Installazione-choc per chiudere la "Bella estate": tre profili del Duce alti 5 metri dipinti di bianco, rosso e verde, con la scritta "Xud, Made in Italy - un prodotto da esportare". Il promotore è Sgarbi: "Devo parlarne in giunta"
Benito Mussolini Milano, 26 luglio 2007 - DA DIFENSORE artistico d’ufficio degli omosessuali a promotore della causa storica costituita dalla pacificazione nazionale. L’ultima di Vittorio Sgarbi, che pure ieri ha, invano cercato di trovare una soluzione per «Vade Retro», l’esposizione di opere gay ancora congelata a Palazzo della Ragione, non è una barzelletta ma un’installazione da collocare a fine settembre nel bel mezzo di piazzale Loreto a chiusura del programma culturale estivo patrocinato dal Comune. E sin qui niente che possa far sanguinare ferite mai completamente sanate o scatenare polemiche e veti incrociati. Se non fosse che... Beh, che l’installazione consta di tre giganteschi (altezza cinque metri) profili in zucchero e dipinti in bianco-rosso-verde di Benito Mussolini. Ritratto non con il volto tumefatto e appeso a testa in giù, insieme con Claretta Petacci, ai tralicci del distributore di benzina cui si rifornivano, durante la guerra, i milanesi come lo ritraggono le foto scattate nella sarabanda di orrore del 29 aprile ’45. No, il Duce che Sgarbi vorrebbe («Devo ancora illustrare il progetto in Giunta») far tornare in piazzale Loreto non avrebbe l’espressione della morte colta dai partecipanti al pubblico ludibrio dei cadaveri di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi intercettati dai partigiani a Dongo (a parte Achille Starace che venne catturato in città mentre tenteva di unirisi ai camerati in ritirata verso la Valtellina) ma quella marzial-dinamica impressa nelle opere realizzate durante il Ventennio dallo scultore futurista Renato Bertelli.
A COMPLETARE il tutto, secondo l’architetto Alberto Bartalini che ha ideato l’installazione attualmente al vaglio di Sgarbi, provvederebbe una scritta a caratteri cubitali «che recita: Xud (Dux letto da destra a sinistra, ndr.)-Made in Italy. Un prodotto da esportare». Lo choc, insomma, sarà servito in ogni gradazione di gusto. E c’è da giurare che l’Anpi e i partiti della sinistra-centro, sempre prodighi di complimenti nei confronti di Sgarbi, stavolta inquadreranno nel mirino l’assessore. Viviamo, d’altra parte, in una città che rappresenta un simbolo per la Resistenza e che identifica in piazzale Loreto non solo il capolinea del Fascismo ma pure il teatro dell’eccidio dei 15 tra partigiani e antifascisti prelevati da San vittore per essere fucilati da militi della legione «Ettore Muti» inquadrata nelle truppe della Repubblica sociale italiana e agli ordini di Ss ed esercito tedesco. Anche in quel caso, come testimoniano le immagini dell’epoca, i cadaveri delle vittime vennero esposti in pubblico. Per andare a tempi e ad avvenimenti meno drammatici, invece, il 25 aprile 2002 in piazzale Loreto due ragazzi di destra furono aggrediti e mandati all’ospedale con varie fratture dagli attivisti dei centri sociali radunati all’angolo con viale Abruzzi per impedire lo svolgimento di una manifestazione, organizzata ma poi annullata da
Forza Nuova, che avrebbe dovuto culminare con la deposizione di fiori alla memoria del Duce e dei gerarchi.
NON PARE affatto scontato, per altro, che l’iniziativa risulti gradita al centrodestra e, in particolare, al sindaco. Letizia Moratti, figlia di un partigiano bianco deportato a Dachau, s’è, infatti, rifiutata di soffermarsi un attimo in preghiera di fronte alle tombe in cui al Cimitero Maggiore riposano i caduti dell’Rsi come aveva fatto, per nove anni di fila, Gabriele Albertini.
di Corrado Dragotto