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  1. #61
    Guardia Rossa
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    Citazione Originariamente Scritto da fanfulla Visualizza Messaggio
    niente da mangiare ma cappellini e bandiere verdi per tutti: viva il regime comunista di Hamas !!!!????!!!
    Hamas non è comunista, comunisti sono FPLP e FDLP...

    sono un sostenitore del FPLP e ovviamente sono ideologicamente distante da Hamas, però è innegabile che in questo momento rappresenti in gran parte la resistenza del popolo palestinese avendo molta presa sul popolo. Resistenza palestinese che per nulla è sostenuta da Fatah, per gli ovvi motivi legati ai suoi contatti con i soldi Israelo-americani..

    Quindi pieno appoggio al Fronte, sostegno ad Hamas esclusivamente in chiave anti-imperialista..

    I giochini di "Hamas fascista" o roba del genere li lascio a sionisti e loro sostenitori

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  2. #62
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  3. #63
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    Israele incita al-Fatah a combattere contro Hamas

    Come avete appreso dal notiziario, mentre l'intera comunità internazionale invita alla calma all'unisono le fazioni palestinesi, Israele offrendo il proprio sostegno ad al-Fatah lo esorta a combattere contro il movimento della resistenza islamica, Hamas. Secondo quanto riferisce la Reuters da Tallin, al termine del suo incontro con il presidente estone Andrus Ansip, il veterano della politica sionista ed il vice premier Shimon Peres ha dato la notizia della disponibilità d'Israele ad offrire aiuto al presidente dell'ANP, Mahmoud Abbas nel conflitto contro le forze di Hamas. Peres ha poi sottolineato che Tel Aviv deve sostenere Abbas in quella che a suo dire è la "lotta ai terroristi". Tutto ciò mentre in un comunicato stampa, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon ha espresso la propria preoccupazione circa il proseguimento delle violenze nella Striscia di Gaza. Senza fare riferimento al raid aereo sionista contro la Striscia di Gaza che ha causato il martirio di 6 palestinesi, Ban ha voluto condannare solo il lancio di razzi dei combattenti palestinesi contro le enclavi sioniste. Preoccupato dall'aggravarsi della situazione anche il segretario generale del Consiglio della Cooperazione del Golfo Persico (CCGP), Abdul Rahman al-Atia, che ha invitato i palestinesi al dialogo. In una nota ufficiale il governo siriano ha chiesto la fine immediata del conflitto a Gaza. "È necessario salvaguardare la solidarietà tra i palestinesi e rafforzare il governo d'unità nazionale palestinese per poter affrontare i piani colonialisti ed egemonici del regime sionista", si legge nella nota. Il governo siriano ha chiesto inoltre ai gruppi politici palestinesi di sedere al tavolo dei negoziati e di evitare il massacro del popolo palestinese. Ma pare che sia destinato a crescere il bilancio delle vittime palestinesi negli scontri tra le forze di Hamas ed al-Fatah: nella giornata di ieri sono stati uccisi 18 palestinesi. Sale così a 50 il bilancio delle vittime da quando è stata rotta la tregua 5 giorni fa. Il ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema al termine dell'incontro a Roma con il segretario generale della Lega Araba, Amr Musa ha fatto un'appello ai paesi arabi perchè agiscano per calmare la situazione in Palestina. "Se l'Autorità nazionale palestinese chiedesse un aiuto internazionale per garantire la sicurezza a Gaza, ha detto il capo della diplomazia italiana, sarebbe una cosa da considerare". "Io credo, ha proseguito D'Alema, che in questo momento bisogna esercitare una pressione politica sulle parti, che stanno confliggendo, e che sono paradossalmente membri dello stesso governo ed è fondamentale anche il tipo di pressione che può esercitare il mondo arabo". Secondo D'Alema sarebbe una tragedia per i palestinesi una eventuale caduta del governo di unità nazionale palestinese. Ma mentre Israele incita al-Fatah a combattere contro Hamas, questo gruppo ieri sera ha annunciato un cessato il fuoco unilaterale dalle ore 20:00, ora locale. Lo ha dichiarato il parlamentare di Hamas Halil al-Hayad. "Il nostro obiettivo è di impedire ulteriori spargimenti di sangue palestinese", ha spiegato.

  4. #64
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    Post Il vero significato del terrorismo


    di SHERGALD (Dissident Voice)

    Il terrorismo è un tipo di violenza molto particolare, che si spiega mediante la sua motivazione. Nel 1937, la Società delle Nazioni lo ha definito come "l'insieme di atti criminali diretti contro lo Stato e intesi o calcolati per creare una condizione di terrore nell‘animo di particolari persone o di un gruppo o dell'opinione pubblica generale". L'ONU poi, nel 1999, ha perfezionato la definizione, applicando il termine terrorismo a "qualsiasi atto criminale inteso o calcolato allo scopo di provocare uno stato di terrore tra il grande pubblico o un determinato gruppo di persone…". Tali atti, secondo l'ONU, sono "inaccettabili, qualunque siano le considerazioni politiche, filosofiche, ideologiche, razziali etniche, religiose o di altra natura invocate a loro giustificazione (GA Res. 51/210 Misure per eliminare il terrorismo internazionale)."

    Questa definizione di terrorismo in ogni caso non prende in considerazione le circostanze scatenanti da cui emergono i cosiddetti "terroristi", quali invasioni militari, resistenza all'occupazione militare o atti esplicitamente intesi come reazione contro una nazione impegnata nell'uccisione di civili innocenti.

    Al giorno d'oggi, circostanze simili si verificano nel caso del conflitto israelo-palestinese e sebbene questi atti terroristici siano in effetti "inaccettabili", bisogna chiedersi se gli attentati suicidi debbano essere considerati al pari di atti di terrorismo, specialmente nel caso della rappresaglia, ovvero quando la legge del Taglione viene applicata nei confronti di uno Stato (Israele) coinvolto nello sterminio di civili (i palestinesi) allo scopo di rafforzare l'occupazione militare o di reprimere ogni tipo di resistenza ad essa.

    L'importanza di dare una risposta corretta è resa necessaria dal fatto che Israele ha sfruttato gli attentati suicidi palestinesi a fini propagandistici nella sua campagna durante la seconda Intifada, etichettando i palestinesi come terroristi e giustificando così l'occupazione militare, nonostante la sua durata quarantennale.

    L'ultimo sforzo in questa direzione è stato chiaramente evidente nel lungo documentario Peace, Propaganda, & The Promised Land, nel quale Israele si mostra come vittima e giustifica l'occupazione militare della Palestina, facendola apparire un mezzo essenziale per fermare il terrorismo, a dispetto del fatto che il suo vero scopo sia soltanto quello di continuare la colonizzazione del territorio palestinese.

    Lo scorso anno, il film sugli attentatori suicidi palestinesi Paradise Now provocò la reazione da parte degli israeliani le cui principali proteste erano rivolte al modo troppo benevolo in cui erano raffigurati i protagonisti, ovvero come persone motivate dalla rabbia per l'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza.

    Quest'anno un nuovo documentario, Suicide Killers, del regista francese Pierre Rehov potrebbe provocare altrettante lamentele nella frangia opposta. Rehov ha intervistato alcuni palestinesi imprigionati con l'accusa di aver cercato di farsi esplodere, deducendone che queste persone sono influenzate da una cultura religiosa che reprime il desiderio sessuale e incanala la frustrazione risultante nel furore omicida.

    L'Academy of Motion Picture Arts and Sciences (A.M.P.A.S.), che assegnò il premio Oscar del 2006 a Paradise Now (diretto da un palestinese) come miglior film straniero, stava considerando l'ipotesi di candidare Suicide Killers come miglior documentario del 2007, ma dopo la proiezione a New York e San Francisco l'Academy bocciò la decisione di selezionare il film come finalista nella categoria dei documentari.

    La conclusione di Rehov riguardo alla motivazione che si cela dietro gli attentati suicidi dei palestinesi è interessante sebbene puramente speculativa e potrebbe essere carica di pregiudizi personali, come si intuisce da un'intervista con un reporter del San Francisco Chronicle (vedi sotto).

    Negli anni passati si è animatamente discusso circa quale sia la vera motivazione che spinge gli attentatori suicidi palestinesi a indossare esplosivi cercando così di uccidere cittadini israeliani. La serie di attacchi durante la seconda Intifada ha causato la morte di circa 800 israeliani.

    Alcuni cronisti palestinesi affermano che gli attentatori si nutrono di vendetta e di mancanza di speranza, sentimenti causati da decenni di occupazione israeliana che ha soffocato la vita economica e sociale dei territori palestinesi e dalle azioni militari israeliane che hanno ucciso e ferito centinaia di civili. Nel 2002 il legislatore palestinese Hanan Ashrawi dichiarò alla BBC che gli attentatori suicidi sono "spinti alla disperazione e al risentimento dalle attività israeliane".

    La giornalista e funzionaria delle Nazioni Unite, Nasra Hassan, autrice di dettagliate interviste con gli attentatori palestinesi, ha evidenziato che uno degli obiettivi principali di queste persone sia quello di diffondere la paura nei cuori degli israeliani. Membri di Hamas hanno affermato che gli attentati suicidi sono una tattica legittima contro l'aggressione israeliana.

    Uno studio sui mancati attentatori suicidi palestinesi condotto da uno psicologo israeliano, che ricordo intervistato in tv, mostrava come queste persone fossero tutte accomunate da un'unica caratteristica generale: la mancanza di paura (non sono in grado di fornire un link dello studio in questione). Altri studi di ricercatori israeliani dimostrano che gli attentatori palestinesi sono motivati da diversi fattori, inclusa la religione e il desiderio di vendicare le morti di altri conterranei.

    Rehov, intervistato a proposito del suo film Suicide Killers, è arrivato ad una conclusione differente:

    "Molti dei ragazzi che (Rehov) ha intervistato dietro le sbarre affermano di desiderare ardentemente il raggiungimento del paradiso e delle 72 vergini promesse dalla teologia islamica. ‘Quelli che si fanno saltare in aria ottengono un premio da parte di Dio e quindi sposano 72 vergini', dice uno degli intervistati a Rehov. (Un religioso di Hamas ha detto ad Hassan che le 72 vergini non sono comunque da intendere per la gratificazione sessuale). Una detenuta parla del desiderio di essere ‘la più carina' tra le vergini celesti".
    "Ho studiato psicologia" afferma Rehov "e ci sono molti particolari collegati agli esibizionisti, il cui intento è distruggere l'innocenza. Mi sono accorto che tali persone negli ultimi istanti delle loro vite assumono lo stesso comportamento. Questa considerazione è arrivata nel momento in cui ho capito che c'è un collegamento col sesso nell'atto estremo che vogliono commettere. Sapevo delle 72 vergini del credo religioso islamico e sapevo anche come la frustrazione sessuale può condurre una persona a diventare serial-killer".
    "Suicide Killers non è politicamente corretto", ha affermato il regista. Minimizza il ruolo che l'occupazione territoriale israeliana ha sulla rabbia palestinese ed enfatizza la repressione sessuale che secondo Rehov contribuisce alla diffusione delle azioni degli attentatori.

    Di certo, il tipo di ipotesi teorizzata da intellettuali come Rehov non è nuova. La repressione sessuale è una vecchia nozione freudiana e se non fosse per il fatto che la sua essenza sia stata rifiutata da psicologi con attitudine scientifica che la vedono come poco più di un mito deificato, privo di equivalenti empirici, potrebbe essere presa seriamente. Mettendo l'accento sulla repressione sessuale e sulla brama da parte degli attentatori delle 72 vergini promesse, menzionate chiaramente da qualcuno nelle interviste, la teoria sessuale di Rehov ci mostra gli attentatori palestinesi come spinti da un movente religioso, come può essere l'Islam più radicale. Una teoria di questo tipo rafforza opportunisticamente i recenti sforzi propagandistici israelo-americani di reinterpretare il conflitto israelo-palestinese all'interno della cornice della Guerra al Terrore o all'islamismo radicale di Al Qeda, tema per altro enfatizzato nel documentario Peace, Propaganda, & The Promised Land.

    Nella questione, gli Stati Uniti sembrano i soli tra le nazioni occidentali ad affibbiare il marchio terroristico ad organizzazioni quali Hamas o Hezbollah, dimenticando che entrambe furono create rispettivamente per combattere l'occupazione militare israeliana dei territori palestinesi e del Libano, che continua anche oggi.

    In Europa i membri di questi gruppi sono considerati "militanti" o "resistenti" o anche "combattenti per la libertà" piuttosto che "terroristi" e per rispettare tale differenza di "interpretazione" tra i due continenti, gli organismi preposti all'informazione, come la CNN, scambiano tali termini a seconda se la notizia deve essere diffusa in Europa o in America.

    Nel contesto della seconda Intifada, che ha provocato una terribile serie di attentati suicidi, la teoria sesso-religiosa sembra davvero poco adeguata, data l'entità di tutti gli altri fattori in gioco, non ultima la lunga occupazione militare che va avanti da decenni. Sembra piuttosto chiaro che l'uccisione di numerosi innocenti palestinesi, adulti e bambini, che precedeva e coincideva con gli attacchi terroristici mettendo in atto una violenza ciclica e incessante, sia la causa di azioni di rappresaglia, sebbene questo non possa spiegare perché un palestinese decida volontariamente di diventare un attentatore suicida e un altro no. Non tenterò di sviscerare i fattori interni o caratteristici, le variabili della personalità, se si preferisce, ma piuttosto l'origine situazionale, contestuale o comportamentale della motivazione che possono specificamente incentivare l'attentatore suicida palestinese.

    Gli studi sugli attentatori suicidi condotti in genere da politologi e psicologi possono essere di aiuto nel capire perché un individuo possa volontariamente scegliere un tale ruolo, ma non possono necessariamente essere validi anche per capire quale sia la motivazione alla base degli attentati suicidi durante la seconda Intifada.

    In altri contesti, gli attentatori suicidi possono essere autentici terroristi, spinti da ragioni religiose, ideologiche o politiche, volti a diffondere il terrore all'interno di un determinato gruppo della popolazione civile. Escludendo gli attacchi suicidi sporadici degli esponenti di Hamas che avvennero nel 1990, la motivazione degli attentatori palestinesi durante il noto periodo della seconda Intifada potrebbe avere realmente poco a che fare con il terrorismo com'è generalmente inteso.

    Secondo le parole della Risoluzione ONU del 1999, se stessimo riferendoci ad Al Queda o all'OLP prima di Oslo che agiscono per il riconoscimento politico della loro causa, allora potremmo parlare di terrorismo. Ma la motivazione tipica dei terroristi non sembra poter essere applicata agli attentatori suicidi dell'Intifada. Sebbene essi si diano da fare per gettare gli israeliani nel panico, difficilmente si può affermare che il terrorismo sia il loro scopo.

    E dunque, qual è il fattore che distintivo rispetto al terrorismo comunemente inteso e che ha potuto motivare gli attentatori suicidi palestinesi durante la seconda Intifada?

    Secondo il Dott. Abdel Aziz Rantisi, il pediatra coordinatore degli attentati, leader di Hamas, si tratterebbe della rabbia contingente e del desiderio di vendetta e di ritorsione, o almeno questo è ciò che egli ha ammesso prima del suo assassinio. Per ricapitolare quello che Rantisi ha riferito, precedentemente alla seconda Intifada, egli dovette raschiare il fondo del barile per radunare volontari che indossassero esplosivi ed entrassero il Israele. Di conseguenza, ci furono solo incidenti sporadici durante il periodo di Oslo e nessun attentato suicida tra il 1998 e il 2000. Comunque, una volta che ebbe inizio la seconda Intifada e che i palestinesi iniziarono a morire, solo nel corso del primo anno più di cinquanta attentatori suicidi penetrarono nel territorio israeliano. E non si trattò solo di esponenti di Hamas; la Jihad Islamica e alte organizzazioni associate a Fatah erano coinvolte nel reclutamento dei volontari.

    Nell'intervista al Time Magazine, Rantisi fornì delle indicazioni circa le motivazioni che spingono alcuni palestinesi ad indossare gli esplosivi.

    "Fino a poco tempo fa i palestinesi credevano di avere delle alternative alla militanza praticata da Hamas. Per anni, dopo l'accordo di pace di Oslo del 1993, che introdusse un autogoverno limitato per i palestinesi e la prospettiva di uno stato indipendente, le elezioni mostrarono che una folta maggioranza di cittadini era a favore del processo di pace con Israele e solo una minoranza approvava gli attentati suicidi. Così, nuocendo al prestigio del loro avversario politico, i fondamentalisti potevano contare su un ristretto numero di fedeli seguaci della loro dottrina, secondo la quale ogni tentativo di riconciliazione con Israele è da considerarsi un anatema. Nonostante ciò, Hamas e la Jihad islamica dovettero persuadere o, come direbbero alcuni, fare il lavaggio del cervello ai giovani per convincerli che la ricompensa futura in paradiso sarebbe valsa molto di più della prospettiva di una vita sulla terra.
    Ma con l'interruzione del processo di pace nell'estate del 2000 e l'inizio dell'ultima Intifada a settembre, gli aspiranti martiri iniziarono ad unirsi alle fila di Hamas senza bisogno di essere persuasi. "Noi non abbiamo bisogno di fare un grande sforzo, come avveniva in passato" ha dichiarato al Time la scorsa settimana Abdel Aziz Rantisi, leader storico di Hamas. Il notiziario in TV lavora per loro. "Quando si vedono i funerali o l'uccisione di civili palestinesi il sentimento nei conterranei diventa molto forte", spiega Rantisi.

    Invece, Alison Weir nel suo documentario Off The Charts: Media Bias and Censorship in America, fornisce i nomi, l'età, le date i luoghi in cui 27 bambini palestinesi vennero uccisi dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) prima che un solo attentatore suicida penetrasse in Israele dopo l'inizio della seconda Intifada.

    I 27 bambini, il più giovane dei quali era solo di 4 mesi mentre il più grande aveva 17 anni, furono uccisi in Cisgiordania e a Gaza, quasi tutti con un colpo alla testa. Molti altri ragazzi furono feriti e, nei soli primi tre mesi, 159 persero un occhio presumibilmente a causa dei proiettili di gomma sparati dai fucili dell'IDF. Sebbene sia poco chiaro dai dati forniti da Weir, alcuni di questi bambini avrebbero potuto partecipare all'Intifada, la resistenza istituita dai ragazzi e delle ragazze palestinesi lanciatori di sassi.

    Dal momento che uno studio israeliano sugli effetti dei proiettili di gomma sulla popolazione civile palestinese ha rivelato che mediante questo metodo sono morte solo tre persone nel primo anno, senza dubbio per uccidere la maggioranza di questi bambini vennero impiegati proiettili veri e siccome quasi tutte le morti furono causate da un colpo alla testa, è evidente che l'IDF aveva l'intenzione di uccidere, per quanto non sia chiaro se avesse l'ordine di farlo o meno.

    Bambini innocenti e adulti civili continuarono a morire durante la seconda Intifada assieme a bambini e adulti israeliani capitati nelle vicinanze degli attentati suicidi in Israele. Da ogni fazione, la ritorsione di solito innesca una violenza ciclica e l'aumento delle morti. Da parte palestinese, anche solo la strage dei bambini perpetrata dall'IDF sembrerebbe un motivo sufficiente per reagire. Il giordano-palestinese Rami Khouri, redattore del Beirut Daily Star citò una relazione dell'Health Development Information and Policy Institute [1] con sede a Ramallah, che seguiva le morti e i ferimenti infantili nonché gli altri effetti che i primi due anni di Intifada hanno avuto sui più piccoli.

    Nei soli due anni della seconda Intifada, da settembre 2000 a novembre 2002:

    - 383 bambini palestinesi (al di sotto dei 18 anni) vennero uccisi dall'esercito e dai coloni israeliani e quasi il 19% della popolazione palestinese è stata uccisa; queste cifre sono aumentate da allora.

    - Circa il 36% della popolazione palestinese ferita (per una stima di più di 41.000) è costituita da bambini, di cui sono stati uccisi 86 al di sotto di 10 anni e 21 neonati con meno di 12 mesi.

    - 245 studenti e scolari palestinesi sono stati uccisi; 2.610 ragazzi sono stati feriti mentre andavano o tornavano da scuola.

    - La politica di Israele di chiusura ad ampio raggio ha paralizzato il sistema sanitario palestinese, colpendo in modo più duro i bambini, particolarmente vulnerabili rispetto al provvedimento di punizione collettiva. Le chiusure interne hanno colpito duramente i piani sanitari, inclusi i programmi di vaccinazioni, gli esami dentistici e le visite diagnostiche di routine prima di iniziare la scuola, con ripercussioni su oltre 500.000 bambini.

    - Durante i primi due mesi dell'Intifada, il tasso di infezioni alle vie respiratorie nei bambini è aumentato dal 20% fino al 40%. Quasi il 60% dei bambini a Gaza soffrono di infezioni parassitarie.

    - Un numero enorme di bambini palestinesi mostra sintomi di traumi come disturbi del sonno, nervosismo, diminuzione dell'appetito e del peso, sentimento di disperazione e frustrazione e pensieri anomali di morte.

    - Ci sono stati 36 casi di donne palestinesi con le contrazioni fermate ai posti di blocco alle quali è stato rifiutato il permesso di raggiungere centri medici o di essere prelevate da un'ambulanza. Almeno 14 di loro hanno partorito al posto di blocco e otto dei piccoli sono morti poco dopo essere stati messi alla luce. (dall'articolo " Ehud Olmert's Profound Ethics and Deep Lies")

    Come se lo sterminio dei bambini non fosse abbastanza, nella seconda Intifada si registra che tra i 4.000 palestinesi uccisi in cinque anni, più dell'80% rientrava nella categoria di civili innocenti, adulti e bambini. Nello stesso periodo più o meno 1.000 israeliani furono uccisi con le stesse proporzioni, ovvero 80% della popolazione civile e il resto soldati dell'IDF.

    A dire il vero, tali assassini sembrano essere una causa sufficiente perché atti di rappresaglia abbiano luogo, sia da una parte che dall'altra. Farsi saltare in aria, almeno secondo l'opinione di Rantisi, è condizione necessaria per la maggioranza di attentatori. Il suo contributo rivela per prima cosa che nel momento in cui le uccisioni dei palestinesi diminuirono, e si profilava la speranza della pace all'orizzonte, come durante il periodo di Oslo, i volontari disposti a partire per le missioni suicide erano davvero pochi. Quando la violenza scoppiò e la gente innocente iniziò a perire, assieme alle speranze di pace, vennero a galla la rabbia, l'odio, le rivendicazioni e la vendetta. "Quando i sentimenti diventano molto forti", i volontari suicidi prolificano.

    Qui di seguito si può leggere il commento di Jonathan Cook ad un episodio di attentato suicida che vede come protagonista una nonna. Nell'articolo Cook ci offre qualche spunto in più sulla motivazione, chiarendoci che il terrorismo difficilmente sta alla base di tali atti.

    "Se c'è una cosa in grado di offrire una visuale terrificante del limite fino al quale posso spingersi gli esperimenti sulla disperazione umana, ovvero a Gaza sotto l'assedio israeliano, questa è la notizia di una donna palestinese di sessant'anni, una nonna, che la scorsa settimana ha scelto di indossare una cintura piena di esplosivo e di farsi saltare in aria vicino ad un gruppo di soldati israeliani, invasori del suo campo profughi.
    A dispetto della tendenza del giornalismo attuale, incline a dare maggior rilievo alle notizie inusuali, molti media israeliani minimizzarono l'incidente. Non sorprende il fatto che Fatma al-Najar non fosse una fanatica impazzita rivolta solo alla distruzione di Israele.
    È d'altra parte difficile non fermarsi e chiedersi quale motivazione ci fosse dietro alla missione suicida della donna; secondo la famiglia, uno dei suoi nipoti è stato ucciso dall'esercito israeliano, un altro è sulla sedia a rotelle dopo che gli è stata amputata una gamba e la sua casa è stata distrutta. Come non pensare agli anni di shock che lei e la sua famiglia hanno sofferto vivendo in una prigione all'aria aperta sotto l'occupazione brutale e ora, dalla "smilitarizzazione", i mesi agonizzanti di miseria nera, il lento morire di fame, i ripetuti attacchi aerei e la perdita di beni essenziali come l'acqua o l'elettricità.
    O non riflettere su come deve essere stato per lei passare ogni giorno sotto una nube di paura, sentirsi impotente contro una forza in gran parte invisibile e maligna e non sapere quando lei o i suoi cari avrebbero potuto essere vittime di una mutilazione.
    Non è possibile non immaginare che lei abbia desiderato con tutta se stessa il momento in cui i soldati fautori della distruzione della sua famiglia si fossero mostrati per un istante, avvicinandosi fino al punto in cui lei avesse potuto vederli e toccarli e prendersi la sua rivincita. Ancora gli osservatori occidentali, che dovrebbero rappresentare al meglio i loro valori illuministi, sembrano incapaci di comprendere cosa possa portare una nonna a trasformarsi in un attentatore suicida. La loro empatia li guasta così come la loro umanità.

    L'occupazione israeliana della Palestina è, di certo, il problema. Senza la colonizzazione dei territori palestinesi, che va avanti sotto la protezione dell'occupazione, e le sofferenze che ha causato al popolo palestinese, Israele non avrebbe mai sperimentato la cultura degli attentatori suicidi.

    L'attentatore suicida della seconda Intifada non è un terrorista, ma un vendicatore. Opinioni contrarie ripetono semplicemente la linea di propaganda offerta dai governi israeliano e americano che desiderano mostrare gli israeliani come vittime del terrore e i palestinesi come i suoi perpetratori. È per questa sola ragione che Israele deve continuare la sua brutale occupazione militare e spiegare la sua attuale abilità nell'uccidere i palestinesi con impunità, 600 solo 2006.

    Nota: [1] (anche noto come HDIP) venne fondato nel 1989 da un gruppo di ricercatori, di medici e di esperti di sviluppo, impegnato nel miglioramento dello stato di salute dei palestinesi.

    Shergald
    Fonte: http://www.dissidentvoice.org

  5. #65
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    Predefinito Contro il terrorismo, contro la violenza, ora e sempre resistenza

    Citazione Originariamente Scritto da marcuse Visualizza Messaggio
    BRAVO, CONTINUA COS' CON LA TUA BANDIERA NERA BENE IN VISTA.
    cOSA NE VUOI FARE DEGLI EBREI DO iSRAELE, BRUCIALI?
    qUELLI COME TE LI ABBIAMO VISTI A MILANO IL 25 APRILE. VOLEVATE ANDARE A FISCHIARE BERTINOTTI, MA OPPS, AVETE TROVATO UN CENTINAIO DI DURI RIFONDATORI CHE VI HANNO, VI ABBIAMO PERCHE' ERO CON LORO, MANDATO A FANCULO COME SE NIENTE FOSSE.
    CHIARAMENTE, INNEGGIANDO AD HAMAS, CERTI CORTEI DI MASSA DELLA SINISTRA, TU E I TUOI SOCI, VE LI SCORDATE.
    Myrddin

  6. #66
    antimperialista
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    Predefinito Strategie di Israele per legalizzare la colonizzazione



    a cura di B'Tselem

    Israele ha usato un meccanismo complesso e burocratico per prendere il controllo di più del 50% del territorio in Cisgiordania. Queste terre sono state, principalmente, usate per insediarvi colonie e creare riserve di terra per la futura espansione delle colonie stesse. Il principale strumento usato per prendere controllo del territorio è dichiararla "terra di stato".

    Questo processo cominciò nel 1979, e si basa su un'implementazione manipolativa della Legge Ottomana sulle Terre [Ottoman Lands Law] del 1858, che era vigente nell'area al tempo dell'occupazione. [ottomana, n.d.t]

    Altri metodi utilizzati da Israele per prendere controllo del territorio includono espropri per necessità militari, registrazione della terra come "cespiti abbandonati", e l'esproprio per pubblica utilità.

    Ciascuno di questi metodi si basa su un differente fondamento legale. Inoltre, Israele ha fornito assistenza a privati cittadini che si procurano la terra sul "libero mercato".

    Il processo cui si fa ricorso per prendere controllo del territorio viola i principi di base di una appropriata procedura nonché del diritto naturale.

    In molti casi, i Palestinesi residenti non erano al corrente del fatto che la loro terra era stata accatastata a nome dello stato, e nel momento in cui ne venivano a conoscenza, era troppo tardi per produrre appello.

    L'onere della prova è sempre a carico del Palestinese che ne reclama il diritto di proprietà. E, anche se si fa carico di quest'onere, la terra può sempre restare intestata allo stato sulla base del fatto che essa è stata trasferita alla colonia "in buona fede".

    Nonostante i diversi metodi usati per prendere controllo del territorio, tutte le parti in causa - il governo di Israele, i coloni ed i Palestinesi - hanno, da sempre, percepito questi metodi come parte di un meccanismo inteso a raggiungere un solo obiettivo: l'insediamento di colonie civili nei Territori.

    Di conseguenza, il processo vero e proprio utilizzato per trasferire il controllo del territorio dai Palestinesi ad Israele è di secondaria importanza. Peraltro, poiché il diritto internazionale vieta di perseguire questo obiettivo, i metodi usati per assicurarselo sono, anch' essi, illegali.

    Israele utilizza le terre di cui si impossessa ad uso e consumo degli insediamenti colonici, mentre proibisce al popolo Palestinese di usarle in qualsiasi modo.

    Questa prassi è proibita ed illegale in sè, anche se il processo per mezzo del quale si prende possesso del territorio fosse corretto ed in accordo con il diritto internazionale e quello della Giordania.

    In quanto occupante, nei Territori Occupati, ad Israele non è permesso di ignorare i bisogni di un'intera popolazione e di usare la terra destinata a pubbliche necessità solo e soltanto a beneficio dei coloni.

    L'Alta Corte di Giustizia [israeliana, n.d.t] ha, in genere, sanzionato il meccanismo usato per instaurare un controllo sul territorio. Così facendo, la Corte ha contribuito a dare a questi metodi una parvenza di legalità.

    La Corte, in linea di principio, ha accettato l'argomento dello stato che le colonie avevano un bisogno indifferibile di protezione militare ed ha permesso allo stato di impossessarsi di terre private per questo scopo. Quando lo stato ha cominciato a dichiarare la terra "terra di stato", la Corte si è rifiutata di intervenire per prevenire questo procedimento.

    B'Tselem
    Fonte: http://www.btselem.org/

  7. #67
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    Predefinito Marcuse, ma scrivere qualcosa di tuo?

    A parte il nick che non c'entra nulla con gli slogans deliranti che hai postato,m a qualcosa di tuo lo sai scrivere, oppure solo copia e incolla.
    Che cosa dici del programma plitico di Hamas?
    Quali risultati concreti e positivi ha finora ottenuto per il popolo palestinese?
    Qual'è il ruolo dell'Iran e quanti milioni di dollari nonchè istruttori ha inviato ad Hamas?
    Ma con le tue parole, se ne hai ...
    Myrddin

  8. #68
    antimperialista
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    BRAVO, CONTINUA COS' CON LA TUA BANDIERA NERA BENE IN VISTA.
    cOSA NE VUOI FARE DEGLI EBREI DO iSRAELE, BRUCIALI?
    qUELLI COME TE LI ABBIAMO VISTI A MILANO IL 25 APRILE. VOLEVATE ANDARE A FISCHIARE BERTINOTTI, MA OPPS, AVETE TROVATO UN CENTINAIO DI DURI RIFONDATORI CHE VI HANNO, VI ABBIAMO PERCHE' ERO CON LORO, MANDATO A FANCULO COME SE NIENTE FOSSE.
    CHIARAMENTE, INNEGGIANDO AD HAMAS, CERTI CORTEI DI MASSA DELLA SINISTRA, TU E I TUOI SOCI, VE LI SCORDATE.
    Ma chi sei? Un clone di Massimo Palazzi il trollone???

    Israele farà la fine del Sud Africa razzista: stato multietnico, multiconfessionale e denuclearizzato di Palestina.

  9. #69
    antimperialista
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    A parte il nick che non c'entra nulla con gli slogans deliranti che hai postato,m a qualcosa di tuo lo sai scrivere, oppure solo copia e incolla.
    Che cosa dici del programma plitico di Hamas?
    Quali risultati concreti e positivi ha finora ottenuto per il popolo palestinese?
    Qual'è il ruolo dell'Iran e quanti milioni di dollari nonchè istruttori ha inviato ad Hamas?
    Ma con le tue parole, se ne hai ...
    Il programma di Hamas è la liberazione della Palestina e la creazione di uno stato non-razzista, per questo si è alleata con i marxisti e i laico-democratici palestinesi contro l'invasore sionista, è stato chiarito più volte, gli ebrei pacifisti di NETUREI KARTA e non solo, sostengono HAMAS, ad esempio.

    Sul piano sociale Hamas porta avanti il socialismo islamico e l'assistenzialismo sociale dei "Fratelli Musulmani".

  10. #70
    Comunista democratico
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    Predefinito Contro l'Islam politico di Hamas

    Citazione Originariamente Scritto da marcuse Visualizza Messaggio
    Ma chi sei? Un clone di Massimo Palazzi il trollone???

    Israele farà la fine del Sud Africa razzista: stato multietnico, multiconfessionale e denuclearizzato di Palestina.
    Guarda che io ho postato il triplo dei tuoi messaggi, sei tu il troll, io qui non scrivo più e ti lascio al tuo tragico soliloquio.
    Vai, solo al traguardo.
    La mia avversione totale è per l'Isal politico di Hamas, non per la religione islamica che non fa politica.
    la illah ila Allah wa Mahammed Arasule Allah
    Myrddin

 

 
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