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  1. #1
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    Predefinito La “destra” davanti a W.

    Veltroni può non stupire ma quando parla al proprio popolo funziona sempre a meraviglia.
    Quello suo di ieri era un discorso professionale e presidenziale, il manifesto di un capopartito che parla all’Italia di centrosinistra e si candida a farlo da Palazzo Chigi.
    Oggi è ancora lì, W, in bilico tra l’affabulazione e la rupture, uguale a se stesso nel modo di offrirsi al mercato delle idee e in quello di sedurre con una verità politica seriosa, stracittadina e universale.
    Una verità che, fino alla liturgia torinese, era tenacemente irrisolta nel suo interrogativo implicito: sarà destabilizzante, innoverà e consegnerà nella retroguardia le oligarchie dei due affluenti del Partito democratico che l’hanno investito della funzione di salvare il salvabile?

    Diciamo che a modo suo ha inaugurato la missione.
    Una reazione d’anticipo, positiva ma laterale, era giunta dal mondo prodiano preoccupato e consapevole che Veltroni, dopo un breve stato di grazia condivisa, accorcerà le aspettative di vita del governo.
    Sicché, assieme agli auguri di buon lavoro (ma non troppo), è piovuto il brontolio degli amici del professore convinti che un plebiscito veltroniano potrebbe essere un male non passeggero; e sono arrivate le domande maliziose come quella di Gad Lerner sulla Stampa:
    “Caro Walter, non dovevi andare in Africa?”.
    A costoro Veltroni ha risposto, pur senza scendere al fondo delle cose, con la sua semplice e solitaria e disturbante cerimonia.
    Se non prelude a una rivoluzione non pare neppure una mascherata e basta. Comunque ora nell’Ulivo s’indovina un’altra storia e tutto sembra destinato a rimescolarsi con sveltezza.
    La cosa deve giustamente mettere in allarme il centrodestra berlusconiano. La tattica opposta dalla Cdl non potrà essere a lungo quella dello spontaneismo indifferente.
    Non si può fingere che nulla sia accaduto né che Veltroni possa essere derubricato come uno di quei vecchi e sfaccendati “fanigottoni” della politica di cui si burla il Cav.
    Il quasi segretario del Partito democratico non è, come fu Rutelli (suo malgrado) nel 2001, il frutto stanco della battaglia fra i capi.
    E’ un leader che affronterà la crisi e cercherà di legittimare la propria figura attraverso un grande voto pubblico.
    Berlusconi è ancora il presidente degli italiani, ricco e fantasioso, ma proprio per questo deve riflettere sulla sfida che ha davanti e attrezzarsi.
    La propaganda antiveltroniana va benissimo a patto di non crederci.

    Ferrara

    saluti

  2. #2
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    Predefinito La bella "Carta" della....

    ...Cdl

    Nel suo discorso di accettazione della candidatura alla segreteria del Partito democratico Walter Veltroni ha insistito sui problemi di struttura del sistema politico, che rendono difficile la governabilità. Ha elencato una serie di questioni che andrebbero risolte con apposite riforme, tutte fondate e tutte meritevoli di una soluzione.
    Si tratta però di problemi – dai poteri del presidente del Consiglio di nominare
    e revocare i ministri, al diritto dell’esecutivo di governare e di essere giudicato al termine della legislatura, all’equilibrio definito tra i poteri dello stato e quelli degli altri livelli di governo, alla riduzione del numero dei parlamentari, al bicameralismo perfetto e ripetitivo che è la principale causa delle lungaggini e inefficienze del sistema istituzionale italiano – che trovavano una soluzione perfettamente coerente con le richieste veltroniane nella riforma della Costituzione approvata dal Parlamento nella scorsa legislatura.
    Riforma che però i partiti che Veltroni si candida a dirigere rifiutarono di discutere e poi bocciarono nel referendum confermativo.
    Avviare un dialogo sulle riforme istituzionali con gli interlocutori dell’altra parte politica richiederebbe come precondizione il riconoscimento dei danni che ha creato l’ostilità preconcetta alle proposte del centrodestra.
    Su questo punto, per la verità, sull’assurdità di un meccanismo di alternanza
    che si traduce nella cancellazione delle riforme dei governi precedenti Veltroni si è espresso con chiarezza apprezzabile, in particolare in una fase nella quale la maggioranza si propone di cancellare la riforma delle pensioni, quella del mercato del lavoro, quella delle telecomunicazioni e quella dell’ordinamento giudiziario.
    Sulla “grande riforma”, quella delle istituzioni, invece ha indicato gli stessi obiettivi che erano alla base di una riforma bocciata dalla sua parte politica, senza spiegare perché ha cambiato idea e senza ammettere l’errore commesso, e questo non è il modo giusto di cominciare a discutere.

    Ferrara

    saluti

  3. #3
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    Predefinito La guardia è stanca

    Nonostante le reiterate assicurazioni di lealtà e di sostegno al governo di Romano Prodi, il discorso di autoinvestitura di Veltroni ne segna, se non ancora la fine, certo un netto declassamento.
    Non è più lì che si definiscono gli obiettivi e le scelte del centrosinistra, anche per l’evidente incapacità dell’esecutivo di venire a capo dei problemi che lo stesso Veltroni ha puntigliosamente elencato, dall’alta velocità in Piemonte agli inceneritori in Campania, dalle pensioni sostenibili al fisco “amichevole” per commercianti e artigiani.
    In modo e con uno stile assai diverso da quello impiegato da Massimo D’Alema nel 1998, anche Veltroni si prepara a ricevere l’eredità di Prodi, senza tener troppo conto del fatto che il professore bolognese pensi di essere ancora politicamente vivo.
    La pazienza degli ex comunisti nel far la guardia ai leader che hanno scelto come espressione pubblica delle coalizioni che pensano di dominare è sempre molto limitata.
    Non proprio come le guardie rosse bolsceviche che sciolsero la Duma e abbatterono il governo Kerenskij perché “la guardia è stanca”, ma certo anche i loro lontanissimi epigoni italiani non vedono l’ora di afferrare direttamente il potere.
    In fondo è giusto che il leader del partito più forte guidi la coalizione di governo, accade così in tutte le grandi democrazie, ma lì la scelta viene richiesta direttamente agli elettori ai quali non si propina, e per giunta due volte di seguito, un tecnocrate cattolico come controfigura posticcia dei veri leader della sinistra, pardon, dei democratici.

    Ferrara

    ….che dedico ai “Coglioni” in ginocchio davanti a “il Fico”.

    saluti

 

 

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