraniana».
    La visita del governante sionista a Pechino era l‚ultima tappa del tour nelle capitali dei cinque membri permanenti dell‚ONU (Londra, Parigi, Mosca e Washington) per spingere i cinque «grandi» ad aumentare le pressioni sull‚Iran.
    Sulla Cina, si può credere che l‚ebreo abbia poca influenza.
    Ma l‚incontro è avvenuto all'indomani della visita a Pechino di Ali Larjani, il negoziatore iraniano sulla questione nucleare.
    Ed anche a lui i capi del PC cinese hanno sottolineato che la risoluzione ONU 1737 esprime preccupazioni «condivise», dunque non solo americane.
    Insomma la nomenklatura pechinese ha dato un sostegno ragguardevole, e deliberato, alla posizione estremamente ostile di Bush, che nell‚ultimo suo discorso ha apertamente minacciato l‚Iran indicandolo come il nemico prossimo da abbattere.
    Tanto più che la Merkel alla presidenza UE, e Sarkozy prossimo probabile presidente a Parigi, preludono ad un mutamento delle posizioni europeee: assai meno conciliante verso Teheran, e assai più neocon.


    Ora Bush ha la concreta possibilità di isolare Mosca nel consiglio di Sicurezza, mentre si avvicina la scadenza (marzo) in cui si dovrà constatare se la Risoluzione 1737 è stata violata.
    Non c‚è dubbio che l‚atteggiamento di Teheran, e di Larjani, debba aver irritato i cinesi.
    Dopo la visita di Larjani, il capo della commissione Esteri del Majlis (il parlamento iraniano), Alaeddin Broujerdi, ha dichiarato all‚agenzia ufficiale persiana: «Ci aspettiamo che Mosca e Pechino mostrino più forza, potere e indipendenza? Ci aspettiamo che usino il loro potere di veto come dimostrazione della loro forza e indipendenza, come fanno invariabilmente gli USA in questioni riguardanti il regime sionista».
    Eppure proprio un rapporto del Majlis, nell‚aprile 2006, aveva valutato che Pechino non avrebbe spinto il suo appoggio a Teheran fino al gelo con Washington.
    Le due economie, quella americana e quella del gigante asiatico, sono troppo intrecciate: il creditore (Cina) detiene troppi dollari del debitore per potersi permettere un suo fallimento.
    Gli scambi tecnologici e commerciali sono intensissimi.
    I due Paesi sono alleati di fatto in economia, e in politica mondiale non così distanti come pare. Dopotutto, la Cina vuol giocare la parte - a cui Washington la invita - di «partner responsabile» e rispettabile.
    Non ha interessi che la inducano a contrastare l‚America ed Israele sulla questione palestinese, né ideologici né - quel che oggi conta - economici.
    In Libano, Pechino ha già aiutato gli americani ad ottenere la risoluzione ONU che esige il processo internazionale per l‚omicidio di Hariri.
    Si aspetta un aiuto altrettanto discreto contro la sua minoranza musulmana interna, i 150 milioni di uiguri turcofoni, ove fosse necessaria una sanguinosa repressione.


    La nomenklatura non ha alcuna simpatia ideologica per il mondo islamico.
    D‚altra parte, il 13 % delle importazioni cinesi di greggio vengono dall‚Iran, e i cinesi stanno investendo nell‚economia iraniana, anche a lungo termine: ma sempre sotto condizione di un atteggiamento più conciliante di Teheran.
    L‚Iran ha presunto troppo circa la sua importanza come fornitore di Pechino.
    La Cina ha una relazione sempre più stretta con l‚Arabia Saudita (con scambi di visite al massimo livello in soli quattro mesi), e conta sui sauditi per riempire le quattro riserve strategiche energetiche che progetta di costruire nel territorio cinese, e che dovranno soddisfare un mese di importazioni petrolifere dal prossimo anno, e fino a tre mesi entro il 2015.
    Non solo Pechino importa dai sauditi più che dall‚Iran (17 %), ma sa che l‚Arabia può, al bisogno, pompare più petrolio del consentito dall‚OPEC, per riempire le riserve in accelerazione se necessario.
    Per questo Pechino ha investito miliardi di dollari nel petrolchimico arabo.
    Ed è sensibile all‚allarme saudita - acutissimo - sull'emergenza della «mezzaluna sciita» egemonizzata dall‚Iran.
    Tutto questo conduce ad una convergenza ambigua verso le posizioni israelo-americane.
    Come nota l‚ambasciatore Bhadrakumar, nel discorso di Bush sull‚escalation in Iraq ha avuto posto un appello a «Paesi come l‚Arabia Saudita, l‚Egitto, la Giordania e gli Stati del Golfo a capire la minaccia strategica alla loro sopravvivenza».
    Sullo sfondo di questa frase, Bhadrakumar intravede una strategia in cui questi Paesi sunniti potrebbero - su mandato Onu - inviare una forza multinazionale della Lega Araba che, col pretesto di «proteggere i sunniti iracheni», terrebbe a freno l‚avanzata sciita e consentirebbe alle truppe USA di alleggerire la loro presenza in Iraq.


    Più a fondo ancora, c‚è l‚interesse cinese per gli armamenti sofisticati e le tecnologie che Israele può fornire a Paesi «amici».
    Armamenti e brevetti americani, che sarebbero vietati a Pechino, possono essere ottenuti attraverso lo Stato ebraico.
    L‚Iran farebbe meglio a non illudersi.
    Se l‚attacco contro le sue installazioni avverrà - ad aprile secondo «Arab Times», o ad agosto secondo voci dei servizi israeliani - i vecchi comunisti cinesi diventati capitalisti e garanti del «nuovo ordine mondiale» non saranno certo dalla loro parte.
    Sul piano metastorico sarebbe strano il contrario: ci sarebbe da stupirsi se un regime ripugnante come quello cinese, alla resa dei conti o all‚Armageddon, non stesse dalla parte dei peggiori.
    A fianco delle potenze «huius mundi».

    Maurizio Blondet

    Note
    1) M. K. Bhadrakumar, «China‚s Middle East journey via Jerusalem», Asia Times, 13 gennaio 2007.


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  2. #2
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    hai riportato una vecchia notizia e come gia' allora zero commenti ....

    Infatti quello che mi stupisce di questo articolo di blondet e' che non ha provocato nessuna reazione , eppure se quello che scrive fosse falso sarebbe facile querelarlo , accusarlo di " vilipendio di capo di stato estero " o quantomeno cogliere una grossa occasione per sbugiardare e screditare il " solito complottista antisemita " ..

    Invece sembra che questa merda sia cosi' tanto pericolosa per questo " agente doppio" allevata di " buona razza" per farci " da "pastore" ... che nemmeno si registra la solita canazza delle solite trombette ...
    ... forse perche' dando rilievo mediatico alla cosa anche solo con la solita canazza si rischia che sotto i riflettori vengano fuori delle prove ?..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  3. #3
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    Merkel è il nome del suo primo marito, un fisico che incontrò mentre studiavano insieme, e da cui ha divorziato - preferendo però mantenerne il nome, non ebraico.
    peccato che tutta la teoria di Blondet ricada su di lui con un grandissimo tonfo: ebben sí... anche Merkel è un cognome che si puó trovare in famiglie ebraiche. Blondet, vai cosí sei forte.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da arba2 Visualizza Messaggio
    peccato che tutta la teoria di Blondet ricada su di lui con un grandissimo tonfo: ebben sí... anche Merkel è un cognome che si puó trovare in famiglie ebraiche. Blondet, vai cosí sei forte.
    La mia affossa thread

    Arba

  5. #5
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    Angela Merkel, una neo-conservatrice alla Presidenza dell’Unione Europea
    Thierry Meyssan – tratto da www.voltairenet.org/article144629.html#auteur29
    Mentre Angela Merkel assume la presidenza dell'Unione europea nel primo semestre 2007, Thierry Meyssan ritorna sul percorso sorprendente di questa responsabile della propaganda comunista della RDA diventata cancelliere cristiano democratica della Germania riunificata.
    Sottolinea i suoi legami assunti con i neo-conservatori e la sua concezione di una leadership degli Stati Uniti in Europa

    Angela Merkel e George Walker Bush
    Angela Merkel è nata nel 1954 ad Amburgo (Repubblica Federale tedesca). Poco dopo la sua nascita, la famiglia fece la scelta poco comune di passare all'Est. Suo padre, pastore della chiesa luterana, fonda un seminario nella Repubblica Democratica tedesca e dirige una casa per handicappati. Si astiene da ogni critica pubblica contro il regime ed usufruisce di uno statuto sociale privilegiato: dispone di due automobili e si muove spesso all'Ovest.
    Angela Merkel prosegue gli studi brillantemente, fino al suo dottorato in fisica. Sposa un fisico, Ulrich Merkel, di cui divorzia rapidamente. Quindi, si trasferisce con il professore Joachim Sauer, divorziato pure lui, ma già padre di due bambini. La Sig.ra Merkel diventa ricercatrice in fisica quantistica all'Accademia delle Scienze.

    Contemporaneamente, si impegna in politica dentro la Freie Deutsche Jugend (gioventù libere tedesche), l'organizzazione di inquadramento dei giovani devoti allo Stato. Sale di grado al punto da diventare segretario del dipartimento agitazione e propaganda. Diventa una delle principali esperti in comunicazione politica della dittatura socialista. A titolo professionale e politico, viaggia spesso nell'ambito del blocco sovietico, in particolare a Mosca, ancor più parla correttamente il russo.
    Benché sia stata auspicata e preparata da tempo, la caduta del muro di Berlino, nel novembre 1989, sorprende tutte le cancellerie. La CIA tenta di costituire il cambio reclutando responsabili del "ancien régime" che accettano di servire gli Stati Uniti come lo fecero per l'URSS.
    Un mese più tardi, Angela Merkel volta gabbana e senza avvertire passa con armi e bagagli al Demokratischer Aufbruch (Risveglio Democratico), un nuovo movimento ispirato della democrazia cristiana tedesco-occidentale. Occupa immediatamente le stesse funzioni precedenti, tranne che il posto è intitolato secondo il vocabolario tedesco-occidentale: "incaricata delle relazioni con la stampa".

    Tuttavia, sembra che il presidente del Demokratischer Aufbruch, Wolfgang Schnur è un ex collaboratore della Stasi, la polizia politica della dittatura socialista. La Sig.ra Merkel stessa annuncia alla stampa queste notizie dolorose che costringono il sig. Schnur a dimettersi e gli permettono di prendere il suo posto alla presidenza del movimento.
    Al termine delle ultime elezioni legislative della RDA, entra al governo di Lothar de Maizière, di cui ne diventa il portavoce, benché Demokratischer Aufbruch abbia raccolto soltanto lo 0,9% dei voti. Soprattutto, in questo periodo transitorio, partecipa attivamente ai negoziati "2+4" che mettono fine allo statuto quatripartitico di Berlino e all'occupazione alleata, come pure ai negoziati in previsione della riunificazione tedesca. Per evitare, dice lei, un esodo massiccio dall'Est verso l'Ovest, ella si applica a fare entrare senza indugio nella RDA nell'economia di mercato e la zona Marco.


    Angela Merkel e Ehud Olmert
    Al suo fianco, il compagno, Joachim Sauer, lavora nella ditta statunitense Biosym Technology. Passa un anno a San Diego (California) nel laboratorio di questa società che collabora col Pentagono. Resterà successivamente come esperto presso Accelrys, un'altra società di San Diego collaboratrice del Pentagono. A suo fianco, Angela Merkel perfeziona il suo inglese.
    Una volta sciolta la RDA nella RFA e Demokratischer Aufbruch nel Christlich Demokratischen Unione (CDU - Unione dei cristiani democratici), Angela Merkel è eletta deputato al Bundestag ed entra nel governo di Helmut Kohl. Benché quest'ultimo nonostante le tradizioni, sceglie questa giovane donna venuta dall'Est, divorziata, senza figli e convivente, come Ministro della famiglia, della Gioventù e della condizione delle donne.

    In 14 mesi, la responsabile comunista della propaganda delle gioventù della RDA è diventata Ministro cristiano democratico della gioventù della RFA. D'altra parte, lascerà un magro bilancio nel suo primo ministero.
    Proseguendo la sua carriera all'interno della CDU, Angela Merkel tenta invano di farsi eleggere alla presidenza regionale del partito di Brandeburgo. Tuttavia, Lothar de Maizière, che è diventato vicepresidente nazionale del partito, e accusato di relazioni lontane con la polizia politica tedesca dell’est deve dimettersi. La Sig.ra Merkel lo sostituisce.

    Nel 1994, il Ministro dell'ambiente, della Protezione della natura e per la sicurezza nucleare, Klaus Töpfer, viene nominato alla direzione del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, al termine di un lunga braccio di ferro che lo oppone alla Federazione delle camere di commercio e d'industria (DIHK). Questi ultimi gli rimproverano di sottovalutare le realtà economiche. Helmut Kohl nomina allora la sua protetta per sostituirlo mettendo così fine alla crisi. Subito dopo il suo arrivo al ministero, fa pulizia allontanando gli alti funzionari rimasti fedeli al suo predecessore.
    È a questo periodo che fa amicizia con il suo omologo francese, Dominique Voynet.
    Nel 1998, il cancelliere Kohl fa sapere agli Stati Uniti la sua opposizione ad un intervento internazionale in Kosovo. Mentre i democratici sociali di Gerhard Schröder e i Verdidi Joschka Fischer comparano Slobodan Milosevic ad Adolf Hitler e chiedono la guerra umanitaria.
    La stampa atlantica allora si scatenò allora contro il cancelliere attribuendogli le difficoltà economiche del paese a seguito della riunificazione. I cristiani democratici sono scappati dall'ondata rosso-verde delle elezioni di settembre 1998. Schröder accede alla cancelleria e nomina Fischer, Ministro degli Esteri.

    Tuttavia, appare che Helmut Kohl e la sua guardia ravvicinata ha accettato finanziamenti occulti dal CDU, ma rifiuta di rivelare i nomi dei donatori per rispettare la parola data.
    Angela Merkel pubblica allora un’editoriale coraggioso nello Frankfürter Allgemeine Zeitung (1) pur distanziandosi dai suoi mentori. In questo modo, ha costretto Helmut Kohl a ritirarsi dal partito, quindi il presidente del CDU, Wolfgang Schäuble, a dimettersi. In nome della morale pubblica, si è impadronita così della presidenza del partito. Lungo la strada, si è conformata alla morale cristiana democratica sposando il suo compagno.

    Ormai Angela Merkel è pubblicamente sostenuta da due gruppi mediatici.
    Può contare su Friede Springer, erede del gruppo Axel Springer (180 giornali e riviste di cui Bild, Die Welt...). I giornalisti del gruppo sono obbligati a firmare una clausola editoriale che precisa che devono lavorare allo sviluppo dei legami transatlantici e alla difesa dello Stato di Israele.
    Angela Merkel può anche contare sulla sua amica Liz Mohn, direttrice del gruppo Bertelsmann, numero uno dei mass media in Europa (gruppo RTL, gruppo Prisma, gruppo Random House ecc.).

    La Sig.ra Mohn è anche vice presidente della fondazione Bertelsmann, pilastro intellettuale dell’atlantismo europeo.
    Angela Merkel s’appoggia sui consigli di Jeffrey Gedmin, il suo collegamento a Berlino del clan Bush. Questo lobbista ha inizialmente lavorato all’American Enterprise Institute (AEI) (2) sotto la direzione di Richard Perle e della signora Dick Cheney. Incoraggiò vivamente la creazione dell'euro a parità con il dollaro. Nell'ambito dell’AEI, ha diretto la Nuova iniziativa atlantica (NAI) che riuniva tutti quelli che contano tra generali e politici filoamericani in Europa.

    Quindi ha partecipato al Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC) ed ha redatto il capitolo sull'Europa nel programma dei neo-conservatori. Vi segnala che l'Unione europea deve restare sotto l'autorità della NATO e che ciò non può essere realizzato che "scoraggiando gli appelli europei all'emancipazione" (3). Infine, è amministratore del Consiglio della Comunità Delle Democrazie (CCD) (4), che raccomanda un'ONU a due marce, ed ha preso la direzione dell'Aspen Institute di Berlino (5). Successivamente, ha declinato l'offerta del suo amico John Bolton (6) per diventare ambasciatore aggiunto degli Stati Uniti all'ONU in modo da dedicarsi esclusivamente all’inquadramento di Angela Merkel
    Nel 2003, il dipartimento di Stato affida a Jeffrey Gedmin e Craig Kennedy un vasto programma di "diplomazia pubblica", cioè di propaganda, che include le sovvenzioni segrete a giornalisti e opinionisti in Europa occidentale (7).
    Nel 2003, il cancelliere Gerhard Schröder si oppone all'operazione anglosassone in Iraq. Angela Merkel pubblica allora un’editoriale coraggioso nel Washington Post (8) nel quale, confuta la dottrina Chirac-Schröder d'indipendenza dell'Europa, affermando la sua gratitudine e la sua amicizia all'America", e sostiene la guerra.
    Nel maggio 2004, rimescola le carte imponendo l'elezione alla presidenza della Repubblica Federale di Germania del banchiere Horst Köhler, principale redattore del Trattato di Maastricht e artefice dell'euro, presidente della BERD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) e direttore del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Poi, lancia una campagna "patriottica" contro l’islamismo radicale.

    Lunga tutta la campagna legislativa del 2005, la Merkel stigmatizza l'aumento della disoccupazione e l’incuria dei socialisti democratici nel diminuirla. La CDU avanza di 21 punti nei sondaggi. E’ allora che il suo consigliere occulto, Jeffrey Gedmin, l’interpella in una lettera aperta pubblicata da Die Welt. Dopo avere criticato il modello economico tedesco, egli scrive: "Prima di fare avanzare il paese, dovete superare intellettualmente quest'individui nostalgici che trascinano i piedi. Se Sarkozy succede a Chirac, forse la Francia conoscerà uno sviluppo. Sarebbe spiacevole che la Germania continuasse a regredire". Rispondendo a quest'invito, Angela Merkel rivela le sue soluzioni. Mette davanti uno dei suoi consulenti, l'ex-giudice alla Corte costituzionale Paul Kirchhof, ed il gruppo dell'iniziativa Neue Soziale Marktwirtschaft (l'iniziativa per la nuova economia sociale di mercato) (9). Annuncia la soppressione della progressività dell'imposta sul reddito: il tasso sarà lo stesso per quelli che hanno soltanto il necessario e coloro che vivono nel superfluo. Il cancelliere uscente, Gerhard Schröder critica duramente questo progetto in occasione di un dibattito televisivo. Il vantaggio del CDU è polverizzato. In definitiva, la CDU ottiene il 35% dei voti e la SPD 34 %, il resto si è disperso tra le piccole formazioni. I tedeschi non volevano più Schröder, ma nemmeno la Merkel. Al termine di lunghe e penose trattative, una grande coalizione è costituita: Angela Merkel è cancelliere, ma deve cedere la metà dei ministeri all’opposizione.
    Impose la partecipazione di un contingente tedesco alla forza multinazionale comandata dagli Stati Uniti in Afghanistan. Quindi, in occasione dell'intervento israeliano in Libano, impone uno spiegamento navale tedesco nell'ambito della FINUL dichiarando: "se la ragione di essere della Germania è di garantire il diritto all'esistenza di Israele, non possiamo dire, ora che quest'esistenza è minacciata, che non facciamo nulla".
    Dal 1° gennaio 2007, la signora Merkel presiede l'Unione europea. Non fa mistero della sua intenzione di spingere Francia e i Paesi Bassi ad accettare l'equivalente del progetto di Trattato costituzionale che hanno respinto nel referendum; né della sua intenzione di rilanciare il progetto di fusione tra la zona di libero scambio nord-americana e la zona di libero scambio europea per creare un "grande mercato transatlantico", secondo la vecchia formula di Sir Leon Brittan

    Thierry Meyssan
    [1] Frankfürter Allgemeine Zeitung, 22 décembre 1999.
    [2] « L’Institut américain de l’entreprise à la Maison-Blanche », Réseau Voltaire, 21 juin 2004.
    [3] « Europe and NATO : Saving the Alliance » par Jeffrey Gedmin in Present Dangers. Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy sous la direction de Robert Kagan et William Kristol, Encounter Books, 2000.
    [4] « La démocratie forcée » par Paul Labarique, Réseau Voltaire, 25 janvier 2005.
    [5] « L’Institut Aspen élève les requins du business », Réseau Voltaire, 2 septembre 2004.
    [6] « John Bolton et le désarmement par la guerre », Réseau Voltaire, 30 novembre 2004.
    [7] « Selling America , Short » par Jeffrey Gedmin et Craig Kennedy, The National Interest n°74, Hiver 2003.
    [8] « Schroeder Doesn’t Speak for All Germans » par Angela Merkel, The Washington Post, 20 février 2003.
    [9] Ce think tank se réclame de l’économie sociale de marché mise en place par le chancelier Ludwig Erhard dans les années 1963-66 en s’appuyant sur le Plan Marshall.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Andala Visualizza Messaggio
    La mia affossa thread

    Arba
    blondet si affossa da solo ma da persona altruista mi piace dargli una mano.
    Era un piccolo dettaglio...asp dammi un po' di tempo e te ne trovo qualcun'altro.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da arba2 Visualizza Messaggio
    peccato che tutta la teoria di Blondet ricada su di lui con un grandissimo tonfo: ebben sí... anche Merkel è un cognome che si puó trovare in famiglie ebraiche. Blondet, vai cosí sei forte.
    Irrilevante, il punto non è questo, è tutto il curriculum della Merkel

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Sheera Visualizza Messaggio
    Irrilevante, il punto non è questo, è tutto il curriculum della Merkel
    certo che è irrilevante, duhhh
    E' Blondet che lo cita non io.
    La mente contorta di Blondet lo trova infatti degno di essere menzionato come dettaglio per provare le sue teorie.

  9. #9
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    questo blondet e´un giornalista o un comico? merkel ebrea? agente doppio? mi vien da ridere!! ma a blondet non gli ha spiegato nessuno come la signora merkel e´arrivata al potere? farebbe bene ad informarsi prima di scrivere tale scemenze. merkel deve ringraziare il corrotto kohl, l´incapace stoiber e la critinata comessa da schröder con le elezioni anticipate. altrimenti, senza questi errori comessi, la signora sarebbe gia´scomparsa nel nulla! e´stato fortuna ma anche tenaica e sete di potere che l´ha portata al kanzleramt.

  10. #10
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    Leggere quello che c'è scritto nei due articoli no eh?
    Le informazioni su cui si basano sono state rilasciate da Defensa all'inizio dell'anno.
    Cercare in rete informazioni per condurre una discussione neppure?

    Ma tanto a voi che vi frega siete qui solo per affossare il thread con i soliti commenti che deviano l'argomento su punti irrilevanti. D'altronde che altro aspettarsi.

    Se non vi interessa l'argomento andate a pascolalare altrove.

    Andala



    PS
    Arba, tu no! resta tutto il tempo che vuoi!


 

 
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